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Km 0: pro e contro

6 Marzo 2020 | Autore: Roberta Jerace
Km 0: pro e contro

Cosa significa Km 0; vantaggi dei prodotti a Km 0; contro dei prodotti a Km 0; la proposta di legge sui prodotti agroalimentari a filiera corta.

Oggi, grazie alle informazioni di cui disponiamo e agli esperti che hanno istruito le nuove generazioni sull’uso di un’alimentazione consapevole, attenta non solo alla quantità ma anche alla qualità e al valore nutrizionale dei cibi, ci approcciamo agli acquisti con maggiore attenzione. Avrai certamente sentito parlare dei termini Km 0 o filiera corta, ma non sei ancora certo/a di sapere esattamente di cosa si tratti e di quali siano degli alimenti a Km 0: pro e contro.

Nei paragrafi che seguono, potrai chiarirti le idee su cosa si intende per Km 0 e le principali differenze che intercorrono tra la grande produzione e la cosiddetta filiera corta. Inoltre, abbiamo pensato che potesse essere utile sapere quali sono i vantaggi che provengono dagli acquisti fatti presso il produttore locale. Ad un’osservazione superficiale potrebbe sembrare che esistano solo aspetti positivi riguardo i prodotti a Km 0: dalla sostenibilità ambientale, alla maggiore sicurezza per la tua salute, passando per la valorizzazione del territorio. Tuttavia, è giusto osservare con più attenzione e rivolgere uno sguardo critico a questa produzione che nasconde anche alcuni svantaggi. Infine, riportiamo le principali iniziative sulla proposta di legge che si occupa proprio dei prodotti agroalimentari a filiera corta.

Cosa significa Km 0

Con la globalizzazione la produzione e la distribuzione del cibo è radicalmente cambiata rispetto alle generazioni precedenti; le distanze dal produttore al consumatore sono molto aumentate, infatti, le grandi multinazionali alimentari hanno incrementato sempre di più la loro capacità produttiva e servendosi dei grandi gruppi di distribuzione hanno ampliato la capacità di import-export sia dei prodotti finiti che delle materie prime.

In media, il cibo che consumi percorre ben 1900 chilometri dal produttore al consumatore, da ciò consegue un forte inquinamento e una minore freschezza del prodotto che giunge sulla tavola. Per questo motivo da oltre un decennio si è diffusa una nuova filosofia di consumo ecosostenibile che punta sulla vendita diretta dall’azienda agricola al consumatore. I prodotti a Km 0 sono quelli in cui la distanza dal produttore al consumatore è ridotta ai minimi termini; infatti, questi prodotti alimentari non possono essere venduti in un luogo distante più di 70 Km da quello in cui sono stati prodotti. Ma le considerazioni da fare non si riducono alla semplice equazione meno Km = cibo solidale, ecologico e genuino; vediamo quindi i vantaggi e gli svantaggi della filiera corta.

Vantaggi dei prodotti a Km 0

Tra gli indiscutibili vantaggi del consumo di prodotti a Km 0 certamente vi sono quelli per la tua salute, i prodotti sono quasi sempre raccolti nella stessa giornata in cui li acquisti e questo significa che non hanno subito forzature, quindi, nessuna maturazione in cella frigorifera e nessun bisogno di conservanti.

Il rapporto di conoscenza e fiducia verso il produttore agroalimentare locale fa sì che tu possa conoscere anche i suoi metodi di produzione. Puoi, ad esempio, essere sicuro/a di mangiare cibi che non sono stati nutriti con concimi chimici o aiutati nella crescita dall’uso di pesticidi aggressivi, elementi questi che rappresentano un altro vantaggio per la salute tua e della tua famiglia.

I prodotti a Km zero sono economici, infatti, la mancanza di intermediari e il fatto che non debbano percorrere migliaia di chilometri trasportati su ruote, fa sì che il costo di questi alimenti si aggiri intorno al 30% in meno rispetto a quelli venduti dalla grande distribuzione.

Da non sottovalutare il fatto che la produzione locale permetta di assaporare i cibi con maggior gusto, poiché l’eliminazione delle forzature della produzione e la raccolta a completa maturazione degli alimenti permettono a questi cibi di assorbire tutti i principi nutritivi dal terreno e stimolare quelle sostanze che rendono il gusto più intenso e caratteristico.

L’acquisto di frutta e verdura dal contadino ti permette anche la possibilità di riscoprire varietà alimentari dimenticate ma che vengono perpetuate nella produzione locale. Negli ultimi anni nei mercati agricoli puoi avere l’occasione di contribuire a tutelare la biodiversità acquistando: pomodori gialli, more di gelso, topinambur, cicerchie, giuggiole, corbezzoli, mele e pere cotogne, patate e carote viola, sorbe, ciliegie bianche, zucche pasticcine, ortiche, cardi, cicorie e tanti altri.

I prodotti a Km 0 sono spesso provenienti da agricoltura biologica, ma soprattutto rispettano la stagionalità della produzione evitando la coltivazione in serra, permettendoti in questo modo di adeguarti in modo più salutare ai ritmi della natura.

