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Anticipo Tfr: ultime sentenze

7 Marzo 2020
Anticipo Tfr: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: anticipazione sul trattamento di fine rapporto; processo del lavoro; mutamento della “causa petendi”; revoca dell’anticipazione sul trattamento di fine rapporto; tutela del lavoratore per il pagamento del trattamento di fine rapporto in caso di insolvenza del datore di lavoro.

Anticipazione sul trattamento di fine rapporto

In tema di Irpef, la riliquidazione delle ritenute effettuate sulle somme corrisposte in data successiva al 1° gennaio 1980 a titolo di anticipazione sul trattamento di fine rapporto, al fine di adeguarle ai più favorevoli criteri di tassazione previsti dalla l. 29 settembre 1985 n. 482, non compete al sostituto d’imposta in sede di definitiva liquidazione del Tfr al momento del collocamento a riposo del lavoratore, ma all’Amministrazione finanziaria, la quale può procedervi anche d’ufficio, indipendentemente dall’inserimento delle somme percepite a titolo di Tfr nella dichiarazione dei redditi del contribuente, trattandosi di un adempimento non prescritto dalla legge, la cui mancata effettuazione non giustifica di per sé il diniego della riliquidazione, in quanto, potendo l’Ufficio richiedere eventualmente i dati necessari al calcolo, soltanto l’inosservanza del relativo onere probatorio giustifica il rigetto della domanda di rimborso.

Cassazione civile sez. trib., 19/06/2009, n.14296

Atto di appello di un lavoratore

Nel processo del lavoro, è configurabile un mutamento della “causa petendi”, con conseguente introduzione di una domanda nuova, preclusa in appello a norma dell’art. 437 c.p.c., quando il fatto costitutivo della pretesa sia modificato nei suoi elementi materiali, e, quindi, non sia in questione solamente una diversa qualificazione giuridica.

(Nella specie, la S.C. ha escluso la configurabilità di un mutamento della “causa petendi” nell’atto di appello di un lavoratore, con il quale questi aveva richiesto la corresponsione della maggiorazione che riteneva dovutagli sul trattamento di fine rapporto, costituita da una somma di entità pari a quella già erogatagli in corso di rapporto a titolo di prestito infruttifero dal datore di lavoro per effetto di un uso aziendale – che, invece, quegli aveva considerato come anticipazione sul trattamento di fine rapporto – mentre il ricorso introduttivo del giudizio si era basato sulla esistenza di un accordo individuale tra lavoratore e datore di lavoro relativo alla erogazione di un prestito infruttifero al primo da parte del secondo).

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2001, n.2938

Anticipazione sul Tfr: restituzione

Il pubblico dipendente è obbligato a pagare gli interessi legali in sede di restituzione delle somme pagategli a titolo di anticipazione sul trattamento di fine rapporto.

Consiglio di Stato sez. VI, 27/05/1998, n.822

Richiesta di anticipazione sul Tfr

La richiesta di anticipazione sul trattamento di fine rapporto per l’acquisto della prima casa effettuata successivamente all’accensione di un mutuo ipotecario è legittima sempreché il pagamento della somma – anche residua – sia di importo superiore o equivalente alla somma che si intende richiedere.

Pretura Ravenna, 23/08/1996

Concessione dell’anticipazione sul Tfr

Ai fini della concessione dell’anticipazione sul trattamento di fine rapporto ai sensi dell’art. 2120, comma 8, lett. b), c.c., (nel testo sostituito dall’art. 1 della legge n. 297/1982) l’acquisto della prima casa si verifica anche nell’ipotesi in cui dall’atto di compravendita risulti come acquirente la sola moglie del lavoratore richiedente l’anticipazione, in relazione all’applicazione della disciplina dettata dall’art. 177 comma 1 lett. a) c.c., secondo cui in regime di comunione di beni tra coniugi entrano nel patrimonio di entrambi non solo i beni acquistati congiuntamente, ma anche quelli che formano oggetto di atti posti in essere separatamente da uno di essi; nè rileva la circostanza che dallo stesso atto il pagamento risulti effettuato solamente da colui che ha partecipato all’atto, presumendosi, nel suddetto regime di comunione, la destinazione dell’anticipazione richiesta dal lavoratore al pagamento del prezzo per la quota di prima casa da lui acquistata.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/1994, n.10371

