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Lo sai che? Affidamento condiviso: la casa al figlio e i genitori si alternano

Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2013

Il bambino rimane nellex casa coniugale e i genitori si alternano: una nuova soluzione che inizia a diffondersi per laffidamento condiviso dei minori in caso di separazione consensuale.

Dopo il Tribunale di Varese (leggi l’articolo nel box “Precedenti favorevoli“), anche quello di Milano [1] sperimenta una particolare modalità di affidamento condiviso: il figlio minore resta nella casa familiare e i genitori si alternano nella convivenza con lui.

Si tratta di una soluzione al problema dell’affidamento condiviso che è tanto innovativa quanto delicata.

Innovativa perché la presenza, seppure alternata, di entrambi i genitori nella stessa casa può alleggerire il peso del distacco della famiglia. Inoltre il minore ha la possibilità di mantenere il suo habitat e avere più stabilità, senza doversi abituare, con cadenza periodica, ad un nuovo appartamento e magari anche ad un’altra città.

La soluzione è, tuttavia, delicata perché dipende dell’impegno e dalla collaborazione effettiva di entrambi i genitori. Questi, infatti, oltre ad organizzare i propri turni di “alloggio” nella casa familiare, dovranno distribuirsi determinati compiti e accordarsi in modo preciso sulle attività spettanti: per esempio, chi accompagna il figlio a scuola e chi a calcetto e a che ora.

Ciascun genitore, nel periodo in cui andrà a vivere con il minore, dovrà prendersi cura di tutte le incombenze relative all’ordinaria amministrazione, compresa la gestione dell’immobile e la sua pulizia. Una volta finito il proprio turno, egli dovrà lasciare spazio all’altro genitore senza porre ostacoli di alcun tipo.

I genitori dovranno poi necessariamente confrontarsi e accordarsi sulle questioni di straordinaria amministrazione e sulle scelte più importanti riguardanti la crescita psico-fisica del figlio (in campo scolastico, religioso, sanitario ecc.).

Vista la delicatezza nella gestione della famiglia (e della casa familiare), l’affidamento condiviso di questo tipo viene solitamente concesso, su accordo dei coniugi in sede di separazione consensuale, in via provvisoria e sperimentale [2]. Solo se esso si rivela funzionante e, soprattutto, giova al minore viene approvato definitivamente.

note

[1] Trib. Milano, decr. del 16.09.2013.

[2] È quanto avvenuto nel caso in esame: i genitori, in sede di separazione consensuale, hanno chiesto l’omologa degli accordi, i quali prevedevano che il bambino restasse nella casa familiare e loro si alternassero secondo turni prestabiliti. I giudici hanno approvato provvisoriamente gli accordi concedendo ai genitori due mesi di tempo per testare l’affidamento prescelto.


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3 Commenti

  1. Diversamente dalla vecchia normativa che indicava esplicitamente che la casa fosse assegnata preferibilmente al genitore affidatario, la legge sull’affidamento condiviso pone sullo stesso piano i due genitori dal punbto di vista dell’idoneità all’affidamento, e quindi nessuno dei due può in partenza essere preferito nell’assegnazione perchè più idoneo.

    Il criterio principale per l’assegnazione della casa è “l’interesse dei figli”, che può essere interpretato principalmente come il loro diritto a vivere nella casa familiare.
    Poichè non esiste un genitore maggiormente idoneo all’affidamento, e quindi a vivere con i figli, è più che doveroso che siano i genitori ad alternarsi nella casa familiare,anche per non ridurre un genitore, generalmente il padre, a dover ospitare i figli in abitazioni di minore prestigio di quello della casa familiare. Sono molte le amministrazioni cittadine che hanno istituito case di accoglienza per i genitori, generalmente i padri, che non hanno le possibilità di abitare in alloggi adeguati ad opritare anche i loro figli.

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