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Antenna televisiva: ultime sentenze

6 Marzo 2020
Antenna televisiva: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: realizzazione di un’antenna televisiva; installazione di un’antenna televisiva sul tetto dell’edificio; antenna televisiva su un terrazzo di proprietà esclusiva.

Morosità del condominio: effetti della durata ultrasemestrale

Anche ove astrattamente ricorrano i presupposti applicativi di cui all’art. 63, comma 3, att. c.c. (durata ultrasemestrale della morosità riferibile al condòmino e possibilità di godimento separato del servizio comune), l’interesse meramente economico del condominio non può pregiudicare diritti fondamentali quali il godimento dei servizi di riscaldamento e dell’acqua, in quanto ritenuti “essenziali” in funzione della preminente tutela del diritto alla salute ex art. 32 Cost.

(Fattispecie nella quale era stata richiesta dal condominio anche il distacco dell’antenna televisiva condominiale).

Tribunale Bologna sez. II, 15/09/2017

Antenne e paraboliche radiotelevisive

Per la realizzazione di un’antenna televisiva di non modeste dimensioni e che comporta una trasformazione significativa del territorio, è necessario un titolo abilitativo edilizio.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 02/11/2011, n.1954

Proprietà antenne televisive

Con riguardo ad un edificio in condominio ed all’installazione d’apparecchi per la ricezione di programmi radio – televisivi, il diritto di collocare nell’altrui proprietà antenne televisive, riconosciuto dagli art. 1 e 3 l. 6 maggio n. 554 e 231 d.P.R. 29 marzo 1973 n. 156, è subordinato all’impossibilità per l’utente di servizi radiotelevisivi di utilizzare spazi propri, giacché altrimenti sarebbe ingiustificato il sacrificio imposto ai proprietari.

(Nella specie è stata cassata la sentenza impugnata che, nel ritenere legittima l’installazione, da parte d’alcuni condomini, di un’antenna televisiva su un terrazzo di proprietà esclusiva, aveva escluso che il diritto fosse condizionato all’ipotesi dell’impossibilità di sistemarla altrove).

Cassazione civile sez. II, 06/05/2005, n.9393

Antenna televisiva e antenna satellitare

Rientra nell’ambito del notorio il fatto che la tradizionale antenna televisiva e l’antenna satellitare non sono strumenti interscambiabili, pertanto, il cosiddetto diritto d’antenna non incontra un limite nella circostanza che il titolare sia utente munito di antenna parabolica.

Tribunale Cagliari, 21/01/2003

Antenna televisiva di notevoli dimensioni

Un’antenna televisiva di notevoli dimensioni è da considerarsi struttura incompatibile con la destinazione residenziale del luogo in cui viene allocata, posto che la continua emissione di onde elettromagnetiche, generate dalla sua attivazione, influisce negativamente sull’ambiente circostante, incidendo così sulla vivibilità delle zone adibite primariamente ad uso abitativo.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 09/02/1996, n.29

Costruzione di un traliccio per antenna televisiva ricetrasmittente

Le associazioni ambientalistiche sono legittimate ad impugnare un provvedimento di concessione di costruzione nei casi in cui prospettino la tutela, non di un interesse ambientale, ma di un interesse diffuso alla qualità della vita di una comunità che potrebbe subire una lesione dalla concessione stessa. (La situazione si era configurata relativamente alla costruzione di un traliccio per antenna televisiva ricetrasmittente).

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 09/02/1996, n.29

Manutenzione dell’antenna televisiva

L’obbligo del proprietario di permettere, ai sensi dell’art. 843 c.c., l’accesso ed il passaggio nel suo fondo quando questi siano necessari per la costruzione o riparazione di un muro od altra opera propria del vicino o comune non si ricollega ad una servitù a carico della proprietà esclusiva ma ha i caratteri di una obbligazione “propter rem” che si risolve in una limitazione legale del diritto del titolare del fondo per una utilità occasionale e transeunte del vicino e che ha per contenuto la prestazione del consenso all’accesso ed al passaggio, che il soggetto obbligato è tenuto ad adempiere indipendentemente dall’accertamento del giudice, la cui eventuale pronuncia, non trattandosi della costituzione di un diritto in “res aliena”, è meramente dichiarativa e non costitutiva.

(Nella specie, si trattava dell’accesso al tetto condominiale attraverso una mansarda del proprietario dell’ultimo piano per la manutenzione dell’antenna televisiva centralizzata e del vaso di espansione dell’impianto termico comune).

Cassazione civile sez. II, 27/02/1995, n.2274

Installazione dell’antenna sul terrazzo altrui

Qualora il proprietario del terrazzo di un edificio, dovendo eseguire opere edilizie, abbia spostato l’antenna televisiva ivi installata dal proprietario di un appartamento sito nello stabile, quest’ultimo, a norma degli art. 1, 2 e 3 l. 6 maggio 1940 n. 554 e dell’art. 232 d.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 pur potendo vantare un vero e proprio diritto soggettivo alla installazione dell’antenna sul terrazzo altrui (e ad accedere in questo per le conseguenti necessità), non può pretendere il ripristino dello stato del luoghi da parte del proprietario del terrazzo, incombendo all’utente provvedere, a propria cura e spese, alla rimozione o al diverso collocamento delle antenne (e, quindi, alla nuova installazione di esse); a nulla rileva l’eventuale illiceità – per difformità o addirittura per difetto della licenza edilizia – delle opere eseguite sul terrazzo.

