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Corruzione pubblico ufficiale: ultime sentenze

19 Marzo 2021
Corruzione pubblico ufficiale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: stabile asservimento del pubblico ufficiale a interessi personali di terzi; differenza tra il reato di corruzione per l’esercizio della funzione e il reato di corruzione propria; occasionale dazione di denaro in favore di finanziere da parte di imprenditori soggetti a controlli periodici.

Momento consumativo del reato di corruzione

In tema di corruzione, il compimento dell’atto da parte del pubblico ufficiale non appartiene alla struttura del reato e non assume rilievo ai fini della determinazione del momento consumativo, sicché, ove vi sia un solo accordo corruttivo che preveda una pluralità di atti da compiere, si configura un unico reato rispetto al quale gli atti posti in essere dal pubblico ufficiale costituiscono momenti esecutivi, che non danno luogo a continuazione, essendo quest’ultima ipotizzabile solo nel caso di pluralità di accordi corruttivi.

(Fattispecie relativa a ripetute dazioni di danaro in favore di un agente di polizia penitenziaria, per remunerarlo delle periodiche consegne di beni non consentiti che egli operava in favore di alcuni detenuti, sulla base dell’intesa raggiunta con uno di essi).

Cassazione penale sez. VI, 07/10/2020, n.29549

Lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi

Configura il delitto di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio – e non il più lieve delitto di corruzione per l’esercizio della funzione, di cui all’art. 318 cod. pen. – lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, che si traduca in atti, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati, ma che si conformano all’obiettivo di realizzare l’interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata alla realizzazione di interessi diversi da quelli istituzionali.

(Fattispecie relativa alla corresponsione di denaro ed altre utilità al presidente della cassa nazionale di previdenza dei ragionieri a fronte della totale rinuncia all’esercizio dei poteri decisori e di controllo sugli investimenti delle risorse dell’ente in strumenti finanziari).

Cassazione penale sez. V, 10/09/2020, n.34979

Reato di traffico di influenze illecite e reato di corruzione: discrimine

Poiché il reato di traffico di influenze illecite di cui all’articolo 346-bis del Cp è aggravato se chi indebitamente fa dare denaro o altra utilità riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, al fine di distinguere tra tale fattispecie e quella di corruzione la qualifica soggettiva che viene in rilievo e consente di ritenere il traffico di influenze illecite è solo quella “di posizione”, non implicante cioè il dinamico manifestarsi di competenze e poteri del soggetto qualificato, risultando quindi ravvisabile il reato di corruzione quando al contrario risultino specificamente dedotti all’interno del patto quelle competenze o quei poteri.

Ciò perché per ravvisare la corruzione è necessario che l’atto dedotto nel patto, se non deve essere necessariamente ricompreso nelle specifiche mansioni del soggetto qualificato, deve comunque rientrare nelle competenze dell’ufficio cui questi appartiene, cosicché questi rispetto a tale atto sia in grado di esercitare o eserciti, sia pure solo di fatto, una qualche forma di ingerenza.

Cassazione penale sez. VI, 19/02/2020, n.12095

L’indebita richiesta di denaro del pubblico ufficiale rifiutata dalla vittima

In tema di reati contro la pubblica amministrazione, la indebita richiesta di denaro da parte del pubblico ufficiale, che venga comunque rifiutata dalla vittima, non integra il delitto di tentata concussione, ma quello di istigazione alla corruzione previsto dall’art. 322, comma 3, c.p., qualora difettino gli elementi della costrizione o induzione nei confronti del privato, prodotta dal pubblico ufficiale con l’abuso della sua qualità o dei suoi poteri. (Fattispecie in cui il pubblico ufficiale, nel formulare le sue richieste di denaro, prospettava alle vittime la convenienza del suo intervento “per rimettere in moto” le pratiche alla cui definizione i privati erano interessati, senza prospettare in alcun modo che, in caso di mancato accoglimento della sua proposta, avrebbe ostacolato la prosecuzione dell’iter amministrativo).

Cassazione penale sez. VI, 23/01/2020, n.14782

Corruzione per l’esercizio della funzione

Integra il reato di corruzione per l’esercizio della funzione, previsto dall’art. 318 c.p., lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata

(Fattispecie in cui risultava la dazione di denaro, in favore di un appartenente alla Guardia di Finanza, da parte di soggetti interessati ad avere informazioni circa gli accertamenti fiscali svolti a carico delle proprie società, ma non anche l’effettivo compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio).

Cassazione penale sez. VI, 20/06/2019, n.32401

Rato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio

Integra il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio di cui all’art. 319 c.p., e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione di cui all’art. 318 c.p., lo stabile asservimento del pubblico ufficiale a interessi personali di terzi, che si traduca in atti che, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati nell’an, nel quando o nel quomodo, si conformino all’obiettivo di realizzare l’interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata a perseguire interessi diversi da quelli istituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 18/06/2019

Occasionale dazione di denaro

Integra il reato di corruzione di cui all’art. 318 cod. pen. la promessa o dazione indebita di somme di danaro o di altre utilità in favore del pubblico ufficiale che sia sinallagmaticamente connessa all’esercizio della funzione, a prescindere dal compimento di uno specifico atto e della sua contrarietà o meno ai doveri del pubblico agente.

