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Cosa rischio se non faccio il 730?

26 Febbraio 2020 | Autore: Marina Moretti
Cosa rischio se non faccio il 730?

Omessa dichiarazione dei redditi: sanzioni e rimedi.

Tutte le persone che percepiscono dei redditi, ad esempio da lavoro dipendente, devono pagare le tasse e contribuire alla spesa pubblica. Ecco perché ogni anno occorre presentare la dichiarazione dei redditi e compilare il modello 730. Tuttavia, sono moltissimi i contribuenti che non rispettano questo appuntamento con il fisco oppure presentano la dichiarazione oltre la scadenza prevista.
Ma esattamente cosa rischio se non faccio il 730? In questo articolo ti spiego a quali sanzioni andrai incontro.

Cos’è il 730?

Il 730 è il modulo fiscale utilizzato da lavoratori dipendenti e pensionati per la dichiarazione dei redditi:

  • da lavoro dipendente e assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • dei terreni e dei fabbricati;
  • di capitale (ad esempio i proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti);
  • di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la Partita Iva;
  • assoggettabili a tassazione separata;
  • altri redditi (ad esempio, il reddito di un terreno situato all’estero).

Grazie al 730, il contribuente ottiene il rimborso direttamente in busta paga o nella rata della pensione; se, invece, risultano degli importi da pagare, gli verrano trattenuti direttamente dalla retribuzione oppure dalla pensione.

Modello 730: precompilato o cartaceo?

Dal 2016, i contribuenti hanno la possibilità di presentare il 730 precompilato, vale a dire il modello contenente i dati già raccolti ed elaborati dal fisco. Scegliendo questa modalità, il contribuente dovrà verificare solamente la correttezza e la completezza dei dati e, ove necessario, provvedere alla rettifica inserendo ulteriori informazioni.

In ogni caso, il contribuente ha sempre la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie, cioè il modello cartaceo.

I contribuenti possono presentare il modello 730:

  • ad un centro di assistenza fiscale (CAF);
  • ad un professionista abilitato (ad esempio, un consulente del lavoro oppure un commercialista);
  • al proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico).

I soggetti esonerati dalla presentazione del 730

Non sono tenuti alla compilazione del modello 730 coloro che possiedono esclusivamente redditi da:

  • abitazione principale;
  • lavoro dipendente o pensione;
  • lavoro dipendente o pensione con abitazione principale;
  • rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • alcuni redditi esenti (ad esempio, pensioni di guerra).

Inoltre, devono presentare il Modello Redditi (ex Modello Unico) e non il 730, tutti i contribuenti che nell’anno di imposta hanno posseduto:

  • redditi d’impresa;
  • redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita IVA;
  • redditi diversi (ad es. quelli derivanti dalla cessione totale o parziale di un’azienda).

Modello 730: entro quando deve essere presentato?

Per la presentazione del modello 730, il contribuente deve rispettare scadenze ben precise, altrimenti rischia di incorrere in sanzioni amministrative e penali.

Il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi è:

  • il 7 luglio 2020 in caso di presentazione del 730 al proprio sostituto d’imposta;
  • il 23 luglio 2020 per coloro che presentano il 730 al Caf o al professionista abilitato;
  • il 23 luglio 2020 per i contribuenti che utilizzano la dichiarazione precompilata online.

Attenzione: qualora i suddetti termini scadano di sabato o di domenica (oppure in un qualunque giorno festivo) sono prorogati automaticamente al primo giorno feriale successivo.
Puoi comunque tenere sotto controllo le scadenze fiscali direttamente sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate oppure sentire il tuo consulente di fiducia per assicurarti il rispetto dei termini.

Quale documentazione occorre per il 730?

Se per la compilazione del 730 ti rivolgi al Caf oppure al professionista abilitato, dovrai presentare la documentazione che attesti la verità dei dati che andranno poi riportati nella dichiarazione dei redditi. In particolare, occorre:

  • la Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico (CUD) attestanti le ritenute;
  • le fatture, ricevute, scontrini che attestino le spese da detrarre;
  • altra documentazione per il riconoscimento delle spese deducibili o detraibili;
  • la ricevuta dei bonifici bancari o postali con cui sono state pagate le opere di ristrutturazione e recupero del patrimonio edilizio;
  • gli attestati di versamento di acconti d’imposta del contribuente eseguiti con modello F24.

Tutta questa documentazione deve essere conservata per eventuali accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione.

Cosa rischio se non faccio il 730?

Il contribuente che nonostante l’obbligo di legge non presenti il modello 730 o il modello Unico (utilizzato dai titolari di partita IVA) entro il termine previsto (oppure dopo 90 giorni dalla scadenza) commette un’irregolarità, meglio conosciuta come omessa dichiarazione dei redditi. Si tratta di un illecito tributario che comporta le seguenti sanzioni:

  • da 250 euro a 1000 euro, se non sono dovute imposte. Se la dichiarazione dei redditi viene presentata entro l’anno successivo si applicherà una sanzione più bassa compresa da 150 a 500 euro;
  • dal 120% al 240% delle imposte dovute, con importo minimo di 250 euro. In caso di redditi prodotti all’estero, la sanzione è aumentata di 1/3. Se il contribuente presenta la dichiarazione entro il termine del periodo d’imposta successivo è prevista una riduzione compresa tra il 60% ed il 120% delle imposte, con un importo minimo pari a 200 euro.

