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Sento la tv dei vicini: posso denunciare?

10 Febbraio 2020
Sento la tv dei vicini: posso denunciare?

C’è reato per chi molesta i vicini di casa con il volume delle televisione alto? Cosa fare per ritrovare la pace e il silenzio?

I tuoi vicini di casa hanno la televisione troppo alta, specie in orari serali (dalle 21 in poi). A quell’ora, però, tu inizi a prepararti per dormire: la mattina hai la sveglia all’alba e non puoi permetterti di rimanere sveglio sino a tardi. Hai provato a manifestare il tuo disappunto, ma non c’è stato modo di risolvere bonariamente la faccenda. Secondo i responsabili del rumore, il problema è la sottile dimensione delle pareti e dei muri divisori degli appartamenti. A tuo avviso, invece, la ragione è principalmente legata al volume dell’apparecchio e alle casse a cui è collegato. 

Hai così deciso di intraprendere le azioni legali a tutela dei tuoi diritti. Ti sei rivolto a un avvocato al quale hai chiesto: sento la tv dei vicini, posso denunciare? 

Ecco cosa ti risponderà, a una domanda del genere, un tecnico del diritto. 

Se vuoi sapere cosa fare se la televisione del vicino è troppo alta, specie negli orari serali, e non ti consente di dormire, aspetta prima di ricorrere alla polizia o ai carabinieri: come ti spiegheremo qui di seguito, infatti, potresti fare un buco nell’acqua e, dopo tanti mesi di attesa, scoprire di non aver risolto nulla. Ma procediamo con ordine.

Fare rumore è reato?

Nell’opinione comune, chi fa rumore commette reato, quello di “disturbo della quiete pubblica”. Non è così, non almeno sempre. Difatti, l’illecito penale scatta solo quando il rumore può essere avvertito da un numero indeterminato di persone (ad esempio, tutto il palazzo, il circondario, ecc.). E ciò a prescindere dal numero di soggetti che presenta la denuncia (può anche essere uno solo). 

Quando, invece, il rumore è percepibile solo nelle dirette vicinanze della fonte (ad esempio, l’appartamento confinante), siamo nel campo del semplice illecito civile. 

Qual è la differenza? Quando scatta il reato, la tutela parte da una denuncia o da una semplice segnalazione alla polizia o ai carabinieri. Le autorità effettuano i controlli, raccolgono le testimonianze e poi procedono al deposito dell’atto presso la Procura della Repubblica. Un pubblico ministero porta avanti il processo nei confronti del responsabile a spese dello Stato. Se la vittima intende anche ottenere il risarcimento del danno può “costituirsi parte civile” nel processo penale: il giudice le riconoscerà un importo a titolo di “provvisionale”; per ottenere il residuo, occorrerà che il giudice civile – in una separata e successiva causa – determini l’ammontare del danno.

Invece, se non c’è reato, l’unico modo per tutelare i propri diritti dai vicini rumorosi è di incaricare un avvocato affinché avvii una causa civile. Causa che può essere di due tipi. Si può agire con un ricorso d’urgenza, nel qual caso il processo avrà durata molto breve (non più di un anno) e sarà rivolto a ottenere un ordine del giudice all’interruzione dei comportamenti molesti. Se, però, si intende ottenere anche il risarcimento del danno bisogna avviare una causa ordinaria, che dura molto di più. 

A differenza del processo penale – interamente a carico dello Stato – quello civile è, invece, a spese dell’attore, ossia di chi agisce. Questi, quindi, dovrà anticipare le spese vive (tasse, notifiche, diritti di cancelleria) e la parcella all’avvocato, nella speranza che il giudice, al termine del giudizio, condanni la controparte al rimborso delle spese processuali. 

Posso denunciare i vicini che tengono la televisione ad alto volume?

