Diritto e Fisco | Articoli

Con quale stipendio arriva la tredicesima

26 Febbraio 2020
Con quale stipendio arriva la tredicesima

Gli italiani sono molto affezionati alla tredicesima anche se non tutti i rapporti di lavoro prevedono l’erogazione di questa mensilità aggiuntiva.

I contratti collettivi di lavoro, firmati dai sindacati e dalle associazioni degli imprenditori, hanno contribuito, nel corso degli anni, ad aumentare notevolmente i diritti dei lavoratori oltre che incrementare gli stipendi dei dipendenti.

Tra i diritti introdotti dai contratti collettivi possiamo menzionare i permessi retribuiti, la tutela economica durante la malattia e l’infortunio e molti altri.

Una delle conquiste dei contratti collettivi maggiormente care ai lavoratori è rappresentata dalle cosiddette mensilità aggiuntive, ossia la tredicesima e, in alcuni casi, anche la quattordicesima.

Ma con quale stipendio arriva la tredicesima? La risposta a questa domanda va cercata nel contratto collettivo di lavoro, che disciplina la tredicesima e le tempistiche della sua erogazione.

Tuttavia, nella quasi totalità dei casi, questa mensilità supplementare ha lo scopo di far trovare al lavoratore uno stipendio più ricco nel periodo natalizio.

Come si determina la retribuzione del lavoratore?

La nostra Costituzione [1] afferma che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto e, in ogni caso, sufficiente a garantire a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa.

La retribuzione, dunque, non è solo il prezzo pagato dall’azienda per avere la prestazione di lavoro del lavoratore, ma è qualcosa di più.

Con lo stipendio, infatti, il lavoratore acquista per lui e per la famiglia tutti i mezzi necessari ad una vita dignitosa. Si parla di funzione alimentare della retribuzione.

Ma chi decide quanti soldi corrispondono ad una retribuzione proporzionata e sufficiente?

È evidente che la Costituzione si limita ad esprimere un concetto generale, ma non individua, né potrebbe farlo, il valore economico che incarna il concetto di retribuzione proporzionata e sufficiente. È assolutamente evidente che i 1.000 euro di oggi non hanno lo stesso valore dei 1.000 di ieri né dei 1.000 euro di domani. Fissare un numero fisso nel tempo non avrebbe, dunque, alcun senso.

Nel nostro Paese, la determinazione della retribuzione minima da erogare ai lavoratori, in assenza di una legge che preveda un salario minimo per legge, è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro che vengono sottoscritti dalle associazioni dei datori di lavoro e dalle organizzazioni sindacali nei singoli settori economici e produttivi (settore metalmeccanico, chimico-farmaceutico, alimentare, commercio, turismo, multiservizi, trasporti e logistica, etc.).

I Ccnl hanno un periodo di vigenza di tre anni e determinano, tra le altre cose, i cosiddetti minimi salariali. Una volta scaduto il Ccnl, le parti riprendono ad incontrarsi ed a negoziare il rinnovo del contratto collettivo. Ovviamente, la parte più delicata del rinnovo, è quella economica, ossia, individuare quanti soldi in più dare ai lavoratori nel triennio successivo. Su questo si consuma, spesso, lo sconto tra datori di lavoro e sindacati.

È pur vero che il cosiddetto Patto della Fabbrica [2] ha individuato un meccanismo per determinare gli aumenti dei minimi stipendiali, ossia, il loro adeguamento all’indice Ipca, che sta per Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione, epurato degli energetici.

Cosa succede se un’azienda paga al lavoratore uno stipendio inferiore ai minimi stipendiali previsti dal Ccnl? In Italia, i contratti collettivi non hanno efficacia verso tutti i lavoratori e possono, dunque, esserci dei rapporti di lavoro ai quali non si applica il Ccnl, né nella sua parte normativa né in quella economica.

Tuttavia i giudici, per verificare il rispetto del principio della retribuzione proporzionata e sufficiente previsto dalla Costituzione, utilizzano come parametro i minimi stipendiali previsti dal Ccnl del settore in cui opera l’azienda.

Ne consegue che se il lavoratore si rivolge al giudice del lavoro affinché sia accertato che la sua retribuzione è inferiore alla retribuzione proporzionata e sufficiente, il tribunale utilizzerà, come parametro di riferimento, i minimi stipendiali previsti dal Ccnl del settore in cui opera l’azienda e, in caso di scostamento, adeguerà la retribuzione del dipendente.

Che cos’è la tredicesima?

Chiarito come si determina, in Italia, la retribuzione del lavoratore passiamo ora alla tredicesima.

I Ccnl, oltre a prevedere i cosiddetti minimi stipendiali, hanno anche introdotto tutta una serie di diritti a favore dei lavoratori che rappresentano delle condizioni di miglior favore per i dipendenti rispetto a quanto previsto dalla legge. Tra questi diritti ulteriori troviamo le cosiddette mensilità aggiuntive. La regola generale, infatti, è che lo stipendio del lavoratore sia pagato mensilmente. Ne consegue che, come regola generale, al lavoratore spettano dodici stipendi mensili annui.

Tuttavia, molti Ccnl hanno previsto l’erogazione al lavoratore di una o due ulteriori mensilità (dette, appunto, mensilità aggiuntive).

