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Tfr eredi: ultime sentenze

9 Marzo 2020
Tfr eredi: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: trattamento di fine rapporto; eredi del lavoratore defunto; Tfr spettante agli eredi del de cuius; nuove nozze, divisione tra il coniuge divorziato e il coniuge superstite. 

Decesso del lavoratore e Tfr

In assenza di un procedimento disciplinare valido, come nel caso di decesso del lavoratore, la sospensione cautelare non può trasformarsi in sanzione disciplinare: gli eredi hanno diritto al conguaglio tra l’indennità erogata al de cuius e la retribuzione dovuta, con incidenza sul TFR e sulla pensione di reversibilità.

Cassazione civile sez. lav., 25/06/2015, n.13160

Lavoratore deceduto e risarcimento danni

Il contenuto di una conciliazione sindacale, intervenuta tra l’azienda e il dipendente, può vincolare a futura memoria l’ammissibilità o meno della domanda degli aventi causa del lavoratore deceduto diretta ad ottenere il risarcimento danni.

L’accordo conciliativo, infatti, potrebbe contenere una rinuncia del dipendente ai danni derivanti dalla sua malattia professionale (nella specie, la Corte, in una causa per danni promossa dagli eredi di un dipendente, ha accolto il ricorso incidentale dell’azienda diretto a sottolineare l’esistenza tra le parti di una conciliazione sindacale che – al pari di quella giudiziale – doveva reputarsi inoppugnabile ai sensi dell’art. 2113 c.c.

La corte ha cassato la decisione assunta in secondo grado perché il giudice d’appello, invece di riesaminare come richiesto dalla società il verbale conciliativo, al fine di interpretarne il contenuto, aveva omesso una pronunzia sul punto.

In pratica, il giudice del gravame avrebbe dovuto stabilire se detta conciliazione avesse avuto come fine solo quello di agevolare l’esodo del lavoratore con una somma aggiuntiva ad integrazione del t.f.r. o avesse avuto, invece, una finalità più ampia ed oggetto più esteso, così da comprendere anche una rinunzia da parte del lavoratore dei danni scaturenti dalla sua malattia, quale il danno biologico subito. Solo all’esito di una tale indagine il giudice, poi, sarebbe potuto passare a pronunciarsi sulla configurabilità e fondatezza dei danni richiesti).

Cassazione civile sez. lav., 03/11/2008, n.26380

Indennità fine rapporto e quota spettante al divorziato

Pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio la quota di indennità di buonuscita percepita da uno degli ex coniugi all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, spettante all’altro, è pari al 40 per cento della indennità totale percepita alla fine del rapporto di lavoro, con riferimento agli anni in cui il rapporto di lavoro ha coinciso con il rapporto matrimoniale.

Tale risultato si ottiene dividendo l’indennità percepita per il numero degli anni di durata del rapporto di lavoro e moltiplicando il risultato per il numero degli anni in cui il rapporto di lavoro ha coinciso con il rapporto matrimoniale e calcolando il 40 per cento su tale ultimo importo.

Cassazione civile sez. I, 06/07/2007, n.15299

Divorzio e obblighi verso l’altro coniuge

L’obbligo dell’ex coniuge, previsto dall’art. 12 bis della legge sul divorzio, di corrispondere all’altro ex coniuge la quota, spettantegli per legge, del t.f.r. percepita all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, ha natura patrimoniale, con la conseguenza che, in caso di decesso del coniuge tenuto alla prestazione, esso, se rimasto inadempiuto, rientra nell’asse ereditario, gravando sugli eredi del de cuius.

Cassazione civile sez. I, 07/03/2006, n.4867

Tfr spettante agli eredi del de cuius

Nel caso di morte di persona divorziata e passata a nuove nozze, il t.f.r. spettante agli eredi del “de cuius” si divide tra coniuge divorziato e coniuge superstite in base alla durata del rispettivo rapporto matrimoniale, ma apportando al risultato opportuni correttivi, fondati su ulteriori elementi, quali l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge, le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda, o l’eventuale esistenza di un periodo di convivenza prematrimoniale del secondo coniuge.

Cassazione civile sez. I, 10/01/2005, n.285

Differenze retributive: rientrano nell’asse ereditario?

Le indennità “iure proprio” in mancanza di accordo fra gli aventi diritto devono essere ripartite secondo il bisogno di ciascuno e nessun soggetto può essere interamente pretermesso dalla ripartizione. (Nel caso di specie, agli aventi diritto non interessati è stata assegnata la quota simbolica di un euro).

Al contrario, in caso di morte del lavoratore, le somme dovute a titolo di differenze retributive a vario titolo maturate nel corso del rapporto di lavoro rientrano nell’asse ereditario e, come tali, spettano agli eredi secondo le norme sulla successione legittima.

