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Pubblicazione foto senza consenso: risarcimento

2 Febbraio 2020
Pubblicazione foto senza consenso: risarcimento

Pubblicazioni di volti e immagini, opere fotografiche e scatti d’autore su internet: è reato e ci vuole sempre il consenso?

Ci sono due ipotesi di illecita pubblicazione foto senza consenso: quella relativa all’opera fotografica realizzata da un artista (ad esempio, lo scatto di un tramonto, di un panorama o di una composizione grafica realizzata attraverso uno dei tanti software in commercio) e quella, invece, inerente il volto di un soggetto che non ne ha mai autorizzato la diffusione. Nel primo caso, scatta una violazione del diritto d’autore (o, come molti impropriamente lo chiamano, “copyright”), mentre nel secondo c’è una lesione del diritto all’immagine e della privacy. 

In entrambi i casi, però, si commette un illecito che può dar luogo a un indennizzo del danno in capo alla vittima. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona il risarcimento per pubblicazione foto senza consenso.

Pubblicazione di volti senza consenso 

I social network hanno aumentato i rischi di lesione della privacy. La pubblicazione di una foto ritraente una persona è subordinata alla manifestazione, sia essa esplicita o implicita, del consenso da parte di quest’ultima; questo sia per la tutela del diritto all’immagine, sia per la tutela del diritto alla riservatezza, visto che la pubblicazione di una foto altrui costituisce una forma di trattamento di un dato personale.  

Il fatto di aver scattato una foto con i propri amici che, per l’occasione, si sono messi in posa, non ne autorizza la diffusione sui social network come Facebook o Instagram. 

Marco festeggia i suoi 20 anni. Alla festa partecipano tutti i suoi amici che, al momento dello spegnimento delle candeline sulla torta, si posizionano vicino al festeggiato per gli scatti di rito. Il giorno dopo, Marco pubblica tutte le foto sul proprio profilo Instagram. Saverio, ritratto in alcuni di questi scatti, ne chiede l’immediata rimozione per non aver mai concesso alcun consenso e, anzi, minaccia Marco di chiedergli i danni se non lo farà immediatamente. Marco declina ogni responsabilità e gli rinfaccia il fatto di essersi messo in posa, prestando così un tacito consenso alla foto. Saverio, invece, non ne vuol sapere e si rivolge al giudice. In una ipotesi del genere, Saverio ha ragione.

Il consenso prestato alla foto non implica in automatico anche l’accettazione alla sua diffusione o pubblicazione. Si tratta, infatti, di due attività diverse che vanno distintamente autorizzate. L’autorizzazione alla pubblicazione non deve per forza essere data per iscritto anche se tale forma garantisce una prova più sicura.

Il divieto di pubblicazione senza consenso concerne anche la diffusione attraverso gruppi chiusi o chat, come ad esempio l’inoltro tramite WhatsApp.

Il consenso, una volta prestato, può essere sempre revocato in qualsiasi momento, obbligando, in tal caso, all’immediata rimozione della foto da internet.

Nell’esempio di poc’anzi, potrebbe avvenire che Saverio abbia, in prima battuta, autorizzato Marco alla pubblicazione e, anzi, abbia condiviso lo scatto sul proprio profilo Facebook o Instagram. Senonché, lo stesso Saverio potrebbe, dopo qualche anno o anche qualche giorno, ripensarci e chiedere la rimozione dell’immagine. In tal caso, Marco sarebbe obbligato a farlo.

Reato e risarcimento per pubblicazione di volti senza consenso 

Il soggetto ritratto, che non ha prestato consenso alla pubblicazione del proprio volto su internet, può difendersi presentando una querela dinanzi alla polizia postale al fine di contestare il reato di illecito trattamento dei dati altrui. Il processo penale viene intentato su iniziativa della Procura della Repubblica, mentre alla vittima è concesso costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento del danno.

In alternativa, la vittima può agire esclusivamente in via civile per chiedere al giudice l’emissione di un ordine di immediata rimozione dell’immagine da internet e il risarcimento del danno.

Secondo la giurisprudenza [1], la condotta di chi pubblica un volto altrui senza aver prima ottenuto il consenso integra un abuso dell’immagine altrui con conseguente diritto della “parte lesa” di ottenere la cessazione della condotta abusiva e, quindi, la cancellazione delle foto dal profilo social.

L’ammontare del risarcimento viene parametrato dal giudice sulla base della circostanza di fatto, del danno subito (anche in base alla notorietà della persona e delle conseguenze che sono derivate dalla diffusione dell’immagine), del tempo durante il quale la pubblicazione è avvenuta, ecc.