Per imposta dovuta si intende la differenza tra l’imposta accertata e quella versata a qualsiasi titolo.
Ne consegue che le suddette sanzioni si applicano sia nel caso in cui il contribuente non presenti al fisco la dichiarazione dei redditi entro il termine stabilito dalla legge sia quando lo presenti dopo 90 giorni dalla scadenza. In entrambi i casi, infatti, la dichiarazione si considera omessa.
Inoltre, dovrai pagare anche gli interessi legali sull’imposta dovuta, calcolati dalla scadenza della presentazione al giorno dell’effettivo pagamento.

L’omessa dichiarazione dei redditi costituisce anche un reato nel momento in cui si superi la soglia di 50.000 euro di imposte evase (soglia che in passato era pari a 30.000 euro). La condotta in questione viene punita con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni. In tal caso, si svolgerà un processo penale tra il  contribuente e l’amministrazione fiscale ove quest’ultima dovrà dimostrare la coscienza e volontà del contribuente di non pagare le imposte dovute al fisco.

Il contribuente ha comunque la possibilità di chiedere, ad esempio, il patteggiamento ed ottenere uno sconto di pena. L’accesso a questo rito speciale, però, è subordinato al pagamento di tutte le imposte dovute e le relative sanzioni.

Può capitare, altresì, che la colpa dell’omessa dichiarazione sia dovuta al tuo commercialista per non aver trasmesso in tempo la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate. In tal caso, devi dimostrare ad esempio di aver consegnato al professionista tutta la documentazione necessaria per la compilazione del modello 730. Se riesci a dimostrare la colpa del commercialista, sarai tenuto solo al pagamento dell’imposta e non degli interessi e delle sanzioni.

Omessa dichiarazione: ravvedimento operoso

Il contribuente che ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi ha la possibilità di sanare la sua posizione grazie al ravvedimento operoso. In altre parole, il fisco ti permette di pagare le tasse in ritardo con sanzioni ridotte.

Il ravvedimento operoso è consentito solo se il contribuente regolarizza la sua posizione entro 90 giorni dalla scadenza della presentazione della dichiarazione dei redditi. In tal caso dovrà comunque pagare una sanzione pari a 1/10 e presentare, ovviamente, la dichiarazione (c.d. dichiarazione tardiva).

Omessa dichiarazione: accertamento e prescrizione

L’Agenzia delle Entrate effettua controlli incrociati periodici per verificare che tutti i contribuenti obbligati paghino le tasse. Durante la procedura di controllo – c.d. accertamento – l’ente di riscossione può effettuare ispezioni o richiedere al contribuente tutta la documentazione necessaria.

Devi sapere, però, che trascorso un certo periodo di tempo – pari a 5 anni – l’omessa dichiarazione è prescritta, vale a dire che il fisco non potrà più pretendere quanto dovuto. In buona sostanza, le cartelle di pagamento devono essere notificate al contribuente entro il 31 dicembre del quinto anno a partire da quello in cui la dichiarazione andava presentata. Ad esempio: se nel 2019 non hai presentato la dichiarazione dei redditi percepiti nel 2018, il fisco potrà rivendicare quanto gli spetta fino al 2024. Tutte le cartelle notificate al contribuente dopo questa data saranno nulle.

Dichiarazione infedele o fraudolenta

Frequentemente, accade che nella compilazione del 730 si indichino redditi falsi oppure non veritieri (ad esempio hai riportato dei redditi più bassi rispetto a quelli effettivamente percepiti). Questo comportamento costituisce il reato di dichiarazione infedele, punito dal Codice penale con la reclusione da 1 a 3 anni, a condizione che:

  • le imposte evase siano di importo superiore a 150.000 euro;
  • l’importo complessivo dei redditi non dichiarati superi i 3 milioni di euro.

Al di sotto delle suddette soglie, la dichiarazione infedele non costituisce reato (e quindi non comporta la reclusione), ma rimane comunque soggetta al pagamento di una sanzione amministrativa compresa tra il 90% e il 180% della maggiore imposta dovuta (vale a dire quella che avresti dovuto pagare dichiarando i redditi effettivamente percepiti).

Invece, se nella dichiarazione dei redditi utilizzi fatture o documenti che giustificano operazioni inesistenti allora rischi di incorrere nel reato di dichiarazione fraudolenta.

Il reato, tuttavia, si configura esclusivamente quando:

  • l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore a 30.000 euro;
  • i redditi non dichiarati superano il 5% del totale o comunque 1,5 milioni di euro.


Di Marina Moretti


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