Lavoro grigio: una proposta per farlo emergere

4 Febbraio 2020
Lavoro grigio: una proposta per farlo emergere

Per contrastare il fenomeno del lavoro grigio bisogna introdurre incentivi e integrazioni salariali nel lavoro domestico, propone l’ex presidente Inps Tito Boeri.

Il lavoro grigio, la situazione di chi viene assunto in maniera formalmente regolare ma in realtà svolge mansioni diverse da quello stabilito in contratto oppure presta la sua attività per un tempo superiore (percependo una parte della retribuzione fuori busta paga), è un fenomeno illegale e pericoloso sia per la tutela dei diritti del lavoratore sia per il mancato versamento dei contributi previdenziali e assicurativi.

Da tempo si pensa ai modi per far emergere un fenomeno tanto diffuso nella pratica quanto difficile da accertare attraverso i controlli. Oggi ,arriva una nuova proposta dall’ex presidente Inps, Tito Boeri, che, per come ci informa la nostra agenzia stampa Adnkronos, ha espresso le sue considerazioni in un intervista al quotidiano La Repubblica.

“Per far emergere il grigio bisogna ripensare al trattamento fiscale del lavoro domestico. È un lavoro alle dipendenze sui generis , in cui gli orari di lavoro possono essere variati molto facilmente. Non è un caso che le assenze per malattia siano a carico dei lavoratori e non prevedano il versamento di contributi figurativi, che i licenziamenti anche da contratti a tempo indeterminato non siano coperti dai regimi di protezione dell’impiego (c’è solo un preavviso obbligatorio) e ancora che tutte le proposte di introduzione di un salario minimo in Italia escludano questa categoria”.

Secondo Boeri, “una strada da perseguire è quella di introdurre degli espliciti incentivi a dichiarare il totale delle ore effettivamente lavorate, con integrazioni salariali (che valgano anche ai fini contributivi, dunque previdenziali) al di sopra della soglia degli 8.000 euro, come nei sussidi condizionati all’ impiego presenti in altri Paesi. Sono questioni, in ogni caso, che la fase due del Conte II non può più permettersi di ignorare perché riguardano milioni di famiglie italiane”, conclude l’ex presidente Inps.



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