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La nuova moda al ristorante si chiama doggy bag

4 Febbraio 2020
La nuova moda al ristorante si chiama doggy bag

La usano già 4 italiani su 10 e vogliono trovarla al ristorante per portare a casa gli avanzi dei cibi non consumati: è un diritto previsto dalla legge.

La nuova iniziativa contro gli sprechi alimentari nella ristorazione ha un nome ed è un oggetto utile e pratico: si tratta della la doggy bag, il contenitore per portare via il cibo non consumato ed evitare così che venga buttato. Quasi quattro italiani su dieci (37%) quando escono dal ristorante si portano sempre, spesso o almeno qualche volta a casa gli avanzi con la cosiddetta ‘doggy bag’, un accessorio che sempre più italiani vogliono trovare al ristorante.  E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè, anticipata oggi dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

Il rapporto è stato redatto in vista della ricorrenza della settima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare che si celebra il 5 febbraio. Dall’analisi si evidenzia peraltro che il 18% porta la doggy bag solo raramente mentre il 14% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o si vergogna comunque a richiederla. Infine c’è anche un 21% degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori mentre il resto non li chiede perché non sa che farsene.

Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori è invece un comportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti dove la doggy bag è una prassi consolidata per gli stessi Vip, i personaggi famosi del mondo dello spettacolo. Una abitudine che non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia dove permangono molte resistenze, anche se di fronte a questa nuova esigenza la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc.

In Italia, è in vigore la legge 166/16 sugli sprechi alimentari che “promuove l’utilizzo, da parte degli operatori nel settore della ristorazione, di contenitori riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l’asporto degli avanzi di cibo“.

Nonostante la maggiore attenzione il problema, conclude la Coldiretti, lo spreco di prodotti alimentari resta però rilevante con ogni famiglia italiana che getta nella spazzatura cibo per un valore di 4,91 euro alla settimana, per un totale di 6,5 miliardi che sale notevolmente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione secondo il Rapporto 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di last minute market che segnala peraltro una riduzione del 25% dello spreco domestico rispetto all’anno precedente.


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