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Tfr dimissioni: ultime sentenze

7 Febbraio 2022
Tfr dimissioni: ultime sentenze

Trattamento di fine rapporto; prova della chiara volontà risolutoria comune alle parti; somme corrisposte dal datore di lavoro; reddito da lavoro dipendente.

Commette estorsione il datore di lavoro che, al momento della conclusione del contratto, fa firmare dai lavoratori moduli di dimissioni in bianco.

Dimissioni: rinuncia del datore di lavoro al periodo di preavviso

In tema di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la rinuncia del datore di lavoro al periodo di preavviso, a fronte delle dimissioni del lavoratore, non fa sorgere il diritto di quest’ultimo al conseguimento dell’indennità sostitutiva, attesa la natura obbligatoria del preavviso, dovendo peraltro escludersi che alla libera rinunziabilità del preavviso possano connettersi a carico della parte rinunziante effetti obbligatori in contrasto con la disciplina delle fonti delle obbligazioni di cui all’art. 1173 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 13/10/2021, n.27934

Lavoro subordinato: le singole voci della retribuzione

Il creditore che agisce per l’adempimento o per la risoluzione o per il risarcimento del danno da inadempimento ha solo l’onere di dimostrare l’esistenza del titolo – cioè l’esistenza del contratto stipulato con il debitore – e di dedurre lo specifico fatto costitutivo della propria domanda, gravando poi sul debitore l’onere di dimostrare di aver già adempiuto o che il proprio inadempimento è di scarsa importanza (art. 1455 c.c.) o che il termine di adempimento già inutilmente decorso non aveva natura essenziale per il creditore (art. 1457 c.c.) o che l’inadempimento o il ritardo sono stati determinati da impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile al debitore (art. 1218 c.c.). Sono assoggettate a tale (vantaggioso) criterio di riparto dell’onere di deduzione e di prova le pretese relative alla retribuzione ordinaria, alla 13°, alla 14°, al TFR, a tutto ciò che il CCNL di settore riconosce al lavoratore senza prevedere ulteriori specifiche condizioni, l’indennità di mancato preavviso (laddove le dimissioni del lavoratore siano state cagionate proprio dall’inadempimento del datore di lavoro alla obbligazione retributiva). Pertanto, laddove la parte convenuta non abbia fornito in giudizio la prova dell’esistenza di fatti estintivi od impeditivi delle pretese vantate dalla parte ricorrente per tali titoli, spetta alla parte ricorrente il relativo pagamento. Sono invece assoggettate al criterio generale in materia di onere della prova ex art. 2697 c.c. (affirmanti incumbit probatio) le seguenti voci: lavoro straordinario e/o supplementare, maggiorazione lavoro festivo e domenicale, ferie non godute e non retribuite, permessi non goduti e non retribuiti.

Tribunale Velletri sez. lav., 15/10/2020, n.1057

Prova esistenza del credito a titolo di Tfr spettante al lavoratore

Il CUD depositato dal datore di lavoro (anche dopo qualche mese la data delle dimissioni rassegnate dal lavoratore) costituisce prova documentale dell’esistenza del credito a titolo di tfr spettante al lavoratore.

Corte appello Bari sez. lav., 30/07/2019, n.1581

Dimissioni in bianco

Integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, in presenza di una aspettativa di assunzione, costringa l’aspirante lavoratore ad accettare condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti collettivi.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la condanna di un datore di lavoro che, al momento della conclusione del contratto, faceva sottoscrivere al lavoratori moduli di dimissioni “in bianco”, per garantirsi futuri illeciti “adempimenti”, costituiti dalla consegna di quote parti della retribuzione mensile e del trattamento di fine rapporto).

Cassazione penale sez. II, 20/02/2019, n.8477

Mutuo consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro

Ai fini della configurabilità del mutuo consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro, l’accertamento di una chiara volontà risolutoria comune alle parti che non può ritenersi sussistente in base al mero lasso temporale decorso prima di intraprendere l’azione in giudizio ma deve emergere da un comportamento significativo in tal senso (con onere della prova a carico del datore di lavoro che solleva la predetta eccezione)  con la precisazione che, a tal fine, non è sufficiente la mera inerzia del lavoratore dopo la scadenza del contratto, nè l’accettazione del trattamento di fine rapporto e la mancata offerta della prestazione, nè la mera ricerca di occupazione a seguito della perdita del lavoro per causa diversa dalle dimissioni.

