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Pignoramento del quinto della pensione: ultime sentenze

30 Aprile 2021
Pignoramento del quinto della pensione: ultime sentenze

Previsione della impignorabilità dell’intero ammontare, anziché della impignorabilità della sola parte necessaria per le esigenze di vita e della pignorabilità nei limiti del quinto della residua parte; trattamento minimo di pensione.

La determinazione della quota pignorabile della pensione

Il tema specifico del pignoramento delle pensioni è regolato in via generale dall’art. 2 del d.p.r. 180/1950, in una con le integrazioni che derivano, ora, anche dalle previsioni dall’art. 545, co. 7 ss. c.p.c. Nella determinazione delle quote pignorabili il citato art. 2 stabilisce che esse, in ogni caso, siano valutate “al netto di ritenute”. Non vi è quindi dubbio che la disciplina generale del pignoramento delle pensioni, riveniente da tale quadro di fondo, ne preveda il calcolo al netto e non al lordo delle ritenute fiscali.

Tribunale Chieti, 28/10/2020, n.596

Indebito Inps e trattenute di pensione: il minimo vitale

In tema di indebito previdenziale, l’Inps, salvo il diritto di avvalersi dell’azione di ripetizione di cui all’art 2033 c.c., può recuperare gli indebiti e le omissioni contributive anche mediante trattenute sulla pensione, in via di compensazione, col duplice limite che la somma oggetto di cessione, sequestro, pignoramento o trattenuta non superi la misura di un quinto della pensione, assegno o indennità e che sia fatto, comunque, salvo il trattamento minimo di pensione: tale principio opera anche con riguardo agli arretrati di pensione o di trattamento minimo, nè incide su di esso l’art 6, comma 11-quinquies, del d.l. n. 463 del 1983, da riferire esclusivamente alla indebita percezione della integrazione al minimo e pertanto non contenente una deroga ai limiti vigenti, indicati dall’art. 69 legge n. 153 del 1969.

Cassazione civile sez. lav., 11/01/2016, n.206

L’obbligo di pagamento di stipendi e pensioni di importo superiore a mille euro

È inammissibile, per errore del giudice rimettente nella individuazione della norma censurata, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 2, d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, conv., con modif., in l. 22 dicembre 2011, n. 214, che ha inserito il comma 4-ter, lett. c), nell’art. 2 d.l. 13 agosto 2011, n. 138, conv., con modif., in l. 14 settembre 2011, n. 148, censurato per violazione degli artt. 3 e 38, comma 2, Cost., nella parte in cui, imponendo che il pagamento dei redditi da lavoro o da pensione superiori all’importo mensile di mille euro avvenga esclusivamente con accredito su conti correnti bancari o postali, libretti di deposito, carte prepagate, carte istituzionali, non ha previsto che siano fatte salve le limitazioni in materia di pignoramento di cui all’art. 545 c.p.c.

Infatti, la norma impugnata non ha inciso sulla tematica inerente alla soggezione al pignoramento delle somme giacenti sul conto corrente, ma ha soltanto acutizzato, in via di fatto, il problema della pignorabilità indiscriminata degli emolumenti provenienti da crediti di lavoro e pensionistici, una volta transitati nel conto corrente, dal momento che ha reso obbligatorio detto transito.

Inoltre, non può sostenersi che le ipotesi di impignorabilità dei crediti da pensione possano estendersi, attraverso l’interpretazione giuridica o un’eventuale pronuncia additiva, alla disciplina del pignoramento sul conto corrente, in quanto i limiti alla pignorabilità dei beni del debitore sono deroghe al principio generale della responsabilità patrimoniale, tassativamente previste dalla legge e, per questo motivo, non suscettibili di estensione analogica.

Peraltro, un’eventuale pronuncia additiva non potrebbe essere a “rime obbligate”, dal momento che il credito da pensione è situazione giuridica profondamente diversa dal credito di conto corrente e, conseguentemente, l’indefettibile principio costituzionale di tutela del fine solidaristico non può trovare soluzione obbligata attraverso l’automatica riproduzione di una norma appartenente ad un contesto giuridico diverso.

