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Fondo pensione: ultime sentenze

5 Marzo 2020
Fondo pensione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: cessazione dei requisiti di partecipazione a fondo pensione; tassazione dei versamenti a fondi pensione residenti e non residenti; contribuzione versata presso un altro fondo pensione.

Iva: tra i soggetti passivi rientra anche il fondo pensione

In tema di Iva, rientra tra i soggetti passivi anche il fondo pensione costituito a norma del d.lgs. n. 124 del 1993 quando svolge un’attività economica volta a ricavare utili con carattere di stabilità: ne deriva che, se l’attività di gestione del fondo consiste nella scelta, nell’acquisto, nella vendita di immobili e nei relativi compiti di amministrazione e di contabilità, la stessa fruisce dell’esenzione riservata ai fondi di investimento dall’art. 10, comma 1, n. 1, del d.P.R. n. 633 del 1972, qualora gli affiliati sopportino il rischio della gestione.

Cassazione civile sez. trib., 28/09/2018, n.23495

Fondi pensione a ripartizione a prestazioni definite

Le riforme in materia di previdenza complementare degli anni 1992-1993 (legge 23 ottobre 1992 n. 421 e d.lgs. 28 aprile 1993 n. 124, poi oggetto di revisione con la legge 23 agosto 2004 n. 243 e il d.lgs. 5 dicembre 2005 n. 252) – introducendo il principio della portabilità (trasferimento e riscatto) della posizione individuale in caso di cessazione dei requisiti di partecipazione a fondo pensione – tenevano conto del fatto che la nuova disciplina avrebbe impattato anche sui fondi preesistenti a ripartizione e prestazioni definite, per cui, non prevedendo un regime apposito, autonomo e derogatorio per tali forme, hanno inteso riferire anche ad esse la enucleabilità di posizioni individuali e la conseguente loro portabilità, come già riconosciuto da Cassazione SU n. 477/2015 a superamento di precedenti contrasti interpretativi.

Nei fondi pensione in parola la “posizione previdenziale” del singolo (in assenza di conti individuali, presenti invece nei nuovi fondi pensione a capitalizzazione e contribuzione definita) sebbene non determinata a priori, è determinabile in applicazione di regole, modelli e tecniche matematici/attuariali.

Cassazione civile sez. lav., 01/12/2017, n.28874

Fondi pensione residenti e fondi pensione non residenti

L’art. 63 tfUe deve essere interpretato nel senso che esso: — non osta ad una normativa nazionale in virtù della quale i dividendi distribuiti da una società residente sono assoggettati ad una ritenuta alla fonte quando sono versati ad un fondo pensione non residente e, quando sono versati ad un fondo pensione residente, sono assoggettati ad un’imposta calcolata forfettariamente sulla base di un rendimento fittizio, il quale, con il tempo, mira a corrispondere alla tassazione di tutti i redditi di capitale secondo il regime di diritto comune; – osta tuttavia a che i fondi pensione beneficiari non residenti non possano tener conto delle eventuali spese professionali direttamente connesse alla percezione dei dividendi, quando il metodo di calcolo della base imponibile dei fondi pensione residenti preveda di tenerne conto, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

Corte giustizia UE sez. I, 02/06/2016, n.252

Portabilità a fondo pensione preesistente a ripartizione e a prestazioni definite

Seppure non si possa negare che nei fondi pensione preesistenti non a capitalizzazione individuale la “posizione previdenziale” sia, almeno in talune ipotesi, di difficile enucleazione, nondimeno la stessa è in ogni caso determinabile sulla base di regole e metodi delle specializzazioni matematiche che si occupano dei problemi del settore assicurativo-previdenziale.