Tribunale Trieste sez. lav., 11/12/2018, n.235

Incentivo alla risoluzione anticipata del rapporto

In tema di Irpef le somme corrisposte dal datore di lavoro, in aggiunta alle spettanze di fine rapporto, come incentivo alle dimissioni anticipate del dipendente, costituiscono reddito di lavoro dipendente, essendo predeterminate al fine di rimunerare il consenso del lavoratore alla risoluzione anticipata del rapporto, in funzione del ristoro di un lucro cessante; le stesse sono assoggettate alla tassazione separata alla stregua delle “altre indennità e somme” di cui all’art. 16, primo comma, lettera a), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (nel testo “ratione temporis” vigente), percepite “una tantum” in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro; inoltre, ai sensi del successivo art. 17, secondo comma, l’aliquota applicabile alla base imponibile, determinata unicamente in relazione all’ammontare netto delle dette indennità, è sempre quella calcolata in sede di tassazione del trattamento di fine rapporto, a prescindere dalla circostanza che le stesse siano erogate dal datore di lavoro oppure da soggetti diversi da quest’ultimo.

Cassazione civile sez. trib., 31/05/2013, n.13777

Contratti di lavoro a tempo determinato

Nel giudizio instaurato ai fini del riconoscimento della sussistenza di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato sul presupposto dell’illegittima apposizione di un termine a numerosi contratti intervallati da periodi di inattività, é necessario, affinché possa configurarsi una risoluzione del rapporto per mutuo dissenso, che sia accertata — sulla base del lasso di tempo trascorso dopo la conclusione dell’ultimo contratto a termine, nonché del comportamento tenuto dalle parti e di eventuali circostanze significative — una chiara e comune volontà delle parti di porre fine ad ogni rapporto lavorativo, con la precisazione che, a tal fine, non è sufficiente la mera inerzia del lavoratore dopo la scadenza del contratto, né l’accettazione del trattamento di fine rapporto e la mancata offerta della prestazione, né la mera ricerca di occupazione a seguito della perdita del lavoro per causa diversa dalle dimissioni; la valutazione del significato e della portata del complesso degli elementi di fatto compete al giudice di merito, le cui conclusioni non sono censurabili in sede di legittimità, se non sussistono vizi logici o errori di diritto. (Principio affermato ai sensi dell’art. 360 bis, comma 1, c.p.c.).

Cassazione civile sez. VI, 26/07/2011, n.16287

Cessazione del rapporto di lavoro dipendente

Il dettato normativo di cui agli art. 16, comma 1, lett. a, e 48 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, assoggetta ad imposta sul reddito delle persone fisiche, sia pure con il favore della tassazione separata, tutte le somme erogate in diretta ed immediata correlazione con la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, ivi comprese quelle corrisposte dal datore di lavoro a titolo di incentivo alle dimissioni in aggiunta al trattamento di fine rapporto, le quali trovano giustificazione nell’ambito del rapporto stesso e della sua risoluzione consensuale, difettando in tale situazione il presupposto per qualificare il versamento come erogazione liberale, di carattere eccezionale e non ricorrente a favore della generalità dei dipendenti; in particolare, non possono considerarsi erogazioni liberali ai sensi dell’art. 48, comma 2, lett. f – nel testo anteriore alla modifica recata dal d.lg. 23 dicembre 1999 n. 505 – le “incentivazioni all’esodo”, perché non erogate in favore “della generalità dei dipendenti”, o della generalità di una “categoria di dipendenti”, tale non potendosi ritenere l’insieme dei lavoratori per i quali sia prevista la cessazione anticipata dell’attività lavorativa, atteso che le categorie cui fa riferimento la norma sono, palesemente, quelle di carattere professionale.

Cassazione civile sez. trib., 14/09/2004, n.18489

Dimissioni volontarie

Poiché l’art. 12 l. 30 dicembre 1971 n. 1204 (“in caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto, a norma del precedente art. 2, il divieto di licenziamento – e cioè sino al compimento di un anno di età del bambino -, la lavoratrice ha diritto alle indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento”) e l’art. 24 c.c.n.l. giornalisti (secondo cui “la lavoratrice in gravidanza o a seguito del parto ha la facoltà di dimettersi con diritto all’intera indennità di licenziamento (e cioè trattamento di fine rapporto ed indennità sostitutiva del parto)” non subordinano ad alcuna condizione il diritto della lavoratrice madre in caso di dimissioni all’indennità sostitutiva di preavviso, la stessa indennità è dovuta anche nell’ipotesi in cui la lavoratrice si reimpieghi subito dopo le dimissioni.