Pubblicazione opera fotografica senza consenso: risarcimento

Diverso è il caso della pubblicazione di uno scatto fatto da un fotografo o da altro amante della fotografia. Qui, viene in evidenza la lesione del diritto d’autore. Si pensi a chi trovi un’immagine su Google e la scarichi sul proprio pc o telefonino per pubblicarla su un profilo social personale. In questi casi, la responsabilità penale e civile scatta anche se l’opera non è “sigillata” con strumenti che ne evidenzino la paternità. Non è necessario che vi sia scritto «riproduzione riservata» perché il diritto d’autore copre tutte le immagini non appena realizzate (al pari di testi, musica, ecc.).

L’importante è che la foto abbia un minimo di creatività, anche dovuta all’uso di un filtro o all’utilizzo di una angolazione o di una specifica tecnica. La semplice riproduzione della realtà materiale, come uno scatto fatto a una strada o a una piazza senza alcun elemento personale dell’artista, può essere liberamente riprodotto. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i seguenti articoli:

Tribunale di Bari, sez. I Civile, ordinanza 7 novembre 2019

Giudice Pinto

Fatto e diritto

I.1.- Il ricorrente domanda la cessazione della condotta con cui la convenuta abusa della di lui immagine e di quella dei suoi figli, perpetrando la pubblicazione di circa mille fotografie sul proprio profilo Facebook.

I.2.- La convenuta è stata dichiarata contumace all’udienza del 18.12.2017.

II.- La domanda è meritevole di accoglimento.

II.1.- In punto di fatto vi è prova sufficiente delle circostanze lamentate.

II.1.1.- In primo luogo vi è prova della pubblicazione sul profilo Facebook della convenuta di numerose fotografie ritraenti il ricorrente e i di lui figli.

Vi è prova documentale di trentasei album fotografici estratti dal profilo social della convenuta e contenenti per lo più raffigurazioni contestuali delle parti in persona, talvolta anche unitamente ai figli minori del ricorrente.

Inoltre, la prova orale ha confermato la pubblicazione effettiva delle suddette foto, sia per il tramite delle dichiarazioni conformi rese dai due testimoni escussi nel corso del giudizio sia per il tramite della conferma della circostanza di fatto che deve desumersi dal comportamento processuale della convenuta: quest’ultima infatti, nonostante la notifica del verbale con cui è stata chiamata a rendere interrogatorio formale, non si è presentata in udienza né ha fatto pervenire idonea giustificazione.

Sicché non può revocarsi in dubbio che sul profilo Facebook di Po. Fr. risultano pubblicate le numerose fotografie di cui vi è prova documentale in atti.

II.1.2.- In secondo luogo in atti vi è anche prova documentale della spedizione in data 05.12.2016 di una raccomandata con cui, tramite il proprio difensore, il ricorrente ha manifestato inequivocabilmente il proprio dissenso alla (persistenza della) pubblicazione delle foto sul profilo social della convenuta.

II.2.- Ciò chiarito in punto di fatto, deve ritenersi che la condotta della convenuta integra un abuso dell’immagine altrui con conseguente diritto del ricorrente ad ottenere la cessazione della condotta abusiva e, dunque, la cancellazione dal profilo Facebook di Po. Fr. delle fotografie che ritraggono lui ed i suoi figli minori.

Infatti deve affermarsi in linea generale che la pubblicazione di una fotografia ritraente una persona umana è subordinata alla manifestazione, esplicita o implicita, del consenso da parte della persona ritratta. Tale condizione è prevista sia dalle disposizioni normative a tutela del diritto all’immagine (art. 10 c.c. et art. 96 legge 633/1941) sia da quelle a tutela del diritto alla riservatezza (art. 6 Regolamento UE 2016/679) poiché l’altrui pubblicazione di una propria immagine fotografica costituisce in ogni caso (e a prescindere dall’applicabilità o meno della normativa di tutela di riferimento) una forma di trattamento di un dato personale.

Nel caso di specie, il consenso del ricorrente risulta espressamente negato; o, comunque, ne risulta comunicata la cessazione almeno a far data dal 05.12.2016. La differenza tra negazione e cessazione non è rilevante ai fini che qui occupano poiché il consenso è invero suscettibile di revoca in qualsiasi momento: infatti, i diritti assoluti coinvolti (immagine e riservatezza) hanno natura strettamente personale e, pertanto, non possono soffrire compromissione se non alla luce della continua persistenza ed attualità del consenso, sempre suscettibile di revoca con produzione di effetti ex nunc. Salvi, beninteso, i casi in cui la pubblicazione è consentita comunque dalla legge.

