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Apertura cassetta di sicurezza: ultime sentenze

6 Marzo 2020
Apertura cassetta di sicurezza: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: servizio bancario delle cassette di sicurezza; apertura della cassetta; facoltà spettanti ai cointestatari; potere di disporre come propri degli oggetti custoditi o delle somme versate appartenenti ad altri; apertura delle cassette di sicurezza.

Nell’ipotesi di sottrazione di beni custoditi nelle cassette di sicurezza, l’onere probatorio a carico della banca si estende fino al limite della dimostrazione dell’assenza di qualsiasi colpa e del caso fortuito.

Servizio di cassette di sicurezza: responsabilità della banca

In merito alla responsabilità della banca per il servizio di cassette di sicurezza, l’essere rimasta ignota la causa del furto costituisce circostanza che, in questa sede, la banca non può invocare a propria discolpa, concorrendo, invece, la stessa a rendere manifesto il mancato assolvimento dell’onere probatorio posto a carico dell’appellante.

Per altro verso, all’esito degli accertamenti svolti in sede penale, è emerso il dato, ritenuto certo, per cui chi aveva agito si era avvalso della collaborazione di soggetti intranei all’istituto bancario. Circostanza, questa, che configura l’ulteriore profilo di responsabilità a carico della banca, ai sensi dell’art. 1228 c.c., per il fatto colposo o, come nel caso di specie, addirittura doloso del dipendente o ausiliario.

Corte appello Reggio Calabria, 12/03/2018, n.147

Obbligo di custodia delle cassette di sicurezza

Nel servizio bancario delle cassette di sicurezza, il rapporto contrattuale ha ad oggetto la sicurezza dei locali nei quali si trovano le cassette ed è la cassetta – e non i beni in essa immessi – l’oggetto dell’obbligo di custodia in capo alla banca; in caso di violazione dell’obbligo di custodia, la banca è esente da responsabilità solo per il caso fortuito, dovendosi considerare l’alto grado di professionalità e la diligenza nell’adempimento ragguagliabile alla condotta del “bonus argentarius”.

Tribunale Lucca, 25/03/2016, n.678

Sottrazione di beni dalle cassette di sicurezza

In caso di sottrazione di beni dalle cassette di sicurezza, la banca ha l’obbligo di dimostrare l’adozione di adeguati sistemi di sicurezza in relazione all’intera struttura attraverso la quale è possibile accedere alle cassette e non soltanto limitatamente ai locali in cui sono ubicate le stesse e non può limitarsi ad una generica dimostrazione dell’ordinaria diligenza, essendo esteso l’onere probatorio sino al limite della dimostrazione dell’assenza di qualsiasi colpa, ciò in quanto la prestazione alla quale è tenuta la banca ricade unicamente nella sua sfera di controllo; più precisamente, secondo il modello di responsabilità delineato dall’art. 1839 c.c., la banca, che presta il servizio di cassette di sicurezza, risponde dell’obbligazione di custodia ed idoneità dei locali e di integrità delle cassette, assunta con la conclusione del contratto, nei soli limiti in cui l’inadempimento della predetta obbligazione non sia imputabile al caso fortuito.

Corte appello Reggio Calabria, 21/01/2019, n.40

Furto dei beni custoditi in cassette di sicurezza bancarie

In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, nell’ipotesi di sottrazione dei beni custoditi a seguito di furto, ricorrendo la responsabilità della banca, l’onere della prova del danno subito grava sull’utente, sebbene sia all’uopo ammissibile il ricorso a presunzioni semplici ed a prove testimoniali, risultando anzi esso doveroso, tanto da giustificare, in caso di omissione non adeguatamente motivata, la cassazione della relativa decisione, trattandosi di danni dei quali è estremamente difficile, se non impossibile, fornire la prova storica.

Cassazione civile sez. I, 27/07/2017, n.18637

Risarcimento del danno a seguito di furto

La sentenza passata in giudicato, relativa al riconoscimento del diritto del titolare della cassetta di sicurezza ad ottenere la liquidazione dell’intero massimale assicurativo, non costituisce giudicato sostanziale in ordine alla quantificazione del valore degli oggetti custoditi, nel successivo giudizio introdotto al fine di ottenere il risarcimento del maggior danno subito, mancando il nesso causale inscindibile tra l’accertamento compiuto nel giudizio chiusosi con sentenza passata in giudicato, avente ad oggetto esclusivamente l’integrità del massimale, e quello successivo, volto ad accertare il valore degli oggetti custoditi nella cassetta, né costituendo il primo giudizio la premessa logica ineludibile del secondo.

