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Cosa fare con i soldi in banca

6 Febbraio 2020
Cosa fare con i soldi in banca

Come investire i risparmi accumulati sul conto corrente: tutte le scelte per i risparmiatori. 

Dopo aver messo da parte un discreto gruzzoletto, frutto del risparmio di tanti anni, inizi ora a domandarti cosa fare con i soldi in banca. Si aprono, davanti a te, diverse alternative rispetto al semplice parcheggio del denaro sul conto: la sottoscrizione di una polizza vita, un piano integrativo pensionistico, un conto deposito, un investimento in titoli di Stato o in oro. Ciascuna di queste è volta, più che a realizzare un utile, ad evitare che il tuo piccolo tesoretto possa essere svalutato dall’inflazione. 

Prima di parlare con un consulente finanziario o con qualche funzionario della tua stessa banca – che verosimilmente potrebbero spingerti per soluzioni a loro più convenienti – vuoi farti un’idea di come investire i soldi in banca. Ecco allora qualche suggerimento pratico che puoi tenere in considerazione prima di affrontare i consigli di un esperto. 

Perché non lasciare i soldi sul conto corrente?

C’è una sorta di “tassa occulta” sui soldi depositati in banca che si chiama inflazione. Il potere del denaro cala ogni anno, svalutando i risparmi di ciascun correntista. Anche se, di recente, il rischio inflazione è stato ridotto al minimo e non c’è il pericolo di perdere, nel breve periodo, gran parte del capitale, si tratta di un fattore che va sempre tenuto sotto controllo. 

Si tenga peraltro conto che ormai gran parte delle banche non riconosce più alcun rendimento sui depositi in conto; in assenza di tassi di interesse attivi, insomma, il cliente può solo perdere. Quanto? Tutto dipende dal tasso di inflazione annuo. Più aumenta l’inflazione e più aumenta la tassa occulta sui risparmi. E siccome è prevedibile che, nei prossimi anni, l’inflazione tornerà a crescere, aumenterà anche il balzello sui conti correnti. Maggiore povertà per chi non ama spendere. 

Investire sulla casa conviene?

In un periodo dove i tassi di interesse praticati dalle banche sono bassi, acquistare la seconda casa come investimento è tornato di moda. C’è, però, la leva fiscale che non va sottovalutata. Sulla seconda casa, infatti, le imposte sul rogito sono più del doppio rispetto alla prima; in più, c’è da versare l’Imu, le spese di condominio e provvedere alle periodiche manutenzioni. 

Peraltro, non ha senso comprare un immobile se non lo si mette a reddito. E non sempre conviene comprare casa per affittarla: innanzitutto, perché il calo dei prezzi degli affitti (frutto anche della concorrenza) non garantisce lauti guadagni; in secondo luogo, perché il rischio morosità è sempre dietro l’angolo e tutti sanno quanto sia difficile sfrattare un inquilino che non paga il canone. 

Conviene investire sul mattone nelle grandi città e nei pressi delle università per dare l’appartamento in locazione a turisti e studenti universitari. Grazie poi agli affitti brevi e alle app, trovare un conduttore è divenuto più facile. In questo panorama, anche quartieri che un tempo erano considerati periferici ritrovano un appeal, perché per qualche turista non c’è differenza tra dormire a Roma, a Trastevere oppure sulla Tiburtina, se il prezzo da pagare in quest’ultima zona è decisamente più conveniente. 

I titoli di Stato: Bot e Btp

I titoli di Stato sono stati una scommessa vincente nell’ultimo decennio, ma oggi hanno perso appeal. Le politiche monetarie espansive varate in questi anni dalle banche centrali in tutto il mondo hanno fatto crollare i rendimenti ovunque. Il rendimento del BTp a 10 anni è sceso, nella prima parte del 2020, sotto l’1%. 

Quanto ai BoT a 12 mesi, si tratta di titoli che offrono rendimenti negativi. 

L’Italia paga il prezzo della propria instabilità economica e politica; dunque, per rendere più appetibili i propri titoli, è costretta ad alzare i rendimenti, uno dei pochi casi in Europa. In questo contesto di mercato, i BTp, che insieme ai bond greci sono tra i pochi titoli che ancora danno rendimenti accettabili, saranno con ogni probabilità favoriti.

Di certo, l’acquisto dei titoli di Stato italiani non può considerarsi un vero e proprio investimento, ma può servire ad attenuare gli effetti dell’inflazione (seppur non a neutralizzarla del tutto).

Conti deposito

Meglio dei BoT sono i conti di deposito. In Italia, ci sono alcuni conti deposito che offrono un tasso di remunerazione annuo superiore all’1%. Come abbiamo spiegato più dettagliatamente nell’articolo “Conto corrente o conto deposito: dove è meglio tenere i soldi?“, il conto deposito è uno strumento di investimento garantito dal Fondo Interbancario (fino a massino 100mila euro); per cui, anche in caso di fallimento della banca, il risparmiatore non perde nulla. Gli interessi sono sicuramente più vantaggiosi sia del semplice conto che dei titoli di Stato; in più, offrono un rischio pari a zero. Non hanno costi di gestione, si possono aprire online. Ecco perché i conti di deposito, tassi e garanzie alla mano, risultano oggi un’ottima alternativa di investimento per chi non vuole correre sostanziali rischi finanziari e desidera allo stesso tempo ottenere un plusvalore finanziario in un’era magra, in cui le banche tradizionali non remunerano più la liquidità sui conti correnti (anzi hanno iniziato a tassarla indirettamente aumentando canoni e commissioni).

Previdenza complementare e assicurazioni sulla vita 

Uno dei più tradizionali strumenti di investimento sono le polizze vita. Si tratta di un grosso vantaggio soprattutto per le banche che le propongono puntualmente ai propri clienti. 

Ancora più convenienti, per via delle deduzioni fiscali riconosciute attualmente dalla legge, sono i piani individuali pensionistici (Pip): forme cioè di previdenza integrativa che vanno a costituire un capitale da godere con la pensione in forma di rendita mensile. Ne abbiamo parlato in Conviene avere una pensione integrativa? Siccome però sono piani di accumulo, la loro convenienza è legata soprattutto agli anni che separano il risparmiatore dalla pensione: maggiore è la distanza, superiore è il vantaggio economico e la rendita che si può ottenere.

Investire in oro conviene?

L’oro non tramonta mai. Di recente, ha riconquistato la fiducia degli investitori anche per via delle crisi petrolifere che rendono il metallo pregiato ancora un bene-rifugio. In generale, tutte le volte in cui si preannuncia uno scenario di crisi economica globale, l’oro torna a crescere. Ed è questo il caso.


3 Commenti

  1. ….non ci resta che tagliarci le vene.Però anche i”coltelli” oggi sono “cari”…perché??Mariano

  2. Strano che il giornalista non abbia parlato di prodotti di deposito e investimento di Poste Italiane dove appena 25.000.000 di italiani depositano e investono in prodotti sicuri e fruttiferi.I soliti giornalisti… di parte.Vergogna!!

  3. La cultura finanziaria degli italiani è tra le peggiori al mondo e con questi articoli non si ottiene nulla. Se state male il miglior consiglio è rivolgersi a un medico. Per gestire i risparmi rivolgetevi a un bravo consulente finanziario, sicuramente meglio di questi articoli inutili.

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