Buoni pasto: tassa occulta del 30%, esercenti verso lo stop

5 Febbraio 2020
Buoni pasto: tassa occulta del 30%, esercenti verso lo stop

Secondo le associazioni di categoria i commercianti perdono il 30% sul valore dei buoni incassati; pronti al blocco dell’accettazione.

Commercianti in rivolta contro il sistema dei buoni pasto, ritenuto ormai “al collasso”: le associazioni di categoria ora minacciano lo stop se non ci saranno interventi del Governo a breve. Il preannunciato “sciopero dei buoni” mediante il blocco dell’accettazione riguarderebbe quasi tre milioni di dipendenti pubblici e privati, i quali potrebbero vedersi negata la possibilità di pagare il pranzo o la spesa con i ticket.

Più che un grido d’allarme è una forte presa di posizione quella lanciata dalle associazioni di categoria che rappresentano le imprese della distribuzione e della ristorazione del nostro Paese: per la prima volta la Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad, Fida e Confesercenti si sono riunite in un tavolo di lavoro congiunto.

La posizione emersa è unitaria: “senza correttivi urgenti, a partire dalla revisione del codice degli appalti nella pubblica amministrazione, la stagione dei buoni pasto potrebbe essere destinata a concludersi presto”. A fare il punto della situazione e illustrare le iniziative in programma, sono stati i rappresentanti delle sei sigle, nel corso di una conferenza stampa sulla quale ci informa la nostra agenzia Adnkronos.

Per le associazioni di categoria, l’attuale sistema “genera una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti”. Questo avviene perché un esercente vende prodotti e servizi per un valore di 8 euro ma ne incassa effettivamente solo 6,18. In pratica, aggiungendo le commissioni alle società emettitrici e gli altri oneri finanziari, i bar, i ristoranti, i supermercati e i centri commerciali si vedono decurtare 3 mila euro ogni 10 mila euro di valore dei buoni pasto incassati.

Tutto ciò – proseguono le associazioni – “è l’effetto delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione, che hanno ormai spinto le commissioni al di sopra del 20%. Il meccanismo adottato da Consip nelle gare di aggiudicazione è infatti “formalmente il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa ma, di fatto proprio per la natura del buono pasto, al massimo ribasso. Nel corso dell’ultima gara aggiudicata a fine 2018, i 15 lotti, dal valore complessivo di 1 miliardo di euro, sono stati assegnati con uno sconto medio del 20% e con picchi al di sopra del 22%”.

Ecco perché i vertici delle sei associazioni di categoria hanno deciso di scrivere al ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro, chiedendo di rivedere l’intero sistema con l’obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera.

“È evidente -sottolineano le associazioni- che lo Stato non può far pagare la propria spending review alle nostre imprese. Così facendo si mette a rischio un sistema che dà un servizio importante a 3 milioni di lavoratori ogni giorno e si mettono in ginocchio decine di migliaia di imprese, tra pubblici esercizi, piccola e grande distribuzione commerciale. Nessuno può dimenticare che il buono pasto è un servizio che già gode di agevolazioni importanti in termini di decontribuzione e defiscalizzazione”.

L’ammontare dei buoni pasto in circolazione è consistente: nel 2019 ne sono stati emessi 500 milioni per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro. E a beneficiarne sono circa 2,8 milioni di lavoratori, di cui 1 milione dipendenti pubblici. Il valore medio di un buono pasto è attualmente di 6,20 euro, in crescita per effetto dell’aumento degli sgravi fiscali sull’elettronico, riconosciuti dall’ultima legge di Bilancio. Negli esercizi convenzionati (bar, ristoranti, gastronomie, esercizi commerciali, Gdo) si spendono, ogni giorno, poco meno di 13 milioni di euro di buoni pasto.

Ma le iniziative non si fermano qui. Il tavolo, da un lato promuove una campagna di comunicazione congiunta che interesserà con un prossimo volantinaggio tutti gli esercizi della ristorazione e della distribuzione commerciale; dall’altro ha deciso di avviare “un’azione di responsabilità nei confronti di Consip per aver ignorato i campanelli d’allarme in merito alla vicenda Qui!Group, azienda leader dei buoni pasto alla pubblica amministrazione che, dopo essere stata dichiarata fallita a settembre 2018, ha lasciato 325 milioni di euro di debiti, di cui circa 200 milioni nei confronti degli esercizi convenzionati”, concludono le organizzazioni di categoria.



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