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Conto corrente cointestato: ultime sentenze

5 Marzo 2020
Conto corrente cointestato: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: cointestazione di un conto corrente; debito; cointestatari; libretto di deposito cointestato con il soggetto incapace; presunzione di contitolarità di un conto corrente.

La Banca può compensare il saldo attivo su un conto corrente cointestato?

La cointestazione di un conto corrente vale a rendere solidale il credito o il debito anche se il denaro sia immesso sul conto da uno solo dei cointestatari o da un terzo a favore dell’uno, dell’altro o di entrambi; ne deriva, per effetto del principio di solidarietà attiva, che la Banca è pienamente legittimata a compensare il saldo attivo presente su un conto corrente cointestato, con il debito di uno dei cointestatari presente su altro rapporto o conto, facendo applicazione dell’art. 1853 c.c.

Corte appello Ancona, 28/06/2019, n.1084

Il sequestro preventivo funzionale alla confisca per sproporzione

In tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca per sproporzione, eseguito su conto corrente cointestato all’indagato e a soggetto estraneo al reato, la misura cautelare si estende all’intero importo in giacenza, senza che a tal fine rilevino presunzioni o vincoli posti dal codice civile (artt. 1289 e 1834), regolativi dei rapporti interni tra creditori e debitori solidali, ma è fatta salva la facoltà per il terzo di dimostrare l’esclusiva titolarità di tali somme e la conseguente illegittimità del vincolo.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio il sequestro di un libretto di deposito postale nominativo cointestato con i genitori dell’indagato, alimentato esclusivamente dai ratei pensionistici di questi ultimi, dai proventi della vendita di un immobile privo di alcun collegamento con la condotta criminosa, nonché dagli investimenti rivenienti dalla medesima provvista lecita).

Cassazione penale sez. VI, 18/04/2019, n.24432

Prelievo dal conto corrente cointestato somme in misura superiore alla metà di quanto depositato

Integra il reato di appropriazione indebita prelevare somme di denaro in un conto corrente cointestato superiore in misura superiore alla metà del denaro depositato nello stesso.

(Nel caso di specie,  la moglie del  curatore nominato ad un soggetto in stato di infermità e deficienza psichica  prelevava da un libretto di deposito cointestato con il soggetto incapace somme di denaro cospicue per finalità del tutto estranee alla cura del soggetto infermo, nonostante tutte le somme di danaro prelevate  derivassero da pensioni di invalidità del soggetto invalido).

Corte appello L’Aquila, 06/03/2019, n.3418

Conto corrente cointestato: il sequestro preventivo

Può essere disposto il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente di cui all’art. 322 ter c.p., dell’intera somma di denaro depositata su un conto corrente bancario cointestato con un soggetto estraneo al reato, senza che assumano rilievo le presunzioni o i vincoli posti dal codice civile (artt. 1289 e 1834) per regolare i rapporti interni tra creditori e debitori solidali o i rapporti tra banca e depositante, ferma restando la successiva possibilità di procedere a un effettivo accertamento dei beni che siano di esclusiva proprietà di terzi estranei al reato.

Cassazione penale sez. III, 13/02/2019, n.29079

L’abuso di relazione di prestazione d’opera

L’abuso di relazioni di prestazioni d’opera, previsto come circostanza aggravante dall’art. 61, n. 11 c.p., è configurabile in presenza di rapporti giuridici, anche soltanto fondati sulla fiducia, che a qualunque titolo comportino un vero e proprio obbligo di “facere”.

(Fattispecie in tema di appropriazione indebita, rispetto alla quale è stata ritenuta la configurabilità dell’aggravante in esame nella condotta dell’imputato che, approfittando di una procura generale e speciale, rilasciata dalla convivente in virtù di un rapporto di mandato comportante obblighi di “facere” – comprensivi dell’obbligo di rendiconto ex art. 1713 c.c. -, si era appropriato per intero dei corrispettivi della vendita del patrimonio immobiliare della persona offesa, depositati su un conto corrente cointestato, di cui il ricorrente poteva disporre in forza dei poteri rappresentativi e gestori conferitigli).

Cassazione penale sez. II, 30/01/2019, n.13775

Il pagamento di un debito di un contitolare attraverso il conto corrente cointestato

La presunzione di contitolarità di un conto corrente non impedisce ai cointestatari di regolare i propri rapporti di debito -credito avvalendosi dello stesso conto: ragione per cui il pagamento di un debito di un contitolare attraverso il conto corrente cointestato non costituisce prova della riconducibilità ad entrambi dell’avvenuto pagamento, in presenza di altri elementi idonei a ricondurre ad uno solo dei cointestatari l’adempimento stesso.

