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Quali sono i diritti economici

29 Febbraio 2020 | Autore:
Quali sono i diritti economici

Quali diritti riconosce la Costituzione italiana al cittadino lavoratore?

L’economia riveste un ruolo fondamentale nella vita di ogni donna e di ogni uomo. Specialmente negli ultimi decenni, il crescente consumismo ha reso le nostre esistenze ancora più dipendenti dall’economia. Il lavoro e la proprietà possono essere considerati, in quest’ottica, gli elementi attorno a cui ruotano il discorso economico e le possibilità di condurre una vita se non agiata, almeno serena. Ma in questo campo esistono diritti? In altri termini, il cittadino comune ha dei diritti da rivendicare in campo economico? Quali sono i diritti economici quindi? Con riferimento al lavoro ed alla proprietà, la nostra Costituzione, da cui dipende (o dovrebbe dipendere) tutto il resto delle leggi, riconosce e attribuisce al cittadino (e, quindi, poi al lavoratore) dei diritti? Nell’articolo che segue approfondiremo questo delicato tema suddividendo l’analisi in due fondamentali capitoli. Nel primo, ci occuperemo dei diritti economici che spettano al cittadino che sia lavoratore, mentre nel secondo capitolo analizzeremo i diritti economici che la Costituzione riconosce al cittadino che sia proprietario. Verificheremo così che l’idea di società immaginata dai padri costituenti era molto differente da quella che, in campo economico, viviamo oggi.

Se i costituenti si sforzarono di delineare un’idea di società in cui il cittadino e la tutela del suo benessere materiale e spirituale fossero prioritari, oggi abbiamo a che fare, invece, con una società in cui prioritario è il profitto delle multinazionali e dei grandi potentati economici a discapito della sicurezza sociale e della serenità delle persone.

Quali diritti riconosce la Costituzione al cittadino lavoratore?

La Costituzione italiana si basa interamente sul lavoro.

Ma il lavoro che la Costituzione riconosce come fondamentale diritto del cittadino non è un qualunque impiego per un qualunque stipendio (anche da fame), come oggi sempre più spesso capita ai giovani di dover accettare pur di sbarcare il lunario.

Il lavoro a cui la Costituzione italiana fa riferimento e che riconosce come diritto di ogni uomo e donna non è il primo lavoretto che capita, non è qualunque attività sottopagata di cui accontentarci e di cui addirittura ringraziare il datore di lavoro che, in realtà, non fa che sfruttarci.

Il lavoro che la Costituzione eleva a diritto umano essenziale è un’attività o una funzione, liberamente scelta dal lavoratore secondo le sue possibilità, che concorra al progresso materiale o spirituale della società [1].

Il lavoro per la Costituzione è, quindi, un’attività o una funzione che il cittadino sceglie liberamente secondo le sue possibilità: non un lavoro qualsiasi, ma quello che tu scegli di voler fare.

Solo se il lavoro è una libera scelta del lavoratore (fatta secondo le sue attitudini e competenze) si può poi parlare di lavoro anche come dovere.

Ciascuno è in grado di valutare quale abisso ci sia tra il lavoro immaginato dalla Costituzione (liberamente scelto dal lavoratore) e quello che, invece, accade a milioni di lavoratori e lavoratrici (costretti ad accontentarsi di qualunque tipo di attività precaria e sottopagata).

Fatta questa fondamentale premessa, evidenziamo quali ulteriori diritti la Costituzione riconosca in campo economico al cittadino lavoratore elencandoli di seguito:

  • innanzitutto, la Costituzione tutela il lavoro in ogni sua forma ed applicazione (quindi, non solo il lavoro dipendente, ma anche il lavoro autonomo) [2];
  • il lavoratore ha diritto alla formazione e all’elevazione professionale [3];
  • il lavoratore italiano all’estero ha diritto alla stessa tutela del lavoratore in patria [4];
  • il lavoratore (dipendente) ha diritto ad una retribuzione proporzionale rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato e, comunque, sempre sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa, alla fissazione per legge della durata della giornata lavorativa, al riposo settimanale, a ferie annuali retribuite a cui non può rinunciare [5];
  • la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, ha diritto alla stessa retribuzione che spetta al lavoratore; ha diritto a condizioni di lavoro tali che le consentano di adempiere la sua funzione in famiglia; ha diritto a condizioni di lavoro che assicurino, a lei come madre e al bambino, speciale adeguata protezione [6];
  • il lavoratore minore d’età ha diritto ad una speciale protezione da parte della legge e ha diritto alla parità di retribuzione; la legge poi fissa il limite minimo di età per il lavoro salariato [7];
  • il cittadino inabile al lavoro e privo dei mezzi per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale [8];
  • il lavoratore ha diritto al sostegno adeguato per ogni esigenza di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria [9];
  • gli inabili ed i disabili hanno diritto all’educazione ed all’avviamento professionale [10];
  • i lavoratori hanno diritto di associarsi liberamente in sindacati [11];
  • i lavoratori hanno diritto di scioperare [12];
  • i lavoratori hanno diritto a collaborare alla gestione delle aziende (diritto rimasto lettera morta) [13].

Per la Costituzione italiana il lavoro è, o dovrebbe essere, una libera scelta del lavoratore; quindi, si può parlare anche di dovere di lavorare solo se il cittadino può scegliere liberamente l’attività che più gli piace e più è in sintonia con i suoi studi e le sue attitudini.

Il lavoratore ha diritto ai mezzi necessari alle sue esigenze di vita in caso di disoccupazione involontaria

Quali diritti riconosce la Costituzione al cittadino proprietario?

La Costituzione immagina un cittadino libero.

E per essere libero, il cittadino deve poter godere di un minimo di autonomia e di indipendenza economica.

E’ chiaro, perciò, che la Costituzione auspica, dando rilievo centrale al lavoro come diritto fondamentale, che ogni uomo e donna in età matura possa essere in grado, grazie al lavoro svolto, di godere di quella indipendenza economica che è alla base, poi, di una esistenza libera e dignitosa.

Se il lavoro fosse quello che la Costituzione auspica (un diritto ed una libera scelta per tutti), tutti godrebbero di conseguenza delle risorse necessarie per non dipendere da alcuno.

In quest’ottica, è chiaro che l’indipendenza economica significa anche:

  • avere il diritto alla proprietà privata di quei beni indispensabili per vivere tanto è vero che la Costituzione esplicitamente promuove una proprietà accessibile a tutti [14];
  • e godere della libertà di impiegare le risorse guadagnate per accrescere il benessere proprio e anche collettivo.

E, in quest’ottica, tra i diritti economici che la Costituzione riconosce, ci sono anche:

  • il diritto di esplicare liberamente la propria iniziativa economica (evidentemente investendo ciò che si guadagna e costituisce proprietà) [15];
  • il diritto di costituire cooperative con finalità di mutualità [16];
  • il diritto di vedere tutelato il proprio risparmio, di avere accesso alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice ed all’investimento diretto ed indiretto nei grandi complessivi produttivi nazionali [17].

La proprietà privata costituisce un diritto economico primario


note

[1] Art. 4 cost.

[2] Art. 35 cost.

[3] Art. 35 cost.

[4] Art. 35 cost.

[5] Art. 36 cost.

[6] Art. 37 cost.

[7] Art. 37 cost.

[8] Art. 38 cost.

[9] Art. 38 cost.

[10] Art. 38 cost.

[11] Art. 39 cost.

[12] Art. 40 cost.

[13] Art. 46 cost.

[14] Art. 42 cost.

[15] Art. 42 cost.

[16] Art. 45 cost.

[17] Art. 47 cost.


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