Tuttavia, se il credito per il saldo del conto corrente, nonostante sia stato alimentato da rimesse pensionistiche, non gode, allo stato della legislazione, dell’impignorabilità parziale relativa ai crediti da pensione, ciò non può precludere in radice la tutela dei principali bisogni collegati alle esigenze di vita del soggetto pignorato. In tale contesto l’individuazione e le modalità di salvaguardia della parte di pensione necessaria ad assicurare al beneficiario mezzi adeguati alle sue esigenze di vita è riservata alla discrezionalità del legislatore, il quale non può sottrarsi al compito di razionalizzare il vigente quadro normativo in coerenza con i precetti dell’art. 38, comma 2, Cost. (sentt. nn. 55 del 1991, 468, 506 del 2002, 444 del 2005, 256 del 2006, 183 del 2009, 23 del 2013; ord. nn. 447 del 1994, 315 del 1999.

Corte Costituzionale, 15/05/2015, n.85

Pignoramento della pensione oltre i limiti consentiti

L’impignorabilità parziale di trattamenti pensionistici, è posta a tutela dell’interesse di natura pubblicistica consistente nel garantire al pensionato i mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita (art. 38 cost.) e tale finalità è ancora più marcata dopo l’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, efficace dal 1 dicembre 2009 (data in cui è entrato in vigore il trattato di Lisbona), che, all’art 34, comma 3, garantisce il riconoscimento del diritto all’assistenza sociale al fine di assicurare un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti. Ne consegue che il pignoramento della pensione eseguito oltre i limiti consentiti è radicalmente nullo per violazione di norme imperative e la nullità è rilevabile d’ufficio senza necessità di un’eccezione o di un’opposizione da parte del debitore esecutato.

(Nella specie, la S.C. ha dichiarato l’applicabilità di tale regime anche alla pensione erogata dall’Enasarco ai sensi dell’art. 28, comma 1, l. 2 febbraio 1973 n. 12, qualificata parzialmente impignorabile dalla Corte cost. con la pronuncia n. 183 del 2009).

Cassazione civile sez. III, 22/03/2011, n.6548

Beni impignorabili o relativamente pignorabili 

È costituzionalmente illegittimo l’art. 28, comma 1, l. 2 febbraio 1973 n. 12, nella parte in cui esclude la pignorabilità per ogni credito dell’intero ammontare delle pensioni erogate dell’Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio, anziché prevedere l’impignorabilità, con le eccezioni previste dalla legge per crediti qualificati, della sola parte della pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita e la pignorabilità nei limiti del quinto della residua parte.

Il doveroso bilanciamento fra i due valori costituzionalmente nella specie rilevanti – da un lato, quello di assicurare al pensionato mezzi adeguati alle sue esigenze di vita e, dall’altro lato, quello di non imporre ai terzi, oltre un ragionevole limite, un sacrificio dei loro crediti, negando alla intera pensione la qualità di bene sul quale possano soddisfarsi – non può rendere impignorabile anche la parte di pensione che eccede quanto necessario alle esigenze di vita del pensionato, sicché, soddisfatta integralmente l’esigenza sottesa al disposto dell’art. 38, comma 2, cost., detta parte eccedente deve ritenersi (nei limiti e secondo le regole fissati dall’art. 545 c.p.c.) assoggettabile al regime generale della responsabilità patrimoniale (art. 2740 c.c.), senza che la circostanza che l’Ente nazionale per gli agenti e rappresentanti di commercio (Enasarco) abbia acquisito natura privatistica costituisca ragione idonea a giustificare il peculiare trattamento disposto dalla norma censurata rispetto a quanto previsto per le pensioni dei dipendenti, sia pubblici che privati, dei notai e dei giornalisti, giacché nessuna differenza sussiste tra le pensioni spettanti a ciascuna categoria di beneficiari sotto il profilo della loro assoggettabilità ad esecuzione forzata (sentt. n. 506 del 2002, 444 del 2005, 256 del 2006).

