Pensioni garanzia giovani: si parte dall’assegno di 780 euro

3 Febbraio 2020
Pensioni garanzia giovani: si parte dall’assegno di 780 euro

Nell’incontro tra Governo e sindacati c’è intesa su una soglia minima non inferiore a 780 euro, per chi ha iniziato a lavorare dal 1996. Resta il nodo coperture.

Una pensione contributiva di garanzia per chi ha iniziato a lavorare nel 1996 che preveda una soglia minima non inferiore ai 780 euro al mese ma da far crescere in proporzione al numero di anni lavorati. È il segretario generale aggiunto Cisl, Luigi Sbarra, ad abbozzare – nel corso dell’incontro al ministero del Lavoro sulle pensioni di garanzie per i giovani – i requisiti con cui disegnare un ombrello di protezione previdenziale per i giovani precari e discontinui.

La proposta punta a far ottenere una pensione di garanzia per quei giovani entrati nel mondo del lavoro a partire dal ’96 e quindi con un assegno che sarà calcato interamente sull’ammontare dei contributi versati ma con carriere discontinue e precarie. Oggi, per come ci informa la nostra agenzia stampa Adnkronos, i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil incassano un’apertura del Governo su questa ipotesi, al termine del primo round tecnico al ministero del Lavoro in vista della riscrittura della riforma delle pensioni con cui archiviare la legge Fornero.

In serata arriva la conferma dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, che scrive così su Facebook: “Oggi al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali abbiamo avviato il primo dei cinque tavoli di confronto con i sindacati sulla riforma delle pensioni. Ho voluto partire dai giovani, e ringrazio le parti sociali per aver condiviso appieno questa mia decisione, perché è arrivato il momento di intervenire per permettere loro di avere un domani una pensione dignitosa”.

“Quella a cui stiamo pensando, e che costruiremo anche attraverso il dialogo con i sindacati, è una misura grazie alla quale ragazzi con carriere discontinue possano ottenere coperture di eventuali ‘buchi‘ contributivi. Una pensione di garanzia, così com’è stata definita nel programma di Governo” spiega.

Un ‘risultato politico importante’, commentano all’unisono i tre sindacati. “Il governo ha riconosciuto la richiesta unitaria circa la necessità di una pensione contributiva di garanzia“, osserva Sbarra.

Un incontro ovviamente interlocutorio quello di oggi che ha dato la parola essenzialmente ai sindacati mentre il ministero del Lavoro, attraverso la Commissione di esperti nominata dal ministro Nunzia Catalfo ha rinviato al prossimo round una risposta più compiuta alle richieste di Cgil, Cisl e Uil.

Non sono ancora chiare, infatti, le risorse a disposizione per finanziare l’intervento a tutela dei giovani lavoratori. Questa mancanza di una indicazione economica rende più difficile il confronto: “il Mef deve uscire dalla logica che prima si definiscono le proposte e solo dopo si cercano le risorse. Per noi vale il contrario, non si fanno le nozze con i fichi secchi e siamo anche disposti ad accordi su più finanziarie basta che chiariscano quanti soldi sono disposti a mettere sulle pensioni di garanzia per i giovani”, spiega al termine il leader Uil, Carmelo Barbagallo.

Per questo, aggiunge il segretario Cisl Luigi Sbarra, “è fondamentale che il Governo indichi quali sono le linee di indirizzo e quante risorse intende mettere in campo”. “Non si tratta di fare assistenza, ma di riconoscere adeguatezza a un sistema pensionistico per i giovani che valorizzi e riconosca anche i periodi di discontinuità lavorativa, la disoccupazione involontaria, gli sforzi attivi di formazione e riqualificazione, le fasi di bassa retribuzione, l’impegno per il lavoro di cura rivolto alle famiglie e verso le persone non autosufficienti in considerazione dell’esigenza di riconoscere previdenzialmente anche il lavoro di cura”.

“Nessun intento assistenzialista – spiega Ghiselli dalla Cgil – come dimostra il forte aggancio della proposta al mercato del lavoro e al fatto che l’assegno sarà determinato anche dall’età in cui si sceglierà di andare in pensione. E anche se la discussione è rimasta ancora sul piano generale il Governo e l’Inps si sono impegnati a fare delle simulazioni” prosegue la Cgil, che ricorda come la pensione di garanzia giovani sia legata a doppio giro anche alla rimodulazione necessaria delle attuali soglie di reddito previste per chi ha iniziato a lavorare dopo il 96, per poter accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata (1,5 volte l’assegno sociale la prima e 2,8 volte per la seconda).



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