Anticipazione sul Tfr e acquisto della prima casa

L’acquisto della prima casa, al quale è finalizzata l’anticipazione sul trattamento di fine rapporto ai sensi dell’art. 2120 comma 8 lett. b) c.c. (nel testo sostituito dall’art. 1 della legge n. 297 del 1982) è documentato anche dall’atto notarile che menzioni come acquirente solo la moglie del lavoratore richiedente l’anticipazione ove trattisi di coniugi in regime di comunione dei beni dato che in tal caso l’acquisto compiuto da uno dei coniugi implica “ex lege” l’acquisto dell’altro, in comunione per la metà; nè rileva in contrario la circostanza che dallo stesso atto il prezzo risulti (ovviamente) a carico della sola acquirente indicata, presumendosi, in relazione al predetto regime di comunione, la destinazione dell’anticipazione richiesta dal lavoratore al pagamento del prezzo per la quota di prima casa da lui acquistata.

Cassazione civile sez. lav., 21/04/1993, n.4666

La richiesta del beneficio e la necessità di acquisto

Anche a seguito della sentenza della corte costituzionale n. 142 del 1991 – dichiarativa dell’illegittimità costituzionale dell’art. 2120, comma 8, lett. b), c.c. “nella parte in cui non prevede la possibilità di concessione dell’anticipazione in ipotesi di acquisto in itinere comprovato con mezzi idonei a dimostrarne l’effettività” – l’anticipazione sul trattamento di fine rapporto (la quale non deve necessariamente precedere l’acquisto) presuppone una stretta correlazione fra la richiesta del beneficio e la necessità di acquisto (ancorché non definitivo ma in itinere) della prima casa di abitazione (per il lavoratore o per i suoi figli), e cioè un nesso funzionale, la cui esistenza, in ipotesi di acquisto già avvenuto, deve essere esclusa quando l’acquisto stesso si sia verificato in epoca tale (secondo l’accertamento del giudice del merito) da interrompere ogni collegamento causale con l’esigenza considerata dalla norma, che è volta a favorire l’accesso alla proprietà dell’alloggio e non già a consentire l’estinzione, a distanza di anni, di debiti contratti per il pagamento del prezzo.

Cassazione civile sez. lav., 04/02/1993, n.1379

Anticipazione sul Tfr: la revoca

La revoca dell’anticipazione sul trattamento di fine rapporto fatta per l’acquisto della prima casa, ai sensi dell’art. 2120, comma 8, lett. b) del c.c. è illegittima anche se detto acquisto sia avvenuto anteriormente alla data di presentazione della domanda da parte del lavoratore.

Tribunale Roma, 16/04/1992

Tutela del lavoratore per il pagamento del Tfr

L’ art. 1 comma 755 della l. n. 296 del 2006, istitutivo del Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile, non contempla l’ipotesi in cui il datore di lavoro risulti di fatto insolvente ed ammesso a procedura concorsuale e, quindi, incapace di provvedere all’anticipo del TFR dovuto dal Fondo di Tesoreria. In tale ipotesi, ravvisata l’esistenza di una lacuna normativa, si ritiene debba essere applicato il medesimo meccanismo stabilito dall’ultimo comma dell’art. 2 del d.m. del 30 gennaio del 2007 ossia l’intervento diretto del Fondo di Tesoreria una volta acclarata, a seguito della comunicazione del datore di lavoro, la situazione d’insolvenza di quest’ultimo.