Le mensilità aggiuntive vengono dette:

  • tredicesima, o gratifica natalizia;
  • quattordicesima.

La tredicesima è, dunque, uno stipendio in più che viene erogato al dipendente, oltre alle dodici mensilità ordinarie.

Trattandosi di una previsione contenuta nei contratti collettivi, ma non nella legge, ne consegue che, se ad un determinato rapporto di lavoro non si applica nessun Ccnl, quel lavoratore non avrà diritto alla tredicesima, ma solo alle dodici mensilità di retribuzione ordinarie.

Tredicesima: come si calcola?

La tredicesima, al pari della quattordicesima, delle ferie, dei permessi retribuiti, viene detta “istituto a maturazione progressiva”.

Ciò significa che la tredicesima matura man mano che prosegue il rapporto di lavoro.

Ma come si calcola la tredicesima? Le specifiche regole da seguire per il calcolo della tredicesima mensilità sono stabilite dai Ccnl. Infatti, come abbiamo detto, la tredicesima è una invenzione del contratto collettivo e trova, dunque, in esso la sua regolamentazione.

In linea generale, tuttavia, lo schema di calcolo della tredicesima è, di solito, il seguente. Occorre prendere la retribuzione globale di fatto percepita dal dipendente nell’anno di riferimento. Ebbene, la tredicesima equivale ad un dodicesimo di questo totale.

Per quanto concerne la maturazione della tredicesima, ogni mese il lavoratore matura un rateo di tredicesima, pari a un dodicesimo dello stipendio mensile.

Il rateo matura a patto che vengano lavorati almeno 15 giorni nel mese. Se in un mese il lavoratore lavora solo 13 giorni, dunque, il rateo è pari a zero.

Nel calcolo della tredicesima, la retribuzione annuale da dividere per dodici comprende solo le componenti fisse della retribuzione e restano, dunque, escluse le componenti variabili (come i bonus, i premi di produzione, i compensi per lavoro straordinario, festivo, notturno, etc.).

Essendo un istituto a maturazione progressiva, se il rapporto cessa nel corso dell’anno, il lavoratore avrà diritto ai ratei maturati da inizio anno e sino alla data di cessazione del rapporto. Come abbiamo detto, non spetta il rateo del mese della cessazione se i giorni lavorati sono inferiori a quindici.

Per quanto concerne i lavoratori part time, la tredicesima deve essere calcolata in proporzione a quanto il dipendente ha lavorato. C’è, quindi, un riproporzionamento del valore della tredicesima in base alla percentuale di part time rispetto al full time.

Con quale stipendio arriva la tredicesima?

Per sapere quando viene pagata la tredicesima occorre, ancora una volta, consultare il contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto. Infatti, come abbiamo già evidenziato, la tredicesima non è prevista dalla legge e trova, quindi, nel Ccnl la sua intera disciplina, anche con riferimento alle tempistiche di pagamento.

Quel che è certo è che, nella quasi totalità dei Ccnl, si prevede che la tredicesima debba essere pagata insieme alla retribuzione del mese di dicembre. Per questo viene spesso definitiva gratifica natalizia. Infatti, durante il periodo natalizo, i lavoratori devono affrontare maggiori spese e, con questo stipendio aggiuntivo, possono contare su una maggiore disponibilità economica.

Dal punto di vista contabile, poi, spesso nella mensilità di dicembre il datore di lavoro effettua, sullo stipendio del lavoratore, dei conguagli fiscali o contributivi. In sostanza, può accadere che a fine anno il datore di lavoro si accorga di aver trattenuto dalle buste paga del dipendente troppo pochi soldi per pagare le tasse o i contributi previdenziali. In questo caso, il datore di lavoro provvede, proprio nello stipendio di dicembre, a portare a conguaglio le minori somme trattenute, operando un maggiore prelievo sullo stipendio. Oppure, sempre a fine anno, il datore di lavoro potrebbe rendersi conto di aver erogato al lavoratore dei benefici che, alla luce del reddito annuale percepito, non gli spettano. Ciò accade soprattutto con riferimento al Bonus Renzi ed agli assegni per il nucleo familiare.

Al pari di ciò che accade con i conguagli fiscale e contributivo, il datore di lavoro procede dunque a recuperare dallo stipendio di dicembre le somme versate, mese per mese, a titolo di Bonus Renzi e Anf che si sono rivelate non dovute alla luce del reddito del lavoratore. La possibilità di questi prelievi anomali sullo stipendio di dicembre rende la tredicesima mensilità quantomai opportuna. Infatti, anche se deve affrontare un prelievo maggiore, il lavoratore può contare su uno stipendio raddoppiato rispetto a quello ordinario e, dunque, può ammortizzare meglio eventuali conguagli fiscali, contributivi, recupero di Bonus Renzi, di assegni familiari, etc.

Ricordiamo che, secondo la Cassazione, la tredicesima fa parte integrante del concetto di retribuzione proporzionata e sufficiente. Ne consegue che, quando si trova a valutare l’adeguatezza dello stipendio di un lavoratore, il giudice prende a riferimento sia i minimi stipendiali che la tredicesima mensilità.


note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Accordo Interconfederale 9.03.2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube