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Legge sul fumo: cosa prevede

28 Febbraio 2020 | Autore:
Legge sul fumo: cosa prevede

In Italia è sempre acceso il dibattito sui danni alla salute provocati dal fumo. Un recente disegno di legge prevede l’introduzione di nuovi divieti in materia.

E’ proprio di questi giorni la notizia relativa alla presentazione di un disegno di legge in Senato per l’introduzione del divieto di fumare nei luoghi pubblici all’aperto quali bar, pub, ristoranti, spiagge, lidi, parchi, aree di gioco, giardini, stadi e campi sportivi al fine di salvaguardare la salute pubblica. Il divieto dovrebbe essere esteso anche alle piazze nelle quali si tengono manifestazioni e concerti oltre che nelle banchine di attesa dei treni ed alle fermate degli autobus.

Il fumo dovrebbe essere vietato anche nei pressi dei monumenti pubblici di particolare valore storico ed artistico in quanto insieme allo smog, danneggia non solo la salute dell’uomo ma anche le opere d’arte, che possono deteriorarsi a causa delle sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera.

Infine, il divieto dovrebbe interessare pure le sigarette elettroniche e quelle a tabacco riscaldato se fumate nei luoghi in cui c’è una alta concentrazione di persone. Se questo disegno di legge dovesse essere approvato l’Italia si uniformerebbe a quei Paesi in cui è già vietato fumare nelle aree pubbliche all’aperto come ad esempio l’Australia dove tale tipo di divieto è stato introdotto nel lontano 2005. Ma, attualmente, in Italia, la legge sul fumo cosa prevede? Facciamo allora un excursus sulle principali normative emanate in materia dal nostro legislatore fino ad arrivare alla disciplina oggi vigente.

Quali sono le normative sul fumo emanate in Italia

Per rintracciare la prima normativa emanata in Italia sul fumo bisogna andare molto indietro nel tempo. Precisamente, nel 1934, veniva emanato il Regio Decreto n. 2136, intitolato “Testo unico delle leggi sulla protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia”, il quale prevedeva il divieto di vendita e somministrazione di tabacco ai minori di 16 anni, ai quali era anche vietato fumare nei luoghi pubblici.

Successivamente, nel 1942 entrava in vigore la legge sul monopolio dei sali e dei tabacchi, che dettava regole in materia di contrabbando [1].

Poi, si susseguivano:

  • una normativa che stabiliva il divieto di propaganda pubblicitaria di qualsiasi prodotto da fumo, nazionale ed estero [2];
  • un decreto legge, con il quale venivano aggiornate le sanzioni già previste in precedenza [3];
  • una legge del 1975, che vietava di fumare in determinati luoghi come le corsie degli ospedali, le aule scolastiche, le sale d’attesa delle stazioni, i locali chiusi adibiti a pubblica riunione, i cinema, le sale da ballo oltre che sui mezzi di trasporto pubblico [4].

Negli anni ‘90, venivano emanati dei provvedimenti legislativi tesi alla tutela dal fumo passivo quali:

  1. un decreto legislativo, che ordinava ai datori di lavoro di limitare l’esposizione dei lavoratori agli agenti cancerogeni, ivi compreso il fumo di tabacco [5];
  2. una direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, con la quale veniva introdotto il divieto di fumo nei locali destinati al ricevimento del pubblico e utilizzati dalla Pubblica Amministrazione, dalle aziende pubbliche e dai privati esercenti servizi pubblici [6].

Inoltre, venivano stabilite regole sulla pubblicizzazione e l’etichettatura dei prodotti del tabacco e per la prima volta in Italia, compariva sui pacchetti la scritta a caratteri cubitali “il fumo è nocivo[7].

Qual è la disciplina sul fumo oggi vigente in Italia

L’attuale disciplina sul fumo, emanata nel 2003 [8], è meglio conosciuta come Legge Sirchia, dal nome del ministro della Salute che l’ha proposta.

Grazie alla stessa il divieto di fumare si applica in tutti i locali chiusi, compresi quelli dei luoghi di lavoro, pubblici e privati, con esclusione delle residenze private e dei locali idonei per i fumatori.

Il divieto vale, tra gli altri, per le scuole, gli ospedali, gli uffici della Pubblica Amministrazione, gli autoveicoli di proprietà dello Stato, di Enti pubblici e di privati concessionari di pubblici servizi per il trasporto collettivo di persone, i taxi, le metropolitane, i treni, le sale di attesa di aeroporti, stazioni ferroviarie, autofilotranviarie e portuali-marittime, le biblioteche, le sale di lettura, i musei, le pinacoteche, i bar, i ristoranti, i circoli privati, le discoteche, le palestre, le sale corse, le sale gioco, le sale video game, le sale Bingo, i cinema multisala, i teatri.

Il divieto di fumare si estende anche agli studi professionali ed agli uffici aperti unicamente ad utenza interna come, tipicamente, alcuni uffici bancari o l’ufficio di ragioneria di un’azienda. Inoltre, è vietato fumare negli spazi comuni dei condomini ad esempio nelle scale, nell’ascensore, ecc.

Negli alberghi ed in genere nelle strutture ricettive il divieto interessa tutti gli spazi comuni (reception, bar, sale da pranzo, salotti, ecc.) mentre le camere possono essere assimilate alle private abitazioni. Tuttavia, è possibile prevedere camere per fumatori e per non fumatori secondo le preferenze dei clienti.

Nello stesso anno, vengono introdotte nuove regole per l’etichettatura dei pacchetti di sigarette, sui quali compaiono più scritte che avvertono sui rischi per la salute provocati dal fumo [9].

Nel 2012, viene innalzato il divieto di vendita delle sigarette ai minori di 18 anni [10] mentre nel 2013 viene esteso il divieto di fumare anche alle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche [11].