Cassazione civile sez. II, 24/03/1994, n.2862

Diritto di installare l’antenna televisiva

Il diritto di installare l’antenna televisiva comprende la facoltà di compiere tutte le attività necessarie per la messa in opera, ivi compreso il diritto di accedere temporaneamente attraverso la proprietà aliena, e tale imposizione del limite al diritto di proprietà è da riconoscersi a favore non solo di chi è titolare di un diritto di comproprietà o di altri diritti reali sullo stabile, ma anche di chiunque vi abiti a qualunque titolo.

Pretura Salerno, 24/10/1990

Antenna televisiva centralizzata

Con riguardo ad un edificio in condominio ancorché dotato di antenna televisiva centralizzata nè l’assemblea dei condomini, nè il regolamento da questa approvato possono vietare l’installazione di singole antenne ricetrasmittenti sul tetto comune da parte dei condomini, in quanto in tal modo non vengono disciplinate le modalità di uso della cosa comune, ma viene ad essere menomato il diritto di ciascun condomino all’uso della copertura comune, incidendo sul diritto di proprietà dello stesso.

Cassazione civile sez. II, 03/08/1990, n.7825

Antenna televisiva sul tetto dell’edificio

È tutelabile ex art. 700 c.p.c. il diritto dei condomini di un edificio di passare attraverso l’appartamento di un altro condomino al fine di poter installare un’antenna televisiva sul tetto dell’edificio, purché non ne risulti menomato, in modo apprezzabile, il diritto di proprietà di quest’ultimo.

Pretura Roma, 16/12/1989


5 Commenti

  1. Abito all’ultimo piano e il balcone della mia casa non ha alcuna protezione di gronda o altri balconi. Perciò quando piove molto entra l’acqua in casa dalla porta finestra. Posso installare una tettoia in vetro ed alluminio in linea con i colori del condominio, rimanendo all’interno dell’area di mio uso esclusivo? Posso installare sul mio balcone anche un’antenna parabolica, pur non avendo il consenso degli altri condomini?

    1. La regola generale circa l’installazione di accessori e manufatti sull’area dei balconi domestici stabilisce che se:
      1) La tettoia, o il pergolato, installata in maniera fissa, comporta un aumento dei volumi è necessario richiedere al Comune di riferimento il permesso a costruire;
      2) la tettoia, o il pergolato, installata per esigenze transitorie, non comporta un aumento dei volumi non è necessario richiedere al Comune il permesso a costruire.
      Il permesso a costruire è un provvedimento che si rende necessario quando l’opera edilizia da realizzare determina un mutamento dell’aspetto e della volumetria dell’immobile, attraverso una struttura di non facile rimozione, come ad esempio l’innalzamento di muri perimetrali o all’installazione di pannelli di vetro su struttura metallica.
      Al contrario, non è necessario chiedere al Comune il permesso di costruire se si vuole montare sul terrazzo un pergolato a mò di tenda, mediante una struttura mobile, fatta ad esempio di due pali di legno, fissati al pavimento. Tale copertura, infatti, non rappresenta un intervento di ristrutturazione edilizia o un cambio di destinazione d’uso, non aumenta la volumetria dell’immobile e si può rimuovere con facilità. Rientra, pertanto, tra gli interventi di edilizia libera.
      Quanto detto viene confermato dalla giurisprudenza.“La trasformazione di un balcone o di un terrazzino, circondato da muri perimetrali, in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica, non costituisce realizzazione di una pertinenza, nè intervento di manutenzione straordinaria e di restauro, ma è opera soggetta a concessione edilizia ovvero permesso di costruire (Sez. 3, n. 35011 del 26/04/2007 – dep. 18/09/2007, Camarda, Rv. 237532). In particolare, una veranda è da considerarsi, in senso tecnico-giuridico, un nuovo locale autonomamente utilizzabile e difetta normalmente del carattere di precarietà, trattandosi di opera destinata non a sopperire ad esigenze temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel tempo, ampliando così il godimento dell’immobile. Nè può sostenersi che, nella specie, il manufatto realizzato fosse di modesta entità per le sue dimensioni, poiché, in ogni caso, attraverso la chiusura del preesistente sporto balcone è stato posto comunque in essere un aumento della volumetria abitativa ed assicurato nuovo spazio al corpo immobiliare preesistente”. Cassazione Penale, Sez. III, sentenza n. 1483/2014.
      Il Tar Campania, sezione quarta di Napoli, con la sentenza n. 5919 del 16/12/2011 opera un controllo della giurisprudenza e della legislazione relativo al titolo edilizio occorrente per installare tali manufatti “… sulla problematica concernente l’individuazione del titolo edilizio necessario per l’istallazione di tende solari, si registravano in giurisprudenza, prima della modifiche apportate all’art. 6 Dpr n. 380/2001 dall’art. 5 Dl 25 marzo 2010, n. 40, tre diverse posizioni. Secondo un primo orientamento, si sarebbe trattato di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiedeva, in quanto tale, alcun titolo concessorio (cfr. Tar Lombardia – Milano, sez. III, 31 Luglio 2006, n. 1890). Secondo un’opposta opinione, invece, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del permesso di costruire (cfr. Tar Basilicata, sez. I, 27 Giugno 2008, n. 337). A parere, infine, di una posizione intermedia (espressa proprio da questa Sezione con la sentenza 2 dicembre 2008, n. 20791), l’istallazione di tende solari rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del Dpr n. 380/2001. Il Collegio ribadisce, in accordo con quanto recentemente espresso nella già richiamata sentenza n. 5324 del 12 ottobre 2011, di condividere la riferita configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, Dpr n. 380/2001. Infatti, le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell’edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia). L’assenza della necessità del permesso di costruire ha, inoltre, ricevuto l’avallo del Consiglio di Stato in relazione a una fattispecie di maggiore gravità rispetto a quella oggi in discussione (cfr. CdS, sez. IV, 17 maggio 2010, n. 3127, secondo cui «hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e “pesante” rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di “porticato” o di “veranda”; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)»).

