Tagliare l’Imu anziché l’Irpef: la nuova proposta

10 Febbraio 2020
Tagliare l’Imu anziché l’Irpef: la nuova proposta

Un economista propone di abbassare l’Imu anziché l’Irpef: quella attuale non è indice di vera ricchezza, penalizza le famiglie medie e fa calare i prezzi degli immobili.

Riforma Irpef? No, grazie. Quello che serve davvero è un deciso taglio dell’Imu, l’imposta sugli immobili che colpisce decine di milioni di proprietari italiani, grandi e piccoli; anche perché non sempre il possesso di una seconda o terza casa è un vero indice di ricchezza.

A formulare questa nuova proposta è l’economista Riccardo Puglisi, professore associato all’Università di Pavia, in un’intervista a Formiche.net diffusa dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

“Il vero intervento da farsi per far ripartire l’economia è tagliare l’Imu, basta con la logica che ‘anche i ricchi piangano’ “, dice Puglisi, secondo cui è “fastidioso che si continui a parlare di Irpef, un cantiere perennemente aperto, e rispetto ai 70 miliardi di prelievo aggiuntivo sulle seconde case, perpetrato dal 2012 ad oggi, non si dica assolutamente nulla”.

L’economista sostiene che “Le famiglie italiane sono 26 milioni, quelle che hanno una casa diversa dalla prima sono solo 4 milioni. Su questo non si dice nulla e questo è stato il più grande errore fatto dal governo Monti” avverte. “La riforma dell’Imu -spiega- è stata fatta in maniera permanente e invece doveva essere temporanea, creando dei grandi dolori alla nostra economia“.

Puglisi sottolinea che “l’andamento del mercato immobiliare italiano è il peggiore in Europa, dopo Cipro. E poi se sei molto ricco più che in appartamenti investi in soluzioni finanziarie, non comprando immobili. Così colpisci solo la media borghesia, le famiglie italiane, altro che i ricchi”.

Infine, sul calo dei prezzi generalizzato sul mercato immobiliare e che ormai colpisce anche le prime case, l’economista afferma: “Non è necessario avere un premio Nobel per l’economia per capire che non tutte le seconde e terze case sono a Cortina o Portofino: la maggior parte di esse è situata negli stessi mercati dove stanno le prime case. Così i proprietari stanchi di essere il bancomat dello Stato, cioè di ricevere rendimenti vicini allo zero sulle loro case e terreni acquistati o ereditati li mettono in vendita. Così la valutazione degli immobili diminuisce ed è un calo che colpisce tutti, mica soltanto i “presunti ricchi”.



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