Più di recente, e cioè nel 2016, il divieto di fumare si applica alle pertinenze esterne delle strutture ospedaliere universitarie, di quelle degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura nonché negli autoveicoli alle presenza di donne incinte e di minori [12].

Inoltre, sono introdotte:

  • multe per chi viene sorpreso a gettare mozziconi per terra;
  • pene maggiori per coloro che vendono tabacco ai minori.

Ancora:

  • sono messi al bando i pacchetti contenenti più di 10 sigarette;
  • è fissato il limite massimo di 30 grammi per i pacchi di tabacco sfuso;
  • sono posti limiti alla pubblicizzazione delle sigarette elettroniche;
  • è previsto che almeno il 65% dei pacchetti di sigarette venduti siano rivestiti da immagini shock sugli effetti dannosi del fumo.

Infine, è opportuno ricordare che in alcune località di mare viene introdotto il divieto di fumare nelle spiagge come ad esempio a Bibbione, in Veneto, ad Anzio, Ladispoli e Ponza, in Lazio, ad Olbia, Sassari e Stintino, in Sardegna, ecc.

Come viene sanzionata la violazione del divieto di fumare

Nei casi di violazione del divieto di fumare, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra 27,50 euro e 275,00 euro [13].

Se la violazione avviene in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza ovvero davanti a lattanti o a bambini fino a dodici anni, la sanzione è raddoppiata da 55,00 euro a 550,00 euro.

Qualora la violazione dovesse venire commessa dai soggetti responsabili della vigilanza sul rispetto del divieto di fumo (ad esempio questi omettono di esporre i cartelli indicanti il divieto oppure non contestano la violazione del divieto), si applica una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra un minimo di 200 euro ad un massimo di 2.200 euro.

Quali sono i danni alla salute provocati dal fumo

Tutta la normativa sul fumo emanata in Italia ha come obiettivo finale quello della tutela della salute pubblica, posto che è ormai incontrovertibile e certo che il fumo causa più decessi di alcol, droghe, incidenti stradali, aids, suicidi e omicidi messi insieme.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione della Giornata mondiale senza tabacco 2019, ha affermato la necessità di attuare efficaci politiche di contrasto al fumo in tutto il mondo. Infatti, in mancanza, entro il 2030 il fumo da sigarette potrebbe arrivare ad uccidere ogni anno oltre 8 milioni di persone.

Già nel 2017, il tabacco è stato responsabile della morte di 3,3 milioni di fumatori e di persone esposte al fumo passivo. Inoltre, circa 60.000 bambini con meno di 5 anni sono morti a causa di infezioni alle basse vie respiratorie provocate dal fumo passivo.

I danni cagionati alla salute dal fumo sono rilevanti, soprattutto se si considera che il fumo da sigaretta è la prima causa di tumore ai polmoni. Fumare provoca anche la broncopneumopatia cronico-ostruttiva, una ostruzione delle vie aeree che rende difficoltosa la respirazione oltre a peggiorare l’asma e la tubercolosi.

Il fumo, inoltre, può avere ripercussioni negative sull’apparato genitale maschile, può essere causa di una riduzione della fertilità nelle donne ed aumenta il rischio di malattie cardiache.

Per quanto riguarda il fumo passivo a casa o nei posti di lavoro, anche per i non fumatori aumenta il rischio di tumore ai polmoni.

In più, i neonati che sono stati esposti alle tossine del tabacco durante il periodo della gestazione attraverso il fumo della madre, con molta frequenza subiscono una riduzione dello sviluppo e della funzionalità polmonare. I bambini esposti al fumo passivo rischiano di ammalarsi di asma, polmonite, bronchite ed infezioni delle basse vie respiratorie.

Qual è la situazione del fumo in Italia

Secondo un’indagine condotta dall’Istituto Superiore della Sanità dall’entrata in vigore della Legge Sirchia ad oggi, i fumatori in Italia sono diminuiti di circa un milione.

Contestualmente, è anche cresciuta la consapevolezza della popolazione sui danni alla salute derivanti dall’uso del tabacco ed in particolare su quelli provocati dal fumo passivo. Nonostante ciò, il numero dei fumatori rimane comunque considerevole attestandosi intorno agli 11,6 milioni, ovvero più di un italiano su cinque. Gli uomini sono 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni. Nelle Regioni del sud Italia, le fumatrici sono quasi il doppio rispetto a quelle che vivono nelle Regioni del centro e del nord Italia. Per quanto riguarda i giovani, un ragazzo su cinque già fra i 13 e i 15 anni, fuma quotidianamente le sigarette tradizionali mentre il 18% utilizza sigarette elettroniche. La fascia di età dell’iniziazione al fumo di sigaretta è quella della scuola secondaria di primo grado (10-13 anni).

Da questi dati è facile evincere come non siano cambiate le abitudini al fumo degli italiani.

Pertanto, occorre incentivare le campagne informative soprattutto per i giovani e per le donne, per le quali è in aumento la mortalità per tumore al polmone, considerato che in Italia le sigarette causano annualmente la morte di 80.000 persone.


note

[1] L. n. 907/1942.

[2] L. n. 165/1962.

[3] D.L. n. 4/1983.

[4] L. n. 584/1975.

[5] D. Lgs n. 626/1994.

[6] Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14/12/1995.

[7] D.M. n. 425/1991 e D. Lgs n. 581/1993.

[8] L. n. 3/2003.

[9] D. Lgs. n. 184/2003.

[10] D. L. n. 158/2012.

[11] D. L. n. 104/2013.

[12] D. Lgs. n. 6/2016.

[13] Art. 1 co. 189 L. n. 311/2004.


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