Corte Costituzionale, 26/06/2009, n.183

Pensione erogata dalla Cassa nazionale del notariato

È costituzionalmente illegittimo l’art. 12 r.d.l. 1324/23, nella parte in cui prevede l’impignorabilità assoluta della pensione erogata dalla Cassa nazionale del notariato, anziché prevedere l’impignorabilità, con le eccezioni previste dalla legge per crediti qualificati, della sola parte della pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita e la pignorabilità nei limiti del quinto della residua parte.

Corte Costituzionale, 13/12/2005, n.444

Misura di un quinto della pensione

In tema di indebito previdenziale, l’Inps, salvo il diritto di avvalersi dell’azione di ripetizione di cui all’art 2033 c.c., può recuperare gli indebiti e le omissioni contributive anche mediante trattenute sulla pensione, in via di compensazione, col duplice limite che la somma oggetto di cessione, sequestro, pignoramento o trattenuta non superi la misura di un quinto della pensione, assegno o indennità e che sia fatto, comunque, salvo il trattamento minimo di pensione: tale principio opera anche con riguardo agli arretrati di pensione o di trattamento minimo, nè incide su di esso l’art 6, comma 11 quinquies, del d.l. n. 463 del 1983, da riferire esclusivamente alla indebita percezione della integrazione al minimo e pertanto non contenente una deroga ai limiti vigenti, indicati dall’art. 69 l. 30 aprile 1969 n. 153.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2003, n.9001

Pignorabilità nei limiti di un quinto della pensione di vecchiaia

È manifestamente infondata, in riferimento all’art. 3 cost., la q.l.c. dell’art. 69 l. 30 aprile 1969 n. 153, nella parte in cui esclude – in relazione all’art. 545, comma 4, c.p.c. – la pignorabilità nei limiti di un quinto della pensione di vecchiaia per crediti diversi da quelli inerenti all’INPS e da quelli di natura alimentare, in quanto, con tale norma, il legislatore non altro ha fatto che prevedere limiti e modalità attraverso le quali un creditore qualificato può assoggettare a pignoramento un quinto dell’intero ammontare della pensione.

Corte Costituzionale, 04/12/2002, n.506

Titolare di pensione di vecchiaia Inps

È manifestamente infondata, con riferimento all’art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale – sollevata dal vice pretore di Chieti in un procedimento di opposizione agli atti esecutivi, promosso dal debitore esecutato, titolare di pensione di vecchiaia INPS, e dal terzo pignorato INPS, avverso l’atto di pignoramento ingiunto da una privata creditrice – degli art. 128 r.d.l. 4 ottobre 1935 n. 1827 (perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale) e 69 l. 30 aprile 1969 n. 153 (revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale), nella parte in cui non prevedono, analogamente all’art. 2 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 ed all’art. 545 c.p.c., la pignorabilità fino ad un quinto, per ogni credito, delle pensioni erogate dall’INPS, diverse da quella sociale. È manifestamente errato il presupposto su cui il giudice “a quo” fonda la questione, in quanto nessuna delle norme indicate come “tertium comparationis” consente allo Stato, la pignorabilità delle pensioni per crediti non qualificati.

Conformemente a quanto già deciso in identica questione con sent. di infondatezza n. 55 del 1991, deve riaffermarsi che il regime della pignorabilità delle pensioni non incide sul contenuto sostanziale della responsabilità patrimoniale del debitore che resta sempre quello disciplinato dall’art. 2740 c.c. (sent. n. 580 del 1989), e che la predetta disciplina non può comunque ritenersi irragionevole, trovando fondamento nell’intrinseca diversità di due situazioni giuridiche – diritto alla retribuzione e diritto alla pensione – che rispondono a principi e finalità diversi, quali quelli espressi, rispettivamente, dagli art. 36 e 38 cost.

