Il bullismo corre sul web e diventa sempre più cyber

7 Febbraio 2020
Il bullismo corre sul web e diventa sempre più cyber

Un ragazzo su 3 ammette di aver compiuto bullismo su internet. In aumento le vittime minorenni che sui social ricevono materiale porno e proposte sessuali. 

Un ragazzo su tre ha compiuto atti di bullismo e due su tre li hanno subiti. È quanto emerge da un’indagine realizzata dalle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) in collaborazione con l’Iref, Istituto di ricerche educative e formative, che ha coinvolto circa 800 adolescenti tra i 13 e i 18 anni, nell’ambito del progetto Rete Solidale.

La ricerca Acli mette in luce che il 34% dei ragazzi ammette di aver assunto “comportamenti offensivi su internet nei confronti di qualcun altro nel corso dell’ultimo anno: le ragazze con il 23% sembrano essere meno propense a compiere azioni di cyberbullismo rispetto ai maschi al 44%, mentre il 71% riporta di aver subito aggressioni e offese, in maniera simile tra ragazzi e ragazze. “Il quadro non proprio positivo che emerge dall’indagine si inserisce in un contesto che vede come il 96% dei partecipanti all’indagine siano hard user, persone che entrano in contatto con il web ogni giorno”.

I dati delle Acli evidenziano che due ragazzi su tre hanno ricevuto o inviato messaggi a sfondo sessuale o hanno cercato materiale pornografico. Solo il 7% ha invece inviato foto o video di questo tipo. Le ragazze appaiono le più distanti da questo mondo: una su due non ha interagito in nessun modo con questi contenuti, contro invece l’11% dei ragazzi. Questi ultimi dichiarano di aver cercato o ricevuto online immagini e video nell’81% dei casi; tra le ragazze solo il 30% ha fatto la stessa cosa. Infine, quasi una ragazza su cinque ha soltanto ricevuto questo tipo di materiale (16%); per i ragazzi, lo stesso evento è molto raro: il 4% dei casi.

Per la presidente delle Acli di Roma, Lidia Borzì, “l’indagine dipinge un quadro a tinte davvero fosche, rappresentando un campanello di allarme che non possiamo sottovalutare. I ragazzi che abbiamo ascoltato sono quotidianamente sottoposti alla paura, alle insicurezze e a un fortissimo senso di solitudine che rende sempre più difficile definire e riconoscere i confini della vita online da quella offline”.

Per Borzì, “se da una parte non possiamo e non dobbiamo demonizzare il web, dall’altra possiamo fare la nostra parte per rendere i ragazzi più consapevoli e accorti al fine di valorizzare le opportunità offerte dalla rete minimizzando i pericoli e i comportamenti potenzialmente rischiosi. Come nel nostro stile abbiamo deciso di farlo avvalendoci di linguaggi alternativi come l’arte, il cinema e il teatro che favoriscono un terreno di confronto tutelato e fondato sull’empatia”.

Anche i dati ufficiali – diffusi oggi dalla ministra per l’Innovazione Paola Pisano, come ci informa l’agenzia stampa Adnkronos – confermano l’entità del fenomeno: nel 2019, “sono stati 460 i casi trattati di cyberbullismo che hanno coinvolto 52 vittime di età inferiore ai 9 anni, 99 fra i 10 e i 13 anni e 309 fra i 14 e i 17 anni”.

Secondo la Polizia postale, “i casi che vedono una vittima minorenne sono in aumento del 18% e raddoppiano quelli per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico” prosegue il ministro Pisano, spiegando che “questi numeri, naturalmente, raccontano poco sulle reali dimensioni del fenomeno perché, purtroppo, offrono solo uno spaccato delle ipotesi nelle quali episodi di cyberbullismo arrivano sulle scrivanie e nei pc delle forze dell’ordine” .

Per Pisano “davanti alle insidie di internet, i ragazzi si mostrano ingenui: il 71,2% ammette di aver accettato l’amicizia di un estraneo sui social almeno una volta e il 21% di aver incontrato di persona estranei  onosciuti in rete. Si fidano del web anche come mezzo di informazione, visto che solo il 18% verifica la fonte”.

Nella giornata nazionale contro il bullismo “non possiamo e non dobbiamo limitarci a sciolinare questi numeri” spiega la ministra secondo la quale “le regole, le leggi, gli strumenti e le Autorità di repressione del fenomeno non mancano” ma “dobbiamo investire nella prevenzione e nel contenimento del fenomeno con strumenti quali tra gli altri l’educazione al rispetto altrui, alla civile convivenza online“.



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