Bolletta acqua: la Regione restituisce i soldi se l’impianto non funziona

12 Febbraio 2020 | Autore:
Bolletta acqua: la Regione restituisce i soldi se l’impianto non funziona

Se il depuratore è inattivo scatta il diritto alla restituzione della quota di tariffa idrica pagata per il servizio non reso: ora, lo afferma anche la Cassazione.

Anche i giudici ora riconoscono il diritto dei cittadini alla restituzione delle quote di tariffe applicate sulle bollette dell’acqua quando gli impianti di depurazione sono inattivi e non funzionano: stavolta, a stabilirlo è la Cassazione con una nuova sentenza [1] che ha condannato una Regione italiana – in questo caso si tratta della Campania – che era stata chiamata a rispondere, come proprietaria dell’impianto, per conto dell’azienda che gestisce il servizio.

In questo caso l’utente aveva agito in giudizio lamentando il mancato funzionamento del depuratore locale e chiedendo la restituzione della quota di tariffa idrica che aveva pagato per un servizio non reso, in base al principio già affermato dalla Corte costituzionale [2]: non si deve infatti pagare una depurazione che non c’è. Gli spettava dunque a pieno titolo il rimborso della bolletta acqua riconosciuto in questi casi.

Il cittadino aveva, infatti, ottenuto ragione sia dal giudice di pace sia dal tribunale, ma stavolta si è arrivati in Cassazione per stabilire la responsabilità anche della Regione, oltre che dell’azienda erogatrice del servizio affidatole in concessione dal Comune.

La Regione, infatti, si opponeva alla restituzione stabilita nelle sentenze di merito sostenendo che le somme erano state incassate dal gestore del servizio; ma a sua volta l’azienda eccepiva di averle incassate proprio per conto della Regione stessa, che era la proprietaria dell’impianto ed era l’unica tenuta a rispondere dei suoi malfunzionamenti. Dal lato del cittadino, la domanda era: in questi casi chi paga? A chi bisogna rivolgersi per ottenere il rimborso delle somme versate?

La Cassazione ha risposto che la responsabilità è della Regione perché l’impianto di depurazione è suo e dunque è responsabile di tutte le evenienze che lo riguardano; ma l’utente aveva fatto bene a promuovere l’azione nei confronti del gestore del servizio e del Comune, chiedendo a loro la restituzione delle somme indebitamente pagate [3] a titolo di quote di tariffa idrica per i servizi di depurazione che non erano stati resi.

«È nei confronti della controparte del contratto di utenza che la pretesa restitutoria va azionata», afferma la Cassazione, nel riconoscere che non era dovuta la quota tariffa relativa alla depurazione acque se il depuratore è «obsoleto e notoriamente non funzionante», perché in questo caso manca «l’effettiva fruizione del servizio» e perciò il corrispettivo pagato va restituito.

Non conta il fatto che la Regione avesse affidato in concessione il servizio idrico ad un’azienda speciale, perché essa rimaneva la proprietaria dell’impianto e dunque ha contribuito all’inadempimento, ne diventa corresponsabile e ne deve rispondere.

Giuridicamente – afferma la Cassazione – si realizza una forma di «cooperazione del terzo nell’inadempimento», dove il terzo è appunto la Regione rispetto al rapporto negoziale tra l’utente del servizio idrico e l’azienda erogatrice della fornitura per conto del Comune. Questo fenomeno rende  legittima la pretesa restitutoria avanzata dal privato cittadino per la quota applicata in bolletta, ma non dovuta per un fatto imputabile alla Regione – in questo caso appunto il malfunzionamento dell’impianto di depurazione di sua proprietà – e del quale essa deve rispondere direttamente.


note

[1] Cass. sent. n.3314/2020 del 11 febbraio 2020.

[2] C. Cost. sent. n.335/2008 del 10 ottobre 2008, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n.36, nonché dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152, nella parte in cui prevedevano che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione fosse dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».

[3] Art. 2033 Cod. civ.


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