Pertanto nel caso di fondi pensione a ripartizione o a capitalizzazione collettiva e a prestazione definita va riconosciuto, ai sensi dell’art. 10 d.lg. n. 124 del 1993, il diritto dell’iscritto – in caso di cessazione dal servizio senza maturazione della pensione complementare – alla portabilità dell’intera posizione previdenziale individuale, comprensiva non solo dei contributi versati dall’iscritto medesimo, ma anche di quelli versati del datore di lavoro, non rilevando in senso contrario il fatto che lo statuto del Fondo limiti ai primi le prerogative del lavoratore.

Ciò sia in quanto la portabilità è da ritenersi uno degli strumenti fondamentali per garantire il perseguimento di più elevati livelli di copertura previdenziale sia in quanto la portabilità soddisfa la crescente mobilità occupazionale che caratterizza il mercato del lavoro e consente ai lavoratori, esposti al frammentarsi della vita lavorativa, di attenuare i contraccolpi sul versante previdenziale.

Cassazione civile sez. un., 14/01/2015, n.477

Diritti pensionistici

L’art. 17 della sesta direttiva Ce n. 77/388 deve essere interpretato nel senso che un soggetto passivo, il quale abbia costituito un fondo pensione nella forma di un’entità distinta dal punto di vista giuridico e fiscale, come quella oggetto del procedimento principale, al fine di garantire i diritti pensionistici dei suoi dipendenti ed ex-dipendenti, può detrarre l’i.v.a. da esso assolta sulla base delle prestazioni relative alla gestione e al funzionamento di tale fondo, purché dall’insieme delle circostanze delle transazioni in oggetto risulti l’esistenza di un nesso diretto e immediato.

Corte giustizia UE sez. IV, 18/07/2013, n.26

Liquidazione di un Fondo pensione chiuso

In tema di previdenza integrativa, la liquidazione di un Fondo pensione chiuso va effettuata applicando la disciplina della liquidazione generale, di cui agli art. 30 c.c. e 16 disp. att. c.c., a prescindere dall’ipotesi di incapienza dell’attivo, dovendosi ritenere che solo la liquidazione generale — e non anche quella in bonis di cui all’art. 15 disp. att. c.c., attuabile solo per i crediti predeterminati o predeterminabili — sia idonea ad assicurare, nel rispetto della concorsualità, l’esigenza di una valutazione unitaria delle modalità attraverso le quali operare la suddetta ripartizione.

Ne consegue che l’esigenza di garantire il diritto di difesa degli interessati nell’ambito della procedura concorsuale comporta la necessaria applicazione delle norme fallimentari — cui rinvia il citato art. 16 — poste a tutela dei crediti concorrenti ed, in particolare, degli art. 207 e 209 legge fall., la cui inosservanza determina la nullità della procedura e del piano finale di riparto.

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2012, n.19659

Rimborso dell’Iva indebitamente versata da un fondo pensione

In tema di Iva, il cedente del bene o il prestatore del servizio è legittimato a pretendere il rimborso per la somma versata in relazione ad imposta indebitamente fatturata solo se sia completamente escluso il rischio di perdita di entrate fiscali da parte dell’Erario.

Invero, dal compimento di un’operazione imponibile discendono tre rapporti fra di loro autonomi, l’uno tra l’amministrazione finanziaria e il cedente, relativamente al pagamento dell’imposta, l’altro tra il cedente ed il cessionario, in ordine alla rivalsa e il terzo tra l’amministrazione ed il cessionario, per ciò che attiene alla detrazione dell’imposta assolta in via di rivalsa, ma tale autonomia presuppone che rimanga salvo il principio della neutralità dell’Iva, il quale postula l’esclusione, in concreto, dell’eventualità di una perdita di gettito tributario.

