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Pista ciclabile: ultime sentenze

27 Febbraio 2020
Pista ciclabile: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: circolazione stradale; interesse pubblico alla realizzazione della pista ciclabile; collocazione di un dissuasore di traffico all’inizio di una pista ciclabile; pista ciclabile; passaggio zebrato e attraversamento ciclabile.

Realizzazione di una pista ciclabile

Ai fini dell’interesse ad agire contro l’intervento di realizzazione di una pista ciclabile deve ritenersi che la previsione di un modesto allungamento del percorso viario unito all’istituzione del senso unico di marcia non può essere inteso, a differenza dell’introduzione del divieto di accesso in determinate fasce orarie o per l’intera giornata, come elemento tale da ingenerare un apprezzabile pregiudizio a carico dei residenti o commercianti della zona, ai quali non viene in alcun modo preclusa o limitata la possibilità di accesso all’area interessata dalla pista ciclabile, ma vengono solo cambiate le modalità di percorrenza di tale area (senso unico di marcia, anziché doppio), nonché il percorso per accedervi.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 22/05/2014, n.372

Localizzazione di una pista ciclabile

La scelta effettuata dal Comune riguardo alla localizzazione di una pista ciclabile deve ritenersi rimessa all’apprezzamento ampiamente discrezionale dell’Amministrazione che può privilegiare, tra le diverse soluzioni tecnicamente prospettabili, quella che comporta una minore onerosità; pertanto si tratta di una scelta di merito insindacabile in sede di legittimità.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 27/02/2015, n.265

Appalti per la realizzazione di opere pubbliche: la pista ciclabile

Risulta razionale il progetto di una pista ciclabile che implica l‘espropriazione di area esterna alla recinzione delle abitazioni e non attualmente delimitata da manufatti. In tal modo si distribuisce l’incidenza dell’allargamento della sede stradale su tutte le proprietà confinanti, sia a sud, che a nord, mantenendo immutato l’andamento sostanzialmente rettilineo della strada.

L’alternativa di fare gravare sulle sole proprietà a sud della strada esistente, così da non modificare le preesistenti modalità di accesso alla proprietà privata, avrebbe avuto come conseguenza o l’adozione di soluzioni tecniche irrazionali o una pesante ricaduta anche su tutte le altre proprietà interessate.

Infatti, logica e tecnica avrebbero imposto, nel caso di accoglimento delle osservazioni, di scegliere tra il realizzare un (magari anche doppio), certamente illogico e non desiderabile, attraversamento stradale con la pista ciclabile (così da lasciare immutato il tracciato in corrispondenza della proprietà dei ricorrenti e realizzare sia l’allargamento, che la pista ciclabile sulla proprietà di fronte), ovvero imporre un improbabile andamento curvilineo della strada e della pista ciclabile in corrispondenza della proprietà dei ricorrenti (finendo per aumentare la pericolosità dell’accesso a quest’ultima, in quanto in prossimità di una curvatura del tracciato) o, infine, il realizzare l’intero tracciato dell’opera incidendo solo sulle proprietà collocate sul lato sud della strada, per tutta la lunghezza della stessa, così frustrando l’apprezzabile – ma, soprattutto, rispondente ai principi di buona amministrazione ex art. 97 della Costituzione – tentativo dell’Amministrazione di distribuire il sacrificio imposto dalla realizzazione dell’opera pubblica in modo equo sui due lati della strada esistente, così da realizzare la miglior soddisfazione dell’interesse pubblico, con il minor sacrificio dell’interesse dei cittadini interessati.

L’esercizio del potere scaturito dall’approvazione degli atti impugnati appare conforme all’interesse pubblico e sufficientemente motivato in ordine al bilanciamento degli interessi contrapposti operato.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 31/07/2013, n.718

Carenza della dichiarazione di pubblica utilità

L’accordo di programma non contiene alcuno specifico progetto, suscettibile di condurre alla conclusione secondo la quale la pista ciclabile, oggetto del presente giudizio, fosse “assistita” dalla dichiarazione di pubblica utilità, la quale, ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. n. 267 del 2000, ben potrebbe essere contenuta non già in un qualsiasi accordo di programma, ma in un vero e proprio progetto, sia pure contemplato da un accordo di programma.