Corte Costituzionale, 05/07/1991, n.314



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20 Commenti

  1. Sono titolare di pensione netta di 1.120,00 € mensile , ma ho anche l’onere di un’assegno divorzile di € 450,00 mensile a seguito di Atto Divorzio sugellato in Comune.
    Poiche’ ho delle cartelle presso ADR , quanto ADR puo’ pignorare al’INPS della pensione?
    Grazie

    1. La legge italiana stabilisce le seguenti regole :
      le somme da chiunque dovute a titolo di pensione (o di indennità similari o di assegni di quiescenza) non possono essere pignorate per un ammontare pari alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentata della metà. La parte che supera questo importo è pignorabile nella misura di un quinto per crediti di privati o per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni (così stabilisce l’articolo 545, 7° comma, del Codice di procedura civile).
      Questo vuol dire che nel caso in cui un cittadino (come nel suo caso) percepisca somme a titolo di pensione e abbia debiti nei confronti di un soggetto privato, questo soggetto privato potrà pignorare la pensione nella misura di un quinto di quella parte della pensione che supera l’importo di euro 686,98 (che è la parte impignorabile – cosiddetto minimo vitale – pari ad una volta e mezza l’importo mensile dell’assegno sociale per il 2019).

      Quindi, se il pignoramento è avvenuto direttamente alla fonte (cioè direttamente presso l’ente che eroga la pensione), dall’importo netto della sua pensione (al netto delle ritenute cioè), dovrà sottrarre la parte impignorabile pari ad euro 686,98 e sulla somma che risulta da questa sottrazione dovrà calcolare il quinto.
      Ricapitolando:
      dall’importo netto delle somme percepite a titolo di pensione si sottrae la parte impignorabile (pari ad euro 686,98) ed il risultato si divide per cinque; si ottiene così la quota di un quinto pignorabile per i pignoramenti eseguiti dal creditore direttamente presso l’ente che eroga la pensione.
      Invece, nel caso in cui la pensione venga pignorata dal creditore non direttamente presso l’ente che la eroga, ma sul conto corrente (bancario o postale) intestato al debitore su cui essa venga eventualmente accreditata, le regole (previste dall’articolo 545, 8° comma, del Codice di procedura civile) sono le seguenti:

      si può pignorare tutto l’importo esistente sul conto che supera euro 1.373,97 (parte impignorabile pari al triplo dell’assegno sociale mensile), se l’accredito sul conto è avvenuto prima del pignoramento;
      si può pignorare un quinto dell’importo esistente sul conto che supera euro 686,98 (parte impignorabile pari al triplo dell’assegno sociale mensile), se l’accredito sul conto è avvenuto lo stesso giorno del pignoramento o successivamente.
      Tenga conto infine che il giudice, nell’udienza che si tiene durante la procedura di pignoramento presso terzi, è obbligato a verificare il rispetto dei limiti degli importi pignorabili che le ho indicato e che, comunque, il legale eventualmente incaricato può sempre contestare il pignoramento se è avvenuto senza il rispetto dei limiti stabiliti dalla legge.

  2. Andrò in pensione con € 1500, secondo un calcolo fattomi da un patronato. Attualmente sul mio stipendio gravano una trattenuta, a titolo di mantenimento, di € 1000, una cessione del quinto di € 200 e un pignoramento di € 200 di un altro creditore. Vorrei sapere quanto mi resterebbe sulla pensione?

