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Dire “Sei gay” non è diffamazione (se manca la prova dell’offesa)

13 settembre 2013


Dire “Sei gay” non è diffamazione (se manca la prova dell’offesa)

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 settembre 2013



Nessun reato se manca la volontà di offendere e denigrare.

Non scatta il reato di diffamazione nel definire, in pubblico, una persona come “gay” se manca la prova di un chiaro intento denigratorio.

A dirlo è il Gip del Tribunale dell’Aquila.

In assenza di una volontà offensiva – afferma il giudice per le indagini preliminari – riferire i gusti sessuali di qualcuno, anche se addirittura in televisione (tale era stato il caso specifico), non può comportare una condanna penale.

Pertanto, affinché possa procedersi a una condanna è necessario che vi sia la prova di un’espressa intenzione offensiva nell’uso di tale termine, offesa indirizzata proprio nei riguardi della persona a cui si è attribuito tale qualità.

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1 Commento

  1. Anche io ho prove del vostro complotto! ^__^
    La cospirazione gayfriendly è stata un grande successo (non tanto per me che di successo non ne volevo)

    La televisione? Uh, quello è il primo covo dove si annidano gay, lesbiche, bisessuali e trans di ogni tipo. Non mi preoccupa proprio l’offesa.
    Comunque cambiare sesso ad una persona resta comunque una DIFFAMAZIONE, specie se chi lo fa volotariamente conosce il genere femminile della persona offesa e insiste a cambiarle sesso parlando al maschile. Talebani si, ma lo stalking e le diffamazioni non vanno bene.

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