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Salvini: il Tribunale dei ministri chiede un nuovo processo

4 Febbraio 2020
Salvini: il Tribunale dei ministri chiede un nuovo processo

Contro l’ex ministro dell’Interno le accuse di sequestro di persona ed omissione di atti d’ufficio per non aver consentito lo sbarco della nave migranti Open Arms.

Nuova richiesta di autorizzazione a procedere inviata oggi al Senato dal tribunale dei ministri di Palermo nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: la vicenda riguarda la mancata autorizzazione allo sbarco della nave migranti Open Arms, nell’agosto 2019, e i reati ipotizzati sono quelli di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio.

Nella dura richiesta, il cui contenuto è riportato dall’agenzia stampa Adnkronos, i magistrati scrivono che Salvini “era pienamente consapevole di come il proprio rifiuto di concedere alla Open Arms un Pos (porto sicuro ndr) sulle coste italiane incidesse, comprimendoli, sugli interessi e i diritti fondamentali delle persone soccorse”.

Per il tribunale dei ministri,  Matteo Salvini deve andare a processo “per avere, nella sua qualità di ministro dell’Interno pro-tempore, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 107 migranti di varie nazionalità giunti in prossimità delle coste di Lampedusa nella notte tra il 14 ed il 15 agosto 2019″. “In particolare, in violazione di convenzioni internazionali e di norme interne in materia di soccorso in mare e di tutela dei diritti umani ometteva, senza giustificato motivo, di esitare positivamente le richieste di POS (place of safety, porto sicuro) inoltrate al suo Ufficio di Gabinetto da Imrcc (Italian Maritime Rescue Coordination Centre) in data 14, 15 e 16 agosto 2019, così provocando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale dei predetti migranti, costringendoli a rimanere a bordo della nave per un tempo giuridicamente apprezzabile, precisamente, dalla notte tra il 14 ed il 15 agosto 2019 sino al 18 agosto 2019″, scrivono le tre giudici nella richiesta inviata al Senato.

“Fatto aggravato per essere stato commesso da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”, dicono le giudici in riferimento ai minori a bordo.

Erano 164 i migranti a bordo nell’agosto scorso, di cui 27 minori non accompagnati. Fu il Procuratore di Agrigento Patronaggio a ordinare lo sbarco per una emergenza sanitaria a bordo, ed era stato il medesimo Procuratore agrigentino a iscrivere nel registro degli indagati Salvini; in seguito l’inchiesta passò per competenza a Palermo. Ora, ad avviso del tribunale dei ministri, “vennero costretti forzatamente a rimanere a bordo per 6 giorni, dal 14 sino al 20 agosto, data in cui ne venne autorizzato lo sbarco”.

Nelle motivazioni della richiesta, si legge che “La condotta omissiva ascritta agli indagati, consistita nella mancata indicazione di un Pos (porto sicuro ndr) alla motonave Open Arms, è illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, più in generale, la tutela della vita umana, universalmente riconosciuti come ius cogens”.

“Va anzitutto evidenziato l’indiscutibile ruolo di primo piano svolto e, per certi versi, rivendicato dal Ministro Salvini” nella vicenda sulla nave Open Arms, prosegue il Tribunale dei ministri. “Sin da quando, apprendendo dell’intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, coerentemente con la politica inaugurata all’inizio del 2019, adottava nei confronti di Open Arms, d’intesa con i ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto interdittivo dell’ingresso o del transito in acque territoriali italiane, qualificando l’evento come episodio di immigrazione clandestina, a dispetto del riferimento alla situazione di distress del natante su cui i soggetti recuperati stavano viaggiando”.

“Il reato di sequestro di persona” contestato dal tribunale dei ministri di Palermo “risulta aggravato dal fatto che la condotta è stata commessa da parte di pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni”, scrivono i giudici. “Non è infatti dubitabile che l’indicazione del Pos (porto sicuro ndr) o il suo diniego – era atto rimesso al ministro dell’Interno che avrebbe dovuto emetterlo quale pubblico ufficiale nell’esercizio di una funzione amministrativa, e che lo stesso ha abusato di tali poteri sviando la funzione esercitata dal risultato per il cui conseguimento essa era normativamente riconosciuta (emissione dell’atto conclusivo di un evento SAR, in funzione di tutela della vita in mare, secondo quanto prescritto dalla normativa nazionale e sovranazionale più volte ricordata) verso finalità ad esso estranee, quale la difesa dei confini, con prioritario accento sulla tutela della sovranità dello Stato, in violazione della citata normativa”.

“Il prolungamento della permanenza a bordo della Open Arms delle persone recuperate nelle tre operazioni di soccorso si poneva come ulteriormente lesivo della salute (individuale e collettiva, fisica e psichica) di tutte le persone a bordo, compresi i membri dell’equipaggio, che si trovavano impegnati a gestire una situazione complicata e segnata da un aggravarsi dei motivi di tensione, che metteva a dura prova la loro salute psicofisica, oltre a rappresentare un concreto pericolo per la sicurezza“.

Invece, “Non risultano utilmente invocabili generiche e non comprovate ragioni di tutela della sicurezza pubblica“sulla nave Open Arms con a bordo 163 persone salvate in tre diversi soccorsi nell’agosto 2019, osserva il Tribunale. “Nonostante gli accessi a bordo di autorità italiane, infatti, nessuna di esse ha mai evidenziato alcun indizio di peculiari e concrete condizioni oggettive (come, ad esempio, la presenza di esplosivi o armi a spiccata potenzialità offensiva) o soggettive di pericolo conseguente allo sbarco sul territorio italiano delle persone a bordo”,


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