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In separazione dei beni, rotto il matrimonio, si perdono i beni intestati all’altro coniuge

13 Settembre 2013


In separazione dei beni, rotto il matrimonio, si perdono i beni intestati all’altro coniuge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Settembre 2013



L’imprenditore perde le case che intestò alla moglie separata senza prova scritta che fu lui a pagarle.

 

Dopo lo scioglimento del matrimonio in regime di separazione, a chi rimangono gli immobili pagati con denaro di uno solo dei coniugi, ma intestati all’altro? La risposta ce la offre una recente sentenza della Cassazione [1], che prende le mossa da una normale vicenda dei nostri tempi.

 

La vicenda

Un imprenditore, per sfuggire alle pretese dei creditori, pensa bene di intestare tutti i propri averi alla moglie con cui era sposato in regime di separazione dei beni.

Con quest’ultima però l’amore finisce e si giunge a una sentenza di separazione.

A questo punto, l’uomo rivendica i beni intestati alla donna, recriminando il fatto di averli pagati con soldi propri. E qui si scontra con la legge: perché il nostro ordinamento, in questi casi, prevede che, dopo lo scioglimento del matrimonio in regime di separazione dei beni, ciascun coniuge rimane titolare dei cespiti a lui intestati. In altre parole: “quel che è mio, resta mio; quel che è tuo, resta tuo”!

L’imprenditore, allora, cerca di dimostrare al giudice, la tesi della simulazione (ossia di un accordo segreto tra le parti). Ma all’epoca delle facili “donazioni”, l’uomo non si era fatto firmare alcuna controdichiarazione scritta dalla controparte che ammettesse la riconducibilità del denaro al marito. E così, quest’ultimo ha perso tutto, non per mano dei creditori, ma dell’amore…

Serviva almeno una scrittura privata con la “confessione” della moglie all’imprenditore, ricorda la Cassazione. La prova della simulazione non può essere peraltro fornita con giuramento o testimoni [2].

Esulta la signora, che risulta formalmente proprietaria dei beni grazie agli atti di compravendita, benché il denaro provenisse dal conto del marito. Difatti, il solo spostamento delle somme dal conto corrente dell’uomo non è sufficiente a dimostrare la tesi della simulazione, ma potrebbe tutt’al più avvalorare proprio l’idea della donazione (gli avvocati, in questo caso, la chiamano donazione indiretta).

Inutile poi per l’imprenditore anche l’altra strada battuta, vale a dire la richiesta di revocazione per sopravvenienza di figli [3] dopo aver avuto una bambina dalla nuova compagna: è lo stesso marito a escludere la sussistenza di una donazione laddove sostiene di aver intestato i beni alla moglie solo per sottrarli ai creditori dell’impresa.


In regime di separazione dei beni, tutto ciò che risulta intestato a uno dei due coniugi si presume essere stato da lui acquistato e quindi di sua titolarità, salvo prova contraria (che nel caso di specie è stato impossibile procurarsi).

note

 

[1] Cass. sent. n. 18554/13.

[2] Peraltro, sostiene la Corte, l’art. 219 cod. civ. riconosce al coniuge la facoltà di provare con ogni mezzo nei confronti dell’altro la proprietà esclusiva di un bene, ma la disposizione riguarda le controversie sui beni mobili.

[3] Art. 803 e 804 cod. civ.


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