Pensioni: quanto perdono con il blocco dell’indicizzazione

6 Febbraio 2020
Pensioni: quanto perdono con il blocco dell’indicizzazione

La mancata rivalutazione comporta la perdita di potere d’acquisto pari ad una mensilità netta in meno all’anno: i sindacati chiedono riforme.

In vista dei negoziati per la riforma delle pensioni programmati in questi giorni nei tavoli di confronto fra Governo e sindacati Cgil, Cisl e Uil, oggi interviene la Uil con uno studio per dimostrare che il blocco dell’indicizzazione delle pensioni, dal 2011 ad oggi, ha generato “danni gravissimi e permanenti” al potere d’acquisto di milioni di pensionati.

Lo studio della Uil punta a dare concretezza alla denuncia che da tempo arriva dal sindacato e a preparare le ‘carte’ in vista del prossimo round di lunedì prossimo al ministero del Lavoro che avrà proprio questo tema al centro dell’incontro.

Il documento presenta dati preoccupanti: in 9 anni una pensione di 1.500 euro lordi mensili nel 2011, ha cumulato una perdita complessiva pari a 74,03 euro al mese, ossia 962,39 annui; un pensionato con un assegno di 1.900 euro lordi mensili nel 2011 ha subìto nello stesso periodo un mancato incremento di circa 1.378,83 euro lordi lordi annui.

Di fatto, annota il segretario confederale Domenico Proietti,all’agenzia stampa Adnkronos, “è come se quest’anno il pensionato percepisse una mensilità netta in meno, differenza che sarà destinata a crescere. Inoltre, si tratta di un danno che sarà permanente per tutta la vita del pensionato“.

Oggi, la rivalutazione delle pensioni nel 2020 è minima, pari ad un massimo dello 0,40% annuo e solo per quelle sino a 4 volte il trattamento minimo; per le altre la rivalutazione sarà ulteriormente ridotta. Così l’aumento delle pensioni non riesce a coprire pienamente l’aumento del costo della vita misurato dall’inflazione.

“La Uil – prosegue Proietti – chiede con forza che venga ripristinata la piena indicizzazione, prevedendo al contempo un meccanismo che restituisca ai pensionati quanto loro sottratto in questi anni. Bisogna poi aggiornare i criteri con i quali ad oggi è valutata l’indicizzazione, basati sul paniere Foi (Famiglie di Operai e Impiegati) che non rispecchia a pieno le reali spese sostenute dalla fascia più anziana della popolazione. Infine, si deve ridurre la pressione fiscale che oggi grava sulle pensioni, la tassazione media nel nostro Paese e, infatti, quasi il doppio di quella operata nei paesi Ocse”.

Ragioni, queste, che il sindacato “porterà al prossimo tavolo tecnico con il Governo, che se saranno attuate restituiranno ai pensionati parte di quello che è stato loro sottratto in questi anni di crisi e, allo stesso tempo, darebbero maggiore liquidità a milioni di famiglie con effetti positivi sull’economia interna del Paese”.



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