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Mancato pagamento mantenimento: assoluzione dal reato

3 Febbraio 2020
Mancato pagamento mantenimento: assoluzione dal reato

Violazione degli obblighi di assistenza familiare per l’ex marito che non versa gli alimenti alla moglie e ai figli. Per evitare la condanna non basta dimostrare la disoccupazione.

L’ex coniuge che non versa l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice per ex moglie e figli rischia di subire una denuncia per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Solo la dimostrazione di un’impossibilità oggettiva può servire ad evitare la condanna. Ma la giurisprudenza è molto rigorosa: non basta la prova della perdita del lavoro o dell’insufficienza delle risorse per vivere. Occorre, invece, che l’uomo si sia trovato nella totale incapacità di recuperare il denaro per altre vie, il che significa anche superare la presunzione che, volendo, avrebbe potuto trovare un’occupazione. Per liberarsi dalle accuse occorre, quindi, produrre documenti che attestano la concreta impossibilità di onorare gli impegni. 

L’assoluzione dal reato di mancato pagamento del mantenimento non è un risultato facile da raggiungere, ma non per questo impossibile. Alcune recenti pronunce offrono importanti istruzioni. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Reato per l’ex marito che non versa gli alimenti

Non si può affrontare il tema dell’assoluzione dal reato di mancato pagamento del mantenimento se prima non si conoscono gli estremi di tale illecito: quando scatta e dopo quanto tempo l’ex marito può essere denunciato. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Il reato per violazione degli obblighi di assistenza familiare è contemplato dall’articolo 570 del Codice penale in base al quale viene punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1.032 euro, chi «abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, alla tutela legale o alla qualità di coniuge», facendo mancare, si legge nel comma due, «i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa».

La norma è chiara, ma le variabili sono molte e non è detto che l’inadempimento abbia sempre delle conseguenze penali. A chiarire quando e come scatta la condanna, ma anche l’assoluzione dal reato di mancato pagamento del mantenimento sono le pronunce dei giudici che a breve elencheremo. 

Alimenti dovuti all’ex moglie

I presupposti del reato sono diversi a seconda che si tratti degli alimenti dovuti all’ex moglie o ai figli. Per la prima, è necessario che l’accusa dimostri lo stato di bisogno in cui si è venuta a trovare la beneficiaria a seguito dell’omissione dell’obbligo. Così, una donna che non ha altri mezzi di sussistenza se non l’assegno dell’ex marito non avrà difficoltà a farlo incriminare. Invece, per colei che riceve solo un’integrazione, ma ha già un reddito sufficiente per non “morire di fame” avrà gioco più difficile. Senza la dimostrazione dello stato di bisogno non ci può, infatti, essere condanna; si configurerà allora solo un illecito civile a fronte del quale tutto ciò che si può fare è il tradizionale procedimento di recupero crediti con il decreto ingiuntivo e il pignoramento o la trattenuta dello stipendio direttamente in capo al datore di lavoro.

Il reato scatta quando vengono a mancare i mezzi di sussistenza. Questi non devono identificarsi, però, nel concetto distrutto di alimenti; al contrario, bisogna includere tutto ciò che è strettamente indispensabile alla vita, come il vitto, l’abitazione, i canoni per la luce, l’acqua, il gas, il riscaldamento, i medicinali, le spese per l’istruzione, il vestiario, l’educazione ecc. [1].

Alimenti dovuti ai figli

Molto più semplice la condanna per violazione degli obblighi familiari quando le vittime del reato sono i figli. Per questi ultimi, infatti, a differenza dell’ex coniuge, lo stato di bisogno si presume sempre in quanto incapaci di procurarsi da soli i mezzi di che vivere. Sicché, come spiegato dalla giurisprudenza [2], affinché si configuri il reato a danno dei figli minori non occorre dimostrare il loro stato di bisogno, che è presunto per età.