(In applicazione di questo principio, la S.C., decidendo nel merito, ha escluso che fosse dovuto il rimborso dell’Iva indebitamente versata da un fondo pensione, ente non commerciale e, come tale, non soggetto al tributo, in relazione a locazioni di immobili a terzi, non risultando acquisita la prova della mancata detrazione, da parte dei locatori, dell’imposta loro addebitata in rivalsa, e, quindi, della mancanza di danno per l’Erario)

Cassazione civile sez. trib., 14/03/2012, n.4020

Normativa Inpdai

In tema di trasferimento presso l’Inpdai di contribuzione versata presso un altro fondo pensione, previsto dall’art. 5 l. 44/1973, il limite della «pensione massima erogabile dall’lnpdai» di cui al comma 2 dell’art. 1 d.P.R. 58/1976, è costituito dalla pensione che sarebbe stata liquidabile allo specifico lavoratore pensionando sulla base dell’applicazione integrale della normativa Inpdai (con i relativi coefficienti di rendimento applicati anche ai contributi trasferiti), nonché della sua specifica posizione retributiva, con il massimo di anzianità contributiva rilevante ai fini della misura della pensione.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2012, n.94

Preesistenza del Fondo di pensione

In tema di imposte sui redditi, la pensione integrativa corrisposta dal Fondo di previdenza per il personale dell’Inps — a partire dal 17 agosto 1995, e per il periodo di vigenza dell’art. 11 l. 8 agosto 1995 n. 335, nella parte in cui introduceva il comma 7 bis dell’art. 48 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 — deve essere sottoposta a tassazione calcolata sull’87,50% delle spettanze, e non sull’intero importo erogato, senza che assuma rilievo se il fondo pensione sia preesistente all’entrata in vigore del d.lg. 21 aprile 1993 n. 124, e si sia, o meno, adeguato alle disposizioni dell’art. 18, comma 1, secondo periodo, di questo testo normativo, concernenti la composizione degli organi di amministrazione e di controllo del fondo e la formazione di un patrimonio di destinazione separato nell’ambito di quello dell’ente pubblico ed investito nei modi descritti dall’art. 6, comma 1, del medesimo d.lg., infatti, l’art. 47 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, alla lett. h bis, introdotta anch’essa dall’art. 11 della legge n. 335 del 1995, nello stabilire che costituiscono reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, assoggettato perciò a tassazione su base imponibile ridotta, le prestazioni comunque erogate in forme di trattamento periodico ai sensi del d.lg. n. 124 del 1993, non pone infatti alcuna distinzione tra fondi pensione vecchi e nuovi, né tra iscritti vecchi e nuovi.

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2011, n.26181

Trattamento pensionistico

Al titolare di due pensioni non spetta, sul secondo trattamento pensionistico, la corresponsione dell’indennità integrativa speciale in misura intera, bensì, solo nell’importo corrispondente al trattamento minimo di pensione previsto per il Fondo pensione lavoratori dipendenti.

Corte Conti, (Umbria) sez. reg. giurisd., 25/05/2009, n.47

Impegno a non esercitare il diritto di sciopero

Un accordo aziendale, stipulato con la r.s.u., che anticipa gli aumenti retributivi di un c.c.n.l. (nella specie, metalmeccanico) alla condizione della mancata partecipazione dei lavoratori a scioperi di carattere nazionale, regionale, provinciale o locale indetti per il rinnovo del contratto medesimo, non assume contenuto discriminatorio ex art. 16, l. n. 300 del 1970, nei confronti del lavoratore scioperante che venga privato dell’aumento concordato; in ogni caso, anche a considerare nulla la condizione prevista dall’accordo, sarebbe escluso il diritto del lavoratore scioperante di ottenere la maggiorazione retributiva “de qua”, perché questa sarebbe da devolversi al Fondo pensione dei lavoratori dipendenti costituito presso l’Inps ai sensi del predetto art. 16 e, comunque, per essere l’impegno a non scioperare condizione essenziale e determinante dell’accordo, così da propagare la nullità anche alla previsione della erogazione economica, ai sensi del comma 1 dell’art. 1419 c.c.

