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Conti correnti: la trappola per far pagare di più i correntisti

4 Febbraio 2020 | Autore:
Conti correnti: la trappola per far pagare di più i correntisti

Le banche scaricano sui clienti i costi dei tassi negativi: così aumentano i costi della liquidità depositata sul conto, anche per i piccoli depositi. Poche le vie d’uscita.

I conti correnti stanno diventando sempre più cari: è la trappola dei tassi negativi, con la quale le banche scaricano sui propri clienti i costi del denaro che prendono in prestito dalla Bce. Sembra assurdo che siano i correntisti a dover pagare la banca per tenere i soldi depositati, ma ormai è una realtà: il fenomeno che avevamo anticipato a dicembre scorso, secondo cui le banche ribaltano sui clienti i costi, si sta estendendo a parecchi istituti di credito al punto che chi ancora non lo fa rappresenta l’eccezione e non più la regola.

Così adesso anche la liquidità diventa un costo, se si lascia parcheggiata in deposito sul conto. Secondo una recente indagine di SosTariffe.it di recente hanno iniziato ad aumentare anche i conti correnti online, che finora avevano sempre avuto spese di tenuta e di gestione molto più contenute rispetto a quelli tradizionali: nel 2019 l’aumento registrato è stato pari al 29% rispetto all’anno precedente e «a incidere maggiormente sul rincaro sono il canone annuo, i bonifici e i prelievi allo sportello».

Non sfuggono quindi a questa tendenza neppure le banche online, quelle che fino a poco tempo fa proponevano conti totalmente gratis: ad esempio Fineco Bank, una delle più note e da molti anni attiva proprio nei canali di operatività via internet, ha improvvisamente operato una “modifica unilaterale del contratto” che fa balzare il costo annuo da zero a 47 euro. Per recuperare almeno in parte questa nuova spesa, sono previste riduzioni per chi compie molte operazioni di trading nel mese; ma intanto è venuto meno uno dei cavalli di battaglia dell’istituto, quello del conto a zero spese, e anche i competitor del settore, come Che Banca!, si stanno orientando nella stessa maniera.

Nello stesso tempo sono aumentati in maniera analoga anche i prodotti offerti dalle banche classiche: qui l’aumento è + 27% in un anno. Per una famiglia media italiana, che ha un normale conto corrente dotato di operatività sia fisica sia online, i rincari hanno portato la spesa annuale ben oltre la soglia dei 100 euro.

Sembra che non ci sia via d’uscita, dunque, specialmente ora che si è rotto l’argine di dover pagare alla banca un vero e proprio tasso di interesse. L’apripista in questa direzione è stato Unicredit, che a ottobre scorso aveva lanciato l’annuncio di applicare i tassi negativi sui depositi bancari, partendo da quelli di ammontare più consistente, inizialmente individuati in oltre il milione di euro per poi scendere gradualmente fino a comprendere quelli da 100.000 euro in su, e tutto questo a partire dal 2020.

Un annuncio singolare, ma l’invito è stato raccolto e adesso quel momento è arrivato: come riporta il quotidiano La Repubblica di oggi, proprio in questi giorni «Unicredit sta introducendo i nuovi tassi negativi: ha informato i clienti tramite il proprio sito della revisione della struttura tariffaria, “in coerenza con le condizioni di mercato” e su tre distinti livelli. Per clientela al minuto non ci saranno tassi negativi, ma il ritocco delle spese su alcune tipologie di conto per importo tra 0,75 e 2,35 euro al mese da gennaio. Per le imprese si procederà con la discussione individuale di modelli di remunerazione, con l’invito a investire la liquidità giacente in modo alternativo (in fondi monetari), e a costo zero. Per i grandi patrimoni, infine, l’effetto dei tassi negativi di sistema “sarà preso in considerazione nella determinazione del prezzo complessivo dei nostri servizi di consulenza”».

Gli altri istituti non stanno a guardare e, ad esempio, il principale competitor di Unicredit per grandezza dell’istituto e per l’ammontare dei depositi, Intesa San Paolo, ha introdotto, dal 1° ottobre scorso, «la facoltà di un onere pari allo 0,033% delle giacenze di conto, applicato come “commissione” richiesta ai clienti nella misura di 33 euro per ogni multiplo di 100 mila euro depositati. L’istituto precisa che la nuova voce di costo “è applicabile solo alle imprese che non ricadano nella definizione di Microimpresa” come da decreto 11/2010, e che per introdurla necessita di “esplicito consenso del cliente”».

Intanto, all’estero, dover pagare per tenere i soldi sul conto corrente è già diventata una consuetudine; ad esempio Allianz Bank applica dal 1* novembre scorso, anche ai correntisti italiani, un canone maggiorato di un euro al mese sui piccoli depositi, quelli con liquidità media al di sotto dei 5 mila euro, che si raddoppia per quelli con giacenza compresa tra i 5 mila ed i 10 mila euro; chi supera anche questa soglia paga 4 euro al mese, cioè 48 euro annui in più rispetto alle normali spese di tenuta conto, anche se l’istituto rende noto che «oltre che ai “costi riferibili alla gestione della liquidità presente sui conti correnti”, le condizioni applicate ai correntisti “dipendono dall’ammontare di tutti gli investimenti che il cliente detiene presso la banca, o sottoscritti per il suo tramite”».

Per sfuggire a questa nuova “tassa occulta sui depositi bancari” le vie d’uscita sono sostanzialmente tre: tenere i soldi sotto il materasso, che è una soluzione ben poco conveniente; esercitare il diritto di recesso quando si riceve dalla banca la lettera con la comunicazione della variazione contrattuale, ma poi bisogna trovare un altro istituto sul quale depositare le somme ed il problema si ripropone in forme analoghe; puntare sugli “impieghi alternativi” alla liquidità, dunque mettendosi nelle mani della stessa banca, che proporrà i suoi prodotti di investimento della liquidità in giacenza sul conto, come i fondi monetari.

Così per sfuggire a un costo se ne dovrà sopportare un altro, quello di gestione del fondo stesso, con commissioni di vario tipo oltre alle spese di tenuta del rapporto titoli. E gli eventuali sconti praticati saranno considerati dei favori speciali offerti al cliente.



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