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Contratto di distribuzione: ultime sentenze

26 Febbraio 2020
Contratto di distribuzione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: contratto di distribuzione; recesso del concedente; tutela della concorrenza; giurisdizione; risoluzione di un contratto di distribuzione.

Contratto di distribuzione: quali norme si applicano?

Al contratto di distribuzione si applicano in via analogica le norme in tema di mandato ed in particolare il principio stabilito dall’art. 1725 c.c., che legittima una revoca del mandato oneroso solo previa concessione di congruo preavviso o per giusta causa che non consenta la prosecuzione neppure temporanea del rapporto.

Tribunale Monza, 08/10/2003

Recesso del concedente dal contratto di distribuzione

È legittimo il recesso del concedente dal contratto di distribuzione, motivato dall’esigenza di riorganizzare e razionalizzare la rete di vendita, senza che il concessionario possa lamentare un abuso del diritto in considerazione della disparità di forza contrattuale ed economica.

Tribunale Milano sez. XI, 14/12/2018, n.12649

Divieto di abuso di posizione dominante

Nel regime anteriore all’entrata in vigore del regolamento comunitario n. 1 del 2003, il quale, sostituendo il precedente regolamento n. 4 del 1962, ha introdotto una maggiore integrazione tra gli ordinamenti nazionali in relazione alle azioni risarcitorie conseguenti a violazione delle normativa antitrust, era già consentito al giudice nazionale, alla luce degli art. 85, 86, 89 e 90 del Trattato dell’Unione europea e della l. 10 ottobre 1990 n. 287, interpretare ed applicare le norme sulla concorrenza sleale — in particolare l’art. 2598 c.c. — assumendo come valore di riferimento la tutela della concorrenza.

Ne consegue che era possibile allegare quale fonte di danno ingiusto, nell’ambito di un giudizio interindividuale, fattispecie tipiche del diritto antitrust; tuttavia, poiché il sistema non vieta, di per sé, il raggiungimento di una posizione dominante, bensì l’abuso della medesima, la dimostrazione che, mediante un certo contratto, è stata raggiunta tale posizione non è prova sufficiente dell’esistenza dell’illecito.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva ritenuto che l’esistenza di un contratto di distribuzione esclusiva per l’Italia non fosse prova sufficiente dell’esistenza di un disegno monopolistico).

Cassazione civile sez. I, 10/08/2012, n.14394

Contratto di distribuzione di energia elettrica

Il servizio di illuminazione elettrica votiva di aree cimiteriali da parte del privato costituisce oggetto di concessione di servizio pubblico locale a rilevanza economica e fruizione individuale, distinto dall’appalto pubblico dal fatto che il corrispettivo del fornitore consiste unicamente nel diritto di gestire i servizi o in tale diritto accompagnato da un prezzo (art. 3 comma 12, d.lg. n. 163 del 2006).

Sicché la controversia avente ad oggetto il provvedimento dichiarativo dello scioglimento di diritto del contratto di distribuzione di energia elettrica e gestione lampade votive del cimitero comunale soggiace alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 5, l. n. 1034 del 1971.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 05/11/2010, n.23132

Concessione di vendita: è un contratto di distribuzione

La concessione di vendita è un contratto di distribuzione che viene stipulato da due imprenditori autonomi, attraverso il quale vengono regolate, per la durata del rapporto, tutte le vendite che verranno effettuate in costanza di detto accordo. Il produttore può, in tal modo, contemperare l’esigenza di non assumere i costi ed i rischi di gestione, normalmente connessi alla distribuzione dei prodotti, con l’esigenza di pari rilevanza di non disinteressarsi della loro commercializzazione.

Obblighi ricorrenti del concessionario sarebbero quelli relativi allo svolgimento di attività volte al reperimento della clientela e alla promozione e pubblicizzazione dei prodotti di concerto con il concedente, alla organizzazione di vendita, alla visita e assistenza ai clienti, alla informazione al concedente, ai criteri di vendita commerciale da seguire.