      Con riferimento all’installazione dell’antenna parabolica, ai sensi dell’art. 21 della Costituzione, ogni cittadino ha diritto di esprimere la propria opinione e di essere pertanto informato di quella altrui, per questo motivo può esercitare liberamente il diritto di installazione dell’antenna parabolica televisiva anche in caso di divieto previsto espressamente dal regolamento condominiale. Tale diritto di installazione è esercitabile presso il proprio terrazzo o balcone anche quando vi sia nel condominio un impianto televisivo centralizzato.

      Per entrambe le installazioni non è richiesta l’autorizzazione condominiale ma risulta di fondamentale importanza il rispetto del cosiddetto “criterio architettonico‟, ossia installare una tettoia e una parabolica che riescano ad amalgamarsi perfettamente allo stile del palazzo, senza alterarne il decoro. La Cassazione evidenzia che l’estetica dell’edificio è “data dall’insieme delle linee e dalle strutture che connotano la stabile stesso e gli imprimono una determinata, armonica fisionomia ed una specifica identità” (Cass. sentenza n. 851/2007). In altre parole, alterare il decoro significa recare un danno estetico dal quale discenda un pregiudizio economico per l‟immobile e per i singoli proprietari.La normativa riguardante i pergolati e le tettoie applicate a balconi e terrazzi segue il principio dell’aumento dei volumi. Se l’installazione varia i volumi del balcone è necessario richiedere il permesso a costruire, se, al contrario, si tratta di una installazione momentanea, come ad esempio una tenda da sole, tale permesso non è richiesto.Per non rischiare eventuali problematiche con il Comune di residenza, è consigliabile investire della questione anche un tecnico, come ad esempio un ingegnere o un geometra, che, effettuato un sopralluogo, possa valutare insieme al lettore la tipologia di tettoia più adatta al suo terrazzo.

  2. Immaginiamo una persona proprietaria di un piccolo appartamento in un edificio. L’immobile ha solo finestre e non possiede balconi. Il titolare vorrebbe però installare un’antenna ma non ha spazi disponibili. Così chiede all’amministratore di accedere alla terrazza di copertura dello stabile per poter far salire i tecnici e collocarvi la parabola. L’amministratore, però, gli fa presente che il lastrico solare è di proprietà del condomino dell’ultimo piano, il quale ha già negato, ad altri vicini, la stessa possibilità. Dal canto suo il condomino rivendica il proprio diritto a vedere la televisione: in caso contrario, sarebbe “tagliato fuori dal mondo”, il che è inaccettabile. Senza contare che l’antenna darebbe il minimo ingombro e non costituirebbe neanche una lesione estetica. Tra i due nasce così una discussione. Chi ha ragione?

    1. Secondo la Cassazione, la legge riconosce il diritto di collocare l’antenna televisiva sull’altrui proprietà solo nel caso in cui l’utente versi nell’impossibilità di utilizzare spazi propri; in caso contrario si avrebbe un ingiustificato sacrificio per l’immobile gravato. Quindi, nel caso di specie, non avendo il condomino un proprio balcone per installare la parabola, ha diritto a collocarla sulla terrazza di proprietà del vicino.

  3. il proprietario che voglia installare una propria parabola sul tetto né deve chiedere l’autorizzazione agli altri condomini (in assemblea), né può, da questi ultimi, essere ostacolato nei lavori. Negare una tale possibilità significherebbe, del resto, menomare il diritto di ciascun condomino all’uso della cosa comune e al pieno godimento della propria proprietà.Gli spazi comuni del condominio, del resto, posso essere utilizzati da tutti i condomini purché non ne alterino la destinazione e non ne impediscano il pari uso anche agli altri proprietari. E di certo, un’antenna non impedisce che se ne possano montare delle altre, tanto più se già c’è quella centralizzata.

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