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È legale chiedere la busta paga?

9 Febbraio 2020 | Autore:
È legale chiedere la busta paga?

Richiesta del cedolino paga al colloquio di lavoro: il lavoratore può rifiutarsi di esibire il documento?

La busta paga, o cedolino paga, è un documento che ha una funzione fondamentale nel rapporto di lavoro. Nel prospetto paga è infatti indicato quanto il lavoratore percepisce:

  • in un dato periodo lavorativo;
  • da parte di un determinato datore lavoro;
  • in ottemperanza al Contratto Collettivo Nazionale di lavoro applicato.

In questo documento sono inoltre contenuti numerosi dati che illustrano in modo completo il rapporto di lavoro e la situazione del lavoratore, quali data di assunzione, qualifica e livello, posizione Inps e Inail, orario di lavoro, imponibile previdenziale e fiscale mensile e annuo, diritto agli assegni familiari, trattenute fiscali e diverse (cessione del quinto dello stipendio, pignoramenti…).

Spesso, quando ci si candida per un nuovo lavoro viene richiesta l’esibizione dei precedenti cedolini paga: ma è legale chiedere la busta paga al colloquio?

Il lavoratore è obbligato a consegnare il cedolino paga al selezionatore, o al nuovo datore di lavoro?

Per rispondere a queste domande, dobbiamo innanzitutto capire perché può essere richiesta l’esibizione della precedente busta paga, ed in quali contesti.

Ad esempio, a tutti appare chiara la piena legalità della richiesta della busta paga da parte della banca, o della finanziaria, nel momento in cui si richiede un prestito con cessione del quinto dello stipendio, o un finanziamento di altro genere, o un mutuo. In questo caso, il cedolino mensile è fondamentale per comprendere se l’interessato ha la possibilità di rimborsare le somme, e funge esso stesso da garanzia.

Il lavoratore può rifiutarsi di esibire il cedolino all’istituto di credito? Certamente sì, ma in questo caso la pratica di finanziamento non andrà avanti, salvo non disponga di ulteriori garanzie sufficienti in rapporto al prestito richiesto.

In un certo senso, questo è ciò che potrebbe succedere nel caso in cui il lavoratore si rifiuti di esibire il cedolino a un colloquio di lavoro: il prospetto paga può difatti risultare fondamentale anche per il nuovo potenziale datore di lavoro. Vediamo perché.

Busta paga per cambiare lavoro

In primo luogo, esibire il cedolino paga al colloquio risulta fondamentale per consentire all’azienda di formulare un’offerta economica adeguata, indipendentemente dal profilo, nell’ipotesi in cui l’interessato valuti di cambiare occupazione.

Se il candidato, difatti, è attualmente occupato presso un’altra azienda, ed il selezionatore ha intenzione di assumerlo, è indispensabile che conosca lo stipendio precedente.

Grazie al prospetto paga, l’azienda può calcolare tutte le voci che compongono la retribuzione e formulare una proposta adeguata al lavoratore e all’inquadramento, che risulti più allettante rispetto a quanto offerto dal precedente datore di lavoro.

E se il lavoratore si rifiuta di esibire il cedolino perché, magari, vuole bluffare inventando uno stipendio più alto, per ottenere una proposta migliore? In questo caso, rischia comunque di tramutare tutto in una perdita di tempo: l’azienda potrebbe non dar credito a quanto affermato e formulare un’offerta secondo parametri inadeguati, o non formulare alcuna offerta. Peraltro, se il candidato riferisce comunque di essere inquadrato in un determinato livello, ma comunica uno stipendio completamente al di fuori dei parametri previsti dal contratto collettivo di riferimento, il “bluff” emerge con facilità ed il lavoratore rischia di giocarsi la propria credibilità.

Nulla vieta, comunque, al candidato di comunicare tutti i benefici di cui gode, che possono essere anche ulteriori rispetto ai benefits che figurano in busta paga: la possibilità di consultare gratuitamente delle banche dati o dei quotidiani, la convenzione con una palestra o un istituto privato…

Richiesta busta paga per l’assunzione

Presso determinate aziende, soprattutto di grandi dimensioni, per policy interna la busta paga relativa ai precedenti rapporti lavorativi è indispensabile per redigere un profilo completo del candidato: si tratta di un documento da fornire obbligatoriamente, come il curriculum vitae aggiornato all’ultima esperienza.