Tribunale Torino, 29/06/2002

Tfr: compete agli eredi del lavoratore defunto

Il trattamento di fine rapporto compete agli eredi del lavoratore defunto nei limiti in cui sarebbe spettato a quest’ultimo; ciò considerato, nelle ipotesi in cui il datore risultava creditore, per un maggior importo, nei confronti del lavoratore, opera una compensazione impropria all’interno del rapporto, in forza della quale nessun credito sussiste in suo favore e conseguentemente nessun credito può nascere ex art. 2122 c.c. in favore del coniuge e dei figli.

Pretura Milano, 19/05/1995

Gli eredi hanno diritto a un nuovo termine per l’ammissione al passivo?

In materia fallimentare, gli eredi non hanno diritto a un nuovo termine per l’ammissione al passivo, se l’originario creditore non lo aveva chiesto malgrado il diritto maturato prima del fallimento. Così la Cassazione ha – respinto la richiesta di ammissione al passivo del padre e della moglie di un – lavoratore morto, per avere il Tfr che spettava al congiunto, in quanto la domanda era stata proposta un anno dopo il deposito del decreto di esecutività dello stato passivo.

Per i giudici, infatti, non c’è un diritto per gli eredi di avere un termine più favorevole, perché il creditore originario era rimasto inerte malgrado i presupposti per agire ci fossero prima del fallimento.

Cassazione civile sez. I, 05/09/2018, n.21661



4 Commenti

  1. Gli eredi non subentrano solo nel patrimonio “materiale” del defunto, costituito da beni mobili e immobili, ma anche nei crediti vantati nei confronti di terzi, come il TFR ed eventuali stipendi non ancora erogati dall’azienda ove il defunto lavorava al momento della morte. Anche nel caso in cui il dipendente sia deceduto molto tempo dopo la cessazione del rapporto di lavoro (dovuta a licenziamento o dimissioni), gli eredi hanno comunque diritto a percepire, dal datore di lavoro, il trattamento di fine rapporto e le mensilità non ancora corrisposte al familiare, purché non si sia già verificata la prescrizione (che si compie dopo 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro).In ogni caso, con la morte del lavoratore subordinato il contratto di lavoro cessa e agli eredi non spetta subentrare in esso e, quindi, di essere assunti al posto del parente defunto. Proprio in forza di tale interruzione, il datore di lavoro è obbligato a corrispondere immediatamente, agli eredi la retribuzione dell’ultimo periodo l’indennità sostitutiva del preavviso
    il trattamento di fine rapporto (cosiddetto TFR). Inoltre il decesso di un familiare lavoratore, in possesso dei requisiti per il pensionamento o pensionato, può far sorgere in capo agli eredi il diritto a prestazioni previdenziali, differenziate in base alla situazione assicurativa della persona deceduta ed erogate dagli enti di previdenza obbligatoria.Se il familiare deceduto era titolare di una posizione previdenziale complementare il relativo fondo può in determinati casi liquidare una prestazione in forma di capitale o di rendita.Il TFR e l’indennità sostitutiva del preavviso spettano agli eredi anche se hanno rifiutato l’eredità o se l’hanno accettata con beneficio di inventario. Né il datore di lavoro può compensare tali somme dovute agli eredi con eventuali suoi crediti, salvo per quanto riguarda le anticipazioni del TFR fatte in corso di rapporto.Gli altri compensi, vale a dire i normali compensi maturati durante il rapporto (retribuzione, ratei di mensilità aggiuntive, indennità per ferie non godute, permessi non goduti, ecc.), sono invece assegnati in base alla successione.

  2. Il Tfr, acronimo di trattamento di fine rapporto, è una porzione di retribuzione che viene periodicamente accantonata dal datore di lavoro e corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa per qualsiasi motivo. Si può scegliere di mantenere il Tfr in azienda o di versarlo in un fondo pensione.

  3. Mio marito, deceduto due mesi fa, era titolare di una ditta individuale(chiusa prima che morisse) e amministratore e socio di una srl (io 98% e lui 2%). Ha lasciato debiti gravi con la ditta individuale e contabilità disastrosa nella srl per la quale abbiamo accertamenti in corso e tanta iva e sanzioni già erogate. Devo presentare io la dichiarazione iva 2018 della ditta individuale, ma visto che ci sono delle fatture da riscuotere e dei debiti (TFR e ultimo stipendio dipendente e fornitori) e visto che accetteremo l’eredità con beneficio di inventario, cosa devo fare? Prima che morisse mio marito, è stato nominato amministratore della srl mio figlio diciottenne( ho altri due minori) al quale il padre ha lasciato la sua quota per testamento. Considerato il beneficio di inventario potremmo mettere la società in liquidazione se non entra in possesso della sua quota? Non vorrei commettere errori e mettere ancora in difficoltà i miei figli che rischiano già di ritrovarsi senza niente.