Vediamo, innanzitutto, se il volume alto della televisione può costituire un illecito. Purtroppo, la norma di riferimento sui limiti di rumore, contenuta all’articolo 844 del Codice civile, non fissa un limite di decibel prestabilito, ma dice solo che il vicino non può impedire i rumori che non superano la «normale tollerabilità». Tutto ciò, quindi, che è intollerabile è illecito. Ma allora cos’è intollerabile? È proprio qua la criticità della legge che, avendo usato un termine così generico, ha voluto solo lasciare la patata bollente al giudice, consentendo a questi di verificare, nel concreto, sulla base delle prove acquisite, se il rumore è intollerabile o meno.

Come si stabilisce se un rumore è intollerabile? Sulla base di una perizia fonometrica, ma anche solo sulle testimonianze dei vicini che hanno ascoltato il rumore e che, quindi, sono in grado di riferire. Le parti in causa, però, non possono testimoniare. Potrebbe farlo il coniuge convivente o anche gli stessi figli, non esistendo una incompatibilità. 

Di solito, succede sempre così: per dimostrare che il vicino ha la tv ad alto volume si ricorre ai testimoni. 

Una volta appurato che il rumore è intollerabile, non è detto che il comportamento rientri nel reato di disturbo della quiete pubblica. Come anticipato sopra, affinché ciò avvenga, è necessario che le immissioni acustiche siano percepibili da tutto o gran parte dell’edificio. Se, ad esempio, la famiglia maleducata è al primo piano e agli ultimi piani non si avverte la televisione, non c’è reato. Non è, quindi, possibile denunciare il vicino.

Leggi  Tv ad alto volume: c’è reato? 

Come tutelarsi dalla televisione alta dei vicini?

Cosa resta da fare? Come detto, bisognerà ricorrere alle vie “civili”. Nel senso che occorrerà incaricare un avvocato affinché, previo invio di una lettera di diffida, azioni un giudizio civile in tribunale (in via d’urgenza o ordinario). Tutto ciò, naturalmente, rallenta i tempi e rende non sempre gestibile la situazione in corso di causa. 

Si potrebbe pensare di far intervenire l’amministratore di condominio benché non rientri nei suoi compiti quello di dirimere le controversie tra i proprietari. L’amministratore ha il dovere di agire solo se, nel regolamento di condominio, vi è una esplicita clausola che vieta il rumore entro determinate fasce orarie. 



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1 Commento

  1. Se me lo permettete ora vispiego il mio punto di vista. Se il “disturbatore” (intendo con ciò dire il BURINO, sic!) abita al I p. e io al VII, con le case anni Sessanta che stanno insieme “per scommessa”, tanto le pareti divisorie sono sottili, sono condannato a sentirmi il SUO stereo, la SUA tv, il SUO karaoke perché lo stabile tutto NON è insonorizzato a sufficienza o NON lo è del tutto. Ai tempi quelle case erano state costruite in economia ed erano spuntate come funghi dall’oggi al domani! I rumori citati, compreso il tic-tac delle scarpe (se, sempre il BURINO, non ha la delicatezza di infilarsele un attimo prima di uscire e togliersele un attimo dopo essere rientrato in casa), si propagano lungo le pareti divisorie di carta velina citate, quindi sia dal basso verso l’alto sia dall’alto verso il basso, ergo qual’è la soluzione dati il menefreghismo e la macroscopica assenza di tribunali e giudici? La rappresaglia, proprio come fa Israele con i terroristi che vorrebbero annientarlo (gne ‘a faranno…). Mors tua vita mea… Ed ecco che arriva un bel paio di ZOCCOLI DI LEGNO, ma senza la gomma sotto, da “indossare” dalle h.21.00 alle h.7.00.. A estremi mali estremi rimedi!!! E mo’, BURINO, va’ a denunciarmi. Tu suonerai le tue trombe e io… gli ZOCCOLI! Questa è la conclusione stante, come detto, il sostanziale menefreghismo della legge!

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