Coronavirus: rischio razzismo

10 Febbraio 2020
Coronavirus: rischio razzismo

Vittime non solo i cinesi in Italia ma chiunque proviene dalla Cina: oggi anche il nostro vice ministro della Salute si è dovuto difendere al rientro da un viaggio.

L‘allarme coronavirus sta creando una situazione di diffidenza nei confronti di tutti coloro che arrivano dalla Cina: innanzitutto i cinesi, ma non solo loro, come ha sperimentato il nostro vice ministro della Salute, Roberto Sileri, che nei giorni scorsi era rientrato in Italia con l’arereo che da Wuhan aveva riportato 56 connazionali e insieme ai quali viaggiava il giovane ricercatore poi risultato positivo e ora ricoverato all’istituto Spallanzani.

Sileri è stato costretto a smentire di essere affetto da coronavirus o semplice “portatore sano” dell’infezione: “Venerdì ho fatto il test per il coronavirus e sono negativo. Basta polemiche inutili”, ha spiegato all’agenzia stampa AdnKronos Salute per replicare alle polemiche.

Meravigliato, ha aggiunto: “Poi non capisco, non ero solo in aereo. C’erano 16 membri dell’equipaggio, perché tutti si sono concentrati su di me? Abbiamo rispettato il protocollo – conclude – Se nei prossimi giorni dovessi accusare febbre andrò allo Spallanzani come farebbero anche gli altri”.

Se un vice ministro in carica è costretto a difendersi e spiegare pubblicamente “Non sono untore” replicando a chi lo accusava di essere una possibile ‘minaccia’ per la salute pubblica, è evidente che il rischio coinvolge ancora di più le persone comuni e soprattutto i cinesi. In questi giorni i ristoranti e i negozi cinesi si sono svuotati, e anche nelle scuole i bambini cinesi sono stati isolati, al punto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato un segnale visitando una scuola di Roma dove è alta la loro presenza.

Oggi interviene su questo tema il nuovo commissario della Protezione civile nominato per la gestione dello stato di emergenza dichiarato dal Governo, Angelo Borrelli, che afferma con decisione: “Non si può mettere in quarantena chiunque venga dalla Cina. Lo si fa con coloro che vengono dalle zone interessate dal Coronavirus. Sugli altri c’è una sorveglianza sanitaria adeguata. E i dati finora ci danno ragione”.

Borrelli ha aggiunto che “la Cina ha fatto uno sforzo mai visto nell’isolare i luoghi dell’epidemia e dobbiamo ringraziare le autorità cinesi per quest’opera. Dovremmo vedere nei prossimi giorni quello che sarà l’andamento dell’epidemia, ci auguriamo che si mantenga l’inversione di rotta che sembrerebbe aver preso. Comunque noi continueremo a lavorare in prospettiva degli scenari peggiori. E’ il nostro mestiere valutare il rischio estremo”, ha concluso Borrelli.

Intanto oggi, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in un tweet del direttore generale afferma che la diffusione del coronavirus “fuori dalla Cina ora appare lenta, ma potrebbe accelerare”, il virologo Matteo Bassettim presidente della Società italiana terapia anti-infettiva (Sita) scrive sulla sua pagina Facebook “Continuiamo a tenere alta l’attenzione anche in Italia, ma la situazione sembra sotto controllo. Basta proclami catastrofici. Che le cassandre tacciano”.

“Mentre in Italia ci avviciniamo al picco influenzale con milioni di casi, di cui molti gravi e numerosi decessi, ci sono i primi timidi segnali di rallentamento (che andranno confermati nei prossimi giorni) dell’infezione da coronavirus in Cina – precisa Bassetti – I casi di infezione da nuovo coronavirus in Europa rappresentano meno dello 0,2% del totale, senza nemmeno un decesso. Eppure sembra che il virus abbia circolato con numerosi casi di trasmissione inter umana avvenuti nella nostra Europa”.


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