Pertanto, nel caso di specie, la condotta della convenuta deve considerarsi del tutto illecita poiché, a fronte della conoscenza dell’espresso dissenso dell’interessato, l’omessa cancellazione delle foto dal proprio profilo Facebook realizza un abuso dell’immagine altrui.

II.3.- In definitiva, deve essere ordinata la cessazione dell’abuso da parte della convenuta che sarà pertanto tenuta a cancellare dal proprio profilo Facebook ogni fotografia ritraente la persona del ricorrente e dei di lui figli.

III.- A fronte dell’espressa domanda del convenuto, deve anche essere prevista una misura di coercizione indiretta dell’adempimento dell’obbligo, da disporsi a norma dell’art.

614-bis c.p.c..

In ragione della natura della causa, del rapporto anche pregresso tra le parti e della tenuità dell’illecito, può stimarsi congruo stabilire che la convenuta è tenuta a corrispondere la somma di due Euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine di cancellazione, a far data dalla notifica del presente provvedimento.

IV.- Spese e competenze di giudizio seguono la soccombenza a carico della convenuta che è pertanto tenuta alla rifusione in favore del ricorrente.

Quanto alle spese, risultano esborsi per C.U. (Euro 259,00), diritti forfettari di copia (Euro 27,00), notifiche atto introduttivo (Euro 16,20+6,80) e notifiche per l’interrogatorio formale (Euro 16,38+5,95): e così per un totale di Euro 331,33.

Quanto ai compensi, la liquidazione è effettuata in conformità a quanto previsto dal D.M. 55/2014 avendo riguardo al valore effettivo della causa che deve invero ritenersi assai modesto e, dunque, manifestamente sproporzionato rispetto al valore formalmente indeterminato. Avendo riguardo agli interessi concretamente perseguiti dalle parti, i compensi possono essere parametrati in base allo scaglione previsto per le controversie comprese tra Euro 1.100,01 ed Euro 5.200,00. Ai sensi dell’art. 4, comma I, D.M. citato devono essere apportate le modifiche segnalate nella seguente tabella che si rendono opportune in ragione dell’attività effettivamente svolta, anche alla luce del rito, e in ragione del livello di bassa complessità delle questioni di fatto e di diritto trattate:

 

Tabella parametri: giudizi ordinari di cognizione innanzi al Tribunale

 

Scaglione: da Euro 1.100,01 ad Euro 5.200,00

FASI

VALORE MEDIO

VARIAZIONE

IMPORTO LIQUIDATO

Studio

Euro 405,00

/

Euro 405,00

Introduttiva

Euro 405,00

/

Euro 405,00

Istruttoria

Euro 810,00

-50%

Euro 405,00

Decisoria

Euro 810,00

-50%

Euro 405,00

 

TOTALE

Euro 1.620,00

 

IV.1.- A norma dell’art. 133 D.P.R. 115/2002 il pagamento deve essere eseguito in favore dell’Erario.

Infatti, giusta decreto coevo al presente provvedimento, deve darsi atto dell’accoglimento dell’istanza di ammissione del ricorrente al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, già respinta in via provvisoria dall’Ordine degli Avvocati di Bari con delibera del 21.03.2017.

P.Q.M.

il Tribunale di Bari, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulle domande proposte nell’ambito del giudizio R.G. 6359/2017 introdotto da Ci. Ba., con ricorso del 10.04.2017 nei confronti di Po. Fr., ogni altra istanza disattesa, così provvede:

1) ACCOGLIE la domanda e, per l’effetto, ORDINA a Po. Fr. di rimuovere immediatamente dal proprio profilo Facebook ogni fotografia ritraente Ci. Ba. e i di lui figli;

2) DISPONE a carico di Po. Fr. l’obbligo di corrispondere a Ci. Ba. la somma di Euro 2,00 (due/00) per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine di rimozione; con decorrenza a far data dalla notifica del presente provvedimento da eseguirsi a cura della parte interessata;

3) CONDANNA Po. Fr. alla rifusione di spese e competenze di giudizio che si liquidano in Euro 1.951,33 (di cui Euro 331,33 per spese) oltre R.S.F. al 15% nonché I.V.A. e C.P.A. come per legge; pagamento da eseguirsi in favore dello Stato.


1 Commento

  1. Non esiste un facsimile per la richiesta di rimozione delle foto (ed eventuale risarcimento), ne sono vittima quotidianamente e le mie (solitamente gentili) richieste vengono ignorate e derise

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