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A quali concorsi si può accedere con la laurea in giurisprudenza?

7 Febbraio 2020 | Autore:
A quali concorsi si può accedere con la laurea in giurisprudenza?

Principali concorsi pubblici cui può iscriversi un laureato in giurisprudenza: magistratura, notariato, Agenzia delle Entrate, Inps, Banca d’Italia.

Dici giurisprudenza e pensi a giudici, avvocati e notai; devi sapere, però, che la laurea in giurisprudenza permette di accedere a numerosi concorsi e di poter occupare diverse posizioni. Insomma, un laureato in giurisprudenza non decide sempre di seguire la strada tradizionale dell’attività forense: soprattutto oggi, a causa dell’enorme inflazione di avvocati, i laureati in giurisprudenza decidono sempre con più convinzione di tentare la strada del posto pubblico. A quali concorsi si può accedere con la laurea in giurisprudenza?

Con il presente articolo vorrei illustrarti, in modo semplice e pratico, quali sono i principali concorsi pubblici ai quali si può partecipare con la laurea in giurisprudenza. Diciamo sin da subito che il titolo in giurisprudenza consente l’accesso alla stragrande maggioranza dei concorsi pubblici: il possessore di tale titolo accademico, dunque, può provare la carriera in prefettura, nella polizia come commissario, quale dipendente dell’Agenzia delle entrate, dell’Inps o di qualsiasi altro ente pubblico statale. Insomma: se sei laureato in giurisprudenza, potrai praticamente accedere a qualsiasi concorso pubblico (o quasi). Vediamo i principali.

Concorso in magistratura ordinaria: cos’è?

Tra i concorsi a cui si può accedere con la laurea in giurisprudenza non può non essere menzionato quello in magistratura.

La strada per la magistratura, però, non è così semplice: si tratta di dover affrontare un lungo percorso, anche perché la semplice laurea in giurisprudenza non è sufficiente per poter iscriversi a tale concorso.

Per poter accedere al concorso pubblico per la magistratura ordinaria occorre aver conseguito la laurea in giurisprudenza e, successivamente:

  • fare una stage di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari;
  • svolgere pratica di diciotto mesi presso l’Avvocatura dello Stato;
  • essere già in possesso dell’abilitazione alla professione forense (la quale presuppone il superamento dell’esame di Stato per divenire avvocato);
  • avere un dottorato di ricerca;
  • aver conseguito il diploma alla scuola di specializzazione per le professioni legali.

Inoltre, possono partecipare al concorso per la magistratura ordinaria:

  • i magistrati amministrativi e contabili;
  • i procuratori dello Stato;
  • i dirigenti della Pubblica Amministrazione con almeno cinque anni di anzianità;
  • i professori universitari in materie giuridiche;
  • coloro che hanno svolto la funzione di giudice onorario per almeno sei anni.

Il possesso di uno di questi requisiti consente di partecipare al concorso per magistratura, normalmente indetto con cadenza annuale. Superato il concorso (che consta di tre prove scritte e di una prova orale), si diventa “magistrati in prova”. Ora ti spiego meglio di cosa si tratta.

Vinto il concorso in magistratura ordinaria, non si è ancora diventati magistrati: occorre infatti seguire un corso obbligatorio di sei mesi presso la Scuola superiore della magistratura. A seguito di questo, si diventa uditore giudiziario (un magistrato di prima nomina), con obbligo di fare tirocinio per diciotto mesi presso un magistrato (indifferentemente giudice o pubblico ministero). Dopo due anni, finalmente, si diventa magistrato di tribunale a tutti gli effetti.

Concorso notarile: come fare?

Con la laurea in giurisprudenza si può accedere al concorso notarile, cioè quello che consente di diventare notai.

Per poter intraprendere la carriera notarile occorre svolgere una pratica di diciotto mesi, di cui almeno un anno continuativo dopo la laurea, con la possibilità di anticipare sei mesi di pratica già durante l’ultimo anno di università. Ogni due mesi di pratica, l’aspirante notaio deve esibire al Consiglio Notarile un certificato di frequenza da parte del proprio notaio.

Per coloro che sono già avvocati e che vogliono diventare notai, il periodo di pratica notarile è abbreviato a otto mesi.

Se si hanno questi requisiti, sarà possibile sostenere il concorso per accedere al notariato, che si svolge a Roma con cadenza (quasi) annuale.

Principali concorsi cui accedere con la laurea in giurisprudenza

Come anticipato in apertura, oltre al classico percorso in magistratura o nel notariato, dopo la laurea in giurisprudenza è possibile accedere a una molteplicità di concorsi pubblici: Agenzia delle Entrate e Agenzia del demanio, Inps, Prefettura, Banca d’Italia, forze dell’ordine e assistenti giudiziari sono solo alcune delle possibilità che si prospettano al laureato in giurisprudenza che voglia diventare dipendente pubblico.

Dunque, se non si ambisce a divenire avvocati, la carriera come dipendenti della Pubblica Amministrazione è sicuramente una delle soluzioni migliori, soprattutto oggi che la libera professione, a causa della sua enorme inflazione, è in caduta libera, soprattutto in termini di guadagni e di prestigio.

Superare un concorso pubblico consente di essere assunto a tempo indeterminato e percepire uno stipendio fisso, cosa che nessuna libera professione può assicurare.

Concorso Agenzia delle entrate: come si svolge?

