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Quanto tempo ho per pagare il ticket?

7 Febbraio 2020 | Autore:
Quanto tempo ho per pagare il ticket?

Chi deve versare il contributo al Servizio sanitario nazionale e chi no. C’è un limite di tempo per farlo dopo l’esame o la visita? Esiste una prescrizione?

Quando vai in ospedale a fare degli esami diagnostici o una visita specialistica e la prestazione viene erogata dal Servizio sanitario nazionale, se non hai l’esenzione devi pagare il ticket. E fin qui, era tutto chiaro. Quello che qualche assistito si è chiesto più di una volta è: ma il ticket deve essere pagato per forza prima della prestazione oppure posso farlo dopo? E, in quest’ultimo caso, quanto tempo ho per pagare il ticket?

Purtroppo, non c’è una risposta valida per tutti. Dobbiamo ricordare, innanzitutto, che la sanità pubblica è gestita dalle regioni. E che in materia di ticket (come in altre materie) sono proprio gli enti sovracomunali a dettare le regole. Così, può succedere che quello che decide il Veneto sia diverso da quello che si può fare nelle Marche, in Basilicata o in Piemonte. Non solo: ogni struttura sanitaria può decidere autonomamente quando far pagare il ticket, cioè prima o dopo l’esame o la visita.

Qualche punto fermo c’è, però, a livello generale. Ad esempio, quello che riguarda le prestazioni al pronto soccorso in codice bianco, cioè quelle che non hanno carattere di urgenza o di emergenza. Oppure i tempi di prescrizione del pagamento del ticket. Ma anche le sanzioni per chi si dimentica (o vuole dimenticarsi) di passare alla cassa.

Ecco, allora, che cosa si può rispondere a chi si chiede quanto tempo si ha per pagare il ticket.

Pagamento ticket: chi lo deve fare?

In linea di massima, deve pagare il ticket ogni cittadino che ha bisogno di un esame diagnostico (analisi del sangue o delle urine, Tac, risonanza magnetica, spirometria, radiografia, ecc.) e chi deve fare una visita specialistica in regime di Servizio sanitario nazionale.

Il ticket va corrisposto anche per le prestazioni di pronto soccorso in codice bianco. Significa che se vai in questo reparto e, fatti i dovuti accertamenti, il medico ritiene che il tuo caso non era né urgente né di emergenza, dovrai pagare 25 euro alla cassa.

Bisogna, infine, pagare il ticket quando si va a fare le cure termali. Va precisato, però, che il Ssn copre soltanto le cure e non il vitto, l’alloggio o il viaggio.

Pagamento ticket: chi non lo deve fare?

Per le prestazioni sopra citate, non tutti i cittadini devono pagare il ticket. Ci sono, infatti, delle esenzioni per reddito o per patologia che consentono di fare gratuitamente degli esami o delle visite.

Inoltre, e indipendentemente che si abbia o meno l’esenzione, il ticket non si paga per:

  • gli esami che fanno parte di un programma per la diagnosi precoce o per la prevenzione collettiva, sempre che siano promossi o autorizzati dalla Regione (un caso per tutti, la mammografia);
  • gli esami diagnostici necessari per la tutela della salute collettiva. Un esempio di recente attualità sarebbe quello relativo agli accertamenti per eventuali contagi dal coronavirus o di altre malattie infettive e contagiose;
  • le prestazioni pediatriche e di medicina generale;
  • le prestazioni erogate durante il ricovero ospedaliero;
  • gli alimenti destinati a categorie particolari, come possono essere quelli senza glutine per i celiaci;
  • i dispositivi medici per diabetici;
  • le prestazioni erogate per la tutela della maternità;
  • le analisi per prevenire la diffusione dell’infezione da Hiv;
  • le donazioni di sangue, organi e tessuti;
  • le vaccinazioni obbligatorie.

Per quanto riguarda, invece, le esenzioni per reddito, ne hanno diritto a certe condizioni:

  • bambini di età inferiore a sei anni;
  • anziani di età superiore a 65 anni;
  • disoccupati;
  • titolari di pensione minima o di pensione sociale.

L’esenzione per patologia, infine, spetta – sempre entro certi termini – a chi:

  • soffre di malattie rare o croniche;
  • ha un’invalidità;
  • si sottopone ad una diagnosi precoce di tumore;
  • è in gravidanza.

