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Legge sul tirocinio: cosa prevede?

7 Febbraio 2020 | Autore:
Legge sul tirocinio: cosa prevede?

Tirocini formativi e di orientamento: durata, compenso, attivazione, obblighi dello stagista e dell’azienda ospitante.

Il contratto di tirocinio, o stage, non è un rapporto di lavoro, né subordinato, né parasubordinato o autonomo. Si tratta invece di un’attività di formazione, orientamento o riqualificazione che si svolge all’interno della struttura di un soggetto ospitante, ad esempio un’azienda, un ente pubblico o uno studio professionale: il professionista o l’impresa non sono datori di lavoro, ma ospitano lo stagista all’interno della loro organizzazione, perché possa apprendere un determinato mestiere e orientarsi nel mercato del lavoro.

In sostanza, il tirocinio ha lo scopo di agevolare le scelte professionali, grazie ad un diretto coinvolgimento nel mondo del lavoro.

Ma la legge sul tirocinio cosa prevede?

In primo luogo, bisogna precisare che non esiste un’unica forma di tirocinio, ma le tipologie attivabili sono numerose: tirocinio curricolare, tirocinio extracurricolare, tirocinio professionale, tirocinio di reinserimento, tirocinio per disabili…

Una delle forme maggiormente utilizzate è il tirocinio formativo e di orientamento extracurricolare: si tratta di un contratto finalizzato alla formazione ed all’orientamento professionale, della durata minima, in base alle linee guida [1], di 2 mesi, e della durata massima di 12 mesi. Per i tirocinanti disabili la durata complessiva può arrivare fino a 24 mesi.

Non sono regolamentati dalle linee guida i tirocini curriculari, quelli transnazionali svolti all’estero o presso un ente sovranazionale, i tirocini previsti gli extracomunitari promossi all’interno delle quote di ingresso e quelli finalizzati all’accesso alle professioni ordinistiche, i cd. periodi di pratica professionale.

In ogni caso, a prescindere dalla tipologia di tirocinio, il rapporto tra lo stagista e il soggetto ospitante non è un rapporto di lavoro.

Tirocinio extracurricolare

Nel dettaglio, il tirocinio extracurricolare, o formativo o di orientamento, è realizzato a favore di coloro che hanno appena completato il percorso formativo o che appartengono a fasce deboli: lo stage ha lo scopo di orientare l’interessato nel mercato del lavoro e di formarlo perché acquisisca una specifica professionalità.

Come funziona il tirocinio?

Le parti del tirocinio sono tre:

  • il tirocinante, o stagista, che deve, in sostanza, “apprendere il mestiere”, e che può ricevere un rimborso (per ogni tirocinio extracurricolare, le linee guida prevedono un’indennità minima da corrispondere allo stagista, pari a 300 euro lordi mensili; l’indennità può essere implementata);
  • il soggetto ospitante, cioè l’azienda, il professionista o l’ente pubblico che ospita il tirocinante al fine dell’apprendimento di specifiche professionalità;
  • il soggetto promotore, l’ente che promuove lo stage (può essere, ad esempio, un’università o un centro per l’impiego.

Il tirocinante beneficia di un tutor presso il soggetto ospitante e presso l’ente promotore.

Chi può attivare il tirocinio?

Il tirocinio formativo e di orientamento può essere rivolto a:

  • lavoratori in stato di disoccupazione [2];
  • soggetti che hanno completato il percorso d’istruzione;
  • lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro;
  • lavoratori a rischio di disoccupazione;
  • lavoratori già occupati che siano in cerca di altra occupazione;
  • persone disabili e svantaggiate.

Chi non può attivare il tirocinio?

Non può attivare il tirocinio:

  • Il soggetto ospitante non in regola con la normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro o con la normativa per il diritto al lavoro dei disabili;
  • il soggetto ospitante con procedure di cassaintegrazione straordinaria o in deroga in corso per attività equivalenti a quelle del tirocinio, nella medesima unità operativa, salvo differenti accordi con le organizzazioni sindacali che prevedano tale possibilità;
  • il soggetto ospitante che ha effettuato, per attività equivalenti, nella stessa unità operativa e nei 12 mesi precedenti, licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi; il divieto si estende al recesso per superamento del periodo di comporto, per mancato superamento della prova, per fine appalto, per mancata conferma del rapporto di apprendistato, al termine del periodo formativo;
  • il soggetto ospitante che ha in atto procedure concorsuali, salvo accordi sindacali che prevedano questa possibilità.

Il tirocinio non può essere inoltre attivato:

  • se lo stagista ha avuto un rapporto di lavoro, un incarico o una collaborazione con l’azienda ospitante nei due anni precedenti all’avvio dello stage;
  • se il tirocinante deve ricoprire ruoli o posizioni proprie dell’organizzazione dell’azienda ospitante;
  • se lo stagista deve sostituire i lavoratori subordinati nei periodi di picco delle attività;
  • se il tirocinante deve sostituire il personale in malattia, maternità o ferie.

Quanti tirocinanti possono essere ospitati in azienda?