Tribunale Siena sez. lav., 27/10/2008


9 Commenti

  1. Ho 64 anni e sono iscritto dal 2004 alla Gestione Separata INPS come socio-amministratore,non lavoratore, di una s.r.l., con retribuzione minima e saltuaria. Ad oggi ho maturato 4 anni e 3 mesi di contributi. Dal 2014 sono iscritto al c.d. Fondo Casalinghe. La saltuaria attività di amministratore non mi consente di raggiungere il requisito della piena contribuzione dei corrispondenti periodi assicurativi. In tale Fondo ho raggiunto un’anzianità contributiva di 5 anni (e quindi il diritto alla pensione il prossimo anno). Lo scorso mese la Direzione Provinciale INPS mi ha iscritto d’ufficio a far data dal 01/07/2013, in qualità di titolare dell’attività, alla Gestione Commercianti, con obbligo di versamento di una contribuzione minima che andrebbe a coprire 12 mesi di contributi per ogni anno. Ciò determinerebbe “a posteriori” la decadenza dei requisiti di iscrivibilità al Fondo Casalinghe al 2014 e mi farebbe perdere il diritto alla pensione maturata presso il Fondo stesso. Inoltre, il versamento alla Gestione Commercianti di 5 anni di contributi e dei pochi altri che, data la mia età, potrei versare in futuro non mi consentirà di raggiungere i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia, non potendo tra l’altro cumularli con i contributi della Gestione Separata. Cosa posso fare per maturare una pensione? Devo fare ricorso contro l’iscrizione d’ufficio alla Gestione Commercianti oppure chiedere il riscatto dei contributi mancanti per gli anni 2003-2013, in cui ero comunque titolare dell’impresa e quindi, secondo l’INPS iscritto alla Gestione Commercianti, o ancora devo far valere una forma di versamento della riserva matematica simile a quella prevista dall’ultimo comma dell’art.13 della legge 12/08/1962 n.1338?

