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Responsabilità associazione sportiva: ultime sentenze

11 Maggio 2022
Responsabilità associazione sportiva: ultime sentenze

Obbligo di tutelare la salute del giocatore; natura extracontrattuale e necessità della prova di condotte lesive dolose o colpose.

Società a responsabilità limitata: trasformazione regressiva in associazione sportiva

In caso di trasformazione cd. “regressiva”, ex art. 2498 e ss. c.c., di una società a responsabilità limitata in associazione sportiva, è applicabile al primo ente il termine annuale di cui all’art. 10 l.fall., posto che a seguito della trasformazione in parola, da un lato, muta radicalmente il regime della responsabilità patrimoniale del soggetto trasformato, dall’altro lato, l’esercizio dell’attività d’impresa non è più attuale.

Cassazione civile sez. I, 25/01/2021, n.1519

Associazione sportiva non riconosciuta

In tema di responsabilità di un’associazione sportiva non riconosciuta, trova applicazione l’art. 38 c.c. che prevede una responsabilità solidale e personale degli associati che concretamente svolgono attività negoziale per conto dell’associazione, anche al fine di contemperare l’assenza di un sistema di pubblicità legale riguardante il patrimonio dell’ente, con le esigenze di tutela dei creditori che abbiano fatto affidamento sulla solvibilità e sul patrimonio di dette persone. I terzi che abbiano subito un danno quale conseguenza diretta dell’inadempimento dell’associazione, potranno soddisfare le proprie pretese rivolgendosi sia al patrimonio dell’associazione, che alle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, con la precisazione che tale responsabilità personale e solidale si configura non come un debito proprio, ma come una forma di fideiussione ex lege disposta a tutela dei terzi.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. XXVI, 28/01/2020, n.225

Posizione di garanzia dell’incolumità fisica degli utenti

Il gestore di una piscina è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’articolo 40, comma secondo, cod. pen., in forza della quale è tenuto a garantire l’incolumità fisica degli utenti mediante la presenza di un assistente bagnante a bordo piscina, che non può essere trasferita, in via convenzionale, sulle persone a protezione delle quali essa è prevista.

(Fattispecie nella quale, sulla base del suddetto principio, è stata ritenuta immune da censure la sentenza che, in ragione dell’omessa predisposizione di un servizio di assistenza bagnanti, aveva riconosciuto la responsabilità dei componenti del consiglio direttivo di un’associazione sportiva dilettantistica che gestiva in forma imprenditoriale una piscina aperta al pubblico per l’omicidio colposo di una bambina deceduta per annegamento dopo essere sfuggita al controllo del padre consapevole che la figlia non sapeva nuotare, ritenendo irrilevante l’impegno assunto dal genitore di sorvegliare la minore).

Cassazione penale sez. IV, 16/01/2020, n.4890

Omicidio colposo

Il gestore di una piscina è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’articolo 40, comma secondo, cod. pen., in forza della quale è tenuto a garantire l’incolumità fisica degli utenti mediante la presenza di un assistente bagnante a bordo piscina, che non può essere trasferita, in via convenzionale, sulle persone a protezione delle quali essa è prevista.

(Fattispecie nella quale, sulla base del suddetto principio, è stata ritenuta immune da censure la sentenza che, in ragione dell’omessa predisposizione di un servizio di assistenza bagnanti, aveva riconosciuto la responsabilità dei componenti del consiglio direttivo di un’associazione sportiva dilettantistica che gestiva in forma imprenditoriale una piscina aperta al pubblico per l’omicidio colposo di una bambina deceduta per annegamento dopo essere sfuggita al controllo del padre consapevole che la figlia non sapeva nuotare, ritenendo irrilevante l’impegno assunto dal genitore di sorvegliare la minore).

Cassazione penale sez. IV, 16/01/2020, n.4890

Responsabilità della associazione sportiva

L’esercizio di un attività dilettantistica non affievolisce la responsabilità della associazione sportiva; pertanto il grado della diligenza esigibile in capo alla struttura è rafforzata dalla normativa e dalla minore età degli associati che praticano l’attività sportiva.

