Prova invio raccomandata: la schermata di Poste Italiane ora fa fede

3 Febbraio 2020 | Autore:
Prova invio raccomandata: la schermata di Poste Italiane ora fa fede

I dati del sito web delle Poste possono provare il perfezionamento della notifica, anche per compiuta giacenza; non è necessario produrre la cartolina di ritorno.

La Corte di Cassazione muta orientamento sul tema della prova di invio delle raccomandate A/R: ora anche la schermata di Poste Italiane, che contiene le informazioni sul tracciamento della spedizione, è valida ad attestare l’avvenuta ricezione e dunque fornisce prova dell’avvenuta notifica.

Il sito web delle Poste Italiane consente di tracciare le raccomandate inviate durante il loro percorso, fino alla consegna al destinatario. È un utile servizio di tracking, che permette al mittente di controllare l’iter della sua spedizione fino all’esito.  Finora queste informazioni avevano un semplice valore di consultazione ma non un valore legale: per la giurisprudenza, in massima parte, non erano considerate idonee a dimostrare il perfezionamento della notifica eseguita mediante la lettera raccomandata A/R, cioè a dimostrare che il destinatario la aveva ricevuta nei modi di legge (eventualmente anche non ritirando l’atto, ma lasciando che la notifica avvenisse per compiuta giacenza).

Per ottenere questa prova i giudici richiedevano quasi sempre la cartolina di relata di notifica, che può anche essere negativa nel caso in cui il postino attesti nell’atto che la consegna non è avvenuta ed il plico non è stato ritirato, neanche in compiuta giacenza, ma dimostra che il tentativo è stato effettuato e che il recapito nella sfera di conoscibilità del destinatario è regolarmente avvenuto.

Col trascorrere degli anni, era divenuto quasi paradossale che un servizio così diffuso e facile da consultare, come il cerca spedizioni raccomandate messo a disposizione dalle Poste, non fosse ritenuto utilizzabile in ambito processuale, per inaffidabilità o dubbi di autenticità che possono sussistere in taluni casi ma non possono più inficiare uno strumento che fornisce informazioni attendibili ed aggiornate e che oltretutto promanano dallo stesso Ente che ha curato la spedizione e l’inoltro, dunque un soggetto terzo rispetto alle parti in causa ed estraneo ai loro interessi.

Il caso esaminato e ora deciso con sentenza depositata oggi dalla Cassazione [1] riguardava la notifica necessaria in un procedimento penale, nel quale l’imputato aveva chiesto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari ed occorreva la prova – trattandosi di un delitto con violenza alla persona: maltrattamenti in famiglia – dell’avvenuta notifica della richiesta alla persona offesa, prima di poter decidere sull’istanza di scarcerazione.

Il giudice procedente aveva dichiarato inammissibile l’istanza difensiva proprio perché mancava la dimostrazione che la persona offesa ne fosse stata portata a conoscenza [2]. Il difensore aveva proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver prodotto – insieme al cedolino di invio della spedizione – la stampa del tracciamento della raccomandata, scaricato dal sito di Poste Italiane, non avendo mai ricevuto la cartolina di ritorno che attestasse il perfezionamento della notifica per compiuta giacenza. La suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato.

Premesso che nel caso di specie la notifica andava effettuata direttamente alla persona offesa – che non aveva nominato un difensore di fiducia (altrimenti avrebbe potuto essere fatta a quest’ultimo con posta certificata) e non aveva eletto alcun domicilio per ricevere gli atti del processo – la Corte ha innanzitutto ritenuto corretto che l’invio dell’atto (spedito all’indirizzo che risultava nel fascicolo processuale) fosse avvenuto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento [3] anziché notificato in altre forme, e a questo punto ha deciso il quesito centrale: come provare che l’atto era stato notificato, in assenza della cartolina di ritorno?

Per gli Ermellini i documenti tratti dal sito internet di Poste Italiane sono sufficienti e idonei a fornire la prova dell’avvenuta notifica, perché attestano in modo compiuto «i vari passaggi di lavorazione della raccomandata e, quindi, l’esito della spedizione»; l’ultima annotazione delle Poste in merito a quella raccomandata diceva che «La spedizione non è stata ritirata dal destinatario e sarà restituita al mittente» in un periodo indicato «da 0 a 2 mesi».

Non è necessaria, invece, la produzione in giudizio della relata di notifica (che in questo caso sarebbe stata negativa, non essendo la raccomandata stata ritirata) a firma dell’ufficiale postale, con l’indicazione dell’avvenuto tentativo di consegna all’indirizzo specificato, della temporanea assenza del destinatario e degli altri soggetti abilitati a ricevere la lettera, e dell’avvenuto deposito dell’atto presso la casa comunale, completata dall’attestazione, sempre da parte dell’ufficiale postale, del mancato ritiro del plico entro i termini previsti.

La Corte osserva che nel processo penale vige «il principio della libertà della prova sia per i fatti-reato sia per gli atti del processo» [4] e che l’intero sistema è orientato al principio della «massima semplificazione processuale con eliminazione di ogni atto non essenziale»; perciò ha riconosciuto valenza al documento informatico, che può essere trasfuso in forma cartacea per motivi di praticità in modo da agevolarne la consultazione. Infatti, la visualizzazione della schermata era stata tradotta in una corrispondente stampa, esibita ai giudici nel corso del processo.

Inoltre nella vicenda non era stato addotto nessun elemento che induceva a dubitare dell’affidabilità della documentazione prodotta; ove ci fossero stati dubbi sulla genuinità dell’attestazione – prosegue la Corte – il Tribunale «avrebbe potuto dipanare eventuali perplessità, accertando d’ufficio, con una procedura di pochi secondi, la effettiva rispondenza dei documenti prodotti a quanto risultante dal sito web di Poste Italiane», per il collegamento al quale, infatti, è sufficiente inserire gli estremi del codice raccomandata per ottenere in risposta automatica tutti i dati di tracciamento che risultano acquisiti al sistema informatico.

Infine, trattandosi di un procedimento connotato da urgenza perché riguardante la richiesta modifica di uno stato di detenzione in carcere, l’istante non poteva essere gravato di produrre atti o documenti, come le suddette attestazioni ufficiali, «di cui non è ancora in possesso per cause non dipendenti dalla propria volontà ed estranee alla propria sfera di controllo», dicono i giudici in sentenza. Così, gli eventuali ritardi nella trasmissione della documentazione di consegna non possono ostacolare l’esercizio dei diritti di difesa dell’imputato.

Perciò, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la notifica si era validamente «perfezionata per compiuta giacenza, in quanto risulta dai documenti scaricati dal sito web delle Poste che la spedizione non è stata ritirata dal destinatario e sarà restituita al mittente».

Da oggi in poi, dunque, ci saranno più ampi margini di prova dell’invio delle raccomandate nei processi, almeno in quelli penali ove il nuovo principio della Cassazione di oggi è stato stabilito.


note

[1] Cass. sent. n.4485/20 del 3 febbraio 2020.

[2] Art. 299, comma 4 bis, Cod. proc. pen.

[3] Art. 152 Cod. proc. pen.: “Notificazioni richieste dalle parti private”.

[4] Richiamando in proposito l’art. 234 Cod. proc. pen. riguardante le prove documentali.


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