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Legge sullo stalking: cosa prevede

10 Febbraio 2020 | Autore:
Legge sullo stalking: cosa prevede

Guida completa al delitto di stalking: caratteristiche del reato, giurisprudenza, cyberstalking, codice rosso, divieto di avvicinamento e allontanamento da casa.

Nel 2009 la legge italiana ha introdotto il reato di stalking all’interno del nostro ordinamento giuridico: prima di quel momento, non esisteva una norma che condannasse gli atti persecutori commessi nei confronti di una persona. Nonostante la legge sullo stalking sia relativamente recente, la sua applicazione è stata enorme, visti i tantissimi casi che la giurisprudenza si è trovata ad affrontare. Ma cosa prevede la legge sullo stalking? Quali sono le sanzioni per lo stalker? Qual è la tutela per la vittima?

Per comprendere appieno la legge sullo stalking dobbiamo necessariamente spiegare quando gli atti persecutori costituiscono reato, in che modo bisogna segnalare il delitto, come procedono le autorità e quali sono le misure che possono essere adottate per proteggere la vittima di stalking. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti invito a prenderti dieci minuti di tempo e a proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa prevede la legge sullo stalking.

Stalking: cos’è secondo la legge?

Secondo il Codice penale, lo stalking è la condotta tipica di chi perseguita un’altra persona al fine di tormentarla e renderle la vita impossibile.

Per la precisione, lo stalking consiste nel molestare o minacciare ripetutamente un individuo al fine di provocarle almeno una di queste conseguenze:

  • uno stato di ansia o di paura grave e perdurante;
  • il fondato timore per la propria o l’altrui incolumità;
  • il cambiamento delle proprie abitudini di vita [1].

Stalking: com’è punito?

La legge sullo stalking punisce questo grave delitto con la reclusione da un anno a sei anni e mezzo.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (WhatsApp, Facebook, Instagram, email, ecc.).

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona portatrice di handicap, ovvero con armi o da persona travisata (cioè, che non può essere riconosciuta perché nasconde il viso).

Stalking: caratteristiche fondamentali

Secondo la legge, lo stalking è un reato abituale: perché si possa integrare, occorre che il reo abbia commesso almeno due atti persecutori ai danni della vittima. Dunque, una semplice condotta molesta non può bastare affinché si possa parlare di stalking.

Per giurisprudenza costante [2], integrano il delitto di stalking anche due soli episodi di minacce o di molestia, se abbiano indotto un perdurante stato di ansia o di paura nella vittima, che si sia vista costretta a modificare le proprie abitudini di vita.

Lo stalking presuppone ovviamente il dolo del suo autore: lo stalker deve essere cosciente del tormento che sta causando alla propria vittima, nonché del fatto che sta reiterando una condotta illecita.

Lo stalking è punibile a querela di parte: ciò significa che solamente la vittima può segnalare il fatto alle autorità. Facciamo un esempio.

Tizio tormenta la sua ex ragazza, Caia, chiamandola continuamente e facendosi trovare davanti alla porta di casa perché non accetta la fine del rapporto. Mevia, madre di Caia, pur sapendo dello stalking che sta subendo la figlia, non può sporgere querela perché solamente la vittima (cioè, Caia) può denunciare gli atti persecutori che sta subendo.

C’è solo un’eccezione a questa regola: se la vittima di stalking è persona portatrice di handicap oppure un minorenne, chiunque potrà denunciare il reato alle autorità.

Sempre secondo la legge sullo stalking, la querela può essere sporta entro sei mesi dall’ultimo atto persecutorio. La querela può essere rimessa solamente davanti al giudice. La querela è però irrevocabile se lo stalking è commesso mediante minacce reiterate molto gravi (ad esempio, quando si tratti di minacce di morte oppure di minacce effettuate con armi).

Atti persecutori: quando è stalking?

Come abbiamo anticipato, la legge sullo stalking prevede che, affinché si integri il reato, oltre alla condotta reiterata dello stalker occorre che nella vittima sia prodotta almeno una delle conseguenze negative viste sopra, e cioè che ella:

  • viva in un continuo stato d’ansia o di paura;
  • abbia fondato timore per la propria incolumità o per quella delle persone care;
  • abbia cambiato le abitudini di vita per evitare la persecuzione.

Ma cosa significa che lo stalking, per essere tale, deve provocare un grave stato d’ansia o di paura? Come si fa ad accertare tale requisito?

Secondo la giurisprudenza [3], per la sussistenza del reato di stalking è sufficiente che gli atti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, come nel caso d’una serie di danneggiamenti commessi sui beni della stessa e non è richiesto che il turbamento così determinato rivesta gli estremi di uno stato patologico.

Dunque, secondo i giudici, il grave turbamento cagionato alla vittima non deve necessariamente sfociare in una malattia vera e propria; la vittima non deve perciò fornire prova dei medicinali che sta assumendo per curarsi oppure della certificazione medica che provi il danno alla salute.