    1. Nel caso specifico è opportuno ricorrere avverso il provvedimento dell’Inps d’iscrizione alla gestione Commercianti. Non è possibile, difatti, per quanto concerne le gestioni Inps dei lavoratori autonomi (come Artigiani e Commercianti), effettuare il riscatto di periodi diversi da quelli del corso di studi; la costituzione di rendita vitalizia, col versamento della riserva matematica, è ammessa solo per gli obbligati a iscriversi alla gestione Commercianti a seguito dell’Art.1 L. 662/1996. La costituzione di rendita vitalizia è stata ammessa, in alcuni casi, anche per i soli iscritti come coadiuvanti, ma non per i titolari. La prescrizione dei contributi, presso le gestioni Artigiani e Commercianti, è quinquennale (prova ne sia l’iscrizione forzata dell’Inps, a far data dal 01/07/2013). In base a quanto indicato dalla circolare Inps n. 104/1996 e dalle Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 4808/2005, il termine di prescrizione si allunga solo con riferimento ai contributi previdenziali eccedenti il minimale. In particolare, l’ordinario termine di prescrizione dei contributi si sospende sino alla data in cui l’Inps conosce il reddito imponibile a seguito della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, solo se l’interessato non presenta il quadro RR della dichiarazione dei redditi (modello Unico, ora modello Redditi). Si tratta del quadro che serve per calcolare i contributi previdenziali dovuti, in cui viene riportato il reddito d’impresa, o di lavoro autonomo, conseguito nell’anno, assieme ad altri dati utili al calcolo della contribuzione. Nel caso specifico, comunque, l’eventuale possibilità di allungare il termine di prescrizione relativo agli eventuali contributi in eccedenza non sarebbe utile. In conclusione, non è possibile pagare in ritardo presso la gestione Commercianti il periodo 2003-2013. Per quanto riguarda il ricorso all’Inps avverso l’iscrizione forzata alla gestione Commercianti, perché vi siano margini di successo è necessario provare che manca il requisito d’iscrivibilità, ossia la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza (Risp. Interpello Min. Lav. 12 novembre 2009 n. 78). In merito ai soci di Srl, va ricordato che per l’iscrivibilità alla gestione Commercianti non è richiesto il requisito del possesso della piena responsabilità dell’impresa, né dell’assunzione di tutti gli oneri e rischi relativi alla sua gestione. Non è dunque semplice provare la mancata partecipazione al lavoro aziendale. Nel caso in cui il ricorso abbia successo, il lettore potrebbe percepire la pensione presso il Fondo Casalinghe. In caso contrario, i contributi versati presso il Fondo Casalinghe non darebbero luogo a pensione e le sarebbero restituiti. Nessuna restituzione sarebbe dovuta nel caso in cui l’Inps ritenga che vi sia dolo nel valutare i presupposti d’iscrivibilità al Fondo Casalinghe. Bisogna però considerare un altro elemento, che potrebbe mutare, almeno in parte, la valutazione di opportunità: se il lettore non possiede contributi versati al 31 dicembre 1995, potrebbe ottenere la pensione di vecchiaia contributiva presso la gestione dei Commercianti anche con soli 5 anni di contributi, ma a 71 anni di età (requisito 2019: il requisito di età dovrebbe in seguito aumentare di 3 mesi ogni biennio).
      Una volta ottenuta la pensione di vecchiaia contributiva presso la gestione Commercianti, potrebbe anche recuperare gli anni versati presso la gestione Separata con la pensione supplementare. Raggiungendo 5 anni di contributi anche presso la gestione Separata, potrebbe ottenere un’autonoma pensione di vecchiaia contributiva, col medesimo requisito di età, presso la gestione. In sintesi, ecco le prospettive possibili, in base all’iscrizione, o meno, presso la gestione Commercianti: – mancata iscrizione alla gestione Commercianti: o pensione fondo Casalinghe a 65 anni; – o pensione di vecchiaia contributiva autonoma presso la gestione Separata, al raggiungimento di 5 anni di contributi presso la gestione e di 71 (e oltre) anni di età; – iscrizione alla gestione Commercianti: o nessuna pensione dal fondo Casalinghe; restituzione dei contributi versati, salvo l’ipotesi in cui l’Inps ravvisi dolo; – o pensione di vecchiaia contributiva presso la gestione Commercianti, al raggiungimento di 5 anni di contributi presso la gestione e di 71 (e oltre) anni di età, solo se non si possiedono contributi al 31 dicembre 1995; alla stessa data, pensione supplementare presso la gestione Separata; – o in alternativa alla pensione supplementare, pensione di vecchiaia contributiva autonoma presso la gestione Separata, al raggiungimento di 5 anni di contributi presso la gestione e di 71 (e oltre) anni di età. Per poter effettuare una valutazione di opportunità completa, ad ogni modo, è indispensabile conoscere in modo esaustivo la situazione contributiva personale, quale risulta dagli estratti conto contributivi (che dai documenti allegati non risulta) e sulla base dei versamenti eventualmente da effettuare alla gestione Commercianti, e calcolare gli importi ipotetici di pensione presso le varie gestioni. Si tratta di uno studio lungo e complesso, che richiede diverse settimane.

  2. Sta crescendo il numero dei lavoratori che opta per un fondo pensione. I dati dell’Istat parlano di circa 23 milioni a fine dell’anno scorso (circa il 3% dei lavoratori). Tra questi, i giovani rivestono una percentuale minima, il che lascia intuire come i guadagni da questi percepiti siano ancora troppo esigui per permettere loro di pensare al futuro quando ancora il presente è incerto. Ciò nonostante è sempre bene fare i conti con il fatto che, prima o poi, tutti andremo in pensione e l’assegno che erogherà l’Inps o la cassa professionale sarà insufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita goduto in precedenza.