Cassazione civile sez. I, 09/10/2013, n.22922

Accertamento del valore della cosa

Nel giuramento estimatorio ciò che rileva è l’essenzialità dell’accertamento del valore della cosa in relazione al “petitum”, onde il giuramento può essere deferito anche per stabilire il valore di una cosa perduta o perita a causa dell’inadempimento di un’obbligazione strumentale alla sua conservazione e, dunque, per determinare il “tantundem” dovuto a fini risarcitori.

(In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto ammissibile il giuramento suddetto deferito per accertare, oltre al numero ed alla qualità, anche il valore dei gioielli custoditi presso una banca in una cassetta di sicurezza e trafugati durante una rapina).

Cassazione civile sez. I, 15/03/2016, n.5090

Confisca obbligatoria del profitto in forma specifica

Qualora il profitto tratto da uno dei reati indicati nell’art. 322 ter c.p. sia costituito dal danaro, il giudice – attesa la fungibilità del bene – deve disporre la confisca obbligatoria del profitto in forma specifica, ai sensi della prima parte del comma primo del citato art. 322 ter, e non la confisca per equivalente ai sensi della seconda parte del predetto comma.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto legittima la qualificazione come confisca “diretta” dell’ablazione disposta con sentenza di patteggiamento per i reati di concussione e peculato, di somma contante rinvenuta e sequestrata nella cassetta di sicurezza della figlia dell’imputato, ritenuta prestanome di quest’ultimo).

Cassazione penale sez. VII, 12/11/2014, n.50482

Accertamento notificato agli eredi e rinuncia all’eredità

Non costituisce accettazione tacita dell’eredità e quindi non inficia la rinuncia all’eredità compiuta dai chiamati all’eredità, subito dopo il ricevimento della notifica di avviso di accertamento, l’avere in precedenza aperto una cassetta di sicurezza bancaria prelevandone, da parte del cointestatario, la metà dell’importo contenuto e neppure l’avere risposto a questionario in qualità di “erede” del contribuente così come avere ricevuto notifica dell’avviso di accertamento, indirizzato agli “eredi” del contribuente.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. LXVII, 03/06/2013, n.201

Cointestazione delle cassette di sicurezza

La cointestazione delle cassette di sicurezza autorizza il cointestatario alla relativa apertura e prelievo, ma non attribuisce al cointestatario, che sia a conoscenza dell’appartenenza dei beni contenuti ad altri, il potere di disporre come proprietario dei beni ivi contenuti.

La cointestazione dei conti bancari autorizza il cointestatario ad eseguire tutte le operazioni consentite dalla cointestazione, ma non attribuisce al cointestatario, che sia consapevole dell’appartenenza ad altri delle somme affluite sui conti e dei relativi saldi, il potere di disporne come proprie.

Cassazione civile sez. II, 30/05/2013, n.13614

Prova del caso fortuito

In materia di locazione di cassette di sicurezza, la banca – in caso di furto – risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali nonché per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito: la banca, quindi, può liberarsi solo dando prova positiva del caso fortuito non anche dimostrando la non imputabilità a titolo di dolo o colpa.

Tribunale Reggio Calabria sez. II, 03/05/2013

Apertura della cassetta di sicurezza e prelievo

La cointestazione di una cassetta di sicurezza o di un conto corrente bancario autorizza ciascuno degli intestatari, rispettivamente, all’apertura della cassetta e al relativo prelievo, ovvero al compimento di tutte le operazioni consentite sul conto, ma non attribuisce al medesimo cointestatario, che sia consapevole dell’appartenenza ad altri degli oggetti custoditi o delle somme risultanti a credito, il potere di disporne come proprietario.

Cassazione civile sez. II, 30/05/2013, n.13614

Richiesta di blocco provvisorio di eventuale cassetta di sicurezza

Deve ritenersi del tutto legittima la richiesta di documentazione ex art. 248 c.p.p. con contestuale richiesta di blocco provvisorio di eventuale cassetta di sicurezza rivolta ad un istituto dal Procuratore della Repubblica in vista di una futura apertura e sequestro formale.