Dalla stessa sentenza si evince, inoltre, come lo stalking possa consistere non solo in minacce verbali oppure in altre condotte moleste (tipo telefonate, pedinamenti, messaggi non graditi), ma anche in danneggiamenti materiali: è il caso, ad esempio, di chi sistematicamente si prenda la briga di rigare la portiera dell’auto della vittima.

Cyberstalking: cosa dice la legge?

Come anticipato nei precedenti paragrafi, lo stalking può essere perpetrato anche mediante i mezzi telematici classici, cioè attraverso internet: in questi casi si parla di cyberstalking.

Per giurisprudenza pacifica [4], le molestie caratterizzanti la condotta tipica del delitto di stalking possono essere integrate attraverso il ripetuto invio alla persona offesa di sms e di messaggi di posta elettronica nonché di messaggi sui cosiddetti social network (ad esempio, facebook).

Peraltro, lo stalking che avviene a mezzo internet è punito più severamente rispetto ai normali atti persecutori, avendo facoltà il giudice di aumentare la pena per il reo.

Stalking: cos’è il codice rosso?

La legge sullo stalking prevede una speciale tutela per le vittime di questo particolare reato e, in generale, per tutte le vittime di violenza domestica e di violenza di genere [5]: si tratta del famoso codice rosso. Vediamo di cosa si tratta.

La vittima di atti persecutori che sporge querela alle autorità beneficia di una specie di corsia preferenziale, in quanto la legge obbliga le autorità a dare precedenza alle indagini che riguardano questo delitto: e infatti la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, deve immediatamente riferirne al pubblico ministero, anche in forma orale.

Il pm, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, deve convocare la vittima di stalking e procedere ad assumere informazioni. Così facendo, il pubblico ministero potrà valutare fin da subito se sussistono gli estremi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare (tipo l’allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima).

Il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa.

In generale, poi, tutti gli atti d’indagine delegati dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria devono avvenire senza ritardo.

Infine, il Codice rosso per la violenza sulle donne introduce l’obbligo di formazione per le forze dell’ordine (polizia di Stato, carabinieri e polizia penitenziaria), attraverso la frequenza di corsi specifici, in modo tale da essere ancor più preparati nel caso in cui abbiano a che fare con i reati visti sopra.

Legge sullo stalking: quale tutela per le vittime?

La legge sullo stalking prevede essenzialmente due forme di tutela per le vittime di atti persecutori: l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.

Si tratta di due misure cautelari che il giudice può disporre ai danni dello stalker quando ritenga che vi sia pericolo concreto per l’incolumità della vittima. Vediamo di cosa si tratta.

Allontanamento dalla casa familiare: cos’è?

Il giudice che ritenga che dalla condotta dello stalker possa derivare un grave danno alla vittima può ordinare all’indagato di abbandonare la casa in cui vive [6]. Tale misura è adottata, ovviamente, quando stalker e vittima abitino sotto lo stesso tetto.

Il giudice può obbligare la persona allontanata a versare un assegno di mantenimento a favore dei suoi familiari. In pratica, la misura serve ad evitare che il membro della famiglia allontanato per il suo comportamento delittuoso possa liberarsi dell’obbligo di sostenere economicamente la sua famiglia. Pertanto, sempre che ne ricorrano le condizioni, il giudice può vietargli di fare rientro a casa ma, allo stesso tempo, obbligarlo a continuare a mantenere la famiglia.

Nei casi particolarmente gravi nei quali non è possibile attendere nemmeno un istante, la legge conferisce alla stessa polizia giudiziaria, previo ordine del p.m., il potere di disporre l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare ove sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità fisica o psichica della persona offesa [7].

Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima

Un’altra misura cautelare che il giudice può disporre nei riguardi dello stalker è il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima [8].

Il rispetto dell’obbligo di allontanarsi dalla casa familiare o di non avvicinarsi alla vittima può essere assicurato anche mediante strumenti elettronici, come l’imposizione del braccialetto alla persona indagata o imputata di reati inerenti alla violenza domestica.

Il divieto di avvicinamento può cumularsi all’obbligo di lasciare la casa familiare: in casi del genere, non solo lo stalker è costretto ad andare via, ma anche a non avvicinarsi più ai luoghi frequentati abitualmente dalla vittima.

Va specificato che la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa è sanzionata con la detenzione da sei mesi a tre anni.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 25527 del 5 luglio 2010.

[3] Cass., sent. n. 8832 del 7 marzo 2011.

[4] Cass., sent. n. 32404 del 30 agosto 2010.

[5] Legge n. 69 del 19 luglio 2019.

[6] Art. 282-bis cod. proc. pen.

[7] Art. 384-bis cod. pen.

[8] Art. 282-ter cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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