    1. Le norme di legge prevedono che con l’accettazione dell’eredità il patrimonio del dante causa ed il patrimonio degli eredi diventi unico, dunque lo strumento giuridico dell’accettazione con beneficio di inventario è fondamentale per evitare che eventuali debiti ereditari, eccedenti i valori dell’attivo ereditario, ricadano sul patrimonio personale degli eredi.I tempi sono importanti, infatti gli eredi che fossero già al possesso dei beni ereditari, anche se solo parzialmente, avrebbero solo 3 mesi per depositare il ricorso per l’accettazione dell’eredità col beneficio d’inventario e, nel caso del quesito, detto termine scade al 29 Aprile 2019.Qualora la richiesta di accettazione col beneficio d’inventario non venisse depositata entro detto termine l’eredità si intenderebbe come accettata e gli eredi diverrebbero responsabili per tutti i debiti ereditari rispondendone con il loro patrimonio personale.Importante è inoltre distinguere fra l’accettazione con beneficio d’inventario obbligatoria per la presenza di eredi minorenni, da richiedere al giudice tutelare, e l’accettazione con beneficio d’inventario in capo agli eredi maggiorenni, nella fattispecie il coniuge ed il figlio.Pertanto nel ricorso da depositare in cancelleria presso il Tribunale competente territorialmente occorrerà precisare che il beneficio d’inventario viene richiesto da tutti gli eredi, dal coniuge per sé stessa, dal figlio maggiorenne per sé stesso e dal coniuge come tutore legale nell’interessi dei due minorenni.

      Successivamente al deposito della suddetta richiesta, o anche contestualmente alla stessa, i chiamati all’eredità, avendola accettata con il beneficio d’inventario, devono richiedere la nomina di un cancelliere per la redazione dell’inventario stesso, ovvero per redigere l’elenco di tutti i beni – attivi e passivi, crediti e debiti – che compongono l’eredità del dante causa.Solo dopo la redazione dell’inventario i chiamati all’eredità, direttamente – cioè la moglie ed il figlio maggiorenne – ed i due minori, indirettamente, attraverso l’intervento del Giudice tutelare, potranno valutare se accettare l’eredità o rinunciarvi.In ogni caso occorre tenere ben presente che le azioni, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione, compiute dagli eredi dopo i 3 mesi dalla data della apertura della successione e prima del deposito della richiesta di accettazione con beneficio d’inventario, verranno considerate come comportamento concludente nel senso che si intenderà avvenuta l’accettazione dell’eredità, con tutte le conseguenze che questo comporta.

      Invece, qualora la richiesta venga depositata entro i 3 mesi dalla apertura della successione, l’erede o gli eredi potrebbero compiere anche atti di straordinaria amministrazione, quali: comprare e vendere aziende e/o immobili, iniziare, cessare, prendere o dare in affitto attività aziendali, assumere impegni bancari, finanziari o di garanzia, ecc., purchè con la preventiva autorizzazione del giudice delegato.

      Infine ovviamente, qualora la richiesta venisse depositata nel termine dei 3 mesi dalla data di apertura della successione, gli eredi potrebbero compiere liberamente le operazioni di ordinaria amministrazione, con l’unico intento di conservazione del patrimonio.

      In tal caso la responsabilità degli eredi si limiterà al pagamento dei debiti ereditati fino al limite del controvalore degli eventuali elementi dell’attivo ereditario individuati nell’inventario e pertanto il patrimonio personale degli eredi non sarà intaccato dagli eventuali passivi eccedenti gli attivi, ereditari.Purtroppo nel quesito non è specificato se l’asse ereditario contenga anche attività – immobili, conti correnti con saldo positivo, ecc. – ma ovviamente se questi elementi attivi non fossero presenti, gli eredi dovrebbero rinunciare all’eredità e dunque astenersi da qualsiasi atto di gestione della ditta individuale e da qualsiasi atto di disposizione della quota del 2% della Srl.Per quanto riguarda invece la Srl, già di proprietà per il 98% del coniuge e avendo come amministratore il figlio maggiorenne, non vi sono beni che possano cadere in successione se non la quota del 2% della Srl suddetta, che in caso di rinuncia all’eredità, dovrebbe essere abbandonata all’eredità giacente.Infatti, in caso di rinuncia all’eredità, tutti i beni ereditati, cioè la ditta individuale e la quota societaria del 2% e gli altri eventuali elementi ereditari – sia attivi che passivi – come inventariati, affluiranno ad una eredità giacente ed il Giudice provvederà a nominare un curatore legale che provvederà a liquidare detti beni e a pagare tutti i debiti ereditari sino a concorrenza dei valori incassati dalla vendita, ove possibile.

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