Cassazione penale sez. III, 31/07/1996

Apertura della cassetta di sicurezza: redazione del verbale

Ai fini della redazione del verbale di apertura e di inventario delle cassette di sicurezza, non è necessaria la delega al notaio da parte dell’autorità giudiziaria.

Tribunale Monza, 19/03/1988

Intestazione di una cassetta di sicurezza

Dall’intestazione di una cassetta di sicurezza a più persone può desumersi la presunzione di comproprietà delle cose depositate, presunzione fondata sul diritto di entrambi all’apertura della cassetta di sicurezza.

Tribunale Parma, 20/05/1981

Contratto di cassetta di sicurezza

Il contratto di cassetta di sicurezza, in cui la prestazione essenziale della banca è rappresentata dalla custodia, non implica una “praesumptio ex lege” di comproprietà delle cose ivi depositate a favore dei cointestatari del contratto, giacché l’art. 1840 c.c. si limita a stabilire che, salvo diversa pattuizione, l’apertura della cassetta è consentita a ciascuno di essi.

Dall’intestazione di una cassetta di sicurezza a più persone può invece desumersi soltanto una presunzione semplice di comproprietà delle cose depositate, allorché tale fatto, in concorso con altre circostanze presenti, ai sensi dell’art. 2729 c.c., carattere di gravità, precisione e concordanza.

Cassazione civile sez. III, 20/09/1979, n.4823

Cointestatario di cassetta di sicurezza

Integra gli estremi del delitto di cui all’art. 483 c. p. il fatto del privato che falsamente dichiari l’esistenza in vita del cointestatario di cassetta di sicurezza, nella dichiarazione resa all’impiegato dell’istituto bancario ai sensi dell’art. 49, comma 5, d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637.

Il dipendente dell’istituto bancario (sia privato sia pubblico) assume la qualità di pubblico ufficiale nel momento in cui compila e tiene il registro delle attestazioni di esistenza in vita dei cointestatari di cassette di sicurezza.

Il registro contenente le dichiarazioni che gli intestatari di cassette di sicurezza debbono rendere in ordine all’esistenza in vita del cointestatario al momento dell’apertura della cassetta di sicurezza costituisce atto pubblico.

Pretura Torino, 25/05/1977

Apertura della cassetta di sicurezza

Nell’ipotesi di morte del fallito prima della dichiarazione di fallimento, va autorizzata l’apertura della cassetta di sicurezza di cui il fallito era intestatario, con la conseguente sottoscrizione a sigillo e quindi ad inventario dei beni ivi contenuti, prescindendo dal consenso all’apertura della cassetta da parte degli eredi del fallito, previsto in generale dall’art. 1840 comma 2 c.c.

Tribunale Roma, 28/02/1995

Intestazione di una cassetta di sicurezza a più persone

Dall’intestazione di una cassetta di sicurezza a più persone può desumersi la presunzione di comproprietà delle cose depositate, presunzione fondata sul diritto di entrambi all’apertura della cassetta di sicurezza.

Tribunale Parma, 20/05/1981

Apertura della cassetta di sucurezza: mancanza del consenso degli altri eredi

La banca non può rifiutare, in mancanza del consenso degli altri eredi, l’apertura della cassetta di sicurezza ad alcuni di essi qualora sia provato che solo a questi spetta il contenuto della cassetta.

Tribunale Pavia, 09/05/1980

Comunicare l’esistenza di cassette di sicurezza

È legittimo il provvedimento con il quale il p.m., avvalendosi del disposto di cui all’art. 248 comma 2 c.p.p., richieda ad istituti di credito di comunicare l’esistenza di cassette di sicurezza in disponibilità di determinati soggetti, al fine della loro apertura ed eventuale sequestro di quanto in esso contenuto”, “previo blocco delle stesse”, disponendo nel contempo che la Guardia di finanza provveda “appena avutane notizia, all’immediata apertura delle cassette di sicurezza segnalate, ovvero alla immediata apposizione dei sigilli, onde cautelarne il contenuto”.

