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Legge cane che abbaia

2 Marzo 2020 | Autore:
Legge cane che abbaia

Legge sul disturbo della quiete pubblica: cosa dice? Quando i latrati del cane fanno scattare il reato? Quando il padrone è obbligato a risarcire i danni?

A volte non c’è migliore compagnia di quella offerta da un cane: fedele e affettuoso, è pronto a seguirci ovunque e a stare sempre con il suo padrone. Molte persone scelgono di adottare o comprare un cane per tenerlo in casa con sé, come se fosse un vero e proprio membro della famiglia. Questa scelta, però, può comportare delle conseguenze, soprattutto se si vive in condominio o comunque a contatto con altre famiglie: il principale problema che si pone in queste circostanze è quello del disturbo ai vicini. Cosa dice la legge a proposito del cane che abbaia?

Il problema è che non sempre si può impedire a un cane di abbaiare, e allo stesso tempo non si può impedire agli altri di poter riposare per via dei versi dell’animale. Come fare allora? Cosa dice la legge se il cane abbaia e arreca disturbo alla quiete pubblica? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: troverai le risposte a queste domande.

Cane che abbaia: è reato?

Se un cane abbaia e arreca disturbo c’è il rischio che il suo proprietario commetta reato? Secondo la giurisprudenza [1] è così: il padrone che non si preoccupa del continuo abbaiare del proprio cane incorre nel reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.

Nello specifico, la legge punisce con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro chi, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone.

Il proprietario di un cane, dunque, deve osservare la norma di legge che gli impone di rispettare il riposo delle altre persone, impedendo al proprio animale di abbaiare in orari non consoni.

Cane abbaia: quando è reato?

Affinché scatti il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (più comunemente noto come disturbo della quiete pubblica) occorre che il cane che abbaia rechi disturbo a più persone. Mi spiego meglio.

Secondo la giurisprudenza [3], per integrare il reato di disturbo della quiete pubblica è necessario che l’abbaiare del cane non provochi un fastidio limitato, ad esempio, agli appartamenti attigui o agli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante, occorrendo invece la prova che il rumore sia esteso quanto meno ad una consistente parte degli occupanti l’edificio in modo da avere una diffusa attitudine offensiva ed una idoneità a turbare la pubblica quiete.

In altre parole, la legge, a proposito del cane che abbaia, dice che scatta il reato solamente se i versi dell’animale incidano concretamente sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare [4].

In definitiva, possiamo dire che il proprietario di un cane che abbaia risponde penalmente di tale condotta quando i latrati del cane:

  • siano davvero eccessivi e rumorosi (soprattutto se intervengono durante le ore di riposo);
  • siano idonei, anche solo potenzialmente, a disturbare la quiete generale, cioè quella di più persone.

Cane che abbaia troppo: si può sequestrare?

Va specificato che, secondo la Corte di Cassazione [5], nel caso di grave disturbo alla quiete pubblica il cane che abbaia potrebbe anche essere sequestrato dalle autorità, qualora il continuo latrare sia assolutamente insopportabile e non sia possibile attendere i tempi (lunghi) del processo.

Sempre la Corte di Cassazione ha sostenuto che il sequestro preventivo del cane che abbaia produce la minor sofferenza possibile all’animale interessato, visto che non viene né ferito o maltrattato, ma soltanto trasferito in un diverso luogo di custodia.

Cane che abbaia: legge sulle immissioni rumorose

Se il cane che abbaia non disturba la quiete pubblica, è comunque possibile che il proprietario sia chiamato a risarcire i danni prodotti dai versi del suo animale.

Secondo la legge, ognuno risponde delle immissioni rumorose che provengono dalla sua proprietà; quando tali immissioni sono intollerabili, allora il vicino può chiedere al giudice il risarcimento dei danni e che venga ordinata la cessazione del disturbo [6].

Dunque, se il tuo cane arreca disturbo al vicino, allora questi potrà chiedere l’intervento del giudice affinché si ordini al proprietario di adottare i provvedimenti opportuni affinché il cane non abbai oppure non venga udito dal vicino; inoltre, potrebbe essere chiamato anche a risarcire i danni.

Cane che abbaia: quando bisogna risarcire?

Anche in questa circostanza, come in quella vista nel paragrafo superiore, l’abbaiare del cane è idoneo a far configurare la responsabilità civile del proprietario solamente se si tratti di versi continui ed eccessivi, cioè intollerabili.

Secondo i giudici [7], l’abbaiare dei cani può ritenersi normale solo quando fa parte dei rumori di fondo, per tali dovendosi intendere i latrati occasionali, stimolati quasi sempre dal passaggio di pedoni o di automezzi, in prossimità delle recinzioni di proprietà.

Quando, tuttavia, il cane abbaia di continuo, allora il proprietario è responsabile civilmente, in quanto il diritto di tenere con sé animali di affezione non è assoluto o illimitato, ma deve essere contemperato con il diritto alla salute e alle esigenze personali di vita dei vicini.

In casi del genere, il giudice può obbligare il padrone del cane a impedire che l’animale continui ad arrecare disturbo, ad esempio costringendolo a non collocare i cani in giardino o in altro luogo aperto durante l’orario di riposo oppure a non lasciarli soli.


note

[1] Cass., sent. n. 5613/2017

[2] Art. 659 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 23529 del 13.05.2014.

[4] Cass., sent. n. 7912 del 27.01.2015.

[5] Cass., sent. n. 54531 del 22 dicembre 2016.

[6] Art. 844 cod. civ.

[7] Giudice di Pace di Ancona, sent. n. 525 del 30.07.2003.

Autore immagine: Canva.com


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