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Cellulari: rischi per la salute celati volutamente

3 Febbraio 2020
Cellulari: rischi per la salute celati volutamente

Cosa non è stato ancora detto sull’uso degli smartphone e sul timore al cervello?

Lo abbiamo pensato tutti: gran parte delle indagini sino ad oggi condotte sulle correlazioni tra i cellulari e il tumore al cervello sono state finanziate dall’industria telefonica, il che renderebbe i risultati poco attendibili. A dirlo è la Corte di Appello di Torino, balzata ormai agli onori della cronaca proprio per la recente sentenza che ha attribuito il risarcimento alla vittima di un cancro cerebrale che, a dire dei magistrati, sarebbe stato provocato dall’uso intenso del telefonino: malattia professionale riconosciuta così dall’Inail proprio perché l’utilizzo massiccio del cellulare era avvenuto a causa delle attività di lavoro. Già nel 2012, la Cassazione aveva affermato che il cellulare provoca il tumore.

Vero è che le pronunce che stanno uscendo adesso si riferiscono, in gran parte, a un periodo in cui i cellulari – di prima e seconda generazione – presentavano ancora un grado di sicurezza limitato: si riscaldavano velocemente e le stesse conseguenze per la salute erano superiori a quelle dei dispositivi oggi in commercio. Bisognerà forse attendere altri 10 anni per verificare le ripercussioni prodotte dai più recenti smartphone.

La Corte di Appello di Torino, nella sentenza in commento, ha utilizzato il principio per cui gli scienziati finanziati dall’industria telefonica o membri Icnirp (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti) sarebbero meno affidabili degli scienziati indipendenti. Secondo la Corte di Appello «buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze, o che quantomeno sostiene che le ricerche giunte a opposte conclusioni non possano essere considerate conclusive versa in posizione di conflitto di interessi, peraltro non sempre dichiarato». Sempre a proposito del conflitto di interessi, la Corte d’Appello ritiene «evidente che l’indagine, e le conclusioni di autori indipendenti diano maggiori garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate, gestite o finanziate almeno in parte, da soggetti interessati all’esito degli studi». 

Sulle pagine del quotidiano Italia Oggi, in edicola questa mattina si legge un interessante approfondimento: Stefano Bertone, legale dello Studio Ambrosio & Commodo di Torino, che, unitamente agli avvocati Renato Ambrosio, Chiara Ghibaudo, Jacopo Giunta, ha seguito il contenzioso e ha visto accogliere le proprie richieste, ha dichiarato: «Ciò che ci interessava di più dal punto di vista legale era la conferma che gli studi “negazionisti” finanziati dall’industria non potessero andare a fondare, influenzandolo, il ragionamento dei consulenti dei tribunali nelle cause che riguardano la telefonia mobile. La Corte d’Appello ci dà ragione con un concetto tanto semplice quanto decisivo: siccome l’industria ha interesse all’esito degli studi, chi lavora per lei o con suoi soldi esprime pareri meno attendibili di chi fa ricerca senza tornaconto». Ancora Bertone: «Mi auguro che la notizia di questa decisione, in mancanza delle informazioni del settore pubblico, spinga i genitori a riconsiderare attentamente il rapporto e la vicinanza dei loro figli con i dispositivi mobili».

La perizia parla di «Uso inappropriato dei dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali per confutare l’associazione tra radio frequenze e tumori cerebrali« e «non aver fatto», a fronte della “dichiarata incertezza sugli effetti associati ad un uso intenso e prolungato di telefoni cellulari, raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a radiofrequenze in particolare per i bambini e gli adolescenti, che potrebbero essere maggiormente suscettibili a tali effetti”. Sono alcuni dei rilievi dei periti, esperti in Medicina legale e Medicina del lavoro, contenuti nella relazione con cui la Corte d’Appello di Torino ha sentenziato che vi sarebbe nessocausale” o quantomeno “concausale” tra il neurinoma del nervo acustico che ha colpito un dipendente Telecom, che per anni aveva fatto un uso prolungato del telefonino, anche per 4 o 5 ore al giorno, e appunto l’utilizzo del cellulare.

Anche il sito dell’Airc – Associazione Italiana Ricerca Cancro – si guarda bene dal promuovere conclusioni affrettate e ricorda che ancora non c’è alcuna certezza tra cancro e telefonino. In particolare per i cellulari di nuova generazione si constata, comunque, un lieve aumento di rischio segnalato dai risultati di alcuni studi solo per il neurinoma e il glioma. «Però a proposito delle sentenze che riconoscono un nesso di causa ed effetto tra l’esposizione ai cellulari e la comparsa di tumori cerebrali, afferma che le sentenze non dicono in alcun modo che i cellulari sono cancerogeni in tutti i casi, ma solo che in un individuo e in particolari circostanze è ragionevole ipotizzare che il neurinoma dell’acustico possa essere stato provocato dall’uso di cellulari di vecchia generazione».

In ogni caso, suggerisce sempre l’Airc, è sempre meglio non conservare il cellulare nelle tasche e dotarsi degli auricolari. 



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