Posto, infatti, che l’adozione di un tale provvedimento presuppone che l’autorità giudiziaria non sia ancora in possesso di elementi atti a legittimare il sequestro previsto dall’art. 255 c.p.p., deve ritenersi che il provvedimento medesimo abbia finalità soltanto conoscitive e non ablatorie, sostanziandosi il cd. “blocco” in una richiesta di collaborazione rivolta all’istituto di credito perché non consenta l’apertura delle cassette se non in presenza della polizia giudiziaria, senza escludere che all’operazione possa partecipare volontariamente anche l’indagato, all’uopo invitato dalla stessa polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. III, 03/07/1996, n.2911

Verbali d’apertura delle cassette di sicurezza

Per la redazione dei verbali d’apertura delle cassette di sicurezza e la stesura dell’inventario del contenuto delle medesime ai sensi dell’art. 48 comma 6 d.l. 31 ottobre 1990 n. 346 non è necessaria la delega del notaio da parte della A.G., poiché in tal caso l’inventario notarile è alternativo a quello redatto dal funzionario dell’amministrazione fiscale.

Pretura Torino, 21/03/1991

Redazione verbali di apertura delle cassette di sicurezza: occorre la delega al notaio?

Per la redazione dei verbali di apertura delle cassette di sicurezza previsti dall’art. 49 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637 non è necessaria la delega al notaio da parte dell’autorità giudiziaria.

Tribunale Ferrara, 24/12/1982

Apertura di una cassetta di sicurezza: l’autorizzazione

A norma dell’art. 1399 c.c. la ratifica deve essere data nelle stesse forme stabilite per l’atto concluso da chi non aveva il potere di rappresentanza necessario per compierlo. Pertanto, qualora per l’apertura di una cassetta di sicurezza ad opera di un soggetto diverso dall’intestatario è prevista un’autorizzazione di quest’ultimo mediante atto scritto, l’apertura di tale cassetta, senza la prescritta autorizzazione, ad opera di terzo, non può ritenersi ratificata dal costante e prolungato comportamento inattivo dell’intestatario.

Cassazione civile sez. I, 13/05/1982, n.3000

Danno non patrimoniale

Anche quando il fatto illecito integra gli estremi del reato, la sussistenza del danno non patrimoniale può mai essere ritenuta “in re ipsa”, ma va sempre debitamente allegata e provata da chi lo invoca, anche attraverso presunzioni semplici (nella specie, relativa all’apertura di una cassetta bancaria di sicurezza, la Corte ha ritenuto illegittima la sentenza di merito nella parte in cui aveva riconosciuto il risarcimento del danno non patrimoniale in mancanza di apposita richiesta e prova di parte, accertamento e valutazione del giudice).

Cassazione civile sez. II, 12/10/2012, n.17490



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10 Commenti

  1. Immagina di essere in crisi con tua moglie e di voler nasconderle un lauto risarcimento che ti ha riconosciuto, di recente, il datore di lavoro. Questo perché ben sai che, in caso di separazione, dovresti dividere con lei tutti i soldi presenti sul tuo conto corrente e non ancora spesi. Oppure immagina di aver fatto una serie di scommesse e di aver vinto un discreto gruzzoletto di denaro, denaro che sino ad oggi hai custodito in casa insieme ai contanti che ti sono stati donati dai parenti. Ora, però, vorresti depositare queste somme in banca; ma siccome sai che tutti i versamenti sul conto corrente vanno giustificati all’Agenzia delle Entrate – e tu non hai alcun documento ufficiale che certifichi la provenienza del denaro – studi un modo alternativo per nascondere i tuoi proventi.In entrambi i casi, si prospetta una sola soluzione: la cassetta di sicurezza.

  2. All’interno della cassetta di sicurezza il cliente può custodire qualsiasi tipo di bene che ritiene opportuno come lettere, documenti, oggetti d’oro o di antiquariato, gioielli, denaro contante. La banca non può controllare il contenuto della cassetta.Il contratto di una nota banca italiana recita, infatti, nel seguente modo: «Il cliente può introdurre in modo riservato e senza che la banca ne sia a conoscenza valori ed oggetti vari».Di solito, le banche chiedono però al cliente il valore del contenuto della cassetta di sicurezza, al fine di stabilire la garanzia per il caso di furto o distruzione. Garanzia che viene riconosciuta sino a un massimale prefissato dal contratto.

  3. Al pari della banca neanche le autorità pubbliche possono accedere al contenuto di una cassetta di sicurezza a meno che non abbiano ricevuto un ordine scritto da parte dell’autorità giudiziaria. Solo un ordine del giudice – di solito nel corso o prima di un processo penale – potrebbe implicare l’obbligo per il cliente di mostrare alle autorità cosa c’è dentro la cassetta di sicurezza.

