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Vetrata scorrevole: ci vuole il permesso?

30 Settembre 2022
Vetrata scorrevole: ci vuole il permesso?

Vetri antivento e impacchettabili: sono paragonabili a una veranda e richiedono l’autorizzazione del Comune?

Nel tuo palazzo, uno dei condomini ha installato una serie di vetrate a chiusura del proprio balcone che partono dal parapetto fino al soffitto. Ne ha ricavato uno spazio vivibile, riparato dalla pioggia e dal vento. A detta del condominio, si tratterebbe però di un’opera abusiva al pari di una veranda, in quanto realizzata senza il permesso di costruire del Comune. L’interessato, invece, difende la correttezza del proprio operato: a suo avviso, mettere delle vetrate «impacchettabili» (anche dette «infissi antivento o scorrevoli») non è un’opera stabile come la veranda e non necessita di autorizzazioni. Dove sta la verità? La vetrata scorrevole è abusiva se non c’è il permesso? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

La veranda richiede il permesso del Comune?

Per legge e giurisprudenza costante, la veranda – ossia la chiusura del balcone con una struttura fissa – va classificata come «nuova costruzione». Come tale, in quanto comportante un ampliamento della superficie utile dell’immobile, richiede il permesso di costruire del Comune (la vecchia licenza edilizia) a meno che non venga realizzata con vetrate scorrevoli.

Come chiarito dalla giurisprudenza amministrativa, la realizzazione di una veranda necessita del rilascio di un permesso di costruire, trattandosi di opera non precaria perché stabilmente infissa al suolo e tale da determinare, sotto il profilo edilizio, un aumento di volumetria; sicché, del tutto legittima si rivela l’ordinanza di demolizione dell’opera eseguita in assenza del prescritto titolo edilizio.

L’opera realizzata senza autorizzazione è abusiva e va demolita, a meno che non intervenga una sanatoria. La sanatoria può essere chiesta solo se la veranda è conforme ai piani urbanistici comunali in vigore sia all’epoca di realizzazione della costruzione che al momento di presentazione della domanda di sanatoria.

La differenza con le vetrate scorrevoli

Per quanto riguarda le vetrate scorrevoli, queste rientrano invece nell’edilizia libera. Lo prevede il decreto legge n. 115/2022. Non devono però essere fissate al suolo e quindi devono essere amovibili, per non realizzare un volume chiuso. La chiusura attraverso le vetrate non può servire a creare nuovi spazi abitabili, aumentando la superficie destinata a residenza.

La vetrata scorrevole richiede il permesso del Comune?

La differenza tra vetrata scorrevole e veranda sta nella possibilità di «impacchettare» (a mo’ di fisarmonica) le varie componenti della prima tanto da riportare il balcone a una situazione molto simile alla precedente, in cui gran parte dello spazio resta aperto. Invece, la veranda è fissa e inamovibile.

Fino a poco tempo fa, la giurisprudenza non aveva valorizzato tali differenze, ritenendo necessario il permesso anche per la vetrata scorrevole. Lo aveva detto, ad esempio, il Tar Toscana [1] secondo cui, per un intervento di chiusura di un balcone con vetrate impacchettabili in alluminio e vetro («scorrevoli e chiudibili a libro») è necessario il permesso di costruire.

Recentemente, però, le cose sono cambiate, con la modifica al Testo unico dell’edilizia, attuata grazie alla legge di conversione del Dl Aiuti-bis. Gli interventi di realizzazione delle vetrate scorrevoli – si legge nel provvedimento – dirette «ad assolvere funzioni temporanee di protezione dagli agenti atmosferici, miglioramento delle prestazioni acustiche ed energetiche, riduzione delle dispersioni termiche, di parziale impermeabilizzazione delle acque meteoriche» vengono catalogati in edilizia libera. E pertanto, non hanno bisogno di alcun permesso del Comune. Basterà, quindi, che le vetrate riducano le dispersioni termiche e proteggano dalla pioggia o da altri agenti climatici, purché non creino una nuova volumetria o un cambio di destinazione d’uso dell’immobile.

Quando rientrano le vetrate scorrevoli nell’edilizia libera?

Affinché l’installazione di una vetrata scorrevole venga considerata come opera di edilizia libera e, quindi, non ci sia bisogno di un permesso di costruire del Comune, ci vogliono certi requisiti. Innanzitutto, non deve essere configurato uno spazio «stabilmente chiuso, con conseguente reazione di volumi e di superfici, come definiti dal Regolamento edilizio tipo, che possa generare nuova volumetria o comportare il mutamento della destinazione d’uso dell’immobile anche da superficie accessoria a superficie utile». In altre parole: la chiusura di un balcone o di un altro spazio con vetrate scorrevoli non deve creare nuovi spazi abitabili per non aumentare la superficie destinata a residenza.

Secondo requisito: le vetrate devono favorire «una naturale micro-areazione» per consentire «la circolazione di un costante flusso di arieggiamento a garanzia della salubrità dei vani interni domestici» e devono avere caratteristiche «tecnico-costruttive e profilo estetico tali da ridurre al minimo l’impatto visivo e l’ingombro apparente e da non modificare le preesistenti linee architettoniche».

Non è richiesto che il materiale sia per forza di vetro ma deve, comunque, essere «totalmente trasparente». La struttura delle vetrate deve essere amovibile, nel senso che ci deve essere la possibilità di impacchettarle a fisarmonica o a libro o di farle scorrere su dei binari.

Indispensabile, infine, che l’ambiente in cui vengono installate le vetrate scorrevoli non diventi una superficie utile. Non sarà possibile, insomma, crearci un salotto o una lavanderia che presupponga un assetto stabile.

Vetrata scorrevole: cosa può fare il condominio?

Il condominio (ma anche un singolo condomino) potrà eventualmente agire in tribunale per ottenere la demolizione dell’opera sulla base di una sola eccezione: la violazione del decoro architettonico. Difatti, se l’abuso edilizio può sempre essere sanato, la violazione dell’estetica del fabbricato no. A meno che, dopo aver consultato il regolamento condominiale, amministratore e vicini siano stati avvisati prima di eseguire i lavori e nulla sia stato detto in contrario da parte loro. Formalmente non è una richiesta di autorizzazione, visto che non ci vuole, ma è un modo per evitare contestazioni ad opera fatta.


note

[1] Tar Toscana, sent. n. 64/2019.

[2] Const. Stato sent. n. 306/2017.

[3] Di cui all’art. 4, comma 1-sexies del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380.

[4] Cass. sent. n. 48221/2015.

[5] Tar Firenze, sent. n. 1691/2016.


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