Sotto tale profilo, appare corretta l’argomentazione svolta dal giudice di primo grado, secondo la quale sussiste la giurisdizione del giudice ordinario tutte le volte in cui il provvedimento contenente la dichiarazione di pubblica utilità sia giuridicamente inesistente o radicalmente nullo non contenendo l’indicazione dei termini per l’inizio ed il compimento delle espropriazioni dell’opera, richiesti dall’art. 13 della L. n. 2359 del 1885.

Corte appello Venezia sez. II, 31/05/2017, n.1160

L’interesse pubblico alla realizzazione di una pista ciclabile 

La necessità dell’Amministrazione di contemperare l’interesse pubblico alla realizzazione della pista ciclabile con quello, di carattere privato, dei proprietari dei fondi interessati alla conservazione dell’attività in essere e alla conveniente utilizzazione dei terreni agricoli, pur riconducibile a parametri di motivata discrezionalità, non può certamente flettere fino al punto di derogare al rispetto della normativa di settore, rinvenibile nel Codice della Strada e del suo Regolamento oltre che nelle caratteristiche tecniche stabilite nel citato decreto ministeriale, ispirate a palesi finalità di sicurezza per i fruitori di tali specifici percorsi.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 23/08/2016, n.326

Pista ciclabile e obbligo di dare la precedenza

Ai sensi dell’art. 145, comma 8 CDS chi proviene da pista ciclabile deve dare la precedenza ai veicoli transitanti sulla strada, in cui si immette la pista ciclabile. L’art. 145, comma 8 CDS specifica che l’obbligo di dare la precedenza sussiste anche quando le caratteristiche della pista ciclabile varia proprio in prossimità dello sbocco sulla strada.

Tribunale Monza sez. II, 05/11/2015, n.2713

Condanna al risarcimento dei danni

Deve essere riconosciuta la responsabilità, con conseguente condanna al risarcimento dei danni, nei confronti del pedone che scende repentinamente da un marciapiede senza guardare, invadendo l’adiacente pista ciclabile e andando a costituire un ostacolo per i ciclisti ivi transitanti, provocando la caduta.

Cassazione penale sez. IV, 05/06/2014, n.35957

Apertura parziale al transito di veicoli a motore

Ai sensi dell’art. 4 comma 1, lett. d), d.m. n. 557 del 199 i percorsi promiscui ciclabili e veicolari sono ammessi esclusivamente nelle zone precisate e nella sola ipotesi di strada già esistente e destinata all’uso eterogeneo per la prevalenza della circolazione in essa di velocipedi e di pedoni (nel caso di specie, le norme del P.R. del comune di Predazzo che, per i percorsi ciclabili rinviano alle “caratteristiche tecniche previste dalle specifiche norme che regolano la materia”, devono essere riferite alla complessiva disciplina statale e provinciale la quale, in definitiva, esclude che possa essere progettata e realizzata una nuova pista ciclabile contemporaneamente destinando il relativo nuovo percorso viario anche al transito degli automezzi a motore, anche se in numero limitato quale quello dei frontisti).

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 26/01/2011, n.12

Reato di lesioni colpose e colpa professionale 

L’articolo 4, comma 1, lettera a) d.l. 274/00, nella parte in cui esclude la competenza del GdP nel caso di lesioni colpose e riconducibili a “colpa professionale” va interpretato nel senso che per “colpa professionale” non può intendersi quella di chiunque eserciti professionalmente un’attività, ma soltanto quella di chi eserciti una delle professioni cosiddette “intellettuali” previste e disciplinate dagli artt. 2229 c.c.

(Fattispecie in cui la Corte ha determinato la competenza del Giudice di Pace in relazione al delitto di lesioni colpose attribuito a soggetti chiamati a rispondere del delitto di lesioni colpose e colpevoli di aver erroneamente collocato un dissuasore di traffico all’inizio di una pista ciclabile).

Cassazione penale sez. I, 23/11/2006, n.41203

Scontro tra velocipede ed autovettura

Sussiste un concorso di colpa fra l’autovettura che fuoriesce da un civico privato senza osservare l’obbligo di precedenza, abbagliato dal sole e con i finestrini appannati ed il velocipede che non transita sull’apposita pista ciclabile. Il velocipede avrebbe senz’altro diminuito il rischio di sinistro se avesse seguito la pista ciclabile.

