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Corruzione: quando si configura il reato?

28 Febbraio 2020 | Autore: Marina Moretti
Corruzione: quando si configura il reato?

In cosa consiste il reato di corruzione e quali conseguenze comporta.

Sei uno studente universitario fuori corso che non riesce a conseguire la laurea. Gli esami sono difficili e non hai il tempo di studiare perché lavori tutta la settimana. Un giorno, un professore dell’università ti confida che puoi superare velocemente gli esami che ancora ti mancano. Come? Pagando una certa somma di denaro. Tu sei incredulo, non sai come comportarti. Da un lato, sai bene che elargire denaro per superare un esame (senza nemmeno aver studiato) è un reato, dall’altro lato, sei così scoraggiato che vorresti laurearti nel più breve tempo possibile e chiudere per sempre la tua carriera universitaria. Forse non sai, però, che la legge punisce severamente la corruzione, ossia il comportamento di chi, in cambio di denaro o altra utilità, utilizza quanto è in suo potere per compiere un atto contrario ai propri doveri di ufficio. La corruzione è, quindi, un reato contro la pubblica amministrazione

In Italia, tale fenomeno è molto diffuso e si cerca di prevenirlo e contrastarlo con pene molto severe. Ma esattamente, quando si parla di corruzione: quando si configura il reato? In questo articolo, ti spiegherò i caratteri essenziali e le pene previste in caso di condanna.

Cos’è la corruzione?

Come già anticipato in premessa, la corruzione è un reato contro la pubblica amministrazione e consiste in un accordo con cui un pubblico funzionario accetta un compenso – da un privato cittadino – affinché compia atti contrari ai suoi doveri. Facciamo un esempio per chiarire meglio questo concetto: supponiamo che un poliziotto, mentre è in servizio, sorprenda un ladro in flagranza di reato.

Per non farsi arrestare, il ladro offre dei soldi al poliziotto. Se quest’ultimo accetta il denaro si configura il reato di corruzione, perché invece di arrestarlo (così come è suo dovere) lo lascia libero dopo aver preso un compenso che non gli è dovuto.

Ti è chiaro, quindi, che oggetto della tutela penale è l’interesse della pubblica amministrazione a garantire l’imparzialità e la correttezza dei propri funzionari.

La corruzione, inoltre, è un reato proprio, nel senso che può essere commesso solo da soggetti particolari dotati di una determinata qualifica, nel nostro caso:

  • dal pubblico ufficiale: colui che esercita una pubblica funzione legislativa, giurisdizionale o amministrativa, ad esempio il giudice, il notaio ecc.;
  • dall’incaricato di un pubblico servizio: cioè colui che, a qualunque titolo, presta un pubblico servizio come ad esempio, i custodi dei cimiteri, i farmacisti, i sacerdoti ecc.

Il corruttore, invece, può essere un qualunque privato cittadino.

Corruzione: quando si configura il reato?

Va osservato che si parla di corruzione:

  • propria: per indicare il compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio. Ad esempio, il privato che paga un carabiniere in cambio della rivelazione di informazioni relative alle indagini riservate e segrete;
  • impropria: quando la condotta ha lo scopo di ottenere un atto conforme ai doveri di ufficio. Ad esempio, l’imprenditore che paga il pubblico ufficiale per velocizzare la pratica edilizia.

Nel 2012, la disciplina relativa al reato di corruzione [1] è stata riformata dalla c.d. legge anticorruzione [2] ed, ultimamente, dalla legge spazzacorrotti [3].

Più nello specifico, possiamo distinguere:

  • corruzione per l’esercizio della funzione: in questo caso, il reato si configura quando il pubblico ufficiale, nell’esercizio della propria funzione o dei propri poteri, riceve indebitamente per sé o per una terza persona, denaro o altra utilità oppure ne accetta la promessa. Quindi, oggetto della condotta è l’esercizio della funzione o del potere nel senso voluto dal corruttore. In caso di condanna, l’autore verrà punito con la reclusione da tre a otto anni. La pena è ridotta di un terzo, per chi induce a questo tipo di corruzione;
  • corruzione propria antecedente: commette il reato, il pubblico ufficiale (o l’incaricato di un pubblico servizio) che per omettere o ritardare un atto del suo ufficio o per compiere un atto contrario ai suoi doveri, riceve per sé o per terzi denaro o altra utilità o ne accetta la promessa, nonché colui che dà o promette denaro o altre utilità. È il caso del poliziotto che non arresta il ladro colto in flagranza di reato in cambio di denaro oppure il vigile che non fa pagare una multa in cambio di regali ecc. In caso di condanna, l’autore del reato verrà punito con la reclusione da 6 a 10 anni. La pena è ridotta di un terzo, per chi induce a questo tipo di corruzione;
  • corruzione propria susseguente: commette il reato il pubblico ufficiale (o l’incaricato di un pubblico servizio) che riceve denaro o altre utilità per aver agito contro i suoi doveri oppure per aver omesso o ritardato un atto dell’ufficio, nonché colui che ha dato il denaro o l’utilità. È questo il caso, ad esempio, del funzionario che ha ricevuto denaro per aver ritardato l’istruttoria di una pratica. Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, sia il corrotto che il corruttore rischiano la reclusione da 6 a 10 anni. La pena è ridotta di un terzo se il fatto è commesso da un incaricato di un pubblico servizio.