Puoi approfondire le condizioni per ottenere l’esenzione dal pagamento dei ticket in questa nostra guida: quando spetta esenzione ticket sanitario.

Pagamento del ticket: quando bisogna farlo?

Come detto all’inizio, non c’è una regola valida per tutte le regioni o per tutte le strutture su quanto tempo si ha per pagare il ticket. Ma c’è qualche norma valida per tutti.

La maggior parte degli ospedali o delle cliniche convenzionate con il Sistema sanitario nazionale chiede al cittadino che deve fare un esame o una visita di pagare il ticket prima di ricevere la prestazione. Questo significa che il paziente deve passare dall’accettazione, consegnare l’impegnativa rilasciata dal suo medico curante, pagare il ticket e poi andare fare il prelievo, consegnare le urine oppure fare la visita.

Altre strutture, invece (poche, per la verità), fanno accomodare prima il paziente in ambulatorio affinché faccia la visita specialistica e poi l’assistito viene invitato a passare alla cassa per il pagamento del ticket. Perché sono pochi gli ospedali o le cliniche che adottano questa soluzione? Per il motivo più ovvio: in questo modo, evitano che qualcuno faccia il furbo, si faccia visitare e poi sparisca nel nulla senza aver pagato un soldo.

In quest’ultimo caso, il paziente riceverà a casa una lettera in cui gli si fa notare che non ha pagato il ticket e lo si invita a versare al più presto quanto dovuto, oltre una sanzione che, solitamente, non è superiore ai 20 euro. Nella busta, oltre alla lettera (a tutti gli effetti, un avviso bonario), il cittadino troverà un bollettino postale da utilizzare per pagare in ritardo la prestazione ricevuta.

E se dovesse insistere a fare il furbo? Poco bene, perché l’Asl passerebbe la segnalazione all’ente di riscossione, he trasformerebbe quell’avviso bonario in una vera e propria cartella esattoriale. Il conto, insomma, diventerebbe più salato e la situazione per il contribuente si aggraverebbe: si potrebbe arrivare, infatti, al pignoramento di un bene.

Pagamento del ticket: quando lo si fa al pronto soccorso?

Nessun ospedale ti chiederà di pagare il ticket sanitario al pronto soccorso prima che tu abbia ricevuto la prestazione. Questo per un motivo molto semplice: potresti uscire dal reparto con un codice diverso da quello che avevi quando sei arrivato.

Spieghiamoci meglio. Innanzitutto, ricordiamo che il ticket al pronto soccorso non va pagato quando il paziente:

  • arriva in codice rosso (oggi codice 1) ed è, quindi, in pericolo di vita;
  • arriva in codice 2, ovvero in situazione di urgenza;
  • arriva in codice 3, cioè con urgenza differibile (insieme al 2, corrisponde al vecchio codice giallo);
  • arriva in codice 4, cioè con un’urgenza minore (quello che una volta era il codice verde);
  • ha meno di 14 anni.

Il codice 5 o codice bianco, invece, non dà diritto alla prestazione gratuita e, quindi, comporta il pagamento di un ticket da 25 euro.

Attenzione, però: conta il codice in uscita e non quello in ingresso. Significa che se al tuo arrivo al pronto soccorso ti assegnano un codice verde ma, dopo la visita e gli esami di rito, il personale sanitario accerta che non c’era alcuna urgenza ed il tuo codice diventa da verde a bianco, dovrai pagare il ticket.

Quanto tempo hai per farlo? Di norma, dovrai versarlo entro 10/15 giorni dalla data in cui sei stato visitato.

Pagamento del ticket: quando si prescrive?

Poniamo il caso – poco consigliabile, come abbiamo visto – che un paziente decida di non pagare il ticket dopo una prestazione sanitaria. C’è un limite temporale oltre il quale può tornare a dormire tranquillo?

C’è da dire che il ticket si prescrive in 10 anni che decorrono dalla data in cui il pagamento era dovuto. Tuttavia, una notifica ricevuta nell’arco di quei 10 anni interrompe i termini della prescrizione, i quali ripartono nuovamente da capo.

Se, invece, in quei 10 anni nessuno di fa sentire e, quindi, il paziente non riceve alcuna notifica, dopo 10 anni il pagamento non sarà più dovuto.


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