Tribunale Perugia sez. lav., 02/10/2019, n.230

Licenziamento del dipendente

Va confermato il licenziamento del dipendente che finge di dover comprare un’autovettura per ottenere dall’azienda un anticipo sul t.f.r.: l’esibizione di una documentazione falsa per attestare l’avvenuto acquisto è sufficiente per incrinare il rapporto fiduciario fra datore e lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 19/12/2007, n.26803

La restituzione dell’anticipo d’imposta sui Tfr

Se i rapporti di lavoro con i dipendenti siano cessati prima del 1° gennaio 2000, s’impone la restituzione dell’anticipo d’imposta sui t.f.r., erogato ex art. 3, commi 211-213, l. 23 dicembre 1996, n. 662.

Comm. trib. prov.le Roma sez. XI, 07/01/2004, n.355

Diritto di conseguire una quota dell’anticipo del Tfr del coniuge

In tema di divorzio, il coniuge non passato a nuove nozze e titolare dell’assegno di divorzio non ha diritto di conseguire una quota dell’anticipo del trattamento di fine rapporto dell’altro coniuge, ai sensi dell’art. 12 bis l. 1 dicembre 1970 n. 898 (introdotto dall’art. 16 l. 6 marzo 1987 n. 74), quando il coniuge obbligato, pur avendo cessato il rapporto di lavoro successivamente alla data di entrata in vigore della citata l. n. 74 del 1987, abbia percepito l’anticipo prima di tale data, atteso che il detto anticipo (previsto dall’art. 2120 c.c., nel testo sostituito dall’art. 1 l. 29 maggio 1982 n. 297), una volta accordato dal datore di lavoro e riscosso dal lavoratore, entra nel suo patrimonio e non può essere revocato, così determinandosi la definitiva acquisizione del relativo diritto, su cui non può incidere l’eventuale mutamento della legislazione in materia.

Cassazione civile sez. I, 18/12/2003, n.19427

Quota dell’anticipo del Tfr

Il coniuge titolare dell’assegno di divorzio non ha diritto di conseguire una quota dell’anticipo del trattamento di fine rapporto (lavorativo) spettante all’altro coniuge, ai sensi dell’art. 12 bis legge n. 898 del 1970 (legge n. 74 del 1987, art. 16), quando il coniuge obbligato (al versamento dell’assegno), pur avendo cessato il proprio rapporto lavorativo dopo l’entrata in vigore della legge n. 74 cit., abbia percepito un anticipo sull’indennità prima di tale data: l’anticipo predetto, invero, previsto dall’art. 2120 c.c., nel testo riformulato dall’art. 1 della l. 29 maggio 1982 n. 297, una volta che sia stato accordato dal datore di lavoro e sia stato riscosso dal lavoratore, entra nel suo patrimonio e non può più essere revocato, determinando la definitiva acquisizione del relativo diritto, su cui non può incidere un eventuale mutamento della legislazione in materia.

Cassazione civile sez. I, 27/06/1995, n.7249


10 Commenti

  1. Non tutti sanno che è possibile richiedere un anticipo sul trattamento di fine rapporto lasciato in azienda, per far fronte a spese improvvise o emergenze personali. quando e da chi l’anticipo el TFR può essere richiesto?

    1. Il trattamento di fine rapporto, noto anche come TFR e comunemente detto anche liquidazione, è un istituto di diritto del lavoro caratteristico del sistema italiano. La legge ha introdotto il TFR per tutelare e proteggere il lavoratore in caso di perdita del lavoro ed evitare che, una volta terminato un rapporto di lavoro, il dipendente ormai disoccupato si trova del tutto privo di reddito e di risorse necessarie a vivere e a sostenere la propria famiglia. Per questo nasce il TFR che non è altro che un pezzo di stipendio che anziché essere pagato mese per mese viene accantonato e liquidato alla fine del rapporto di lavoro. Il TFR è, in ogni caso, una somma di denaro di proprietà del lavoratore anche se entra nella sua disponibilità solo quando cessa il rapporto. Per questo la legge prevede che il dipendente, in particolari casi di necessità e con determinati limiti, possa chiedere all’azienda di erogare una parte di TFR a titolo di anticipazione.L’anticipo el TFR può essere richiesto da tutti i lavoratori dipendenti, tuttavia la liquidazione è vincolata alla presenza di determinate condizioni personali.L’anticipo del Trattamento di fine rapporto può essere concesso difatti esclusivamente per le spese seguenti: acquisto della prima casa per sé e per i figli, se si è in comunione dei beni la spesa può essere sostenuta anche dal coniuge;spese sanitarie per interventi straordinari riconosciuti dalle strutture sanitarie pubbliche o private;spese sostenute in caso di congedo facoltativo per maternità, dal momento che la lavoratrice percepisce un reddito ridotto al 30%;ristrutturazione della prima casa, per sé o per i figli;spese durante i congedi per la formazione extralavorativa o per la formazione continua.