    1. Secondo la legge [1] attualmente in vigore, le azioni esecutive dirette al pignoramento della pensione e, in particolare, quelle caratterizzate dalla cosiddetta trattenuta sul predetto emolumento, con il conseguenziale versamento delle somme pignorate direttamente a favore dei creditori procedenti, incontrano due limiti essenziali:il primo è rappresentato dal cosiddetto minimo vitale. In pratica, la legge ha stabilito che c’è un minimo di qualsivoglia pensione che non può essere pignorato. In particolare, è stato disposto che l’ammontare, costituito dall’importo dell’assegno sociale aumentato della metà, non può essere oggetto di alcuna azione esecutiva [2]. In termini pratici, poiché la misura dell’assegno sociale stabilita per l’anno 2019 è pari a € 457,99 sommandone la metà, € 228,99, otterremo l’importo esatto impignorabile (457,99+228,99 = € 686,98). La differenza tra l’ammontare della pensione e la parte impignorabile così calcolata, sarebbe, invece, pignorabile nella misura di 1/5, anche se, per i crediti alimentari (ad esempio, quelli a titolo di mantenimento dei figli [3]), il giudice potrebbe autorizzare un pignoramento di entità maggiore [4];
      il secondo è costituito dalla metà della pensione. Se è vero, infatti, che è possibile che più soggetti pignorino il predetto emolumento nella misura di 1/5 della parte pignorabile, è altrettanto previsto dalla legge che le varie azioni esecutive sulla pensione, per quanto possano essere proposte da più creditori, non possano pignorare la predetta pensione oltre la metà dell’ammontare della stessa [5].
      Appare chiaro, pertanto, alla luce delle descritte disposizioni normative, che la pensione presa ad esempio nel quesito posto e, cioè, un emolumento pari ad € 1500,00, non potrebbe essere pignorata oltre l’importo di € 750,00.
      Inevitabilmente, quindi, le azioni esecutive attualmente in corso e riferite al suo stipendio, una volta rivolte verso la pensione, dovrebbero essere regolate secondo le disposizioni citate e non potrebbero intaccare almeno la metà della detta pensione.
      Resterebbe, pertanto, soltanto da considerare la cessione volontaria in corso che incontrerebbe il solo limite della cosiddetta pensione minima. Trattandosi, nel caso specifico, di 200 euro, anche se gli altri creditori dovessero intaccare la metà della sua pensione (€ 750,00), sottraendo a tale cifra la descritta cessione, rimarrebbero € 550,00.
      Tale importo, quindi, rappresenterebbe la somma che, presumibilmente, resterebbe a sua disposizione anche dinanzi alle due azioni esecutive e alla cessione volontaria descritte in quesito.
      [1] Art. 545 cod. proc. civ.
      [2] Art. 545 co. 7 cod. proc. civ.
      [3] Cass. civ. sent. n. 15374/2007
      [4] Art. 545 co. 3 cod. proc. civ.
      [5] Art. 545 co. 5 cod. proc. civ.

    1. Dobbiamo catalogare i debiti in tre diverse categorie:
      debiti per imposte e altre somme dovute alla pubblica amministrazione: ad esempio verso l’Agenzia delle Entrate Riscossione, l’Inps, ecc.;
      debiti alimentari: ad esempio, l’assegno di mantenimento dovuto all’ex moglie o ai figli;
      debiti di altra natura: ad esempio, quelli per finanziamenti, mutui, condominio, affitto, fornitori, condanne giudiziali, ecc.
      Non è possibile più di un pignoramento sulla pensione se la causa del debito appartiene alla stessa categoria. Così, ad esempio, se una banca e una finanziaria intendono pignorare la pensione del medesimo soggetto, il limite al pignoramento resta sempre quello di un quinto. Il primo creditore che agisce si soddisfa per primo. Solo dopo il pagamento del primo debito, scatta la trattenuta sulla pensione in favore del secondo creditore (che, quindi, si accoda al precedente).
      Invece, è possibile più di un pignoramento sulla stessa pensione se le cause del debito sono diverse, ossia appartengono a categorie differenti. In ogni caso esiste un limite massimo: il pignoramento della pensione non può superare la metà della stessa. Ad esempio, se l’ex moglie, l’Agenzia delle Entrate Riscossione e la banca pignorano la pensione dello stesso soggetto, il giudice autorizzerà al massimo una trattenuta del 50% sull’assegno che andrà divisa tra i vari creditori.
      Minimo vitale pensione 2020
      L’assegno sociale per il 2019 ammonta ad euro 459,83 euro mensili, a fronte dei 457,99 del 2019. Si tratta di un incremento di poco meno di 2 euro (in termini percentuali, un aumento dello 0,4%) che però si fa sentire sui calcoli da fare: applicando il nuovo importo, risulta che aumenta quindi il minimo vitale della pensione impignorabile per il 2020 sarà pari ad euro 689,74 (era di 686,98 lo scorso anno: ora sono quasi 3 euro in più).Facciamo un esempio e prendiamo una pensione di 1.000,00 euro. Detratto il minimo vitale, la quota pignorabile è di 310,26. Su quest’ultima va calcolato un quinto che è pari a 62,05 euro. Dunque, un pensionato con una pensione di mille euro subirà una trattenuta mensile di massimo 62,05 euro mensili che possono arrivare al doppio in presenza di due cause diverse di pignoramento (ad esempio, debiti con il Fisco e con soggetti privati).