  4. L’apertura di una cassetta di sicurezza è un tipo di rapporto bancario che viene segnalato dalla banca stessa all’Agenzia delle Entrate e, come tante altre comunicazioni del genere, finisce nell’archivio dei rapporti finanziari, quella cioè che viene comunemente chiamata Anagrafe dei conti correnti. In questo modo, l’Agenzia delle Entrate, pur non potendo sapere qual è il contenuto della cassetta, è messa al corrente della sua esistenza. Solo se vi sono gravi indizi di reati – anche di tipo fiscale – il giudice può imporre l’apertura della cassetta di sicurezza. È quindi naturale che anche l’Agenzia Entrate come la GdF possano accedere solo previo mandato del giudice penale o comunque nell’ambito di un controllo bancario in caso di sospetti di evasione fiscale (leggi la guida sugli accertamenti bancari).Nella prassi comune, è già molto difficile che il fisco esegua controlli affidandosi all’Anagrafe dei conti correnti (ragion per cui, di recente, l’Agenzia delle Entrate è stata “bacchettata” dalla Corte dei Conti, che ha richiesto un maggiore utilizzo di questo valido strumento di contrasto all’evasione fiscale); ancor più improbabile è che esegua controlli sulle cassette di sicurezza, anche se nulla lo esclude.Se da un lato si possono tenere contanti in una cassetta di sicurezza, dall’altro bisogna sempre rispettare il divieto all’uso di contanti per somme superiori a 3mila euro.

    1. In media, una cassetta di piccole o medie dimensioni può costare tra i 50 e i 200 euro l’anno. Si arriva a 500 euro per le cassette più grandi. Il costo può variare anche in base al valore degli oggetti custoditi nella cassetta e denunciato dal cliente alla banca. Di solito, le dimensioni delle cassette di sicurezza possono variare da 10 a 15 centimetri cubi.

    1. Le cassette di sicurezza sono ubicate in locali dotati di chiusura ermetica, vigilanza e sistemi di allarme: sono i cosiddetti caveau, aree blindate poste solitamente all’interno di armadi corazzati.Per aprirle e accedere al loro contenuto, ci vengono fornite due chiavi, una di proprietà dell’intestatario (cioè del soggetto che l’ha richiesta e vi ha depositato i sui beni) e l’altra conservata da un incaricato della banca. Attenzione: tali chiavi non sono identiche, per cui se se ne perde una, la banca non ne ha una copia e l’unica soluzione sarà forzare la cassetta, con le relative spese che verranno addebitate al proprietario.Per accedervi, bisognerà trascrivere l’accesso su di un particolare registro, alla presenza di un funzionario bancario addetto a questo servizio: egli identifica il cliente, verifica la corrispondenza della firma autorizzata e lo accompagna negli appositi locali.Per una maggiore sicurezza (pensiamo all’ipotesi in cui nella banca venga effettuata una rapina), il contenuto della cassetta viene di norma assicurato tramite specifiche polizze, la cui copertura media si aggira intorno ai 10 mila euro, ma può raggiungere e superare su richiesta anche i 100 mila euro. In tal modo, riprendendo l’esempio della rapina, verremo risarciti del massimale assicurato.

    1. La legge stabilisce che la cassetta può essere aperta solo alla presenza di un funzionario dell’amministrazione finanziaria o di un notaio. Uno di questi soggetti deve redigere l’inventario del contenuto, previa comunicazione da parte del concedente all’ufficio del registro, nella cui circoscrizione deve essere redatto l’inventario, del giorno e dell’ora dell’apertura.Secondo una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, l’apertura ha lo scopo di assolvere a una funzione fiscale, per tassare la successione accertando l’esatta consistenza dei beni presenti nella cassetta e trasmessi agli eredi.Secondo la giurisprudenza, non costituisce accettazione tacita dell’eredità e, quindi, non inficia la rinuncia all’eredità compiuta dai chiamati all’eredità, subito dopo il ricevimento della notifica di avviso di accertamento, l’avere in precedenza aperto una cassetta di sicurezza bancaria prelevandone, da parte del cointestatario, la metà dell’importo contenuto e neppure l’avere risposto a questionario in qualità di “erede” del contribuente così come avere ricevuto notifica dell’avviso di accertamento, indirizzato agli “eredi” del contribuente.

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