    1. L’anticipo richiedibile sulla quota del TFR lasciato in azienda è pari al 70%. La richiesta può essere effettuata solo una volta dopo almeno 8 anni di contributi versati da parte della medesima azienda.Naturalmente la liquidazione finale sarà inferiore dell’importo richiesto.Il TFR anticipato deve essere dato in unica soluzione ed è soggetto alla tassazione separata, per sapere di più rispetto alla tassazione del trattamento di fine rapporto, ti consigliamo il nostro approfondimento Calcolare correttamente TFR netto dal lordo accumulato https://www.laleggepertutti.it/6727_calcolare-correttamente-tfr-netto-dal-lordo-accumulato

  2. La legge ha introdotto il TFR per tutelare e proteggere il lavoratore in caso di perdita del lavoro ed evitare che, una volta terminato un rapporto di lavoro, il dipendente ormai disoccupato si trova del tutto privo di reddito e di risorse necessarie a vivere e a sostenere la propria famiglia. Per questo nasce il TFR che non è altro che un pezzo di stipendio che anziché essere pagato mese per mese viene accantonato e liquidato alla fine del rapporto di lavoro. Il TFR è, in ogni caso, una somma di denaro di proprietà del lavoratore anche se entra nella sua disponibilità solo quando cessa il rapporto.

  3. La somma accantonata anno per anno e che verrà versata solo alla fine del rapporto di lavoro potrebbe perdere il proprio valore se non ci fosse alcun meccanismo di rivalutazione della stessa ossia di adeguamento della somma accantonata all’aumento dei prezzi. E’ chiaro che se tali correttivi non vi fossero la somma resterebbe formalmente uguale ma nel tempo si svuoterebbe il suo potere di acquisto.

    1. In base agli orientamenti della Covip [Parere Covip 30/05/2007, p.2 “Orientamenti in materia di cessioni dei diritti di credito verso le forme pensionistiche complementari”], il Tfr può essere destinato a un fondo di previdenza complementare anche con cessione del quinto in atto: in caso di cessazione del rapporto di lavoro, se il credito non è stato estinto e non risultano concordate modalità diverse di pagamento del debito residuo, il fondo di previdenza può liquidare al finanziatore anche l’intero importo dovuto al lavoratore a titolo di riscatto, ma solo fino all’ammontare del debito residuo.

    1. Nel caso in cui l’azienda si dovesse trovare in condizione di non poter soddisfare le richieste, sarebbe giustificata. Secondo quanto stabilito dalla legge infatti, le richieste devono essere soddisfatte entro i limiti del 10% di chi ne ha diritto e comunque per non oltre il 4% dei dipendenti totali dell’azienda. Questo vuol dire che se un’azienda ha 100 dipendenti e di questi 50 hanno diritto al TFR,l’azienda ha diritto di rifiutare l’anticipo al 5° dipendente che lo richiede, perchè è obbligata a concederlo solo al 4% del totale dei dipendenti totali (dunque 4 su 100) nonostante il 10% degli aventi diritto siano di fatto 5 (ovvero il 10% di 50 dipendenti).Inoltre, non è possibile richiedere l’anticipo del TFR ad aziende dichiarate in stato di crisi.Naturalmente resta la possibilità di accordarsi con il datore di lavoro per esigenze differenti.

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