Tribunale Latina sez. II, 05/11/2019, n.2644

Associazione sportiva dilettantistica: rappresentante legale

Non essendosi al cospetto di società o di associazioni riconosciute dotate di personalità giuridica, il rappresentante legale di un’associazione sportiva dilettantistica risponde delle sanzioni fiscali a questa irrogate, in ragione della propria responsabilità illimitata.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. XXV, 09/05/2019, n.2031

Infortunio in un campo di calcio

Ai fini della configurabilità della fattispecie della responsabilità ex art. 2051 c.c., tra la convenuta associazione sportiva e il campo da calcio ove si verificato un infortunio di cui è rimasto vittima l’attore, è indispensabile che il danneggiato fornisca la prova del nesso causale, ossia egli è tenuto a dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale dello stato dei luoghi, che presentavano un’obiettiva condizione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il verificarsi di un danno.

Corte appello Roma sez. III, 12/11/2018, n.7113

Associazione sportiva dilettantistica: omesso versamento d’Iva

La responsabilità personale e solidale del legale rappresentante per i debiti tributari di un’associazione non riconosciuta si ricollega non solo all’effettività dell’ingerenza esercitata nell’attività gestoria dell’ente, ma anche al corretto adempimento degli obblighi tributari sul medesimo incombenti, dovendosi in concreto accertare se il rappresentante, pur non essendosi ingerito nell’attività negoziale del sodalizio, abbia adempiuto agli obblighi tributari, solo in tal caso potendo andare immune da corresponsabilità.

(Fattispecie relativa ad avviso di accertamento notificato ai sensi dell’art. 38 c.c. al legale rappresentante di un’associazione sportiva dilettantistica per omesso versamento d’IVA).

Cassazione civile sez. VI, 26/09/2018, n.22861

Pugno durante una partita e risarcimento danni 

Ogni qual volta le lesioni siano la conseguenza di un atto scevro dalla volontà di ledere, senza che vi sia violazione delle regole dell’attività sportiva in corso, non può dirsi sussistente alcuna responsabilità per colui che mette in atto il comportamento lesivo (respinta la richiesta di risarcimento danni proposta dal giocatore di pallacanestro nei confronti dell’associazione sportiva, per essersi infortunato durante una partita di allenamento, essendo stato colpito da un pugno sul setto nasale che gli aveva causato una frattura alle ossa).

Cassazione civile sez. VI, 31/03/2017, n.8553

Responsabilità dell’associazione sportiva

La responsabilità addebitata dall’attore all’associazione sportiva deve essere qualificata di natura extracontrattuale, ex art. 2043 c.c., stante l’esclusione del gioco del calcio dal novero delle attività pericolose, ex art. 2050 c.c. Né la qualità di “tesserato” del C.. di per sé sola, configura alcuna ipotesi di responsabilità dell’associazione, richiedendosi, ai sensi dell’art. 2043 c.c., la deduzione e la prova di condotte dolose o colpose produttive di danno.

Tribunale Bari sez. III, 30/05/2016, n.2969

Debiti di imposta dell’associazione sportiva

Il soggetto che, in virtù del ruolo ricoperto, abbia diretto l’intera gestione associativa, risponde solidamente per i debiti di imposta dell’associazione sportiva, con conseguente sua responsabilità, seppur limitata alle sole obbligazioni nate nel periodo di investitura del suo ruolo, non solo per le sanzioni pecuniarie, ma anche per il tributo omesso.

Comm. trib. prov.le Vicenza sez. VII, 23/02/2015, n.194

Responsabilità sportiva

Nell’esercizio di attività sportiva a livello professionistico, le società sportive sono tenute a tutelare la salute degli atleti sia attraverso la prevenzione degli eventi pregiudizievoli della loro integrità psico-fisica, sia attraverso la cura degli infortuni e delle malattie, potendo essere chiamate a rispondere in base all’art. 2049 c.c. dell’operato dei propri medici sportivi e del personale.

(Nella specie la S.C. ha rigettato il ricorso presentato da un’associazione sportiva, condannata in relazione al decesso di un atleta per malattia cardiaca già preesistente al momento dell’inizio della competizione, per non aver inserito nel regolamento di un torneo calcistico dilettantistico l’obbligo preventivo di visita medica).

Cassazione civile sez. III, 13/07/2011, n.15394

Associazione sportiva e gestione di una palestra

Il rappresentante di una associazione non riconosciuta (nella specie, un’associazione sportiva avente come oggetto sociale la gestione di una palestra) assume la qualità di custode, ai sensi dell’art. 2051 c.c., dei beni dell’associazione in tutti i casi in cui eserciti un potere di fatto su tali beni, assumendo conseguentemente l’obbligo di controllarli ed eliminare le situazioni di pericolo che in essi possano insorgere.