Tribunale Milano, 15/11/2001

Risoluzione del rapporto di lavoro

La clausola del contratto collettivo che preveda il diritto del lavoratore “al trattamento di fine rapporto ed al preavviso come nel caso di licenziamento” per l’ipotesi in cui lo stesso rifiuti il trasferimento da una unità produttiva ad un’altra, benché sussistano comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive, va interpretata nel senso che, in caso di dimissioni o di risoluzione consensuale del rapporto, conseguenti al rifiuto del trasferimento, il lavoratore ha diritto al trattamento di fine rapporto e all’indennità di preavviso come se fosse licenziato con preavviso.

Essa, all’opposto, non configura una clausola risolutiva espressa del rapporto, che sarebbe inaccettabile nel nostro ordinamento, ove si consentono solo ipotesi legali di risoluzione del rapporto di lavoro.

Tribunale Rovigo, 31/05/2000

Dimissioni e trattamento di fine rapporto

Il dettato normativo di cui agli art. 16, comma 1, lett. a), e 48 del d.P.R. n. 917 del 1986 assoggetta ad imposta sul reddito delle persone fisiche, sia pure con il favore della tassazione separata, tutte le somme erogate in diretta ed immediata correlazione con la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, ivi comprese quelle corrisposte dal datore di lavoro a titolo di incentivo alle dimissioni in aggiunta al trattamento di fine rapporto, le quali trovano giustificazione nell’ambito del rapporto stesso e della sua risoluzione consensuale, difettando in tale situazione il presupposto per qualificare il versamento come erogazione liberale, di carattere eccezionale e non ricorrente a favore della generalità dei dipendenti.

Cassazione civile sez. I, 21/01/2000, n.670

Liquidazione del trattamento di fine rapporto

L’art. 24 della l. n. 196 del 1997 – che contiene norme tendenti all’equiparazione dei soci delle cooperative di lavoro ai lavoratori subordinati per quanto riguarda l’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria, le indennità di mobilità e la tutela previdenziale dei crediti di lavoro e per trattamento di fine rapporto a norma degli art. 1 e 2 d.lg. n. 80 del 1992 e art. 2 l. n. 297 del 1982, a tali fini equiparando al licenziamento o alle dimissioni la perdita dello stato di socio ad iniziativa, rispettivamente, della cooperativa o del socio – ha efficacia retroattiva, come chiaramente desumibile dalle disposizioni che, in relazione ai vari tipi di prestazioni, precisano che i contributi versati anteriormente all’entrata in vigore della legge restano salvi e conservano la loro efficacia anche ai fini della concessione delle prestazioni.

(Nella specie, la S.C., facendo applicazione dello “ius superveniens”, ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stato riconosciuto il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto a carico del Fondo di garanzia a favore di lavoratori i cui rapporti erano cessati a causa della liquidazione coatta amministrativa di società cooperativa che – così come appare pacifico – aveva versato i relativi contributi previdenziali).

Cassazione civile sez. lav., 13/01/2000, n.304

Diritto al trattamento di fine rapporto

Non si configura una discriminazione indiretta nella normativa nazionale che attribuisca il diritto a un trattamento di fine rapporto più elevato al lavoratore dimissionario per giusta causa, ma ricomprenda nella nozione di giusta causa di dimissioni soltanto gli inadempimenti gravi del datore di lavoro, escludendone invece circostanze esterne, quali l’incompatibilità del rapporto di lavoro con gli impegni familiari della lavoratrice madre di figli piccoli, in una situazione di carenza di adeguate strutture pubbliche di assistenza ai figli stessi.

Corte giustizia UE, 14/09/1999, n.249

Giusta causa di dimissioni

Non si configura una discriminazione indiretta nella normativa nazionale che attribuisca il diritto a un trattamento di fine rapporto più elevato al lavoratore dimissionario per giusta causa, ma ricomprenda nella nozione di giusta causa di dimissioni soltanto gli inadempimenti gravi del datore di lavoro, escludendone invece circostanze esterne, quali l’incompatibilità del rapporto di lavoro con gli impegni familiari della lavoratrice madre di figli piccoli, in una situazione di carenza di adeguate strutture pubbliche di assistenza ai figli stessi.

Corte giustizia UE, 14/09/1999, n.249

Trasferimento dell’azienda e dimissioni di dirigente di azienda commerciale 

In caso di dimissioni di dirigente di azienda commerciale motivate dall’avvenuto trasferimento dell’azienda, l’indennità sostitutiva del preavviso, a lui spettante ai sensi dell’art. 17 c.c.n.l. 22 dicembre 1981, non implica la prosecuzione del rapporto per il tempo pari al periodo di preavviso e quindi il trattamento di fine rapporto e le mensilità aggiuntive vanno calcolate considerando il rapporto medesimo come cessato alla data delle dimissioni.

Cassazione civile sez. lav., 30/05/1989, n.2620



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