Senza il documento, l’azienda non procede alla fase di assunzione.

Vero è che anche nella scheda anagrafica rilasciata dal centro per l’impiego sono indicate le precedenti esperienze di lavoro. La scheda anagrafica può però presentare degli errori, ed è per di più carente di diversi dati, come lo stipendio ed il motivo della cessazione dei precedenti rapporti.

Richiesta busta paga: viola la privacy?

Cedolino paga, curriculum, scheda anagrafica sono dei documenti che contengono dati personali del lavoratore: nel processo di ricerca e selezione del personale, la ricezione del cv, il suo esame e il successivo colloquio di lavoro sono dunque attività caratterizzate dal trattamento dei dati personali del candidato. In base al nuovo Regolamento Europeo in materia di privacy [1], il cosiddetto Gdpr, chi tratta dei dati personali deve rilasciare un’informativa all’interessato, che deve essere redatta nel rispetto di precisi requisiti [2]. L’informativa deve essere fornita al momento del primo contatto utile tra azienda e candidato, successivo all’invio del curriculum medesimo.

La legge [3] vieta in ogni caso al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione o nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.

Per concludere, richiedere la busta paga è pienamente lecito da parte di chi desidera inserire il lavoratore in azienda: è anche lecito per il lavoratore rifiutarsi di esibire il cedolino, così come rifiutarsi di esibire il CV o non fornire il consenso al trattamento dei dati, ma in questi casi l’azienda potrebbe non procedere all’assunzione.


note

[1] Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE.

[2] Art. 13 Regolamento (UE) 2016/679.

[3]  Art. 8 L. n. 300 del 20.05.1970 (Statuto dei lavoratori).


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2 Commenti

  1. Non mi trova d’accordo.
    La busta paga in sede di colloquio di assunzione contiene la ritenuta sindacale e come tale può essere mezzo di indagine dell’appartenenza sindacale del lavoratore, un cavallo di troia gigantesco dell’art.8 l. 300/70 che non può essere tollerato.
    La busta paga contiene, dunque, dati particolari (anche il non essere iscritto al sindacato è mancanza di appartenenza sindacale), oltre magari ad indicare permessi legge 104 (permessi figlio/ l. 104 ad esempio) che indicano una situazione familiare delicata, anch’essi dati particolari relativi alla salute. Stando sule norme di legge, il legittimo interesse (quello di formulare offerta allettante o in linea, come richiamato dall’articolo) non è di per sè base giuridica sufficiente, dovendo pescare un criterio di eccezione al divieto di cui all’art.9 GDPR, e nello specifico non si trovano. Anche volendo ammettere il 9.b. GDPR, sussiste sempre la proporzionalità e il dovere di minimizzazione (art. 5 GDPR), e la richiesta di esibizione di buste paga è enormemente eccedete, quantomeno se totalmente in chiaro e non limitato solo alla testata. E’ una prassi certo, che sia legale è un altro paio di maniche, e sinceramente può esporre a sanzioni dell’ispettorato se un candidato, scartato magari per tutt’altro, esibisce la prova dell’invio di una busta paga contenente ritenuta sindacale

  2. La frase più assurda è “Se il candidato, difatti, è attualmente occupato presso un’altra azienda, ed il selezionatore ha intenzione di assumerlo, è indispensabile che conosca lo stipendio precedente.”

    Perché mai? Magari nel frattempo il candidato ha fatto un master, è cresciuto sul lavoro ma non gli è stata riconosciuta questa crescita a livello economico, magari la retribuzione non era adeguata sin dall’inizio e il candidato ha dovuto accettare perché in cerca di lavoro da tempo.

    Non entro nel merito del lecito o non lecito… ma la trovo una pratica ridicola, che fossilizza il gender pay gap e la sottoretribuzione.

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