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Pensione quota 100: contributi per lavoro all’estero

4 Febbraio 2020 | Autore:
Pensione quota 100: contributi per lavoro all’estero

Il requisito contributivo per la pensione anticipata con opzione quota 100 si può conseguire anche grazie agli anni di lavoro svolto all’estero?

Sei iscritto all’Inps, ma hai lavorato per parecchi anni all’estero? Sei abbastanza sicuro di riuscire ad ottenere i 38 anni di contributi richiesti per la nuova pensione quota 100 grazie alla contribuzione accreditata per le attività svolte al di fuori dell’Italia? Vuoi sapere se i contributi accreditati all’estero sono utili ai fini della quota 100?

L’Inps, con una nota circolare [1], ha chiarito che sono presenti, tra le varie tipologie di accrediti utili per la pensione quota 100, contributi per lavoro all’estero, oltreché contributi da riscatto, ricongiunzione, volontari e figurativi.

In relazione ai contributi figurativi, però, per il diritto alla quota 100 è necessaria una precisazione: oltre al requisito contributivo minimo di 38 anni, difatti, per conseguire il trattamento è necessario, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, il possesso di 35 anni di contribuzione utili all’anzianità, ossia “al netto” di eventuali periodi di disoccupazione indennizzata e di malattia/infortunio [2].

Tornando alla possibilità di totalizzare la contribuzione estera ai fini della quota 100, è necessario controllare che i contributi accreditati in Italia presso le gestioni amministrate dall’Inps, sommati ai contributi accreditati all’estero, con esclusione di eventuali periodi coincidenti, siano almeno pari a 38 anni.

Inoltre, bisogna verificare che i contributi esteri risultino accreditati presso una gestione di previdenza obbligatoria di uno Stato che abbia sottoscritto con l’Italia una convenzione in materia di sicurezza sociale. Vediamo ora in quale misura i contributi esteri sono utili alla pensione.

Calcolo della pensione quota 100 con contributi accreditati all’estero

Gli anni di lavoro all’estero, cumulabili per maturare il requisito richiesto per la pensione quota 100, sono considerati figurativamente ai fini della misura del trattamento: la pensione italiana viene infatti liquidata sulla base dei contributi versati in Italia, ossia commisurata ai contributi effettivamente versati in Italia, attraverso il meccanismo del cosiddetto pro-rata.

Nello specifico, se il conseguimento del diritto a pensione avviene esclusivamente con la totalizzazione dei periodi esteri, e non con la sola valutazione dei periodi nazionali, la quantificazione dell’importo di pensione deve essere effettuata con la tecnica seguente, detta pro-rata:

  • deve essere prima calcolato un importo teorico di pensione, prendendo alla base del calcolo tutti i periodi di contribuzione, nazionali ed esteri;
  • successivamente, deve essere determinato l’importo effettivo di pensione da porre in pagamento, calcolato riducendo l’importo teorico in relazione al rapporto tra i periodi contribuiti nazionali ed il totale di tutti i periodi contribuiti [3];
  • in altri termini, per il calcolo del pro-rata italiano, l’ammontare teorico della pensione, determinato secondo il sistema di calcolo retributivo, misto o contributivo, deve essere ridotto in modo proporzionale al rapporto (cosiddetto coefficiente di riduzione) tra la durata totale dei periodi di assicurazione accreditati in Italia e la durata totale dei periodi assicurativi, compresi quelli accreditati all’estero.

È, inoltre, necessario applicare, nel calcolo pro-rata, due principi tipici della totalizzazione internazionale:

  • i periodi di assicurazione accreditati in ciascuno degli Stati contraenti possono essere totalizzati a condizione che non si sovrappongano (i periodi che si sovrappongono ad altri periodi devono essere calcolati solo una volta);
  • la totalizzazione può riguardare anche periodi che siano già stati utilizzati per la liquidazione di una prestazione a carico della legislazione dello Stato in cui sono maturati.

Contributi esteri: servono per ottenere la quota 100?

Tornando alla pensione quota 100, l’utilità dei contributi versati all’estero ai fini di questo trattamento è stata confermata dall’Inps, con una recente circolare [4].

La totalizzazione estera ai fini del conseguimento della quota 100 può anche applicarsi nel caso in cui, in Italia, l’interessato possieda contributi accreditati presso diverse gestioni previdenziali, che vengono valorizzate tramite il cumulo dei periodi assicurativi [5]. Sono esclusi dal cumulo per quota 100 i contributi accreditati presso le gestioni di previdenza dei liberi professionisti.

La quota 100 è accessibile anche se il lavoratore possiede già una pensione estera, mentre non è accessibile se l’interessato svolge un’attività lavorativa subordinata, in Italia o all’estero: ai fini della liquidazione della pensione è difatti richiesta la cessazione dell’attività di lavoro dipendente.

Infine, la pensione quota 100 non può essere cumulata con i redditi di lavoro, anche se svolto all’estero, esclusi i redditi derivanti dal lavoro autonomo occasionale, nei limiti di 5mila euro di compensi lordi annui (sono escluse anche particolari tipologie reddituali elencate dall’Inps [4]).


note

[1] Circ. Inps 117/2019.

[2] Circ. Inps 10/2019 e 11/2019.

[3] Art. 52, par. 1, lett. b, Reg. CE 883/2004.

[4] Inps, Corc. 117/2019.

[5] Art. 14, Co. 2, Dl 4/2019.


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