Cassazione civile sez. III, 20/04/2018, n.9816

Conto corrente cointestato: come superare la presunzione di contitolarità

In assenza di prova della titolarità esclusiva del denaro esistente sui conti bancari (nella specie: si trattava di un conto corrente bancario cointestato tra due persone) va applicata la presunzione di contitolarità in pari misura prevista dall’art. 1298 c.c.

Tribunale Savona, 24/12/2017

La presunzione di comune spettanza delle somme presenti su un conto corrente cointestato

In tema di conto corrente cointestato, la presunzione di comune spettanza delle somme presenti su un conto corrente cointestato è valevole unicamente nei confronti della banca a mente dell’art. 1854 del codice civile.

Viceversa, per quanto attiene ai rapporti tra i correntisti, la presunzione del credito solidale in parti uguali vige soltanto ove non risulti diversamente ex art. 1298 del codice civile sicché, nel caso in cui risulti dimostrato che il prelevante non abbia effettuato dei versamenti sul predetto conto corrente, questi non potrà avanzare diritti sul saldo del medesimo.

Tribunale Trani sez. I, 02/11/2017, n.2336

Ristrutturazione della casa familiare

Il denaro personale, versato nel conto comune, è stato speso per rendere più confacente alle esigenze della famiglia l’abitazione messa a disposizione dal coniuge proprietario ed utilizzata per molti lustri come casa familiare, di cui non vi è dubbio che l’opposta, durante il lungo matrimonio, ne abbia goduto e che quindi corrisponda anche ad un interesse personale della moglie quello di eseguire nell’immobile i lavori necessari per garantirne la migliore e piena fruibilità.

Dette spese dunque devono ritenersi eseguite per il soddisfacimento dei bisogni familiari e quindi come tali non devono essere rimborsate alla fine del matrimonio. Risultando, invece, che la casa comune sia stata pagata con denaro personale di un coniuge (e cioè con il quinto della retribuzione che, poi, così decurtata, confluiva nel conto corrente cointestato), questi ha diritto a vedersi rimborsare il 50% di tali somme atteso che ha impiegato denaro proprio per investimenti del patrimonio comune.

Tribunale Lucca, 27/02/2017, n.445

La ripartizione delle responsabilità penali

Il decesso del conduttore conseguente alle esalazioni provenienti da una caldaia non a norma di legge, è ascrivibile a titolo di omicidio colposo al comodatario dell’immobile unitamente al proprietario, anche il primo rivestendo una posizione di garanzia nei confronti del conduttore, a condizione che siano accertati poteri di gestione e di ingerenza sull’immobile.

La sottoscrizione del contratto di locazione da parte del comodatario e la destinazione dei frutti della locazione su un conto corrente cointestato al proprietario ed al comodatario, lasciano desumere la posizione di garanzia del comodatario, concorrente con quella del proprietario. In capo a questo ultimo rimangono le responsabilità dei danni arrecati a terzi dalle strutture murarie e dagli impianti in esse conglobati, di cui conserva la custodia.

Cassazione penale sez. IV, 06/10/2016, n.43861

Pagamento dell’indebito a persona defunta ritenuta viva

Il pagamento dell’indebito a persona defunta, ma ritenuta vivente dal “solvens”, fa sorgere l’obbligo di restituzione, ex art. 2033 c.c., in capo a colui che di fatto si avvalga di quel pagamento, essendo solo quest’ultimo il soggetto che, con la materiale apprensione del pagamento, acquista la qualità di “accipiens” e, con essa, l’obbligo di restituire quanto acquisito.

(In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che – in relazione alla domanda di ripetizione proposta da un istituto di credito, il quale per anni aveva erogato, per conto dell’INPS, la pensione ad un soggetto defunto mediante accredito su un conto corrente cointestato a quest’ultimo e ad un terzo – aveva ritenuto l’obbligo restitutorio trasferito dal beneficiario defunto ai suoi eredi, anziché sorto direttamente ed esclusivamente in capo al terzo cointestatario che aveva prelevato le somme indebitamente erogate).

Cassazione civile sez. VI, 07/09/2016, n.17705


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