  3. Quando si tratta di pensione, il tema dei pignoramenti diventa ancora più delicato: il debitore è un soggetto avanti negli anni e che, di solito, è privo di altre fonti di reddito oltre alla pensione stessa, con la quale deve sostenere tutte le spese necessarie per la vita e per fronteggiare le esigenze tipiche dell’età avanzata: dai farmaci alle cure mediche, dall’assistenza alla sua persona ai trasporti. Ecco perché la legge fissa dei limiti specifici al pignoramento della pensione che mancano, invece, nel caso di pignoramento dello stipendio o di altri beni. Il limite generale del pignoramento di tutti i crediti vantati verso terzi (compreso l’Inps) è di un quinto; dunque, anche il rateo pensionistico non può subìre una decurtazione oltre al 20% dell’importo. Ci sono, però, delle eccezioni e delle regole speciali di cui tenere conto: la prima è quella del minimo vitale, che garantisce una quota impignorabile della pensione, ossia di quella somma al di sotto della quale l’assegno non può mai scendere. C’è poi l’impignorabilità delle pensioni “sociali” e di quelle erogate a chi ha una disabilità.

  4. Ci sono due modi per pignorare la pensione: il pignoramento può, infatti, avvenire direttamente in capo all’Inps, prima che essa venga erogata al percipiente, oppure in capo alla banca o posta, quando essa viene periodicamente accreditata sul conto o libretto. Ma come avviene il pignoramento pensione all’Inps?

    1. Il creditore può pignorare la pensione prima che questa venga erogata al beneficiario. In questo caso, l’atto di pignoramento viene inviato all’Ente di previdenza che ha disposto il trattamento pensionistico, che nei casi più frequenti è l’Inps. L’Ente dovrà poi – a seguito dell’ordine del giudice reso al termine di un’udienza a cui può partecipare anche il debitore – accantonare una quota della pensione – quella cioè pignorata – e versarla direttamente al creditore, anziché al pensionato, al quale dunque quell’importo sarà tolto ancora prima che gli arrivi.Il pignoramento è, di norma, pari a un quinto della pensione. Ma la base su cui viene calcolato il quinto non è tutta la pensione, innanzitutto perché a questi fini si considera il netto e non il lordo. Poi, prima di calcolare la percentuale, si deve detrarre dall’assegno il cosiddetto minimo vitale, una somma che per legge pari a 1,5 l’assegno sociale. Ad oggi, l’importo dell’assegno sociale 2020 è pari a 459,83 euro (per il 2019 era di 457,99 euro, vi è stato un aumento di due euro scarsi in più).Dunque, il limite del pignoramento della pensione è di 689,74 euro (pari cioè a una volta e mezzo l’assegno sociale: 459,83 + il 50% di tale cifra, ossia 229,91). Questo significa che se la pensione è inferiore a 689,74 euro il pensionato non potrà mai subire un pignoramento; se, invece, è superiore a tale importo, sarà pignorabile il quinto, non del totale, ma della sola eccedenza.Immagina una pensione di mille euro. Questa può essere pignorata solo per il 20% (il quinto) di 1000 sottratto il minimo vitale, cioè 689,74. Bisogna fare questa operazione: 1.000 – 689,74 = 310,26 e si otterrà l’eccedenza rispetto al minimo vitale; un quinto di questa cifra è pignorabile, dunque calcoliamo il 20% di 310,26 = 62,05. Quindi, il pignoramento possibile su di una pensione di mille euro sarà di 62,05 euro al mese.