    1. I contributi versati nel fondo pensione aperto o chiuso sono deducibili per un importo massimo annuo di 5.164,57 euro. Il reddito imponibile si abbassa e di conseguenza le tasse da pagare. Poi alla fine ci sarà da versare le tasse sul Tfr e sui contributi versati sui quali è stata applicata la deducibilità, ma tutto questo viene fatto applicando una tassazione agevolata: tra il 9% e il 15%, percentuali più basse rispetto all’aliquota con cui viene tassata la liquidazione lasciata in azienda.

    1. Il funzionamento del fondo pensione è in parte simile a un investimento a termine, in parte simile a quello della pensione standard che il lavoratore percepisce. Difatti, i contributi versati durante l’attività lavorativa verranno erogati solo una volta che siano maturati i requisiti per la pensione.Esistono due categorie di fondi:fondi pensione chiusi: sono legati al contratto collettivo di lavoro e ogni settore ha il suo fondo. Un lavoratore dipendente, se vi aderisce, per poter avere il contributo del datore di lavoro deve sottoscrivere quello del suo settore: proprio per questo vengono chiamati anche fondi di categoria;fondi pensione aperti: sono invece destinati a tutti: lavoratori dipendenti e autonomi.Poi ci sono i piani individuali pensionistici (Pip): non sono fondi ma un tipo di assicurazione con finalità pensionistiche. Tutti possono sottoscriverli, ma non sempre sono convenienti.

    1. I fondi pensione possono avere rendite diverse a seconda della tipologia:fondi pensione con rendita vitalizia: la rendita viene corrisposta finché il lavoratore è in vita. Alla sua morte si estingue e gli eredi non hanno diritto ad alcuna “reversibilità”. La rendita ogni 1.000 euro di investimento ammonta a circa 66 euro;fondi pensione con rendita reversibile: a differenza dei precedenti, questi fondi pensione prevedono il pagamento al titolare finché è in vita e, alla sua morte, i soldi vengono erogati a un beneficiario indicato precedentemente dal titolare stesso del fondo, fino alla morte anche di quest’ultimo. Dopo si estinguono. Si ha quindi una sorta di reversibilità. La rendita in questo caso è di circa 48 euro;fondi pensione con rendita certa per 5 o 10 anni e poi vitalizia: questi fondi hanno una durata limitata pari a 5 o 10 anni. In caso di decesso del titolare durate il periodo scelto la rendita verrà corrisposta al beneficiario fino alla scadenza del periodo. Dopo di ché non viene erogato più nulla. Se il beneficiario della pensione vive più del periodo scelto, la rendita diventa vitalizia, ossia gli viene erogata fino alla morte. La rendita è di circa 65 euro per 5 anni e di 64 euro per 10 anni;
      fondi pensione con rendita vitalizia controassicurata: la rendita viene pagata finché il titolare è in vita. Al suo decesso, ai beneficiari viene versato il capitale residuo. La rendita è pari a 58 euro;fondi pensione con rendita long term care: la rendita viene pagata finché il beneficiario è in vita e prevede un aumento dell’importo in caso di perdita di autosufficienza. L’importo è di circa 64,3 euro.

  3. il lavoratore può decidere di versare una parte del proprio stipendio in uno di questi fondi che hanno lo scopo di raccogliere e investire in modo sicuro il denaro del risparmiatore ed erogarglielo successivamente, nel momento in cui questi smetterà di lavorare. Si tratta quindi di un investimento che ha lo scopo di garantire, non appena saranno maturati i requisiti della pensione, un reddito ulteriore rispetto alla pensione erogata dall’ente previdenziale (a cui si aggiunge e da cui è completamente separato). Quindi chi aderisce a un fondo pensione non rinuncia alla sua naturale pensione ma ne aggiunge un’altra.Differenza principale con il tipo di pensione dell’Inps è che il titolare di un fondo pensione potrà comunque chiedere e ottenere a determinate condizioni anticipi e riscatti.I lavoratori possono anche decidere di destinare il proprio TFR a un fondo pensione.

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