Lacquisto di prodotti a Km 0 può diventare un’abitudine piacevole da condividere con amici e famiglia. Non di rado la Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti) allestisce mercati domenicali nelle piazze cittadine per consentire anche a chi è occupato durante la settimana di rifornirsi di alimenti provenienti da filiera corta. Un’altra alternativa è quella di rilassarti visitando le fattorie o gli agriturismi presenti sul tuo territorio e magari passare il weekend con la tua famiglia a contatto con gli animali e la natura e alla riscoperta dell’identità regionale.

Fare la spesa presso i produttori del posto diventa anche un modo per sostenere economicamente la comunità locale.

Comprare prodotti a Km 0 rappresenta molto spesso una scelta ecologica. Il packaging di questi alimenti è ridottissimo, quasi nullo l’impiego di plastica o cartone, non vi è spreco di energia o di acqua per il confezionamento, la lavorazione e la conservazione, così come quasi nullo è l’impiego di carburante per il trasporto e quindi l’emissione di CO2 nell’ambiente. Tutti questi “risparmi” fanno di questi alimenti dei prodotti a basso impatto ambientale.

Contro dei prodotti a Km 0

Anche se acquisti prodotti locali è possibile che si tratti di prodotti non freschi, ad esempio, uno studio di qualche tempo fa aveva dimostrato che in primavera è meglio consumare le mele provenienti dalla Nuova Zelanda piuttosto che quelle nostrane, poiché per essere vendute in quel periodo le nostre mele vengono tenute in cella frigorifera per mesi.

Se decidi di consumare solo cibi di produzione locale rischi di dover per sempre rinunciare a prodotti esotici come le banane, i manghi, le papaye, gli ananas, i cocchi, i frutti della passione e così via; questi alimenti provengono da vari paesi del continente africano, dall’America latina, ma anche dall’India e dall’Indonesia, quasi tutti paesi in via di sviluppo la cui economia si sostiene proprio grazie a queste esportazioni. Si tratta, inoltre, di alimenti salutari e benefici per l’organismo umano, ricchi di sali minerali, vitamine e acidi grassi che aiutano a incentivare le difese immunitarie del corpo e che oramai rappresentano un’abitudine consolidata delle nostre tavole a cui sarebbe inutile rinunciare.

Non è detto che la produzione a Km 0 abbia un minore impatto ambientale, poiché la produzione di materie prime e il processo di produzione dell’agricoltura tradizionale ha messo a punto un efficientamento della produzione con il quale i coltivatori locali non possono competere. Proprio in relazione a queste considerazioni il Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura britannico (DEFRA) ha concluso che il quantitativo di distanza percorsa non può essere un parametro unico e attendibile per stimare l’impatto ambientale totale.

Non è da sottovalutare neppure il consumo di combustibili fossili e le emissioni di gas serra che come compratore potresti produrre per spostarti a chilometri di distanza da casa per acquistare a Km 0. Questo spostamento potrebbe arrivare a rappresentare la metà dell’emissione di C02 impiegata per far arrivare un prodotto sulla tua tavola, attenzione quindi, perché andare al supermercato sotto casa potrebbe rappresentare una scelta più ecofrienfly.

E’ bene anche ridimensionare il valore della stagionalità e del consumo esclusivo di prodotti locali se non vuoi privare per sempre di alcuni cibi o sostanze nutritive la tua alimentazione. Ad esempio, se abiti in Pianura Padana e decidi di attenerti completamente alla produzione a Km 0 potresti dimenticare per sempre il sapore delle arance siciliane o delle cipolle di Tropea, oppure dover attendere per gustare un’insalata di pomodori e concedertela solo da maggio a settembre.

Attenzione, infine, a non confondere i cibi a Km 0 con la produzione biologica. Il contadino locale potrebbe servirsi di pesticidi più nocivi di quelli utilizzati da una grande azienda sottoposta a costante controllo da parte delle autorità che verificano la conformità della produzione con le leggi vigenti in Italia e in Europa.

La proposta di legge sui prodotti agroalimentari a filiera corta

È in corso d’esame in commissione al Senato [1] la legge sui prodotti agroalimentari da filiera corta per normare la valorizzazione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile.

Nei sette articoli di cui si compone la proposta di legge si definiscono alcuni elementi essenziali come: la definizione in base alle quali possono essere individuati questi prodotti agricoli e alimentari; la possibilità da parte delle regioni e degli enti locali di assumere iniziative per la valorizzazione di tali prodotti; l’istituzione dei loghi “chilometro zero o utile” e “filiera corta”; o la possibilità da parte di Stato, regioni ed enti locali di favorire l’incontro tra agricoltori produttori e i soggetti gestori della ristorazione collettiva.

Tra gli altri provvedimenti la legge prevederebbe anche che l’utilizzo di questi prodotti venga considerato criterio di premiabilità, a parità di offerta, rispetto ad altri prodotti di qualità come quelli biologici, tipici o tradizionali, prodotti a denominazione protetta e prodotti provenienti dall’agricoltura sociale.


Di Roberta Jerace

note

[1]  D.d.l., Atto Senato n.878 del 29.10.2019


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