Attenzione: nel caso in cui il pubblico ufficiale, a fronte di un tentativo di corruzione, abbia solo simulato l’accettazione di denaro allo scopo di far punire il privato (ovvero il corruttore) non ci sarà il reato di corruzione e quest’ultimo dovrà rispondere di istigazione alla corruzione (che a sua volta si distingue in propria ed impropria).

Un’altra figura criminosa è la corruzione in atti giudiziari che si configura quando la corruzione è messa in atto allo scopo di favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo. Si pensi, ad esempio, alla promessa di denaro rivolta ad un testimone affinché dichiari il falso in udienza e favorisca una parte del processo penale. Il Codice penale punisce questo tipo di condotta con la reclusione da sei a dodici anni.

Qualora dagli atti corruttivi derivi l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione:

  • non superiore a cinque anni, la pena sarà la reclusione da sei a quattordici anni;
  • superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena sarà la reclusione da otto a venti anni.

Quindi, il reato di corruzione in atti giudiziari si distingue dagli altri tipi di corruzione per la sua finalità che deve essere appunto quella di favorire o danneggiare una parte in un processo.

Infine, va assolutamente menzionato il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Si tratta, a tutti gli effetti, di una forma di corruzione commessa quando il pubblico ufficiale (o l’incaricato di un pubblico servizio), abusando della sua qualità e dei suoi poteri, induce qualcuno a dare o a promettere indebitamente regali o denaro.

In altre parole, il reato si configura nel momento in cui il pubblico ufficiale minaccia conseguenze sfavorevoli (derivanti dalla legge) se non otterrà il pagamento di una somma di denaro. L’esempio classico è quello del pubblico ufficiale che, durante un controllo, induce il titolare di un bar a consegnargli dei soldi anziché fargli pagare la multa per le irregolarità riscontrate. In tal caso, la pena prevista è la reclusione da sei a dieci anni e sei mesi per chi induce mediante abuso; la reclusione, invece, di tre anni per chi, a seguito dell’induzione, dà o promette denaro o altre utilità.

La corruzione tra privati

Forse non sai che il reato di corruzione può configurarsi anche tra privati [4], allorquando un soggetto che lavora all’interno di un’azienda cerca di corrompere sindaci, liquidatori, amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili ecc. affinché compiano o omettano un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio oppure degli obblighi di fedeltà. Tale condotta è, comunque, punita con la reclusione da uno a tre anni.

Corruzione e concussione: differenza

È facile confondere il reato di corruzione con il reato di concussione in quanto in entrambi i casi si tratta di reati commessi dai pubblici ufficiali (o incaricati di un pubblico servizio) contro la pubblica amministrazione.

In realtà, sussiste una differenza sostanziale:

  • nella corruzione, vi è cooperazione cioè un accordo tra il pubblico ufficiale e il corrotto (vale a dire il privato cittadino). Il primo, infatti, riceve denaro o altre utilità dal secondo per compiere o aver compiuto atti contrari ai suoi doveri;
  • nella concussione, il pubblico ufficiale (o l’incaricato di un pubblico servizio), abusando della propria qualità o dei propri poteri, costringe taluno a dare o a promettere, a lui oppure ad un terzo, denaro o altre utilità. Quindi, non vi è alcuna cooperazione tra il soggetto attivo (l’autore del reato) e la vittima, in quanto quest’ultima viene costretta a consegnare il denaro. Pertanto, in tal caso, vi è una costrizione che il pubblico ufficiale mette in atto con la violenza morale, cioè con la minaccia di un male ingiusto che provoca nella vittima una lesione patrimoniale o non patrimoniale.

Corruzione e abuso di ufficio: differenza

Potresti fare l’errore anche di confondere il reato di corruzione con il diverso reato di abuso d’ufficio [5]. Quest’ultimo, infatti, si configura quando il pubblico ufficiale (o l’incaricato di pubblico servizio), nello svolgimento delle funzioni o del servizio, arreca a terzi un danno ingiusto o consegue un vantaggio patrimoniale, in violazione di norme di legge o di regolamento.

Quindi, come nella corruzione, anche in questo caso il pubblico ufficiale abusa dei suoi poteri nell’esercizio delle sue attività. Esempio lampante è quando il pubblico ufficiale riveli le tracce di un concorso pubblico. È chiaro che per configurare il reato di abuso d’ufficio basta anche la semplice violazione della legge per trarne un vantaggio per sé stessi.



Di Marina Moretti

note

[1] Artt. 318-322 cod. pen.

[2] L. n. 190 del 6.11.2012.

[3] L. n. 3 del 9.01.2019.

[4] Art. 2635 cod. civ.

[5] Art. 323 cod. pen.


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