    1. Il secondo modo per pignorare la pensione è farlo dopo che questa viene versata sul conto corrente del pensionato (questa modalità di erogazione dell’assegno è obbligatoria per le pensioni superiori a mille euro). In tal caso, il pignoramento avviene nei confronti della banca a cui viene notificato l’atto. Per quanto attiene alle somme che, nel momento in cui avviene la notifica del pignoramento, si trovano già depositate sul conto corrente (ossia i risparmi da mensilità di pensione precedente non spese) il pignoramento si può estendere solo alla parte che supera il triplo dell’assegno sociale (ossia 459,83 euro), pari quindi a 1.379,49 euro.Così, se su un conto ci sono solo mille euro, non si può pignorare nulla; se, invece, ci sono duemila euro, si può pignorare la differenza tra 2.000 euro e 1.379,49 euro, ossia 620,51 euro.Invece, per le ulteriori mensilità di pensione che verranno erogate nei mesi successivi alla notifica del pignoramento, e sino ad estinzione totale del debito, valgono i limiti al pignoramento della pensione visti in capo all’Inps: ossia su ogni mensilità la banca tratterrà un quinto.

  5. Quali sono quelle pensioni che non sono pignorabili e sulle quali perciò il creditore non può operare nessuna trattenuta?

    1. La pensione di invalidità, in quanto sussidio per persone disagiate, non è pignorabile a prescindere dall’importo. Lo stesso dicasi per il cosiddetto «accompagnamento» che riguarda i portatori di handicap al 100% in condizioni di incapacità assoluta di deambulare o di attendere alle attività della vita quotidiana.

    1. E’ possibile fare ricorso al giudice a mezzo di un avvocato. Proprio per evitare di dover ricorrere alle vie giudiziarie in un momento successivo, è sempre consigliabile che, all’udienza di assegnazione delle somme pignorate – la cui data è indicata nell’atto di pignoramento notificato al pensionato – questi si faccia assistere da un legale che partecipi all’udienza e verifichi che i conteggi effettuati dal giudice siano corretti.

  6. buongiorno avvocato
    gradirei sapere e quindi in base alla trattenuta da parte del inps su richiesta del creditore perchè si calcola 1/5 sulla restante quota di 686.98 e non si calcola 1/10 ? visto che il legislatore ha stabilito che per le pensioni che non superano euro 2500 va calcolato a favore del credotore 1/10 e non 1/5 forse l’inps sa come comportarsi ho addebita solo 1/5 ? grazie un saluto professione da luigi treviglio bg

    1. È possibile pignorare la pensione prima che venga erogata al pensionato dall’Inps. La regola vale anche per le casse private dei professionisti. Il creditore non può pignorare tutta la pensione ma soltanto un quinto, il quale viene calcolato sul netto della pensione;
      detratto il minimo vitale, una somma cioè ritenuta indispensabile per la sopravvivenza che è pari a 1,5 volte l’assegno sociale (ammontare rivalutato ogni anno). Attualmente, l’importo dell’assegno sociale 2020 corrisponde a 459,83 euro. Pertanto, il limite del pignoramento della pensione è di 689,74 euro (corrispondente a una volta e mezzo l’assegno sociale: 459,83 + il 50% di tale cifra, ossia 229,91). In soldoni, ciò significa che se la pensione è di un importo inferiore a 689,74 euro il pensionato non potrà mai subire un pignoramento; se, invece, è superiore all’importo indicato, sarà pignorabile il quinto, non del totale, ma soltanto dell’eccedenza. Se desidera sottoporre il tuo caso specifico all’attenzione dei professionisti del nostro portale di informazione giuridica, può richiedere una consulenza legale cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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