(Fattispecie relativa alla occasionale dazione in favore di militari della guardia di finanza della somma di 750,00 euro ciascuno e di altre regalie da parte di imprenditori soggetti a periodiche verifiche ispettive).

Cassazione penale sez. VI, 26/04/2019, n.33828

Corruzione e falso in atto pubblico

Riveste la qualifica di pubblico ufficiale il medico dipendente di struttura ospedaliera autorizzato allo svolgimento di attività in regime “intra moenia” allargata, all’esterno della azienda sanitaria, trattandosi di attività inserita in una programmazione unitaria regionale e soggetta a controlli volti a consentirne lo svolgimento nel rispetto delle finalità istituzionali dell’ente, con predeterminazione delle tariffe nonché della quota da riscuotere per conto dell’ente stesso.

(Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza di condanna relativa ai reati di corruzione e falso in atto pubblico in relazione alla condotta del medico che aveva percepito indebitamente somme di denaro in cambio del rilascio di falsa documentazione sanitaria).

Cassazione penale sez. VI, 02/04/2019, n.20264

Pubblico ufficiale: è rilevante che agisca in un settore della PA diverso da quello di appartenenza?

Integra il reato di corruzione per l’esercizio della funzione la condotta del pubblico ufficiale che riceva danaro o altra utilità in cambio del generico interessamento alla definizione del procedimento conseguente al mancato pagamento di un’imposta da parte del privato corruttore. (In motivazione, la Corte ha precisato che a nulla rileva che il pubblico ufficiale agisca presso un settore della pubblica amministrazione diverso da quello di appartenenza, purchè egli possa esercitare su di esso un’ingerenza quantomeno di mero fatto).

Cassazione penale sez. VI, 13/02/2019, n.13406

Reato di corruzione per l’esercizio della funzione e reato di corruzione propria

In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale a interessi personali di terzi realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata, integra il reato di cui all’art. 318 c.p. e non il più grave reato di corruzione propria di cui all’art. 319 c.p., salvo che la messa a disposizione della funzione abbia prodotto il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio.

In altri termini, il reato di cui all’art. 318 c.p. ricorre quando l’oggetto del mercimonio sia costituito dal compimento di atti dell’ufficio, mentre il reato di corruzione propria ex art. 319 c.p. si realizza quando lo stabile asservimento del pubblico ufficiale a interessi di terzi si realizzi attraverso il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio, anche se non predefiniti, né specificamente individuabili ex post, ovvero mediante l’omissione o il ritardo di atti dovuti.

Cassazione penale sez. VI, 19/09/2019, n.45184

Corruzione sistematica

I fenomeni di corruzione sistematica conosciuti dall’esperienza giudiziaria come «messa a libro paga del pubblico funzionario» o «asservimento della funzione pubblica agli interessi privati» o messa a disposizione del proprio ufficio», tutti caratterizzati da un accordo corruttivo che impegna permanentemente il pubblico ufficiale a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata – sussunti prima della riforma del 2012 nella fattispecie della corruzione propria, per atti contrario al proprio ufficio, prevista dall’art. 319 c.p. – devono essere ricondotti previsione di corruzione impropria ex art. 318 c.p., sempre che l’accordo o i pagamenti intervenuti non siano ricollegabili al compimento di uno o più atti contrari ai doveri d’ufficio.

Cassazione penale sez. VI, 11/12/2018, n.4486

Corruzione: la contrarietà ai doveri di ufficio

In tema di corruzione propria, la contrarietà ai doveri d’ufficio è configurabile anche con riguardo al compimento di atti valutativi connotati da elevata discrezionalità, ove risulti l’omissione della valutazione comparativa degli interessi pubblici e privati. (In motivazione, la Corte ha precisato che il comportamento abdicativo del pubblico ufficiale al dovere di una corretta comparazione degli interessi in asservimento a quelli del privato, integra di per sé la condotta omissiva presa in esame dall’art. 319 c.p.

Cassazione penale sez. VI, 31/10/2018, n.17972

Ha rilevanza il fatto che il funzionario corrotto resti ignoto?

