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È legale diffondere fake news?

9 Febbraio 2020
È legale diffondere fake news?

Bufale su internet e notizie false: quando è reato?

La libertà di parola, di pensiero e di espressione, così come quella di stampa, costruiscono il fulcro della nostra democrazia. Talvolta, però, finiscono per diventare un limite. Così vengono create fake news o bufale per infangare la reputazione di un avversario politico, per impedire la crescita di un concorrente commerciale o di un settore economico collegato. Difficile, a quel punto, stabilire dove sta la verità e dove la bugia. 

Non parliamo dei diversi modi di pensare o di interpretare i dati della realtà, diversità spesso alimentata anche dall’ignoranza (si pensi a ciò che succede in materia di vaccini o di ambientalismo), ma di comportamenti dolosi preordinatamente volti a diffondere notizie fasulle allo scopo di screditare l’altrui immagine. 

A complicare le cose, oggi, si aggiunge internet. È noto che i giornali online, offrendo notizie gratuite, guadagnano solo dalla pubblicità e, quindi, dal traffico. Cosa c’è di meglio allora per aumentare i clic se non la notizia dello sbarco degli alieni o di uno squalo bianco che sbrana i bagnanti di un lido? 

Bene, in un terreno così paludoso di notizie, ti sarai certamente chiesto se è legale diffondere fake news. Ed allora ti sarai messo alla ricerca di una eventuale legge che punisce le bufale, etichettandole magari come reato. Avrai però notato che, al di là dei numerosi progetti di legge, ad oggi, in Italia, non esiste alcuna regolamentazione della materia. 

Certo, chi parla male di una persona o di un’azienda senza avere le prove di ciò che afferma commette diffamazione. Lo stesso vale per chi dà per scontata la colpevolezza di una persona ancora sotto processo. Ma cosa rischia chi inventa la notizia della nascita di un bambino a tre teste, del ritrovamento di due corpi alieni in una miniera, della scoperta di una fenomenale cura medica? È legale diffondere fake news e, in questo modo, gettare nel panico o nella semplice confusione i lettori? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quando diffondere fake news è reato

Ad oggi, non esiste alcuna legge che sanzioni chi crea e/o diffonde fake news, ossia le bufale. Tale condotta, però, se lede gli interessi economici o l’immagine altrui, può essere inquadrata nel reato di diffamazione. Non importa se la vittima è una persona fisica, un gruppo ben definito (ad esempio, i componenti di una associazione) o una società (si pensi alla falsa notizia di un incidente aereo che danneggi la reputazione di una compagnia di volo). 

Non si commette diffamazione se la vittima non è individuabile con precisione. Dire, ad esempio, che tutti i francesi sono stupidi non integra alcun reato. Dire, però, che gli iscritti a un determinato club sono mafiosi è reato.

Quando diffondere fake news non è reato? 

Quando, invece, la notizia falsa non lede alcun interesse – personale o commerciale – o non danneggia l’immagine e la reputazione di una persona, non è punibile. Non rischia nulla chi, ad esempio, scrive un articolo sulla scoperta di una nuova galassia; chi sostiene che gli antichi romani avessero inventato già la cura contro il cancro; chi afferma che Nostradamus ha predetto la fine del mondo tra 5 anni; chi dice che la terra è piatta e così via.

L’unica forma di responsabilità per il giornalista burlone è di tipo disciplinare: in buona sostanza, il suo ordine di appartenenza potrà prendere dei provvedimenti che arrivano alla sospensione o alla radiazione dall’ordine stesso. 

Come non rischia nulla chi crea la fake news, non ne risponde neanche chi la diffonde perché la pubblica sul proprio giornale o condivide il link sul proprio profilo social. 

Fake news: cosa deve fare il giornalista?

Contrariamente a quanto spesso si crede, il giornalista non è tenuto a fare una cronaca asettica. Come la lingua italiana ha i suoi aggettivi anche lo stile dell’autore può subire delle variazioni. Se, però, è ammesso dare “colore” alla notizia, non si può certo trascendere dai fatti oggettivi, ad esempio, aggravandoli solo per dare maggiore risalto alla stessa.

La giurisprudenza, pur dimostrando una certa tolleranza verso gli errori marginali, ha ritenuto responsabili i giornalisti che non hanno controllato con attenzione le fonti. E così, la voce di corridoio non può costituire il fondamento di una notizia se questa può integrare un danno per una o più persone. Se, invece, la notizia si limita a riportare le accuse di un pm o di un magistrato, per quanto dovessero poi risultare infondate, per l’autore dell’articolo non ci sarà responsabilità.

Fake news: ultime sentenze

Una delle prime pronunce in materia di fake news è stata fornita dal tribunale di Torino [1]. Secondo i giudici piemontesi, il giornalista è tenuto a fare un rigoroso vaglio delle fonti da cui ha attinto la notizia prima di pubblicarla. Il caso è quello di un articolo online che aveva ritenuto “un clamoroso errore giudiziario” il sequestro effettuato da un giudice sui beni di una persona, quando invece ne sussistevano i presupposti; il magistrato ha così chiamato in causa l’autore dell’articolo per ottenere il risarcimento alla sua reputazione professionale. Risarcimento accordato dal suo collega.

Anche il tribunale di Catania [2] si è espresso nei medesimi termini. Un uomo aveva chiesto ad una tv locale il risarcimento dei danni subiti a causa delle offese diffuse dalla sua ex moglie. Per il giudice non ci sono dubbi, «le fake news possono rendere irrespirabile l’aria di una comunità di poche migliaia di anime» in cui le notizie che «attribuiscono la patente di orco al danneggiato corrono di bocca in bocca a soddisfare l’insana sete di quanti si beano a vedere il mostro di turno sbattuto in prima pagina». Anche in questo caso, il tribunale ha condannato la mancata verifica delle fonti, che fa di una notizia non accuratamente vagliata una vera e propria fake news. 

La rettifica di una notizia falsa non esonera dalla responsabilità penale del suo autore, sostiene la Cassazione [3]. Essa, infatti, non elimina gli effetti negativi dell’azione criminosa, ma può avere la sola funzione di attenuare la sanzione pecuniaria.

Secondo il tribunale di Palermo [4], il superamento dei limiti del diritto di cronaca e l’inidoneità di eventuali successive rettifiche volte ad eliminare le conseguenze dannose prodotte dalla divulgazione di una notizia falsa e gravemente lesiva della reputazione di taluni, rendono la condotta posta in essere da chi ha diffuso le notizie lesiva del diritto alla reputazione, con conseguente diritto al risarcimento del danno.


note

[1] Trib. Torino sent. n. 2861/2018 del 9.06.2018.

[2] Trib. Catania, sent. n. 3475 del 19.07.2018.

[3] Cass. sent. n. 48077/2019.

[4] Trib. Palermo, sent. n. 2259/2019.


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