Cassazione civile sez. III, 17/01/2008, n.858

Corsi di addestramento in discipline sportive

L’associazione organizzatrice di corsi di addestramento in discipline sportive può rispondere a titolo di responsabilità extracontrattuale dei danni riportati da un allievo durante il loro svolgimento, qualora, sussistendo un rapporto eziologico tra l’evento e la condotta riferibile all’associazione, si accerti che quest’ultima ha violato le regole poste a salvaguardia dell’incolumità degli allievi (colpa specifica), ovvero le regole di comune prudenza e diligenza, permettendo che la pratica sportiva sia svolta su percorsi ed in luoghi che, anche in considerazione della minore età dell’allievo, devono ritenersi pericolosi, non essendo esclusa la colpa dalla circostanza che l’evento si sia verificato in conseguenza di un ostacolo che non costituisca un pericolo occulto e non abbia i caratteri dell’insidia o trabocchetto.

(Nella specie, concernente i danni riportati da una allieva di un circolo di tennis, minore di età, caduta a causa di un avvallamento di una stradina in pendenza, bagnata e cosparsa di brecciolino, scelta dal personale del circolo per lo svolgimento dell’allenamento, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva escluso la responsabilità dell’associazione, in quanto l’ostacolo, essendo visibile, non presentava i caratteri dell’insidia o trabocchetto).

Cassazione civile sez. III, 03/04/2003, n.5136

Vigilanza del personale dell’associazione sportiva

L’invocata responsabilità c.d. aggravata ex art. 2048 c.c. che si riferisce esclusivamente alla responsabilità ai “precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte” per i danni causati da “fatto illecito commesso dai loro allievi o apprendisti”, durante il tempo in cui gli stessi siano sotto la loro vigilanza non si applica quando l’incidente non sia stato causato da comportamento illecito di altro giocatore, parimenti soggetto alla vigilanza del personale dell’associazione sportiva, bensì si sia trattato di semplice infortunio, derivato da una normale azione di gioco, in termini di danno “autoprocuratosi”, quando un ragazzo, impegnato nell’occasione nel ruolo di portiere, nell’uscire dalla porta per fermare la palla, si sia scontrato con un giocatore dell’altra squadra, perdendo nell’urto i due denti incisivi superiori e procurandosi la frattura del palato.

Dev’essere peraltro esaminata la responsabilità anche sotto il diverso profilo dell’art. 2043 c.c. onde stabilire se esista una generica condotta colposa dell’ente convenuto con onere in tal caso in capo all’attore di fornire la prova in ordine alla sussistenza di tre elementi: il fatto da cui è derivato il danno, la colpa della controparte ed il nesso di causalità tra contegno colposo ed evento lesivo.

Quando tale prova non sia stata fornita e quando nulla possa essere conseguentemente contestato all’associazione sportiva, risultando che la stessa aveva predisposto le normali cautele atte a contenere il rischio necessariamente connesso all’attività sportiva entro i limiti confacenti alla specifica attività del calcio, che l’incidente avvenne in occasione di un ordinario allenamento settimanale, che sui ragazzi vigilavano degli adulti (allenatori e dirigenti), che i giocatori non stavano compiendo alcuna attività rischiosa, che lo scontro non fu causato dalla cattiva manutenzione del campo o dall’impiego di strumenti pericolosi, che tutti i giocatori avevano un’età omogenea compresa fra i 12 ed i 13 anni e che gli stessi giocavano abitualmente a calcio e si allenavano tutte le settimane deve ritenersi che l’incidente sia avvenuto nell’ambito di un contrasto di gioco del tutto fortuito e non causato da imprudenza, imperizia o negligenza dell’ente convenuto e che non possa quindi trovare applicazione nemmeno l’art. 2043 c.c.

Tribunale Milano, 11/03/2003

Incontro sportivo tra dilettanti

La società organizzatrice di un incontro sportivo tra dilettanti è responsabile nei confronti dei giocatori in quanto tenuta ad assicurare il corretto svolgimento della competizione predisponendo le opportune misure di sicurezza.

(Nella specie il Tribunale ha rilevato che le norme regolamentari della Figc impongono alla sola società ospitante specifici obblighi di sicurezza ed ha escluso la responsabilità dell’associazione sportiva ospite per la mancata presenza di un medico).

Tribunale Napoli, 11/12/1995



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