Come sarà la nuova Irpef

7 Febbraio 2020
Come sarà la nuova Irpef

Cancellazione di tutte le detrazioni con nuovi strumenti più equi e lineari: allo studio tre aliquote. 

Al via il tavolo della riforma fiscale al ministero dell’Economia. Ieri, è stato avviato il cantiere della riforma fiscale dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che ha incontrato al dicastero di via Venti Settembre, i rappresentanti dei partiti della maggioranza di Governo e i tecnici del ministero per l’avvio del confronto sui temi che diventeranno argomento di studio per la riforma fiscale. Erano presenti per il movimento cinque stelle, Laura Castelli, viceministro dell’economia, il sottosegretario Maria Cecilia Guerra, per Leu, e Luigi Marattin di Italia Viva. L’obiettivo dei lavori è quello di intavolare un confronto per arrivare entro la primavera a una legge delega che riformi il sistema fiscale entro l’anno .

La fase due del Governo Conte-bis sarà, dunque, all’insegna della riforma fiscale. Sul tavolo, infatti, c’è la riscrittura di tutte le norme sull’Irpef, l’imposta sul reddito che pagano (o dovrebbero pagare) tutti gli italiani. Le proposte dei partiti di maggioranza si stanno incentrando su una tassazione basata su tre sole aliquote e la rivisitazione delle detrazioni fiscali che decrescono in base al reddito. Il governo lavora da settimane a una semplificazione della selva di sconti e bonus disseminati nelle varie norme. 

Ieri, il primo incontro al ministero dell’Economia si è concentrato su due temi chiave: figli e incapienti (ossia, quei redditi troppo bassi per poter sfruttare le detrazioni).

Secondo il M5S, la nuova Irpef passa innanzitutto per la riduzione delle aliquote, dalle attuali cinque a tre: 23% per i redditi da 10mila a 28mila, 37% da 28mila a 100mila euro e 42% oltre i 100mila. Attenzione, però, perché i redditi da considerare sarebbero quelli del nucleo familiare, da calcolare in base a un coefficiente che cambia con il numero dei componenti. 

Il Pd è, invece, per un’aliquota al 23%, l’altra al 38% (da 27mila euro in poi) e l’altra al 45% (da 3-500mila euro a salire).

D’accordo sulle tre aliquote è anche Italia Viva, che però si oppone all’idea del coefficiente familiare perché la considera rischiosa sul piano dei possibili disincentivi alla partecipazione al lavoro da parte del coniuge più “debole”. Cioè tipicamente della moglie, in un Paese che già oggi è agli ultimi posti in Europa per il tasso di partecipazione femminile al lavoro e lontanissimo dalla parità di genere nelle retribuzioni.

Il Pd punta alla revisione delle tax expenditures con l’introduzione di nuovi limiti in base al livello di reddito o, in misura lineare, rivendendo per alcuni bonus, franchigie e sconti. Si mira a creare uno strumento unico per riordinare il panorama dei numerosi bonus attuali spesso transitori e troppo complicati per essere sfruttati in pieno. I renziani, invece, chiedono la cancellazione delle attuali detrazioni per familiari a carico e loro integrale sostituzione con l’assegno unico per la famiglia.  

Il problema di fondo saranno le coperture: la nuova Irpef potrebbe richiedere ulteriori sforzi per il bilancio dello Stato che già l’anno prossimo dovrà fare – per l’ennesima volta – i conti con gli aumenti Iva da disinnescare.



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