Ai fini dell’integrazione del reato di corruzione non ha rilevanza il fatto che il funzionario corrotto resti ignoto, quando non sussistono dubbi in ordine all’effettivo concorso di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio nella realizzazione del fatto, non occorrendo che il medesimo sia o meno conosciuto o nominativamente identificato.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. III, 02/10/2018, n.3957

Istigazione alla corruzione

In materia di reato di istigazione alla corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio (art. 322, comma 2, c.p.), il reato si configura con la semplice condotta dell’offerta o della promessa di danaro o di altra utilità, purché seria, potenzialmente e funzionalmente idonea ad indurre il destinatario a compiere un atto contrario ai doveri di ufficio, tale da determinare una rilevante probabilità di causare un turbamento psichico nel pubblico ufficiale, sì che sorga il pericolo che egli accetti l’offerta o la promessa; l’idoneità della condotta va valutata con un giudizio “ex ante” che tenga conto dell’entità del compenso, delle qualità personali del destinatario e della sua posizione economica e di ogni altra connotazione del caso concreto, con esclusione del reato soltanto se manchi la idoneità potenziale dell’offerta o della promessa a conseguire lo scopo perseguito dall’autore per l’evidente quanto assoluta impossibilità del pubblico ufficiale di tenere il comportamento illecito richiestogli.

Cassazione penale sez. VI, 19/09/2018, n.46015

Mancata identificazione del funzionario corrotto

Ai fini dell’integrazione del delitto di corruzione non ha rilevanza il fatto che il funzionario corrotto resti ignoto, quando non sussistono dubbi in ordine all’effettivo concorso di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio nella realizzazione del fatto, non occorrendo che il medesimo sia o meno conosciuto o nominativamente identificato.

(Fattispecie in cui la Corte ha precisato che l’omessa indicazione nel capo di imputazione del funzionario corrotto non avesse determinato alcuna lesione del diritto di difesa per l’imputato, atteso che nel corso dell’istruttoria dibattimentale l’identità del pubblico agente era stata pacificamente accertata).

Cassazione penale sez. VI, 17/04/2018, n.34929

Dazione indebita rivolta al pubblico ufficiale

Il reato di corruzione per l’esercizio della funzione di cui all’articolo 318 del Cp è ravvisabile anche solo in presenza di un mero accordo avente a oggetto l’indebita negoziazione della funzione pubblica (o del pubblico servizio), e a prescindere dall’esecuzione di specifici atti o attività, ma in ogni caso, quand’anche la contestazione avesse come termine di riferimento l’esecuzione di specifici atti o di specifiche attività, questo non implica alcuna valutazione di tali atti o attività in termini di “contrarietà” ai doveri di ufficio e, quindi, non presuppone alcun sindacato sul contenuto degli stessi.

Ciò perché la fattispecie di cui all’articolo 318 del Cp si distingue da quella di corruzione di cui all’articolo 319 del Cp, perché è quest’ultima che sanziona la corruzione per atto “contrario” ai doveri di ufficio: solo quest’ultima figura delittuosa, quindi, richiede un sindacato riguardante il contenuto dell’atto, mentre l’ipotesi prevista dall’articolo 318 del Cp non prevede tale sindacato, essendo costruita sul presupposto che la dazione o promessa di dazione indebita rivolta al pubblico ufficiale (o incaricato di pubblico servizio) abbia a oggetto l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri.

Cassazione penale sez. VI, 06/06/2017, n.36769

Qualifica di pubblico ufficiale

I soggetti inseriti nella struttura organizzativa e lavorativa di una società per azioni possono essere considerati pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, quando l’attività della società medesima sia disciplinata da una normativa pubblicistica e persegua finalità pubbliche, pur se con gli strumenti privatistici.

Ne deriva che il funzionario della Consip Spa, quand’anche non competente in materia di gestione delle gare essendo semplicemente incaricato per tutte le attività a valle delle convenzioni e dei relativi procedimenti di evidenza pubblica (ossia con riferimento non solo alla gestione dei rapporti con le pubbliche amministrazioni aderenti, ma anche allo studio ed aggiornamento di specifiche clausole tecniche da inserire in futuri capitolati) deve comunque essere qualificato come pubblico ufficiale per le ragioni anzidette (fattispecie in tema di corruzione).

Cassazione penale sez. VI, 13/06/2017, n.36874

Corruzione propria: l’avvenuta dazione di denaro o altra utilità

Ai fini dell’accertamento del delitto di corruzione propria, nell’ipotesi in cui risulti provata la dazione di denaro o di altra utilità in favore del pubblico ufficiale, è necessario dimostrare che il compimento dell’atto contrario ai doveri d’ufficio sia stato la causa della prestazione dell’utilità e della sia accettazione da parte del pubblico ufficiale, non essendo sufficiente a tal fine la mera circostanza dell’avvenuta dazione (in motivazione, la Corte ha chiarito, da un lato, che l’elemento costituito dalla prova dell’avvenuta dazione è ancor meno significativo quando l’erogazione risulta contabilizzata, giustificata e perfettamente documentata; e, dall’altro, comunque, che la prova della dazione ben può costituire un indizio, sul piano logico, ma non anche, sa solo, la prova della finalizzazione della stessa al comportamento antidoveroso del pubblico ufficiale, cosicché è necessario valutare tale elemento unitamente alle altre circostanze di fatto acquisite al processo, in applicazione della previsione di cui all’articolo 192, comma 2, del Cpp, secondo cui l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti).

Cassazione penale sez. VI, 22/06/2017, n.41768



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