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Assegnazione casa coniugale: non sempre segue l’affidamento dei figli


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2013



Non necessariamente la casa familiare va assegnata al coniuge presso cui siano collocati i figli.

 

È noto a tutti che, in caso di separazione dei coniugi, la casa coniugale spetta al genitore convivente con i figli. Questa regola generale, però, può subire delle eccezioni.

La Corte d’Appello di Venezia [1], a riguardo, ricorda che la legge [2] stabilisce solo un principio di carattere generale: la scelta su quale dei due coniugi debba ottenere la casa familiare va fatta tenendo conto, in via prioritaria, dell’interesse della prole. Il che vuol dire che l’abitazione viene, poi, materialmente assegnata a colui con il quale convivono i figli.

Ma, dall’altro lato, se l’interesse della prole non è più prioritario, è possibile una deroga al principio generale. Infatti, se vi sono particolari situazioni che appaiano più importanti rispetto all’esigenza del minore di non essere allontanato dalla casa (ad esempio, quelle legate ai problemi di salute di un familiare), allora il giudice può assegnare l’abitazione all’altro coniuge con cui non vivono coi figli.

A decidere quando si possa derogare il principio generale è, ovviamente, il giudice, e lo fa caso per caso.

Al giudice è data, dunque, la possibilità, di prendere in considerazione anche altri interessi, come quelli del coniuge cui non siano affidati i figli, nell’ipotesi in cui egli li ritenga più meritevoli di tutela rispetto a quelli della prole. Si pensi, ad esempio, alla presenza in casa di un altro familiare portatore di handicap.

 

La vicenda

Nel caso preso in esame dalla Corte, ad esempio, il coniuge non affidatario era completamente cieco e si avvaleva, per il proprio accompagnamento, di un cane.

L’allontanamento dell’uomo dalla casa coniugale, peraltro di sua proprietà da prima del matrimonio, avrebbe di certo creato, sia a lui che al cane, sicuri problemi legati alla necessità di riadattarsi al nuovo contesto abitativo. Pertanto, la Corte ha deciso di assegnare l’abitazione all’uomo anziché alla moglie affidataria della figlia minore.

In caso di separazione dei coniugi, se il giudice ritenga che vadano considerati, rispetto a quello del minore a rimanere nel proprio ambiente domestico, altri interessi (come quello alla tutela di familiari affetti da qualche patologia), il genitore cui siano affidati i figli potrà non vedersi assegnata la casa coniugale.

note

[1] C. App. Venezia, decreto 6.3.13.

[2] Art. 155 quater cod. civ.

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2 Commenti

  1. è comunque un caso limite e del tutto condivisibile! in genere l’interesse dei figli viene prima dell’interesse dei genitori! in fondo è a loro che viene garantito il diritto di abitazione e di conseguenza al genitore collocatario….
    In questo caso la cecità del padre è di certo un motivo prioritario rispetto alla possibilità maggiore che avrebbero i figli di adattarsi ad altra abitazione.
    Sacrosanto!

  2. se la moglie possiede un immobile libero e di proprietà a chi spetta la casa coniugale intestata solo al marito ed in regime di separazione dei beni?

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