Cassazione civile sez. II, 03/10/2007, n.20775

Competenza giurisdizionale del giudice straniero

Al fine del riscontro della giurisdizione del giudice italiano, in base alla Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva con la l. 21 giugno 1971 n. 804), in presenza di domanda fondata su una pluralità di obbligazioni derivanti da un unico contratto, il criterio di collegamento del luogo di esecuzione dell’obbligazione caratterizzante il contratto stesso, dovendosi condurre la relativa indagine sulla «struttura» di questo, e non sulle conseguenze derivanti dall’inadempimento alle obbligazioni da esso previste, essendo, perciò, irrilevante accertare l’entità del «risarcimento» richiesto per ciascun inadempimento (nella specie, per l’inadempimento della clausola di esclusiva era stato richiesto un risarcimento di otto miliardi di lire, mentre per la violazione dell’obbligo di consegnare la merce era stato richiesto un risarcimento di soli quindici milioni di lire): nei contratti di distribuzione commerciale, infatti, la prestazione caratteristica va identificata, per il suo carattere specifico, nella fornitura della merce, da cui dipende la successiva attività di distribuzione in via esclusiva del prodotto.

Ne consegue che non sussiste la giurisdizione del giudice italiano con riguardo alla controversia sorta a seguito di inadempimento di un contratto, perfezionatosi mediante scambio di lettere all’estero, e con il quale un’impresa straniera ha garantito a un’impresa italiana il diritto di esclusiva dei prodotti, fabbricati all’estero, che quest’ultima si è impegnata ad acquistare, e che devono essere consegnate all’estero dal venditore al trasportatore per la spedizione in Italia, a norma dell’art. 31 della Convenzione sui contratti di compravendita internazionale di merci adottata a Vienna l’11 aprile 1980, ratificata e resa esecutiva con l. 11 dicembre 1985 n. 765 .

Cassazione civile sez. un., 04/05/2006, n.10223

Contratto di distribuzione e commercializzazione di prodotti

Il pagamento di una penale per la risoluzione di un contratto di distribuzione e commercializzazione di prodotti con riconoscimento di “royalties” alla controparte deve essere considerato un costo di competenza dell’esercizio e non già un costo pluriennale ex art. 74 (ora art. 108) d.P.R. n. 917 del 1986, in quanto detta penale, piuttosto che una causa diretta del previsto incremento dell’attività produttiva costituisce una condizione che permetterà, eventualmente, l’utilizzo di una diversa rete commerciale, atta a produrre eventuali effetti positivi previsti in termini di aumento della redditività.

Comm. trib. prov.le Venezia sez. I, 01/03/2005, n.65

Contratto di distribuzione selettiva

L’art. 4, lett. c) del Reg.to (Ce.) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione dell’art. 81, par. 3 del Trattato Ce. a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, deve essere interpretato nel senso che l’esenzione per categoria prevista all’art. 2 di detto regolamento non si applica ad un contratto di distribuzione selettiva contenente una clausola che vieta, di fatto, di avvalersi di Internet con modalità di commercializzazione dei prodotti oggetto del contratto. Un simile contratto può invece beneficiare, a titolo individuale, dell’applicabilità dell’eccezione di legge dell’art. 101, n. 3), T.f.u.e, qualora sussistano le condizioni poste da tale disposizione.

Corte giustizia UE sez. III, 13/10/2011, n.439

Liceità dei contratti di distribuzione selettiva

Benché la liceità dei contratti di distribuzione selettiva – definitivamente rico-nosciuta dal regolamento n. 2790/99 della Commissione, del 22.12.1999, relativo all’applicazione dell’art. 81, paragrafo 3, del trattato CE – comporta che deve ritenersi illecito il comportamento del terzo che “interferisce scientemente con il regolamento di interessi posto in essere dal produttore con i propri rivenditori”, l’efficacia del contratto di distribuzione stipulato da un produttore con i propri concessionari non può estendersi anche agli imprenditori estranei al patto stesso, ancorché consapevoli della sua esistenza.

Tribunale Venezia Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 09/03/2004

Contratto di distribuzione: il recesso del fornitore

Nel contratto di distribuzione automobilistica integrata, non è ammissibile, per il caso di recesso del fornitore in violazione di una clausola contrattuale che ripete le disposizioni dettate in materia dal regolamento (Ce) n. 1475/95 della Commissione del 28 giugno 1995, un ordine cautelare ex art. 700 c.p.c. di riprendere la relazione commerciale illegittimamente interrotta, posto che un tale ordine: a) avrebbe ad oggetto un “facere” incoercibile; b) non sarebbe rivolto a tutelare un diritto soggettivo assoluto; c) farebbe conseguire al ricorrente un’utilità diversa e maggiore, rispetto a quelle che gli possono esser assicurate in sede di cognizione ordinaria; d) a differenza dell’inibitoria positiva definitiva, non fonderebbe in caso di inottemperanza alcuna pretesa risarcitoria.

Tribunale Roma, 05/11/2003



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