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Acquisto di medicinali online per uso personale: non c’è reato

13 Settembre 2013 | Autore:
Acquisto di medicinali online per uso personale: non c’è reato

Ho acquistato online da un sito estero delle pillole di Cialis, ma il pacco con i medicinali è fermo alla dogana per controlli; a quali rischi vado incontro? Come posso difendermi in caso di denuncia?

 

In Italia è vietato vendere o acquistare medicinali senza prescrizione medica. Come abbiamo già scritto (leggi: “Acquistare farmaci online”) ciò tuttavia non è illegale all’estero, sicché molti italiani sono soliti acquistare farmaci online da siti stranieri senza prescrizione medica.

La legge [1] punisce chiunque importa nel territorio nazionale medicinali senza essere in possesso della relativa autorizzazione rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). La pena prevista è piuttosto severa e oscilla fra un minimo di sei mesi di arresto e 10.000 euro di ammenda e un massimo di un anno di arresto e 100.000 euro di ammenda.

Non è raro quindi che chi si avventura in simili acquisti venga denunciato con l’accusa di aver importato in Italia medicinali senza la prescritta autorizzazione.

I pochi Tribunali che si sono occupati di casi simili hanno tuttavia escluso il reato ogni qualvolta l’acquisto sia stato effettuato da privati per uso esclusivamente personale [2].

Detta normativa [3] infatti è espressamente applicabile soltanto ai medicinali “destinati ad essere immessi in commercio sul territorio nazionale”. Lo stesso decreto legge stabilisce poi che l’autorizzazione dell’AIFA possa essere rilasciata solo a chi disponga di “personale qualificato” e di “mezzi tecnico-industriali conformi”, lasciando intendere che queste norme siano dirette a chi acquista prodotti medicinali per fini industriali o commerciali e non anche al cittadino che acquista per uso esclusivamente personale.

Perché possa essere provata la destinazione esclusivamente personale dei medicinali è tuttavia necessario che questi siano acquistati in quantità modeste, a titolo personale e senza indicazioni che possano far pensare ad un’attività d’impresa finalizzata alla diffusione al pubblico dei prodotti importati (come ad esempio l’indicazione di un numero di partita iva).


note

[1] Art. 147 del d.lgs. n. 219/2006.

[2] Trib. Genova, sent. 17/05/2010; Trib. Bari, ord. 30/01/2012.

[3] D.lgs. n. 219/2006.


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