(Nel caso di specie è stata ritenuta la responsabilità nella misura dell’80% a carico dell’autoveicolo e nel 20% a carico del velocipede).

Tribunale Padova sez. II, 14/09/2006, n.1929

Bicicletta attraversa il passaggio zebrato: la collisione con il veicolo

È responsabile ai sensi dell’art. 145, 8° comma Codice della Strada il conducente del velocipede che, giunto al termine della pista ciclabile, in sella alla bicicletta attraversa il passaggio zebrato ed entra in collisione con il veicolo sopraggiungente.

In assenza delle due strisce bianche discontinue di larghezza di 50 cm, dei segmenti e degli intervalli lunghi 50 cm previsti dall’art. 146 Opr n. 495/92 deve escludersi che l’attraversamento pedonale sia anche un attraversamento ciclabile.

Tribunale Padova sez. II, 01/03/2006, n.502



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7 Commenti

  1. Il ciclismo è uno sport che coinvolge tante persone in tutta Italia. Sebbene richieda molto impegno, dedizioni e fatica, ogni anno cresce il numero di coloro che sistematicamente prendono la bici (non necessariamente professionale) e si mettono in sella per pedalare. Purtroppo, però, questo sport presenta anche dei rischi, soprattutto quando praticato in aree ad esso non dedicate oppure quando il codice della strada non viene rispettato. Alla luce di questa premessa, vediamo quali sono i diritti del ciclista.

  2. le piste ciclabili dovrebbero essere progettate in modo da far circolare liberamente ogni tipo di velocipede e non soltanto la bicicletta standard presente nell’immaginario di tutti. Velocipede è anche un tandem, che chiaramente è più ingombrante ed occupa maggiore spazio. Per consentirne un utilizzo sicuro anche la sera o la notte, le piste ciclabili dovrebbero avere segnali riflettenti ai bordi, in modo da indicarne il percorso. Inoltre, i ciclisti dovrebbero essere protetti dall’abbagliamento dei fari delle auto provenienti dal senso opposto: questo problema si pone soprattutto quando la pista è costruita immediatamente a fianco del senso inverso di marcia della carreggiata, oppure quando essa è sfornita di adeguate protezioni visive, come, ad esempio, le siepi.

  3. Per la circolazione dei velocipedi sulle piste ciclabili si applicano, ove compatibili, le norme di comportamento relative alla circolazione dei veicoli. Ove le piste ciclabili si interrompano, immettendosi nelle carreggiate a traffico veloce o attraversino le carreggiate stesse (come visto sopra), i ciclisti sono tenuti ad effettuare le manovre con la massima cautela evitando improvvisi cambiamenti di direzione.

  4. Al di là dell’attività agonistica, andare in bicicletta è sempre piacevole e, in città, spesso si rivela una mossa vincente per evitare il traffico ed eliminare il problema del posto auto.Purtroppo, però, andare in bicicletta comporta dei rischi, soprattutto quando non ci sono aree dedicate oppure quando il codice della strada non viene osservato. Fondamentale, a questo proposito, è il rispetto dei segnali stradali per ciclisti.La segnaletica stradale, infatti, va osservata da tutti, sia dai pedoni, che dai conducenti di auto e bici.

  5. In assenza di semafori per biciclette, i ciclisti sulle intersezioni semaforizzate devono assumere il comportamento dei pedoni. Questo significa che chi si trova in bicicletta dovrà rispettare le stesse norme dettate per chi è a piedi, compreso il rispetto della lanterna semaforica “classica”, cioè quella non dedicata ai velocipedi.

  6. Il segnale di forma quadrata, colore blu e figura bianca indica la presenza di un attraversamento ciclabile: in sua presenza, bisogna dare la precedenza ai ciclisti che attraversano la carreggiata sulle strisce.

  7. Il codice della strada dice che «i ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due»; inoltre, «quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro».Ai ciclisti è altresì vietato trainare veicoli e farsi a loro volta trainare, salvo specifiche eccezioni; è vietato trasportare altre persone sullo stesso mezzo, a meno che non si tratti di bambino fino a otto anni di età: in questo caso il trasporto può avvenire soltanto posteriormente e sempre in totale sicurezza.

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