L’Agenzia delle Entrate è spesso alla ricerca di nuovi dipendenti che possano assolvere ai compiti necessari per il corretto espletamento delle sue funzioni principali.

Il laureato in giurisprudenza che intende partecipare a un concorso pubblico per accedere all’Agenzia delle Entrate deve sottoporsi alle prove che di volte in volte sono previste nel bando. Di seguito, ti indicherò quello che, in linea di massima, devi attenderti nel caso in cui tu volessi partecipare a un concorso del genere.

La procedura selettiva del concorso all’Agenzia delle Entrate è, in genere, strutturata nel seguente modo:

  • prova oggettiva attitudinale;
  • prova oggettiva tecnico-professionale;
  • tirocinio tecnico-pratico;
  • prova orale.

La prova oggettiva attitudinale consiste in un quiz a risposta multipla valutata in trentesimi; per il superamento è necessario aver riportato un punteggio di almeno 24/30 e rientrare in graduatoria nel limite massimo di cinque volte il numero dei posti messi a concorso.

La prova oggettiva attitudinale consiste in quesiti psicoattitudinali a risposta multipla, per verificare attitudini e capacità necessarie per la mansione che si andrà a ricoprire. Nello specifico, il quiz ha ad oggetto quesiti di logica verbale (sinonimi, contrari, ecc.); ragionamento critico (sillogismi e deduzioni logiche); ragionamento numerico e astratto (esercizi sulle figure).

I candidati che si sono collocati a parità di punteggio all’ultimo posto utile in graduatoria sono stati comunque ammessi alla prova oggettiva tecnico-professionale. Quest’ultima ha assunto anch’essa la forma dei quesiti a risposta multipla vertenti su: diritto tributario; diritto civile e commerciale; diritto amministrativo; diritto penale; contabilità aziendale; organizzazione e gestione aziendale; scienza delle finanze; elementi di statistica.

Anche questa seconda prova è stata valutata in trentesimi, con punteggio minimo di  24/30 e obbligo di rientrare in graduatoria nel limite massimo dei posti messi a concorso, aumentati fino al 30%. I pari merito all’ultimo posto utile hanno ugualmente avuto accesso allo step successivo: il tirocinio.

Il tirocinio teorico-pratico si è svolto presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Scopo del tirocinio è quello di verificare concretamente le capacità e le conoscenze del candidato, nonché la sua capacità organizzativa e di cooperazione in ambito lavorativo. Il tirocinio ha avuto durata di sei mesi, 36 ore settimanali spalmati su cinque giorni lavorativi, con annessa retribuzione. L’esito del periodo di tirocinio viene valutato dal direttore dell’ufficio cui il candidato è stato assegnato.

La commissione di esame, tenendo conto della valutazione espressa sul tirocinio dal direttore dell’ufficio, ha sottoposto i candidati alla prova finale orale su argomenti di: diritto tributario; diritto civile e commerciale; contabilità aziendale; informatica; lingua straniera.

Concorso Inps: come funziona?

Quanto detto nel paragrafo precedente vale, in linea di massima, anche per il concorso pubblico per diventare dipendenti dell’Inps. Anche in questa ipotesi occorre sottoporsi a una prima prova preselettiva a risposta multipla; sola al superamento di quest’ultima si potrà accedere alla seconda prova scritta, anch’essa a risposta multipla. Dopodiché, l’ultima prova è di tipo orale, vertente sulle medesime materie dello scritto.

Per la precisione, la prova preselettiva prevede quiz a risposta multipla sui seguenti argomenti:

  1. cultura generale;
  2. quiz di logica e psicoattitudinali;
  3. lingua inglese;
  4. informatica di base.

Dopo la preselettiva, se superata, i candidati verranno sottoposti a due prove scritte e ad un colloquio orale che dovrebbero essere incentrate su materie giuridiche ed economiche come: diritto amministrativio, diritto costituzionale, diritto del lavoro e scienze delle finanze. In più nel colloquio finale verranno accertate le conoscenze dei candidati sulle principali applicazioni informatiche e sulla lingua inglese.

Concorso Banca d’Italia: come funziona?

Anche il concorso pubblico in Banca d’Italia per laureati in giurisprudenza prevede una prima prova selettiva e una seconda prova scritta: in quest’ultimo caso, però, è possibile che lo scritto consista in risposte aperte e non in risposte multiple da scegliere. Occorre poi superare la prova orale sulle stesse materie della prova scritta. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Il test preselettivo, quando previsto, si articola generalmente in due distinte sezioni volte ad accertare la conoscenza da parte dei candidati di:

  • le materie oggetto della prova di concorso;
  • la lingua inglese.

Superata la preselettiva, la prova di concorso vera e propria si compone di una prova scritta e di una prova orale. La prova scritta consiste nello svolgimento di alcuni quesiti a risposta sintetica sulle materie indicate dal bando e breve elaborato in lingua inglese su argomenti di attualità sociale e/o economica.

quesiti potranno avere per oggetto l’esame di un caso pratico a scelta del candidato tra le proposte della Commissione e sempre secondo gli argomenti specifici per ogni posizione a concorso. La durata della prova è stabilita dalla Commissione (in genere, un tempo massimo di cinque ore).

La prova orale consiste invece in un colloquio sulle materie oggetto del bando e una conversazione in lingua inglese. Il colloquio mira ad analizzare il livello di conoscenza della lingua e del suo utilizzo come strumento di lavoro.


note

Autore immagine: Canva.com


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