La condanna scatta anche se al bambino stanno provvedendo l’altro genitore o i nonni: difatti, la condizione di bisogno non può dirsi cessata per il fatto che altri se ne occupino [3] e, visto che l’obbligo di mantenere i figli grava su entrambi i genitori, non verranno indagate le capacità di ogni coniuge di concorrere a soddisfare i bisogni dei figli [4]. Ciò proprio perché, come anticipato, nel caso di figli minorenni, lo stato di bisogno si ritiene presunto, stante l’incapacità dello stesso di produrre reddito. Tale presunzione può essere superata solo laddove si riesca a dimostrare che il minore disponga di redditi patrimoniali, sempre che non si tratti di retribuzione per attività lavorativa, la quale, anzi, rappresenta prova dello stato di bisogno.

Il reato di mancato pagamento del mantenimento scatta anche per il convivente [5]. 

Come ottenere l’assoluzione per il mancato pagamento del mantenimento

A rispondere del reato è solo chi ha fatto mancare i mezzi di sussistenza ai familiari pur avendone la capacità economica anche solo potenziale (si pensi all’uomo che, nonostante sia stato licenziato, si limiti a restare a casa senza cercare nuove offerte di lavoro). Per liberarsi dalle accuse occorre, quindi, produrre documenti che attestano la concreta impossibilità di onorare gli impegni.

L’obbligo di fornire i mezzi di sussistenza può, pertanto, venire meno solo nel caso in cui vi sia un effettivo ed assoluto stato di indigenza dell’obbligato. Secondo la Cassazione, l’incapacità economica deve essere «assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti» [6]. Non è sufficiente, a tal fine, la semplice indicazione dello stato di disoccupazione dell’obbligato [7]. 

L’onere della prova di tale stato di indigenza economica grava su chi ha omesso il versamento degli alimenti.

Al genitore rimasto senza lavoro, ad esempio, non basta certificare la condizione di disoccupazione se non produce altri carteggi da cui si evince l’oggettiva incapacità di adempiere.

Non si può condannare per la violazione degli obblighi di assistenza familiare chi non può lavorare perché affetto da patologie invalidanti. 

Non c’è, infine, reato se gli ex coniugi si sono attenuti ad accordi transattivi conclusi in via stragiudiziale anche se non trasfusi nella sentenza di divorzio che non ha stabilito nulla sul punto [8].


note

[1] Cass. Pen., Sez. VI, 31 maggio 2013, n. 23866; Cass. Pen., 20 dicembre 2012, n. 49755

[2] C. App. Napoli, sent. n. 4249/2019; C. App. Palermo, sent. n. 3149/2019.

[3] C. App. Palermo, sent. n. 3285/2019 

[4] Trib. Genova sent. n. 2402/2019).

[5] cass. sent. n. 5574/2018: il Dlgs 21/2018 che, nell’inserire il principio della «riserva di codice» nel nostro ordinamento penale, ha introdotto l’articolo 570-bis, per sanzionare il «coniuge» che si sottrarre all’obbligo di corresponsione di qualsiasi tipologia di assegno dovuto nel caso di cessazione del matrimonio, non ha voluto operare alcuna distinzione con il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento da parte dell’ex convivente. L’unica interpretazione sistematicamente coerente e costituzionalmente compatibile e orientata, è quella dell’applicazione a tali ipotesi dell’articolo 570-bis del codice penale, che si limita a spostare la previsione della sanzione penale all’interno del codice penale, anche alla violazione degli obblighi di natura economica che riguardano i figli nati fuori del matrimonio. Ad affermarlo è la Cassazione che spazza via ogni dubbio in merito. Per la Corte è la stessa legge delega all’origine del decreto, la 103/2017, a legittimare un intervento di natura solo compilativa, con il passaggio di reati già esistenti all’interno del Codice, senza però prevedere cambiamenti sostanziali. Difatti, quando la delega, come nel caso della disciplina sulla riserva di codice, ha per oggetto il riordino di norme già esistenti, allora non si giustifica l’introduzione di soluzioni innovative rispetto al sistema legislativo precedente.

[6] Cass. Pen., Sez. VI, 12 maggio 2014, n. 19519; Cass. Pen., Sez. VI, 23 novembre 2010, n. 41362

[7] Cass. Pen., Sez. VI, 12 maggio 2014, n. 19519.

[8] Cass. sent. n. 36392/2019.


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2 Commenti

  1. Non viene trattato il caso in cui un genitori versi parzialmente il mantenimento del figlio ma in una misura superiore al minimo di sussistenza

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