Per ospitare tirocinanti sono previste le seguenti quote, dal cui calcolo sono esclusi gli apprendisti:

  • unità operative senza dipendenti, o con non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato o determinato, purché la data di inizio del contratto sia anteriore alla data di avvio del tirocinio e la scadenza posteriore alla data di fine del tirocinio: 1 tirocinante;
  • unità operative con un numero di dipendenti a tempo indeterminato o a tempo determinato compreso tra 6 e 20, purché la data di inizio del contratto sia anteriore alla data di avvio del tirocinio e la scadenza posteriore alla data di fine del tirocinio: sino a 2 tirocinanti contemporaneamente;
  • unità operative con un numero di dipendenti, a tempo indeterminato o determinato, oltre i 20, purché la data di inizio del contratto sia anteriore alla data di avvio del tirocinio e la scadenza posteriore alla data di fine del tirocinio: tirocinanti in misura non superiore al 10% del numero dei subordinati, con arrotondamento all’unità superiore.

Le linee guida dispongono comunque delle agevolazioni per favorire l’assunzione dei tirocinanti alla fine dello stage. In particolare, i datori di lavoro con più di 20 dipendenti possono superare il limite del 10% assumendo almeno il 20% dei tirocinanti dei 2 anni precedenti, con un contratto della durata minima di 6 mesi, anche part time al 50%.

L’azienda ospitante può dunque attivare, in deroga al limite del 10%:

  • 1 tirocinio se ha assunto almeno 20% dei tirocinanti attivati nel 24 mesi precedenti;
  • 2 tirocini se ha assunto almeno il 50% dei tirocinanti attivati nel 24 mesi precedenti;
  • 3 tirocini se ha assunto almeno il 75% dei tirocinanti attivati nei 24 mesi precedenti;
  • 4 tirocini se ha assunto il 100% dei tirocinanti attivati nei 24 mesi precedenti.

Come si attiva il tirocinio?

Il tirocinio formativo e di orientamento si attiva con una convenzione tra:

  • l’ente che promuove lo stage;
  • il soggetto che ospita il tirocinante (impresa, ente, associazione o studio professionale);
  • alla convenzione deve essere allegato un progetto formativo specifico, che deve essere rispettato da azienda e stagista;
  • il tirocinante deve aderire al progetto.

Al tirocinante aderente viene poi assegnato un tutor interno all’ente ospitante, nonché un referente all’interno dell’ente promotore.

Nel piano formativo devono essere indicate:

  • la durata dello stage;
  • l’orario giornaliero e settimanale;
  • l’indennità per il tirocinio;
  • le garanzie assicurative;
  • le attività previste come oggetto del tirocinio.

Pur non costituendo un rapporto di lavoro, l’avvio del tirocinio è soggetto alla comunicazione obbligatoria ai servizi per l’impiego (Co Unilav), da parte del soggetto ospitante. L’ospitante è anche obbligato a trasmettere al soggetto promotore le comunicazioni effettuate e le eventuali comunicazioni di proroga, di interruzione e di infortunio.

Quanto dura il tirocinio?

La durata minima dello stage, in base alle linee guida [1], è di 2 mesi, e la durata massima, solitamente pari a 6 mesi, può arrivare sino a 12 mesi. Per i tirocinanti disabili la durata complessiva può arrivare fino a 24 mesi.

Qual è l’orario settimanale del tirocinante?

L’orario previsto cambia in base alla tipologia di tirocinio. Nella maggior parte delle ipotesi, l’orario di tirocinio non può superare l’orario previsto dal Ccnl applicato dal soggetto ospitante per le attività oggetto dello stage. Normalmente, l’orario è pari a 30 ore settimanali.

A quanto ammonta il compenso per il tirocinio?

Quanto deve essere pagato il tirocinante? Per ogni tirocinio formativo e di orientamento, le linee guida prevedono un’indennità minima da corrispondere allo stagista, pari a 300 euro lordi mensili.

Questo compenso può essere aumentato dalla normativa delle singole regioni e affiancato ad altri incentivi.

L’indennità può però essere erogata per intero a fronte di una partecipazione minima ai tirocini del 70% su base mensile.

Inoltre, quando il tirocinio è organizzato nell’ambito di un bando pubblico, l’indennità può essere posta direttamente a carico del soggetto promotore, esonerando da spese l’azienda ospitante.

Si può prorogare il tirocinio?

La proroga del tirocinio è possibile, ma la richiesta di proroga deve essere adeguatamente motivata dal soggetto ospitante: se necessario, con la richiesta di proroga i contenuti del piano formativo vanno integrati.

Salvo proroghe o rinnovi, e nel rispetto della durata massima dello stage, il soggetto ospitante non può realizzare più di un tirocinio con lo stesso stagista.

Si può sospendere il tirocinio?

Il tirocinio può essere sospeso per maternità, per infortunio o malattia di lunga durata, ossia pari o superiore a 30 giorni solari. Il tirocinio può inoltre essere sospeso per i periodi di chiusura aziendale della durata di almeno 15 giorni solari. Il periodo di sospensione non concorre al computo della durata complessiva del tirocinio secondo i limiti massimi precedentemente indicati.


note

[1] Conferenza permanente Stato-Regioni, Linee guida in materia di tirocini, Accordo del 25 maggio 2017.

[2] Art. 19 D.lgs. 150/2015.


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